giovedì 31 dicembre 2015

Vietati burqa e niqab, spunta il logo negli ospedali e negli uffici pubblici

Corriere della sera

Entra in vigore il provvedimento approvato dalla giunta di Roberto Maroni. Divieto di ingresso «a volto coperto in ospedali ed edifici pubblici regionali»

 

 Divieto di ingresso «a volto coperto in ospedali ed edifici pubblici regionali», anche con burqa e veli che coprano il viso. Dal primo gennaio entra in vigore il provvedimento approvato dalla giunta di Roberto Maroni che dà attuazione alla normativa nazionale per la pubblica sicurezza. L’iniziativa era stata annunciata dal governatore all’indomani degli attentati di Parigi. Nel testo approvato, come riferito dallo stesso Maroni durante la conferenza stampa dopo la riunione di giunta, non vengono esplicitamente citati il burqa o altri tipi di velo, ma si fa riferimento al Testo Unico di Pubblica sicurezza che prevede il divieto di ingresso a «volto coperto». La vetrofania del provvedimento, invece, si riferisce esplicitamente al velo integrale, oltre a casco e passamontagna.

La delibera
«È una misura di sicurezza», aveva affermato il governatore lombardo. La delibera si intitola «rafforzamento delle misure di accesso e permanenza nelle sedi della giunta regionale e degli enti e società facenti parte del sistema regionale». Ha spiegato Maroni: «Siccome nel regolamento non è specificato spesso non si applica. Adesso è scritto, quindi chi controlla gli ingressi sa che se vede qualcuno con il volto coperto non deve farlo entrare. Non si tratta di una nuova legge, è un regolamento che rende esplicito il riferimento a una legge nazionale». Le strutture regionali dovranno ora adottare «entro il 31 dicembre» gli atti dirigenziali necessari all’attuazione. 

31 dicembre 2015 | 10:48

Arriva la Carta d'identità elettronica con le impronte

Corriere della sera

Attesa da 20 anni. C'è l'opzione sulla donazione degli organi. Il supporto fisico dovrà essere realizzato con le tecniche della produzione di carte valori, integrato con un microprocessore per la memorizzazione delle informazioni utili alla verifica identità 

 Un'immagine di come dovrebbe essere la carta d'identità elettronica (credits: Ansa)

 Avrà le impronte digitali e anche la possibilità di indicare la scelta sulla donazione degli organi. Arriva la nuova Carta d'identità elettronica, progetto atteso da quasi venti anni. Il ministero dell'Interno ha pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto, di concerto con i ministeri di Pubblica Amministrazione ed Economia, con le regole di emissione della norme previste dal Dl Enti Locali. Il supporto fisico dovrà essere realizzato con le tecniche tipiche della produzione di carte valori, integrato con un microprocessore per la memorizzazione delle informazioni necessarie per la verifica dell'identità del titolare, inclusi gli elementi biometrici, nonché per l'autenticazione in rete. Il decreto è stato sottoscritto, il 23 dicembre 2015.

