mercoledì 23 marzo 2016

Bruxelles, Mentana umilia Boldrini: "Risparmiamoci le sue parole"

Claudio Cartaldo - Mar, 22/03/2016 - 13:39

Il direttore del Tg di La7 ha "scartato" la dichiarazione della presidente della Camera sugli attentati di Bruxelles



Una frecciata in diretta. Enrico Mentana era in studio per commentare e raccontare i fatti di Bruxelles, in cui sono morte 34 persone in diversi attentati terroristici rivendicati dall'Isis.
La sua giornalista stava leggendo le dichiarazioni di cordoglio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Subito dopo avrebbe voluto leggere le parole della presidente della Camera. Ma a quel punto è arrivata la reazione inaspettata di Mentana, riportata da Libero.

"Passiamo oltre, queste ce le risparmiamo, tanto...con tutto il rispetto...", ha detto il direttore. Liquidando con poche parole il pensiero della Boldrini. Così nello studio del telegiornale è calato un freddo gelo. (guarda il video)

La sciocca Europa suicida. Marciare per non marcire o crepare per rinascere

Emanuele Ricucci



C’è chi, proprio ora, chiede di non farsi sopraffare dall’emozione, dietro ad uno schermo, afferma che i confini da chiudere non c’entrino nulla, che la tolleranza e l’apertura salveranno questo mondo matto. Non ci sarà mai nessuna lezione così dura  da cui imparare per costoro? Siete mica impazziti?
Questa volta della dichiarazione, del tampone di turno e della geopolitica non deve interessare nulla. La lettura tecnica, la reazione oltre oceano, la citazione, l’eccitazione, servono davvero a poco. La triste storia del grande continente libero che spalanca le gambe, rinnega e si piega su stesso, ingobbito, genuflesso, sporco, traumatizzato. Libero e sotto attacco. Allora che prezzo ha la libertà?

Siamo ostaggi, cerchiamo di capirlo. Ostaggi del moderatismo spinto, della morte certa di un’identità, della idolatria dell’estetica, inscatolati nella modernità, figli illegittimi della vigliaccheria e del dichiarazionismo, rischiamo di morire per una guerra che neanche stiamo combattendo. Il tripudio dell’assurdità, mentre ci si scanna per i diritti, mentre la capitale d’Europa esplode come nulla fosse, mentre la sua gente reprime e vomita altrove un dolore inconsolabile, una rabbia inesprimibile.

Vorrei ma non posso, reagirei ma non viene permesso. . Hanno fatto inginocchiare, anche oggi, quello che per tutti rappresenta il centro dell’istituzione, per quanto malefica, tollerante, insulsa, totalitaria e smemorata. Colpiscono al cuore con naturale dinamismo e questo terrorizza.

Nella dimenticanza delle proprie essenze nazionali – frettolosamente liquidate come anacronistiche ed inutili testimonianze di un’epoca che non ci appartiene più -, l’Europa ha dimenticato se stessa, troppo impaurita per reagire nel rischio di scomodare gli interessi economici o i delicati equilibri geopolitici. Che si fottano! Un tracollo verticale, un suicidio culturale. E allora il profondo oblio, due guerre e secoli di civiltà, il sangue versato ed un pessimo rapporto col tempo. Gli errori commessi, le lezioni mai imparate, un’adolescenza politica e spirituale da cui non si riesce ad uscire.

Pare inutile il teatrino delle teste di cuoio, ora, ora che è sempre troppo tardi. È inutile alzare, adesso, il livello di emergenza al 4, il massimo possibile, come sta accadendo a Bruxelles; è inutile piangere sul latte versato, volutamente gettato a terra in un continuo tumulto onanista. È vano ripensare al passato, quando il tappo è stato tolto e si è scatenato l’inferno e l’inverno del Vecchio Continente, nella volontà coatta di spalleggiare ad ogni costo gli esportatori di democrazia, di far piovere bombe, imporre sanzioni, piazzare taglie sulle teste, da Gheddafi alla Libia, passando per l’Iraq. E siamo sempre alle solite.

L’asimmetria di una guerra vigliacca, una generazione al cloroformio, la decadenza di una civiltà millenaria, vecchia di cinquemila anni, particolare che sembra ricordare solo Marion Le Pen, a questo punto e qualche altro omino assennato capace di non perdere la lucidità in questo caos, prontamente etichettato come estremista, fascista o chissà cosa.Sembra sempre troppo vicina la fine.

L’imprevedibilità è il nemico del futuro, non la paura, troppe volte salvifica arma di difesa, reazione naturale. L’imprevedibilità è il seme dell’angoscia, come ricorda Umberto Galimberti, ed è lì che il nostro avvenire va accasciandosi terrorizzato.

