giovedì 31 marzo 2016

Il backup ti salva la vita: i suggerimenti per farlo al meglio

Corriere della sera
di Francesco Tucci - 31/03/2016 11:07


Oggi è la giornata mondiale del backup: in un mondo dove tutto si basa sui dati sono ancora pochissime le persone che capiscono quanto sia importante mettere foto, video, documenti e memorie al sicuro. Ecco alcuni suggerimenti per gestire la cosa al meglio

Possiamo pensare al backup come ad un paracadute digitale: lo leghiamo ai nostri dati, e in caso di problemi possiamo aprirlo e recuperare tutto quello che è andato perso o danneggiato. La perdita dei dati è uno di quegli eventi che solitamente ci lascia inermi e demoralizzati con il pensiero “e adesso come faccio che ho perso tutte le foto di 10 anni di vacanze?

Purtroppo non esiste macchina del tempo che possa tornare a qualche minuto prima del danno per evitarlo, e l’unica vera mossa per problemi di ogni tipo, dalla rottura dei componenti al furto per arrivare ai più noti ransomware, virus che criptano i dati per chiedere un riscatto, è la prevenzione. Il backup dei propri dati è una azione da fare con più regolarità di quella impiegata per fare il pieno alla macchina, e non è un caso che sia stata istituita anche una giornata per ricordarlo, il “backup day”, che scatta proprio oggi 31 marzo.


Il rischio di perdere dati è dietro l’angolo
Siamo circondati da dati digitali, memorizzati su supporti per lo più magnetici che mantengono le informazioni anche quando togliamo corrente. Tuttavia, come l’inchiostro sulla carta, i dati sono soggetti a deperimento o a danni: sulla carta il problema è immediatamente visibile (avete mai trovato uno scontrino di 10 anni fa in tasca vedendolo molto molto pallido?) mentre sui supporti digitali no. Supporti di archiviazione come i CD e i DVD non sono eterni, e le stesse chiavette possono anche giocare brutti scherzi: c’è chi ha tenuto le foto su un supporto per anni, salvo poi scoprire che il disco risultava illeggibile quando si è trattato di recuperare il tutto per rivivere dei ricordi o rivedere un video.


I dati sono molto facili da perdere, e anche la perdita di grandissime quantità di dati potrebbe essere un evento immediato. Le cause possono essere molteplici, come la rottura del supporto su cui i dati sono memorizzati: il disco non parte più o ci cade a terra, la memory card non permette più l’accesso, il dispositivo è passato inavvertitamente vicino ad un forte campo magnetico e il dati sono andati.

Ma vale la stessa cosa per azioni sbadate, come la cancellazione o le sovrascrittura di un file, la rimozione di una cartella per sbaglio, il salvataggio di un documento su cui si stava lavorando appena dopo averlo svuotato del tutto o la formattazione del dispositivo pensando di non avere nulla di importante salvo poi ricordarsi di quella cosa particolare che ci eravamo scordati di salvare.

Ci sono poi i virus o i malware, e in questo periodo va tanto di moda il ransomware che cripta tutti i dati e chiede un riscatto per poterli riavere indietro. Infine c’è il furto o la perdita del supporto su cui i dati sono memorizzati. Tutti casi non remoti, anzi, anche la persona più accorta e prudente ha bisogno di un backup.

In alcuni casi citati esiste un’ancora di salvataggio: nel caso di rottura del disco si può ricorrere e specialisti che possono tentarne il recupero, spesso parziale, ma sicuramente la spesa non sarà indifferente. In tutti gli altri casi, invece, non esiste via di recupero.
Le persone non danno il giusto valore ai propri dati
Normalmente le persone danno pochissimo valore ai propri dati fino a quando questi non sono irrimediabilmente persi. La domanda che ci si dovrebbe sempre porre è “I miei dati valgono un disco esterno e un po’ di tempo da investire ogni mese?” A pensarci bene la risposta è sempre e inequivocabilmente affermativa. A questo punto il passo successivo è definire quali sono i dati da salvare. Così, su due piedi, verrebbe da rispondere “tutto”, ma se ci pensiamo bene è saggio tenere il backup dei soli dati che in qualche modo non sono riproducibili o recuperabili.