Le novità: dal Pin al microchip
Tante le novità della Carta d’identità elettronica (Cie), rispetto alla tradizionale versione cartacea. Oltre alle impronte digitali (bimbi esclusi) e alla possibilità per i maggiorenni di indicare la volontà o meno di donare gli organi, ci sarà un Pin che permetterà l’accesso ai servizi online dedicati. Il piano per il rilascio sarà graduale e le tappe saranno fissate da una commissione ad hoc. La richiesta di rilascio viene presentata dal cittadino all’ufficio anagrafico del Comune di residenza o al Consolato, se residenti all’estero: Comune o Consolato acquisiscono direttamente «dal richiedente gli elementi biometrici primari» e «secondari», «la firma» e, per i soli maggiorenni, il «dato facoltativo relativo alla volontà di donazione o diniego di organi e tessuti» in caso d morte: chi intende modificare la volontà precedentemente indicata può farlo contattando l’Asl di appartenenza, le aziende ospedaliere, gli ambulatori di medicina generale o i Centri regionali per i trapianti. La consegna della CIE (questo l’acronimo ufficiale) avviene «entro 6 giorni lavorativi». Le carte di identità in formato cartaceo (il 90% di quelle in circolazione) e quelle elettroniche già rilasciate restano valide fino alla scadenza.
Chi può fare istanza?
Tutti coloro che si apprestano ad avere la loro prima carta d’identità, chi l’ha smarrita, chi l’ha deteriorata o chi la deve rinnovare perché scaduta. La grande novità è che la richiesta potrà anche essere fatta sul web attraverso l’apposito portale (Cieonlinne). Nella carta devono essere inserite l’immagine del volto del titolare, attraverso una foto digitalizzata, e l’immagine delle impronte digitali. Ma anche la firma autografata (nei casi previsti), l’autorizzazione o meno all’espatrio nonché, ma è facoltativa, l’indicazione sulla donazione degli organi. Si parte dai Comuni che hanno già emesso quelle che, a questo punto, diventano le vecchie carte d’identità elettroniche. Le nuove si dovranno basare sulle regole fissate nel decreto appena firmato dal Governo tenendo conto della roadmap stabilita dalla Commissione interministeriale permanente della Cie. Poi si passerà agli altri Comuni, stando alle linee guida del ministero dell’Interno. Tornando alla Commissione, è istituita al Viminale, con il compito di definire gli indirizzi strategici e il monitoraggio delle varie fasi del progetto.

Ideata nel 1997, ha registrato varie sperimentazioni
Dopo tanti stop and go sono state quindi messe a punto le procedure per l'implementazione definitiva di un'operazione che era stata ideata nel 1997, aveva registrato varie sperimentazioni e anche il rilascio di alcune carte d'identità elettroniche. Ma il progetto non è decollato e così si è pensato a un documento digitale unico, con l'incorporazione della tessera sanitaria. Poi, però, anche questo si è fermato e il Governo Renzi ha deciso di ripartire con una nuova Carta, stanziando nel dl Enti locali della scorsa estate anche delle specifiche risorse. 

31 dicembre 2015 (modifica il 31 dicembre 2015 | 16:33)

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I fake del web nel 2015: le bufale diventate virali

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Pena di morte, per il sistema informatico del Ministero esiste ancora


Per riprenderci i Marò basterebbero 5 minuti!”




Voce mefistofelica e una passione inossidabile, angelica, per la politica. Un virus familiare, la politica. Il padre, Antonino La Russa, avvocato come lui, è stato senatore del Movimento Sociale Italiano, “orgogliosamente fascista. Eppure, non aveva timore di criticare ciò che del fascismo non gli piaceva”. Ignazio La Russa, che nel MSI ha creduto e militato fino ad essere eletto per la prima volta deputato nel 1992 – “ricordo che poco prima di essere votato ero andato a teatro a vedere Beppe Grillo. Lo spettacolo mi piacque molto. Grillo non è mica cambiato: solo che allora pagavi per vederlo, adesso basta andare ai suoi comizi” – che dalla guida del Fronte della Gioventù è passato al Ministero della Difesa del Governo Berlusconi, è l’anima della destra italiana.

 Ignazio La Russa si racconta ad Edoardo Sylos Labini.

I siciliani sono un’isola. “Lo diceva Pirandello: i siciliani sono un’isola nell’isola. I siciliani si integrano ovunque, ma restano isole. Sono nato a Paternò, alle pendici dell’Etna, abito a Milano da cinquant’anni, so anche parlare il milanese. Ma con accento rigorosamente siciliano”.

Dalla Sicilia alla Svizzera, sola andata. “Mio padre, con qualche idea di grandezza, mi spedì a studiare a San Gallo, in un collegio svizzero internazionale. Avevo 13 anni. Non è stato facile adattarsi, eppure lì ho imparato il rispetto per le idee degli altri. Pur restando fedele alle proprie. Poi mi sono laureato in Giurisprudenza, a Pavia”.

