sabato 2 luglio 2016

Auguri Apple, 40 anni fa il primo computer

repubblica.it

Auguri Apple, 40 anni fa il primo computer
Quarant'anni fa andava in vendita il primo computer Apple: l'Apple I era una semplice scheda madre, ne furono realizzate 200 e vendute circa 175. Costava 666,66 dollari e ora collezionisti pagano cifre da capogiro per aggiudicarselo alle aste. Fu il primo di una lunga serie di computer commercializzati dal colosso di Cupertino che proprio qualche mese fa ha festeggiato 40 anni di vita: il primo aprile 1976 Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne la fondarono in un garage di Los Altos, in California.

Auguri Apple, 40 anni fa il primo computer
Concepito e progettato da Steve Wozniak, l'Apple I fu presentato nell'aprile 1976 all'Homebrew Computer Club di Palo Alto e commercializzato dal luglio 1976 all'agosto 1977. La scheda madre era molto semplice, conteneva solo 30 chip e si programmava attraverso una tastiera alfanumerica che mostrava i risultati su un display video.

Auguri Apple, 40 anni fa il primo computer
Si stima che siano sopravvissuti tra i 30 e i 50 pezzi di computer Apple I, di cui solo sei perfettamente funzionanti, e il valore è in continua crescita. Nel novembre del 2010 un esemplare in perfette condizioni è stato acquistato da un collezionista italiano da Christiès a Londra per 157.245 euro. Successivamente, nel giugno 2012, è stato venduto da Sotheby's a New York uno degli ultimi esemplari funzionanti per 374mila dollari. Due anni dopo, a ottobre 2014, la casa d'aste Bonhams, sempre newyorkese, ha registrato il prezzo record di 905mila dollari per un altro esemplare funzionante.

Dopo l'estinzione dinosauri, i mammiferi hanno messo il turbo

repubblica.it

Nei 10 milioni di anni successivi la velocità dell'evoluzione è aumentata di ben tre volte rispetto agli 80 milioni di anni precedenti

Dopo l'estinzione dinosauri, i mammiferi hanno messo il turbo

Dopo l'estinzione dei dinosauri, l'evoluzione dei mammiferi ha messo il turbo: nei 10 milioni di anni successivi alla scomparsa dei giganti della preistoria, la velocità dell'evoluzione di questo gruppo è aumentata di tre volte, rispetto agli 80 milioni di anni precedenti. Lo indica la ricerca coordinata da Thomas Halliday, dell'University College London e pubblicata nella rivista Proceedings B of the Royal Society.

I ricercatori hanno analizzato i fossili di 904 mammiferi e hanno messo a punto una mappa delle differenze anatomiche tra le specie. Misurando il numero di modifiche nel tempo, per ogni ramo, è stato calcolato il tasso medio di evoluzione di questi animali, sia prima che dopo la scomparsa dei dinosauri, avvenuta 66 milioni di anni fa. "I nostri antenati, ossia i primi mammiferi con la placenta, hanno beneficiato dell'estinzione dei dinosauri e della diminuzione anche del numero di alcune specie in competizione", ha detto Halliday.

Così, ha aggiunto "una volta che la pressione è finita, i mammiferi si sono evoluti improvvisamente e rapidamente". Tra i gruppi che più hanno sperimentato questa accelerazione, vi è quello dei Laurasiatheria, "le cui specie - ha spiegato l'esperto - in poco tempo sono aumentate nella dimensione del corpo e nella diversità, dando vita agli antenati del gruppo che oggi comprende animali molto diversi tra loro, come pipistrelli, gatti, rinoceronti, balene, mucche, toporagni e ricci".

È stato inoltre scoperto che l'ultimo antenato comune a tutti i mammiferi con la placenta è vissuto nel tardo Cretaceo, circa tre milioni di anni prima della fine dei dinosauri. Questa data è di 20 milioni di anni più recente rispetto a quella indicata da studi precedenti.