È poco utile ad esempio avere quattro copie di backup della musica acquistata da iTunes, che si può scaricare nuovamente, mentre è fondamentale avere la copia delle proprie foto o dei documenti. È necessario ricordare che anche le mail e i contatti sono dati da tenere al sicuro, soprattutto questi ultimi, anche se nel caso di caselle di email è probabile che molte di queste siano comunque disponibili anche sui server del provider. Potrebbe comunque essere utile recuperare una mail cancellata, un allegato, oppure tenere le mail più vecchie quando periodicamente si fa pulizia nella casella di posta.
Dove fare il backup e come fare il backup
Dopo aver chiarito perché fare il backup e di cosa farlo, si può passare a capire come farlo e su quale supporto. La prima regola è data dalla probabilità di perdere i dati per ogni tipo di evento, questo porta alla necessità di avere più copie dei dati, su supporti di tipo differente, una di queste copie da tenere possibilmente in un luogo lontano dall’utilizzo normale del computer (va bene anche un cassetto a casa della nonna).



I supporti più usati sono i dischi fissi USB, economici, capienti e leggeri: questi dischi hanno il solo difetto che devono essere trattati bene, perché una caduta a terra potrebbe essere fatale per tutti i dati contenuti al loro interno. La principale alternativa sono i nastri magnetici, molto più capienti e più solidi non avendo meccanica interna, ma siamo davanti a sistemi business assolutamente sconsigliati e non idonei ad un utilizzo famigliare.

Da evitare i backup su supporti di tipo flash quali chiavette USB o schede di memoria: il tipo di supporto su cui sono memorizzati i dati non è affidabile, soprattutto a fronte di ripetute scritture. Anche i supporti ottici sono da evitare, a causa della scarsa persistenza dei dati nel tempo e la difficile e lenta (ri)scrittura.



Negli ultimi anni è calato molto il prezzo dei NAS (Network Attached Storage): sono dei contenitori di dischi che si collegano alla rete di casa o dell’ufficio, si raggiungono da ogni PC in rete e tra le loro funzioni hanno anche quella di “deposito dei dati”, spesso con sistemi di backup in locale e in cloud già configurati e pronti all’uso. I NAS consumano molta meno corrente di un PC, possono quindi rimanere sempre accesi permettono di condividere i dati su tutti i dispositivi di casa, dai computer alle Smart TV .

L’altra caratteristica importante dei NAS è la possibilità di contenere più dischi gestiti in Raid:, il guasto (può succedere) di uno solo dei dischi all’interno i dati permette il recupero di tutti i dati sfruttando dati ridondanti presenti negli altri dischi. Oggi un NAS di livello, Synology o Qnap, può costare circa 300 euro dischi inclusi ed è il miglior investimento che si possa fare in una casa che ambisce ad essere minimamente “smart”.

Nella migliore delle condizioni la personale politica di backup andrebbe gestita con almeno due dispositivi: i paranoici della salvaguardia dei dati comprano anche hard disk di marca diversa per evitare che prodotti dello stesso lotto produttivo, nel caso di piccoli difetti o problemi, possano rompersi contemporaneamente.

Non si pensi infine che i dati presenti nelle cartelle dei servizi di cloud storage (Google Drive, Dropbox e simili) sono al sicuro. Lo sono, ma esiste comunque un rischio: l’attacco di un criptolocker li renderà infatti tutti inaccessibili, e solo un lavoro da certosini ne permetterà il recupero, uno ad uno. Vale la pena di averne una copia offline,  basta aggiungere quella cartella al programma di backup
Come fare un buon backup
Si è capito: il backup è un’operazione importante e deve essere fatta con regolarità, ma è anche necessario capire anche quale può essere la modalità di backup migliore perché da questa scelta dipende anche il modo in cui i dati possono essere ripristinati più o meno facilmente nel caso di problemi.

La modalità più completa è quella di fare un backup integrale del sistema operativo con tutti i programmi installati, detto anche “immagine”: in questo modo, in caso di problema serio (dopo un attacco ransomware è bene reinstallare da zero il sistema operativo), si può ripristinare tutto il computer. Questo tipo di backup è utile farlo subito prima e subito dopo aver eseguito un aggiornamento importante del sistema, e può essere usato insieme al backup dei soli dati per un ripristino totale del PC.

Il backup classico invece salva solo i dati degli utenti: in caso di problema grave il computer andrà reinstallato partendo dal disco di ripristino o dalla partizione di ripristino e solo dopo si potrà fare il ripristino dei dati messi da parte in tutta sicurezza. E’ importante tener presente che molti dati delle applicazioni si trovano al di fuori delle classiche cartelle Documenti e Desktop: a prescindere dal sistema operativo usato fare il backup del profilo intero è una buona procedura.