Il primo comizio. A 10 anni. “Mio padre doveva tenere un comizio a Ragalna, un piccolo comune sull’Etna. Fu trattenuto da un impegno e spedì un suo amico. Il quale ebbe la brillante idea di battere a macchina un discorso e di farmelo leggere, ‘non c’è Antonino La Russa, ma c’è pur sempre un La Russa’, disse. Buttai il foglio. Improvvisai, imitando mio padre. Ovviamente, ricevetti uno scroscio di applausi. Ma perdemmo le elezioni per 12 voti”.


Almirante vs. Berlinguer. “Giorgio Almirante era un oratore straordinario. Non ‘tromboneggiava’, colloquiava. Riusciva a conquistare. Poi, certo, se quelli che lo ammiravano lo avessero votato… valeva la legge ‘piazze piene, urne vuote’. Berlinguer, al contrario, era un modestissimo oratore, ma sapeva andare al cuore del suo elettorato.

Il primo amore per un ragazza ebrea e l’esame di coscienza della destra italiana. Proprio giovanissimo al colleggio in Svizzera ci fu la prima cotta per una giovane ragazza ebrea. “Le leggi razziali promulgate da Mussolini furono un’assurdità pazzesca, non ho problemi a riconoscerlo. Occorre ricordare che nel 1995 Alleanza Nazionale nasce sulla base di un profondo esame di coscienza, testimoniato dalle ‘Tesi di Fiuggi’. In esse un capitolo intero è dedicato al ripensamento critico del fascismo. Un ripensamento che a sinistra non è mai stato fatto. Quale politico di sinistra ha il coraggio di dire apertamente che il comunismo è stato una dittatura becera, terribile?”.

Il “caso Ramelli”. “Da avvocato, non ho mai voluto difendere chi avesse imputazioni di mafia o riguardanti reati a sfondo sessuale. Non ho mai voluto difendere gli imprenditori durante Mani Pulite. Sono fiero, però, di aver preso le parti di Sergio Ramelli, il diciassettenne del Fronte della Gioventù che è stato barbaramente ucciso nel 1975 di fronte a casa a colpi di chiave inglese da alcuni estremisti di sinistra, appartenenti ad Avanguardia Operaia. Ucciso perché di destra, perchè a scuola fece un tema contro le Brigate Rosse e per questo accusato di essere fascista. Ci vollero dieci anni per risolvere una inchiesta continuamente ostacolata”.

Milano come Belfast, nel mezzo della guerra civile. “Non era facile essere di destra, tra le file del Fronte della Gioventù, nella Milano degli anni Settanta. Eravamo consapevoli di vivere in una Belfast, in piena guerra civile. La sproporzione con i movimenti della sinistra extraparlamentare era pazzesca, ma non ci sentivamo eroi. E non eravamo, nonostante la fama, aggressivi. Entravamo e uscivamo dai cinema a film iniziato, andavamo allo stadio con la sciarpa che ci copriva il volto, ci sedevamo nei ristoranti con la schiena appoggiata alle pareti. Ci aggredivano in venti contro uno. Una volta mia moglie mi salvò letteralmente la vita frapponendosi tra me e una chiave inglese, che le ferì la spalla. La colpa di quel momento è tutta delle istituzioni: la lotta tra generazioni fu l’alibi per realizzare il ‘compromesso storico’ tra DC e PCI”.

Che cos’è la destra, cos’è la sinistra? “La spiritualità della vita è di destra, il materialismo di sinistra; la meritocrazia è di destra, il 6 politico di sinistra; la famiglia come cellula dello Stato capace di generare cittadini è di destra, la famiglia in cui conta soltanto l’affetto è di sinistra”.

Razzismo gay. “Ribadisco per l’ennesima volta: alle coppie gay devono essere garantiti tutti i naturali diritti civili. Il matrimonio è un’altra cosa, cosa c’entra? E’ come se chiedessi a un gallo di fare anche le uova come le galline. Il fatto però, in questo Paese pazzesco, è che se dico che sono per i diritti civili alle coppie gay ma sono contrario all’affidamento di bambini a una coppia gay mi danno dell’omofobo, dell’arretrato, del reietto. Non è forse questa una forma di razzismo al contrario? Io pretendo di poter esprimere liberamente, in un Paese democratico, la mia opinione. Ma si sa com’è l’Italia: se Berlusconi al posto di andare con le donne fosse gay, governerebbe per altri vent’anni!”.