Anche la dorata Bruxelles ora ha paura e si cominciano a perdere le parole. Non si può pensare di morire per gli effetti di una guerra neanche combattuta. E assurda, sregolata, pazza disegna i confini e detta i tempi. Sempre più dobbiamo fare attenzione a non rendere abitudine la morte del terrore, stratificata in noi, episodio dopo episodio. Quando la daremo per normale consuetudine dei nostri giorni, la fine sarà certa.

Paghino quegli europei che hanno sbagliato a sottovalutare la minaccia che cresceva nel grembo di questa terra. Perchè non si possa continuare a vedere la gente fuggire, con gli occhi vitrei, immagine ricorrente di una civiltà che si sta liquefacendo sotto la blanda fiamma della modernità.

Europa, marcia per non marcire, matura per non morire nell’angoscia oppure crepa, di corsa, per rinascere.
“Non sempre ciò che vien dopo è progresso”, diceva Alessandro Manzoni…

Il controllo dei musulmani non è razzista

Barbara Di


Ci risiamo. Ci ammazzano. In casa nostra. Non fanno distinzioni. Siamo tutti obiettivi sensibili. D’altronde non è che nascondano il loro scopo: vogliono conquistarci. È così semplice.

Il problema è che se l’obiettivo dei musulmani è chiaro, non lo sono altrettanto le idee per contrastarlo. E questo a causa di una sola fobia tutta occidentale: il razzismo. Siamo immobili, inermi, incapaci di reagire perché pur di non farci accusare di razzismo preferiamo farci ammazzare, annientare, conquistare. Che ci considerino pure idioti e autolesionisti, ma sia mai che qualcuno possa pensare che siamo politicamente scorretti.E allora chiariamoci sul significato di questa parola, così che magari riusciamo a liberarci di questa stupida e autolesionistica razzismofobia.

Essere razzisti significa non valutare le persone singolarmente per i loro meriti o colpe, ma come gruppi unitari considerati inferiori solo in base alla loro razza e per questo da sottomettere.Primo punto: la razza non c’entra nulla perché qui non si tratta bianchi, neri o gialli né di trasmissione genetica, ma semmai solo di cultura in senso lato. La religione, infatti, è un insieme di memi, idee, precetti, tradizioni che si trasmettono con il linguaggio per scelta volontaria, a prescindere dalla razza, tant’è che sono possibili i cambi di casacca.

Ma facciamo finta che il concetto di razzismo si possa allargare anche alla cultura/religione e valutiamo quindi chi sia il vero razzista in questa situazione.Chi è che considera una cultura/religione inferiore all’altra e per questo vuole annientare tutti coloro che non si convertono alla propria? Chi è che ammazza indistintamente le persone appartenenti all’altra cultura/religione a prescindere dalle responsabilità personali? Chi è che dichiara apertamente di odiare tutti coloro che non appartengono alla propria cultura/religione?

Chi è che vuole spaventare tutti coloro che non appartengono alla propria cultura/religione per indurli a convertirsi ed accettare la sottomissione alle proprie leggi asseritamente divine? La risposta la trovate scritta nel sangue all’aeroporto di Bruxelles, sotto le Torri Gemelle, al Bataclan, nella metropolitana di Londra e sui treni di Madrid.Quindi, preso atto che le uniche vittime del razzismo siamo noi, che vogliamo fare?

Visto che i razzismofobi hanno il terrore di essere scambiati per nazisti, proviamo invece a ragionare come ebrei in Germania negli anni ’40. Col senno di poi, che noi abbiamo perché lo abbiamo visto che significa essere vittime del razzismo, cosa avremmo fatto allora? Cosa vogliamo fare oggi? Ci lasciamo portare nei campi di concentramento o cerchiamo di difenderci? Noi peraltro siamo pure idioti perché gli ebrei non avevano nessuna autorità che li proteggesse, nessun esercito, nessun poliziotto, nessun servizio segreto, ma al contrario dovevano difendersi proprio dallo Stato nazista.

Noi siamo nella posizione inversa e saremmo per questo avvantaggiati perché i mezzi che a loro mancavano, noi li abbiamo, ma non li usiamo. Anzi, peggio, li usiamo contro noi stessi. Ora, immaginate quindi di invertire i ruoli degli anni ’40 e pensate alla Germania governata dagli ebrei, con un Cancelliere ebreo che controlla l’esercito, le forze dell’ordine ed i servizi segreti, parlamento, governo, magistratura, tutti composti solo da ebrei.Pensate invece ad Hitler come un predicatore che usa la sua retorica per dire tutto il peggio possibile degli ebrei, esattamente come ha fatto peraltro, da una birreria di Monaco.