E’ bene ricordare poi che molti dati sono memorizzati anche dentro ogni smartphone o tablet, ma in questo caso, a seconda della casa produttrice e del sistema operativo, sono disponibili variati strumenti per fare il backup da usare in caso di emergenza. Attenzione però: se al posto di utilizzare servizi cloud per fare il backup di uno smartphone o di un tablet siete soliti fare il backup sul computer, è bene ricordarsi che è necessario integrare anche questo backup nella normale procedura di salvaguardia dei dati.

Ultimo dettaglio, ma non meno importante è l’automazione. Fare il backup dei dati in modo manuale porta ad una fine sola: dimenticarsene dopo averlo fatto due o tre volte, e a questo punto diventa inutile. Diventa fondamentale importante trovare un sistema che faccia le operazioni di salvataggio dati in modo automatico, oppure segnarselo sul calendario con gli avvisi ad ogni scadenza.

Un backup fatto non è detto poi che sia valido e utilizzabile, ed è buona norma ogni tanto (indicativamente una volta al mese) fare il recupero di qualche file a caso, innanzitutto per capire come si fa a recuperare il dato e poi per essere certi che questa copia sia realmente utilizzabile. Fare pratica quando non si è nel panico perché è stato tutto perso è molto istruttivo ed utile.
I programmi utilizzabili per fare un buon backup
Per MacOs c’è Time Machine, integrato in ogni Mac, che lavora in silenzio e se si ha un disco esterno collegato (USB o un NAS con il protocollo AFP supportato da Apple) Time Machine fa un backup di tutti i file modificati ogni ora, operazione questa che permette di tornare indietro in maniera molto granulare nel tempo recuperando tutto quello che serve. Il sistema mantiene in storico un backup ogni ora per le ultime 24h, uno al giorno per un mese e uno alla settimana fino a quando non riempie il disco di backup, poi cancella i più vecchi: il backup comprende anche tutte le app installate e le impostazioni di sistema, nel caso in cui si debba reinstallare il Mac o passare ad un nuovo Mac.



La procedura di installazione, infatti, prevede che si possa fornire il disco di Time Machine per avere il sistema esattamente uguale a come era prima. L’interfaccia di Time Machine è semplice e di rapido utilizzo, e chi ha un Mac non deve far altro che appoggiarsi a questo ottimo sistema integrato oltretutto gratuito.

Se si vuole fare anche la copia intera del sistema, un vero clone, SuperDuper, altra applicazione gratuita, permette la copia completa del disco, senza dover spegnere il Mac. Il risultato è un disco che può essere usato anche come disco di partenza nel caso in cui si voglia sostituire un vecchio disco con uno nuovo oppure nel caso il disco interno di guasti.

Per Windows 7 c’è l’utility Windows Backup, anch’essa di serie nel sistema, che fa il backup su un disco di rete o comunque su un disco esterno e permette di salvare e recuperare il singolo file o l’intero sistema, anche partendo dal DVD di installazione di Windows. La pianificazione di questo backup è settimanale.



Per recuperare i file eventualmente persi o sovrascritti, nel caso di Windows 10, esiste una comoda funzione chiamata Cronologia File, che deve essere attivata manualmente e che gestisce il backup quasi come Time Machine.

Un software alternativo, gratuito e molto valido è Veeam Endpoint Backup: basta registrarsi sul sito, scaricare e installare il programma e un semplice wizard provvede a configurare il backup e a creare un CD di ripristino in modo tale che si possa avviare il PC da quel disco per procedere poi con il recupero dei dati dell’intera macchina.

Per fare le immagini complete a freddo di qualunque computer, indipendentemente dal Sistema Operativo, si possono usare True Image (a pagamento) o CloneZilla (gratuito, ma più complicato): per entrambi viene creato un relativo CD di avvio che, una volta inserito nel drive, avvia la procedura di backup chiedendo all’utente dove si vogliono salvare i dati.

Il backup è importante, è bene farlo regolarmente e soprattutto ogni tanto va verificato recuperando qualche file a caso. Se si lascia il backup in posti che potrebbero essere oggetto di furto, è bene criptare il disco con una buona password: nessuno (o quasi) potrà accedervi in caso di sparizione.