A proposito di Berlusconi… “Berlusconi è stato un genio della politica. Capì che solo mettendo insieme Umberto Bossi e Gianfranco Fini si poteva battere la sinistra. Creò un collante politico che adesso manca al centrodestra”.

Dica qualcosa di destra. “Fin da piccolo mi appassionava la storia dei fratelli Bandiera. Ecco, quando in certe circostanze il valore della Patria è più importante di se stessi, della famiglia, dell’amore per la democrazia, ecco, questo è qualcosa di destra”.

Capotribù. “Mia moglie aveva una passione per gli Indiani d’America, così ai miei figli, come secondo nome, ho attribuito dei nomi indiani: Geronimo, Cochis, Apache. Per fortuna non ho avuto una figlia, come l’avrei chiamata, Raggio di Luna?”.

Fiorello e i Simpson. “Mi hanno imitato in tanti, il più bravo è senza dubbio Fiorello. Il male dei politici italiani è che aspirano di piacere a tutti; a me basta piacere alla mia tribù. L’esperienza di doppiaggio dei Simpson è stata una delle cose più divertenti che abbia mai fatto. Divenni amico di un grandissimo direttore del doppiaggio, che faceva la voce di Homer Simpson e che era un nostro simpatizzante. Quando morì, di un brutto male, andai al funerale. I doppiatori e gli attori lì raccolti mi guardavano stupiti, ‘ma che ci fa La Russa in mezzo a tutta questa gente di sinistra?’”.


Un po’ di politica. Marò e il “caso Battisti”. “Penso che ormai non esista più il sentimento di orgoglio nazionale. Siamo un Paese che ha restituito i Marò dopo che ce li hanno concessi, perché l’allora premier Monti non poteva rovinare certi rapporti economici con l’India. Basterebbero i nostri corpi speciali, rispettati in tutto il mondo, per riprenderceli in 5 minuti. Ricordo che quando ero alla Difesa rifiutai di firmare accordi con il Brasile, pretendendo la restituzione di Cesare Battisti, un assassino condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana che continua a sbeffeggiare il Paese dalle spiagge brasiliane”.

Isis: una soluzione. “Non abbiamo ancora capito che dobbiamo difenderci contro chi vuole scardinare la nostra visione del mondo. In questo senso, un accordo con Putin è necessario, altro che fargli la guerra…”.

Un accordo contro gli sbarchi. “L’emergenza degli sbarchi in Italia si può risolvere. Con Berlusconi siglammo un accordo con Gheddafi per interrompere il traffico di uomini all’origine. Ora non si può? Occupiamo militarmente i porti libici”.

Rosario Crocetta e Ignazio Marino… “Crocetta doveva andarsene da un pezzo. Inoltre, con tutto quello che è successo a Roma, da tempo bisognava dare la parola ai cittadini. Ma il fatto è che, Crocetta, Marino, De Luca, Pisapia, se sei di sinistra resisti sempre. Immaginate se fossi io al posto di Crocetta… Mi caccerebbero a pedate”.

La cultura è sempre di sinistra. “Il PCI, secondo i patti postbellici, non poteva governare l’Italia. Così, occupò, attraverso una azione davvero rivoluzionaria, le scuole, i tribunali, la cultura. Un esempio. Il ballerino degli 883 era un militante del Fronte della Gioventù. Per questo, quando fondammo AN, chiesi a Max Pezzali di darci una mano nel comporre l’inno del partito, cosa che lui fece. Ma quando qualche giornalista lo scoprì, negò con una pervicacia che mi fece arrabbiare. Poi capii: se ammetteva di aver dato una mano a comporre l’inno di AN, non avrebbe più lavorato nello spettacolo”.

Pazzie d’amore. “Una pazzia per amore? Devo ancora farla”.