È talmente persuasivo che riesce a fare il lavaggio del cervello ad innumerevoli giovani spiantati, convincendoli che la colpa della loro miseria sia solo degli ebrei e non della loro ignoranza, che solo annientandoli potranno trovare riscatto, che il loro sacrificio da eroi in attacchi suicidi li porterebbe dritti nel Valhalla a divertirsi con le valchirie.Nessuno lo ferma perché la libertà di opinione è una conquista della civiltà, ci mancherebbe, e così lui continua a fare proseliti, prima poche centinaia, poi via via diventano migliaia, milioni, pronti a combattere e sacrificarsi per conquistare la Germania annientando gli ebrei.

Ora, visto che la storia serve proprio a farci venire il senno del poi imparando dai nostri errori, se foste ebrei negli anni ’40 in Germania, se foste al governo, sapendo già che rischiate il genocidio, sinceramente cosa fareste? Aumentereste i controlli sugli ebrei o sui nazisti? Pattugliereste H24 i quartieri ebrei o quelli nazisti? Mettereste agenti segreti ad ascoltare i predicatori ebrei o nazisti? Allontanereste dalla Germania i nazisti che incitano al genocidio degli ebrei? Impedireste di detenere armi agli ebrei o ai nazisti? Controllereste in continuazione le case e i luoghi di ritrovo degli ebrei o dei nazisti per sequestrare ogni possibile arma?

Verifichereste la corrispondenza e ascoltereste le conversazioni degli ebrei o dei nazisti? Impedireste a chiunque di affermare che certe idee naziste sono pericolose perché fonte di odio verso gli ebrei? Oppure permettereste di dichiarare apertamente che si tratta di idee medievali, antistoriche, distruttive e da confutare apertamente punto per punto, fregandosene altamente se qualche nazista si offende? E soprattutto prendereste atto che uno Stato di polizia che controlla indistintamente tutti i residenti in un territorio è impossibile oltre che controproducente?

Lo capireste che ci vorrebbe un apparato statale e burocratico tanto enorme quanto inutilmente costoso? Sareste consapevoli che limitare la libertà di tutti per controllarne pochi non serve a nulla e ci fa solo vivere peggio senza proteggerci? Ci arrivereste che la vera uguaglianza di cui vi riempite la bocca a sproposito sta nel trattare in modo diverso situazioni diverse e non viceversa?

Vi si illuminerebbe a sufficienza il cervello per decidere di esercitare ogni controllo possibile su tutti i nazisti a prescindere dalla loro apparente moderazione? Prendereste atto che essere nazisti è una scelta volontaria, che si può modificare, ma finché si decide di restare tali si accetta anche di essere per questo soggetti a maggiori controlli a causa del fanatismo di troppi che professano le vostre stesse idee? Vi verrebbe il dubbio che solo in questo modo riuscireste distinguere davvero i nazisti assassini da quelli pacifici, inducendo proprio questi ultimi ad allontanarli e denunciarli?

Oppure avreste tanta paura di essere considerati razzisti nei confronti dei nazisti e cerchereste un dialogo con loro? Aprireste le vostre frontiere a tutti i nazisti provenienti da tutte le parti del mondo? Assegnereste loro sussidi e case popolari creando così quartieri dove governano i nazisti senza alcun controllo? Direste ogni tre per due che il nazismo è una cultura di pace, che dobbiamo essere tolleranti nei loro confronti, che dobbiamo accettare le loro leggi non democratiche, perché loro sono convinti siano divine, e poverini non li possiamo mica offendere?

Consigliereste di togliere la kippah per evitare di provocare la reazione dei fanatici come già fatto in Francia? Cambiereste i menu delle mense scolastiche imponendo a tutti di mangiare wurstel e krauti per non rovinargli la digestione? Smettereste di festeggiare la Pasqua per non urtare la loro suscettibilità? Se avessero avuto il senno di poi, se avessero avuto il potere, se avessero avuto gli strumenti, se avessero avuto i mezzi che abbiamo noi, sei milioni di ebrei non si sarebbero fatti ammazzare.

Noi quanti altri ne dobbiamo veder morire prima di cominciare a difenderci?

Pc e Mac più veloci in cinque mosse: ecco come fare

La Stampa
enrico forzinetti



Se il vostro computer, Pc o Mac, non si avvia rapidamente come faceva all’inizio, ci sono alcuni semplici accorgimenti da prendere per renderlo più veloce.