Schifezza più schifezza meno

La Stampa
mattia feltri



In Italia la politica è una schifezza,
il giornalismo è una schifezza,
l’imprenditoria è una schifezza,
i trasporti sono una schifezza,
la letteratura è una schifezza,
il cinema è una schifezza,
la TV è una schifezza,
la musica leggera è una schifezza,
il mercato immobiliare è una schifezza,
la sanità è una schifezza,
la magistratura no (infatti la magistratura vuole processare Salvini perché ha detto che la magistratura è una schifezza).

Mimmo U Curdu

La Stampa
massimo gramellini

Per il settimanale americano «Fortune» c’è un solo italiano nella lista delle personalità che stanno cambiando il pianeta. Come è ovvio il suo nome comincia per M, ma inopinatamente si tratta di un Mimmo. Mimmo Lucano, detto U Curdu. Quando ne divenne sindaco, Riace era un paesino esausto della Locride abitato da quattrocento anziani a cui avevano tolto tutto, persino i Bronzi. Ma un giorno sbarcò un veliero di curdi e il sindaco ebbe l’idea balzana di ospitarli nelle case abbandonate del centro. Dopo 15 anni di cura-Mimmo, oggi Riace si ritrova duemila residenti, un quarto dei quali sono stranieri che hanno riaperto le botteghe artigiane di tessuti e ceramiche. Un modello di integrazione studiato in tutto il mondo.

In Rete i connazionali di Mimmo hanno salutato il riconoscimento internazionale con la generosità consueta. I più moderati gli rinfacciano di avere confezionato il miracolo grazie ai soldi pubblici (avrebbe fatto meglio a sperperarli come certi suoi colleghi?). Altri sostengono che il plauso di «Fortune» è la prova di un complotto mondialista per garantirsi manodopera a basso costo a spese della popolazione locale (che a Riace era emigrata ben prima dell’arrivo dei profughi). Ma la reazione più appassionante è stata quella della politica. Silenzio assoluto, tranne Boldrini. Dagli altri Palazzi nemmeno un tweet. Anche il governatore della Calabria ha ritenuto più educato tacere.

E non solo ieri. E non solo lui. Perché in questo Paese che spende miliardi in consulenze di ogni risma, nessuno si è mai degnato di chiedere un parere sul problema degli immigrati all’unico che parrebbe averlo risolto.

Italianismo

La Stampa
jena

I nostri marò, i nostri marò…Scusate tanto, ma nostri di chi?

I giornalisti e la democrazia

La Stampa
mattia feltri

In democrazia noi giornalisti dovremmo essere i cani da guardia. Spesso ci accontentiamo di essere i cani. 

Apple vuole che l’FBI riveli come ha sbloccato l’iPhone di San Bernardino

La Stampa
andrea nepori

La casa di Cupertino vuole conoscere il metodo usato dall’agenzia governativa per sbloccare il dispositivo. Ma le richieste degli avvocati potrebbero non ottenere risposta



I federali, alla fine, sono riusciti a sbloccare l’iPhone del terrorista Syed Farook senza l’aiuto di Apple, inverando quanto previsto dai maggiori esperti di cybersicurezza. Il caso del telefono di San Bernardino può dirsi chiuso, almeno formalmente, ma resta da capire come abbia fatto l’FBI ad aggirare i sistemi di sicurezza di iOS. Una delle tecniche suggerite dagli esperti ha funzionato come previsto? Oppure è stata sfruttata una vulnerabilità che Apple non conosce? E qual è il ruolo dell’azienda israeliana Cellebrite ?

Domande che gli avvocati di Cupertino vogliono rivolgere all’FBI ma alle quali non sarà facile ottenere risposta. Il Bureau può decidere di non rivelare nulla e mantenere segreto un metodo che - come già lasciato intendere dal Dipartimento di Giustizia - potrebbe essere utilizzato in futuro anche su altri casi selezionati. I federali hanno il potere di trincerarsi dietro gli accordi di riservatezza stipulati con la terza parte che li ha aiutati a sbloccare il telefono. Oppure potrebbe invocare ragioni di sicurezza nazionale. 

Le stesse ragioni, però, che potrebbero addurre gli avvocati di Cupertino per convincere il Bureau a collaborare, con una curiosa inversione dei ruoli visti fin qui. Una vulnerabilità diffusa, che potrebbe rendere insicura una delle piattaforme software più usate dai cittadini americani, è in fondo una potenziale minaccia per la sicurezza di tutti.