1. UN DESKTOP PIÙ ORDINATO
Avere uno sfondo del desktop quasi oscurato dai file non è solo disordinato ma rallenta anche l’avvio del pc o del Mac. Un consiglio è quello di lasciare soltanto quei programmi che utilizzate spesso, andando a inserire tutti gli altri documenti e foto in specifiche cartelle.



2. MENO PROGRAMMI CHE SI AVVIANO IN AUTOMATICO
I programmi che si aprono in automatico all’avvio sono altri possibili responsabili della sua lentezza. In alcuni casi si può semplicemente impedire a un certo programma di avviarsi automaticamente cercando questa opzione nelle preferenze del programma stesso.

Ma c’è un secondo metodo. Per chi ha un Mac bisogna andare su “Preferenze di sistema” e cliccare “Utenti e gruppo”. A quel punto selezionato il Nome utente, potrete scegliere nella sezione “Elementi di login” quei programmi che non volete che siano lanciati in automatico.

Chi usa Windows deve invece cercare nel menù Start “Gestione attività”. Una volta qui andare nella sezione “Avvio” e selezionare i programmi di cui si vuole disabilitare il lancio automatico.



3. RIPULIRE LA CACHE E RIMUOVERE I FILE TEMPORANEI
Anche il browser utilizzato per navigare su internet può essere un elemento di rallentamento del pc. Un semplice trucco per renderlo un po’ più rapido è quello di eliminare i cookies e ripulire la cache, dove vengono immagazzinati i dati della navigazione su Internet. Tutto questo è facilmente realizzabile andando sulle impostazioni del browser.

4. SOLO PER MAC, OCCHIO AI PROGRAMMI INUTILIZZATI
Non basta selezionare la X rossa per chiudere un programma che non serve più. Bisogna assicurarsi di averlo chiuso realmente per non rallentare il successivo riavvio del Mac. Per farlo bisogna andare nel menù del programma in alto a sinistra e selezionare “Esci da”. Se si vuole fare ancora prima si può usare la combinazioni di tasti Mela (cmd) -Q



5. PASSARE ALL’SSD
Sostituire il vecchio hard disk rotante con uno a stato solido (SSD) è infine un’altra possibilità per migliorare le prestazioni del computer, specie se ha già qualche anno. Una soluzione più costosa rispetto alle altre, ma negli ultimi tempi i prezzi dei dischi SSD sono diventati decisamente più abbordabili. E sono soldi ben spesi. 

Alberto, l’ingegnere che salva le vecchie glorie dei computer

La Stampa
stefano zavagli

Dal laptop dello shuttle alla workstation di Jurassic Park


Alberto Rubinelli, 50 anni, ingegnere novarese, ha la collezione di macchine informatiche più grande d’Europa: ospita i 12 mila pc che in una vecchia filatura in provincia di Biella

La sua «mission» è salvare i computer dalla distruzione. Alberto Rubinelli, 50 anni, ingegnere novarese, ha la collezione di macchine informatiche più grande d’Europa: il suo sogno è vedere contemporaneamente in funzione i 12 mila pc che gli sono stati donati e che ospita in una vecchia filatura di Camburzano, in provincia di Biella.

Qui presto andrà a vivere tra vecchi server, workstation e stampanti. Il tour nel capannone di 4 mila metri quadrati è un tuffo nella storia del digitale, con una particolarità unica: tutte le macchine, 8134 delle quali rigorosamente catalogate e almeno 4 mila ancora da inventariare, sono perfettamente funzionanti. Alcune sono pezzi unici, altre modelli rarissimi: ci sono la workstation Sgi utilizzata per il film Jurassic Park, il Laptop Grid Computer 1520 (un portatile) usato in missione sullo Space Shuttle, lo storico Selenia Gp16 che faceva funzionare i radar dell’aeroporto di Venezia e il System 390 Ibm della De Agostini, che metteva in rete le librerie di tutta Italia.

I SALVATAGGI
L’ingegnere si sposta per l’intera penisola per quelli che definisce «i salvataggi di un’epoca che ha fatto la storia». «Tutto cominciò recuperando vecchi pc trovati nel garage del mio capo - racconta -; ho affittato un magazzino a Novara, ma non ci stavano più. La nascita della fondazione onlus “Museo del computer”, con sei soci, è stata la svolta. Infine all’asta abbiamo acquistato l’ex fabbrica di Camburzano dove presto mi trasferirò». Con il sogno di aprire al pubblico un’esposizione che nessuno in Europa può vantare.

Su quei pc hanno lavorato generazioni di impiegati, manager, giornalisti. Rubinelli e il suo team vanno ovunque ci siano computer e server da rottamare: partono con camion e Tir per evitare la loro distruzione. Così l’impiegata della Provincia di Massa Carrara un giorno potrà rivedere in funzione il centralino con cui smistava le telefonate, mentre i giornalisti del Secolo XIX si imbatteranno nelle intramontabili workstation «Sun» con cui scrivevano il giornale.

La macchina a cui Rubinelli è maggiormente affezionato è la Vax 11/780 della Digital, stesso modello del «cervellone» del Politecnico di Torino dove l’ingegnere si è laureato. «Tutti gli studenti sapevano della sua esistenza - racconta -, ma nessuno l’aveva mai vista. E’ stata un mito per una generazione di aspiranti ingegneri». La fondazione Museo del Computer ha stretto collaborazioni anche con il Cnr di Roma: quando una sede dismette materiale, scatta il «salvataggio».

La collezione di Rubinelli e soci è persino finita nel mirino di Apple. Qualche anno fa Cupertino mandò una diffida legale alla fondazione, perché aveva pubblicato su Internet alcuni antichi manuali di servizio di Macintosh, che secondo il colosso dell’informatica potevano «fare concorrenza» ai loro centri di assistenza ufficiali. «Era roba vecchia di trent’anni - ricorda -: naturalmente ho subito tolto tutto da Internet, ma rimasi colpito». 

I PREMI
Ogni anno, al salone internazionale di Monaco, la onlus viene premiata per l’originalità delle sue macchine. Del calcolatore analogico Eai Pace Tr-10, del 1961, al mondo restano integri solo tre esemplari: quello di Biella, uno negli Usa e uno in Germania. Mentre il Mainframe Ibm Es 9000, del 1990, venduti in Italia in soli tre esemplari, quello utilizzato per l’amministrazione della Sant’Andrea Textile Machines di Novara è l’unico rimasto. Affascinante anche il calcolatore Olivetti Programma 203, una rara versione da pavimento parente della mitica «Programma 101», e integrata con macchina da scrivere.

E poi ci sono i primi pc di massa, che hanno fatto la storia: dal Commodore 64 del 1982 al Sinclair Zx Spectrum, fino al Personal Computer Ibm Pc. La onlus è pronta a ricevere dalla Germania in comodato anche uno dei rarissimi Apple 1 ancora in circolazione. Sommerso dalle sue montagne di computer da catalogare, Rubinelli cerca fondi e volontari: «Un giorno riuscirò ad esporli tutti: ho dedicato la vita a questo sogno».

Più sicurezza nell'email: big dell'hi-tech uniti per la causa

repubblica.it
di MANOLO DE AGOSTINI

Diversi colossi dell'hi-tech si sono uniti per creare SMTP Strict Transport Security, un protocollo per rendere la comunicazione via email più sicura

Più sicurezza nell'email: big dell'hi-tech uniti per la causa

GOOGLE, Microsoft, Yahoo, Comcast, LinkedIn e 1&1: questi i nomi dietro il protocollo SMTP Strict Transport Security, ideato congiuntamente dagli ingegneri di  per migliorare la sicurezza del traffico email su Internet.

SMTP Strict Transport Security permette ai provider di definire policy e regole per stabilire comunicazioni email codificate. Il protocollo è ancora in bozza, quindi aperto a modifiche e miglioramenti presso la Internet Engineering Task Force (IETF) della IEEE. Lo scorso anno Oracle sottopose una proposta simile chiamata DEEP (Deployable Enhanced Email Privacy).
Ma di cosa si tratta? Il Simple Mail Transfer Protocol (SMTP), usato per trasferire messaggi email tra client email e server, così come tra un provider e un altro, è datato 1982 e non ha un'opzione di codifica.

Per questa ragione nel 2002 fu aggiunta al protocollo un'estensione chiamata STARTTLS per includere il TLS (Transport Layer Security) su connessioni SMTP. Sfortunatamente, nel decennio seguente tale estensione non fu adottata su larga scala e il traffico email scambiato tra i server rimase ampiamente non codificato. Tale scenario è cambiato dopo il 2013, con lo scandalo Datagate relativo allo spionaggio delle comunicazioni da parte dell'agenzia di intelligence statunitense e quella britannica sollevato da Edward Snowden.

Nel maggio 2014 Facebook ha eseguito un test riscontrando che il 58% delle email di notifica inviate ai propri utenti ogni giorno passava tramite una connessione codificata con STARTTLS. Ad agosto dello stesso anno il valore è salito al 95%. Secondo Google l'83% delle email inviate dagli utenti Gmail ad altri provider è codificata, ma solo il 69% delle email in entrata da altri provider è ricevuta tramite un canale codificato.