Senza chiarimenti da parte dell’FBI si possono fare solo ipotesi ed è difficile stimare un livello di rischio. Se quella sfruttata dai federali fosse effettivamente una falla sconosciuta agli ingegneri di Cupertino ci troveremmo davanti allo scenario peggiore, ovvero l’esistenza di una vulnerabilità che una Apple ignara non può in alcun modo risolvere e che i cybercriminali potrebbero scoprire ed usare ai propri scopi.

L’FBI, però, potrebbe aver usato una delle altre tecniche suggerite dagli esperti nel corso dell’ultimo mese, che non prevedono tanto il ricorso ad un bug specifico quanto l’applicazione di tecniche di analisi forense avanzata. Il Los Angeles Times , ad esempio, cita fonti che farebbero propendere per questa ipotesi, suggerendo che il Bureau sia riuscito a rimuovere il meccanismo di sicurezza che blocca del tutto il telefono dopo l’inserimento di dieci codici numerici sbagliati.

Anche la natura del dispositivo in questione, un iPhone 5C dotato di processore a 32-bit, è un dettaglio importante. Non è da escludere, infatti, che la tecnica usata possa funzionare solo su dispositivi meno recenti, privi di un sistema fisico di sicurezza che Apple chiama “enclave sicura”, introdotto con in nuovi processori a 64-bit (dall’iPhone 5s in poi). 

La stessa Cellebrite, cui si è rivolto anche il Tribunale di Milano per estrarre i dati dall’iPhone 5 di Alexander Boettcher, vende pubblicamente un servizio di sblocco che si può applicare ad iPhone con processori più vecchi e che funziona solo su iOS 8. 

F1, la guerra dei cartelli

La Stampa
stefano mancini  inviato a manama

Mercedes accusa Ferrari: "Ha impedito a Rosberg di leggere le indicazioni dai box"



Ferrari e Mercedes sono riuscite a litigare anche sui cartelli. «Ma come - obietterà l’appassionato informato -. Non sono forse vietate le comunicazioni strategiche al pilota sia via radio sia con altri mezzi?». Certo, però qualche informazione la si può ancora dare: per esempio la chiamata ai box per il pit stop o il distacco sul pilota che precede o segue. Come movente per farsi i dispetti basta e avanza, soprattutto se protagoniste sono le due squadre che si contendono la leadersip della Formula 1.

Succede a Melbourne durante il Gran premio che ha aperto la stagione. I box di Ferrari e Mercedes sono vicini. E vicini sono i rispettivi muretti da dove i meccanici espongono un cartello per dare informazioni ai piloti. Vettel è in testa e in seconda posizione c’è Rosberg. Al passaggiio della Rossa, il meccanico ferrarista sporge puntuale la lavagna, ma è insolitamente lento nel toglierla, e così facendo oscura il pannello esposto dal suo collega della Mercedes. Risultato: Rosberg non è in grado di vedere le comunicazioni da parte del team.

Capita una volta, capita una seconda, la tensione sale. La Mercedes protesta, ma non c’è regolamento che stabilisca per quanti secondi possa restare esposto un cartello. Il regno della velocità stavolta è costretto a tollerare la lentezza. «Il vostro meccanico ha i reumatismi?», si lamentano i tedeschi.

L’incidente ad Alonso convince le squadre a cambiare strategie, Vettel da primo finisce terzo e il problema dei cartelli non si presenta più. Ma la questione resta. E’ la Fom di Bernie Ecclestone ad assegnare i garage con logica perversa: l’accesso ai box di una squadra non deve essere troppo vicino alla rispettiva hospitality, in modo da costringere il personale (e soprattutto i piloti) a fare due passi nel paddock.

Adesso zio Bernie dovrà trovare un criterio per evitare liti. Oppure per attizzarle di proposito e aggiungere un po’ di pepe allo spettacolo. 

L'uomo che cambia il suo cognome e riesce ad avere tutto gratis: dalle auto agli hotel

La Stampa



Una volta divenuto maggiorenne Raven Felix ha voluto cambiare il suo cognome e ora si chiama Raven Felix Null. Ma da quel momento è sorto un problema. I computer che si occupano di ogni tipo di prenotazione non riconoscono il nome 'Null' e così ogni sua transazione non può essere completata.