Il problema è che, a differenza di HTTPS (HTTP Secure), STARTTLS permette quella che è nota come codifica opportunistica. Essa non convalida i certificati digitali presentati dai server di posta elettronica, ipotizzando che qualora l'identità di un server non si possa verificare, la crittografia del traffico è sufficiente.

Questo significa che le connessioni STARTTLS sono vulnerabili ad attacchi detti "man in the middle", dove un hacker capace d'intercettare il traffico potrebbe presentare al mittente dell'email qualsiasi certificato, anche uno auto-firmato. Questo porterà ad accettare il certificato, consentendo di decifrare il traffico. Inoltre, le connessioni STARTTLS sono vulnerabili a cosiddetti attacchi encryption downgrade, dove la codifica è semplicemente rimossa.

Il nuovo SMTP Strict Transport Security (SMTP STS) risolve entrambi i problemi. Dà ai provider i mezzi per informare i client collegati che TLS è disponibile e dovrebbe essere usato. Dice loro inoltre che il certificato presentato deve essere convalidato e che ciò dovrebbe accadere nel caso una connessione TLS non può essere negoziata in modo sicuro.

Queste policy sono definite tramite speciali registri DNS aggiunti al domain name dell'email server. Il protocollo permette ai client di convalidare automaticamente queste policy e riferire eventuali problemi. I server possono anche dire ai client di mettere in cache le loro policy SMTP STS per un tempo specifico, al fine d'impedire agli attaccanti man in the middle di servire policy fraudolente quando tentano di connettersi.

Giornata mondiale dell’acqua, le 10 cose da sapere per scegliere quella giusta

Corriere della sera
di Alessandra Dal Monte

Consumo da record

L’Italia è il primo Paese al mondo per consumo di acqua minerale. Complice la sfiducia nell’acqua del rubinetto (il 30% delle famiglie preferisce non berla secondo i dati Istat 2015 e a livello regionale la sfiducia è molto elevata in Sardegna - 60,3% -Calabria - 49,4% - e Sicilia - 49,4%), gli italiani bevono 189 litri di acqua minerale all’anno, per un giro d’affari di 2,4 miliardi di euro. Quello dell’acqua è uno dei pochi mercati che con la crisi non è crollato. Anzi, è lievemente cresciuto: più 1 per cento tra 2013 e 2014 secondo l’ultimo «Annuario del bere» di Beverfood, contro un crollo del 15% per le bibite gassate e lisce e i succhi di frutta.

E nel 2015, secondo le stime non ancora verificate dagli ultimi dati, si sarebbero superati i 200 litri pro capite. Ma nonostante gli italiani considerino l’acqua minerale una bevanda di necessità, spesso non conoscono la differenza tra un’acqua e l’altra: eppure ci sono 255 marche nel nostro Paese, ognuna con caratteristiche diverse. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, ecco le cose da sapere sull’acqua che beviamo (minerale ma non solo)


Come si divide il mercato

Intanto, una premessa: nel nostro Paese possiamo trovare acqua potabile (quella della rete idrica o quella che si raccoglie nelle casette dell’acqua), acqua potabile in bottiglia (filtrata e imbottigliata), acqua minerale (quella confezionata che si compra al supermercato) o di sorgente (i boccioni da 18 litri che si utilizzano negli uffici). Il mercato è però di fatto composto quasi esclusivamente da acqua minerale e acqua del rubinetto: quelle trattate in bottiglia e quelle di sorgente rappresentano solo il 3% del totale delle acque consumate

Le acque minerali - Il territorio

Veniamo alle acque minerali, imbottigliate alla sorgente dalle aziende. In Italia il 70% delle acque minerali è prodotto da otto gruppi industriali, Nestlè Waters (con San Pellegrino, Panna, Levissima, Recoaro, Vera...), San Benedetto (con San Benedetto, Guizza, Primavera, Nepi..), Fonti di Vinadio (con Sant’Anna, Mia, Valle Stura..), Norda e Gaudianello (con Norda, Guadianello, Leggera, Imperiale, Sangemini..), Ferrarelle (con Ferrarelle, Boario, Vitasnella, Natia, Santagata, Fonte Essenziale..), Rocchetta /Uliveto (con Uliveto, Rocchetta, Brioblu, Brioblu Frizzantissima), Lete (con Lete, Prata, Sorgesana), Spumador (con S. Antonio, Valverde, S. Andrea, San Carlo Spinone..). In totale in Italia ci sono 140 stabilimenti di imbottigliamento e 255 marche di acqua confezionata. Ciascuna di queste acque porta con sé le caratteristiche del territorio da cui proviene: se sgorga tra rocce che rilasciano molti minerali sarà più saporita, se invece viaggia tra pietre che rilasciano meno sostanze avrà un sapore più neutro


Leggere l’etichetta: il residuo fisso

Come si sceglie un’acqua? «Le caratteristiche fondamentali da valutare sono due — spiega Giuseppe Dadà, direttore Qualità di Ferrarelle — il residuo fisso, cioè la quantità di minerali disciolti nell’acqua, e la frizzantezza. Il residuo fisso divide le acque in quattro categorie: le minimamente mineralizzate, che hanno meno di 50 milligrammi di minerali per litro e di solito provengono da Basso Piemonte, Alpi Apuane, Liguria ed Emilia Romagna, le oligominerali, con meno di 500 milligrammi di minerali per litro, che provengono dall’arco alpino e rappresentano la maggior parte delle acque in commercio, le medio minerali, con residuo compreso tra i 500 e i 1500 milligrammi per litro, tipo le effervescenti naturali, e poi le ricche di minerali, oltre i 1500 milligrammi di residuo fisso per litro»


La frizzantezza

«L’altra caratteristica che distingue un’acqua dall’altra è la frizzantezza: l’acqua minerale può essere liscia, frizzante, leggermente frizzante oppure effervescente naturale, cioè sgorgare con una gasatura delicata già dalla sorgente»


I nitrati

Un altro parametro di cui si deve tenere conto nell’acquisto dell’acqua sono i nitrati, sostanze a base di azoto e ossigeno che si trovano anche in molti alimenti e che di per sé non sono nocivi: solo se vengono trasformati in nitriti all’interno del nostro organismo posso dare vita a composti ritenuti cancerogeni. Ma la concentrazione massima stabilita dalla legge (50 milligrammi per litro) non è dannosa. «Il livello di nitrati indica la purezza della falda da cui proviene l’acqua — spiega Dadà —. Il 99% delle acque minerali in bottiglia contiene meno di 10 milligrammi di nitrati per litro, cioè è praticamente pura, mentre le acque potabili si attestano in genere sui 35-40 milligrammi per litro. Si tratta di un dato da controllare più che altro nell’acqua potabile, che proviene da falde più superficiali». La soglia di nitriti contenuti nell’acqua, invece, per legge non deve superare gli 0,02 milligrammi per litro

Le proprietà riconosciute dal Ministero della Salute

«Il Ministero della Salute riconosce delle proprietà alle acque minerali e le fa riportare sull’etichetta - continua Dadà — Ci sono quelle diuretiche (le minimamente mineralizzate e le oligominerali), quelle che aiutano la digestione (le effervescenti naturali), quelle con calcio biodisponibile, cioè con calcio assimilabile dall’organismo, in concentrazioni superiori ai 200 milligrammi per litro, quelle che favoriscono la funzione epato-biliare (ricche di solfati di magnesio), quelle lassative (hanno le maggiori concentrazioni di solfato di magnesio)»


Scegliere in base alle proprie esigenze

L’acqua fa parte della dieta di ciascuno di noi, e va scelta in base alle proprie esigenze: per chi ha problemi di digestione è consigliata l’acqua effervescente naturale e medio minerale, durante la crescita (per bambini e adolescenti) sono consigliate le acque medio minerali con calcio biodisponibile, per un adulto senza particolari problemi un’alternanza tra oligominerale e medio minerale, quelle minimamente mineralizzate vanno bene per ottenere un effetto diuretico e per allungare il latte in polvere dei neonati, per esempio


Bottiglia o rubinetto? E la data di scadenza

L’acqua in bottiglia non è trattata, è imbottigliata così come sgorga dalla sorgente e le sue caratteristiche sono quelle riportate sull’etichetta. L’acqua del rubinetto invece viene o disinfettata (se arriva da sorgenti sotterranee profonde) oppure proprio trattata per diventare potabile (se arriva da fonti superficiali, come fiumi o laghi). Entrambe le acque portano comunque con sé le caratteristiche del territorio, perciò un’acqua in bottiglia montana può essere simile all’acqua di rubinetto di quella zona. L’importante è chiedere alla propria azienda sanitaria locale i valori dell’acqua del rubinetto, in modo da poter valutare. Bisogna dunque imparare a leggere la composizione dell’acqua per fare una scelta consapevole. Per quanto riguarda l’acqua in bottiglia, bisogna conservarla lontano da fonti di calore e da luce diretta per evitare che il contenitore in plastica ceda alcune sostanze. Meglio rispettare la data riportata sulle bottiglie.