Come riporta Metro.uk lui, 24 anni, riesce a farsi vacanze, affitti auto e molto altro in modo totalmente gratuito. Il sistema si blocca e gli risponde con la frase "assenza di dati, riprovare più tardi". Questo genera spesso molta confusione e spesso viene lasciato andare senza pagare. Il motivo? In genere gli addetti alla compilazione dati attribuiscono l'errore ai loro computer e lasciano andare il cliente dicendo che riproveranno più tardi ad inserire i dati.

In realtà, solo i sistemi più aggiornati riescono a riconoscere "Null" come un inserimento e non come una cancellazione, ma, secondo Raven, sarebbe molto più costoso riaggiornare tutti i sistemi delle diverse compagnie di quanto non lo sia lasciargli usufruire gratuitamente dei loro servizi. 

Ma questa è stata identificata come una possibile truffa e i titolari delle aziende e società con cui si è confrontato stanno richiedendo il pagamento immediato. Chissà se il computer della polizia riuscirà a riconoscere il suo nome questa volta.

Mercoledì 30 Marzo 2016, 15:40

Gibilterra rischia l’assedio post-Brexit

La Stampa
luigi grassia

Se Londra esce dall’Ue lo farà anche la colonia britannica. E la Spagna non dovrà più rispettare le regola sulla libera circolazione di merci, capitali e lavoro



C’è un risvolto della Brexit, la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, che finora non aveva avuto spazio nel dibattito pubblico, ma viene ora sollevata dal governo di Madrid: se esce dall’Ue il Regno Unito, esce dall’Ue anche la sua colonia iberica Gibilterra, e allora i rapporti fra la Rocca e la terraferma spagnola cambieranno radicalmente, e non in meglio per Gibilterra, che rischia di trovarsi praticamente assediata. La questione verrà definita dagli elettori britannici in un referendum.

Oggi una fonte governativa spagnola citata dal quotidiano britannico Times osservava che se si scioglie il legame europeo la Spagna non dovrà più osservare le regole dell’Ue che garantiscono libertà di commercio e di transito di capitali e di lavoratori frontalieri tra Gibilterra e la Spagna. Non viene menzionato il turismo, che è un altro discorso, però se vengono recisi tutti gli altri legami si viene a creare una situazione di blocco che non si sa fin dove possa portare. «Potremmo anche chiudere il confine, se volessimo» dice la fonte. Questo sarebbe un grave problema anche solo per cose banali come i rifornimenti di beni alimentari o acqua minerale: Gibilterra dovrebbe essere rifornita dal mare. 

Immigrati stracciano il Tricolore per protestare contro il menu

Giuseppe De Lorenzo - Mer, 30/03/2016 - 15:00

Un gruppo di migranti ospitati in un hotel a Chioggia si sarebbero scagliati contro il Tricolore per protestare contro il menu proposto loro a Pasqua



Se la sono presa con il Tricolore, la bandiera del Paese che li ha accolti.
I migranti ospitati all'hotel a Chioggia (Venezia) hanno profanato il simbolo dell'Italia per protestare contro il menu proposto loro domenica scorsa.

I proprietari dell'albergo la domenica sono soliti dare ai migranti un pasto composto da pollo e patate fritte. Non male. Solo che domenica scorsa era Pasqua e per questo il menu ha subito una piccola variazione: pasta e qualcos'altro. Quanto basta per far scattare la rabbia dei migranti, che hanno inscenato una violenta protesta. Agli immigrati, in gran parte musulmani, non hanno gradito il "festeggiamento" della Pasqua con il cambio di programma sul pranzo. Come scrive la Nuova di Venezia, i richiedenti asilo si sono opposti alla pasta, chiedendo le "solite" patate con il pollo.

Ma non si sono fermati qui. I migranti, infatti, "se la sarebbero presa anche con la bandiera italiana che i gestori dell’albergo avevano appeso (da un po’ di tempo) all’interno di uno degli spazi comuni".
Un affronto al Tricolore. Così sono arrivare sul posto anche le forze dell'ordine, che hanno riportato la calma. Tanto che alla fine i migranti si sono convinti a mangiare la pasta. Al momento non sono del tutto chiari i contorni della protesta. Al vaglio, infatti, c'è anche l'ipotesi che i migranti abbiano inscenato la rivolta contro i festeggiamenti della Pasqua. Una ipotesi "sostenuta" dal quanto fatto contro il Tricolore.