Terroristi

La Stampa
jena@lastampa.it

La nostra tragedia è che se li ammazzi quelli sono pure contenti.

Il nostro stile di morte

La Stampa
mattia feltri

Renzi ha detto che Salvini è uno sciacallo e Salvini ha detto che Renzi ha le mani sporche di sangue (dimostrazione che il terrorismo non cambia il nostro stile di vita).

La seconda vita criminale del falso pentito di via D’Amelio

La Stampa

Palermo, l’uomo a capo di una banda che truffava le assicurazioni. Pagate persone che si facevano ferire e denunciavano finti incidenti



Il ginocchio destro era già malandato: «Ho questa ragazza di 41 anni che ha un problema, il ginocchio è pieno di liquido e le ho detto, “senti, prima che ti fanno la rottura nell’altro, meglio che ti fai rompere questo…”». La signora incinta aveva un taglio al volto troppo piccolo per ottenere un congruo risarcimento: glielo allargarono con le mani. La ragazzina di 12 anni con un taglio nel braccio avrebbe reso bene nella liquidazione del risarcimento. Si fermarono appena in tempo.

L’indagine della Direzione investigativa antimafia di Palermo scoperchia un mondo oltre i confini della realtà, nove persone arrestate per truffe alle assicurazioni con metodi che ricordano gli episodi di autolesionismo del tempo di guerra: ma lì si trattava di cercare di salvare la pelle, tra Palermo e Napoli agiva invece una banda che reclutava disperati pronti a inventare incidenti stradali ma a farsi spezzare sul serio una gamba o a farsi sfregiare per un tozzo di pane, fra 300 e 500 euro e un danno fisico da portarsi dietro tutta la vita.

IL DEPISTAGGIO
Regista di tutto era un ex pentito, fasullo quanto i “sinistri” che simulava con i compari siciliani e napoletani: Salvatore Candura tra i primi a testimoniare, con Vincenzo Scarantino, nel processo per la strage di via D’Amelio. Partì da entrambi un pezzo del maxidepistaggio che segnò la fase iniziale dell’inchiesta sull’eccidio in cui caddero il giudice Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta. Sette persone finirono all’ergastolo e sono state scarcerate dopo 18 anni di carcere ingiusto, grazie al contributo del pentito Gaspare Spatuzza. Condannato a 9 anni in primo e secondo grado, per calunnia pluriaggravata, a fine novembre Candura è stato assolto in Cassazione, perché le accuse che aveva mosso a un imputato minore, Salvatore Tomaselli, in fondo erano state troppo vaghe e generiche. Erano cioè talmente inconsistenti, ha stabilito la Suprema Corte, che Tomaselli non fu condannato per questo motivo.

Mentre affrontava a Caltanissetta l’inchiesta-bis sul depistaggio, Candura aveva denunciato assai presunte minacce. Da qui la decisione dei pm Annamaria Picozzi e dei suoi colleghi Claudia Ferrari e Gaspare Spedale, coordinati dal procuratore di Palermo Franco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca, di intercettare il falso pentito. Ed era venuto fuori un mondo fatto di truffe e segnato da maxirisarcimenti, con cifre fra 13 mila e 25 mila euro: per evitare i possibili contraccolpi delle indagini sulle ferite finte, che a Palermo hanno portato a centinaia di arresti, la banda Candura aveva inventato la truffa con gli incidenti falsi e le ferite vere.

Anna Campagna è tra gli arrestati: si presta a uno degli imbrogli più dolorosi e assurdi. È incinta di 5 mesi ma a gennaio 2015 accetta di simulare un incidente fra un motorino e una motoape. In realtà la sfregia Candura con una bottiglia rotta, ma i punti che le danno al volto sono pochi. Due giorni dopo, al telefono col fidanzato (pagato con 500 euro), la donna dice che i punti sono diventati 10: Candura e le ha allargato la ferita: «Hanno detto che adesso la cicatrice mi rimane per tutta la vita… Salvatore mi ha fatto in faccia la Z... Zorro, con le mani, con le mani!

A me fa schifo a guardare questa faccia. Ha detto: “Tra un anno ti fai una chirurgia plastica”». Una donna di Napoli era pronta a mettere a disposizione la figlia di 12 anni: «Per un taglio al braccio le danno 4mila euro». La ragazzina fu poi risparmiata. Mentre la donna che aveva il liquido al ginocchio destro se ne pentì, evitò la frattura all’arto inferiore ma dovette accettare una ferita alla mano: «Se lo deve far fare», disse il complice napoletano (latitante) di Candura. E così fu.