Il messaggio-truffa: ti svuota il conto corrente di BancoPosta

Libero

Il messaggio-truffa: ti svuota il conto corrente di BancoPosta

Avete ricevuto una e-mail di notifica del blocco del conto corrente e della carta? Se siete clienti di Poste Italiane con BancoPosta, ci sono buone probabilità che qualche hacker stia cercando di truffarvi. La mail tira in ballo il mancato ricevimento dei dati richiesti da Poste Italiane in precedenza, con codice di sblocco di 14 caratteri alfanumerici e un link per re-inserire i dati. Come spiega la Polizia su Facebook non bisogna cliccare per impedire ai truffatori di entrare in possesso dei dati bancari dell'utente e prosciugare in pochi secondi il suo conto corrente. L'unico sito ufficiale per accedere al conto online, spiegano, è quello delle Poste. Tutti gli altri vanno ignorati, anche quelli che compaiono nella barra degli indirizzi del browser.

Truffa milionaria on line: sgominata banda di romeni

Libero

Truffa milionaria on line: sgominata banda di romeni

2962 transazioni illecite, 49 siti truccati, 351 vittime gabbate e 1 milione di euro raccolto. Questi i numeri della truffa messa in atto da una organizzazione di romeni ben strutturata fra Italia e Romania. Una gang con capi riconosciuti che impartivano gli ordini e due coppie di luogotenenti dislocate tra Lombardia e Veneto per mettere in atto la mega truffa. E, fra gli altri, persino un ragazzo di 23 anni genio del pc, che la polizia di Bucarest ha fermato all’università, proprio mentre stava sostenendo un esame di informatica. L’indagine che ha fatto arrestare cinque persone (più due già in carcere tra Monza e Vercelli) è partita dalla denuncia presentata da una delle vittime per il mancato recapito di un iPad acquistato sul sito techmaniashop.it.

Il metodo - Per raggirare gli utenti dei siti di acquisto on line, la banda aggiungeva parole come «store» o «elettronica» agli Url originali dei rivenditori on line di prodotti di alta tecnologia (2.962 le transazioni illecite accertate) e beneficiare delle recensioni positive che tanto contano tra gli internauti incalliti. Proprio quegli indirizzi, modificati, facevano cadere in errore l’utente di turno, che, convinto di finalizzare l’acquisto, inviava il denaro alle carte prepagate tipo Postepay dei malviventi (che di «bottiglie», così erano definite in gergo al telefono, se n’erano procurate in quantità creando documenti d’identità fasulli e codici fiscali richiesti all’Agenzia delle Entrate); ancor più sfortunati invece, coloro che finivano nella rete del phishing, visto che digitavano i loro dati sensibili su format facsimile di quelli degli istituti di credito per vedersi svuotare il conto corrente (senza possibilità di essere risarciti dalla banca).

Il ricilcaggio - E il passaggio dal denaro virtuale a quello sonante? Il gruppo criminale aveva pensato pure a questo, spiega la dirigente della Postale Lisa Di Berardino: partite a poker on line pilotate dove il vincitore era già designato e, aiutato dai complici, spostavano i soldi in un’unica direzione. Un ingegnoso sistema che poi si concludeva col prelievo dei contanti in quel di Ramnicu Valcea, alias la Hackerville d’Europa per via dell’abnorme numero di truffe on line consumate da quelle parti. In totale, i truffatori erano riusciti a impossessarsi illecitamente di un milione di euro, il valore dei beni oggetto di sequestro preventivo disposto dal giudice. La Di Berardino ha poi aggiunto, non senza una frecciata al primo denunciante che aveva accusato di lentezza le forze dell’ordine: “I tempi della giustizia sono quelli che sono, ma pian piano ci arriviamo sempre”.

Emilio Fede a "La Zanzara": "Ottomila euro di pensione sono pochi, non mi bastano"

Libero

Emilio Fede a "La Zanzara": "Ottomila euro di pensione sono pochi, non mi bastano"

Ottomila euro al mese di pensione. Tanti. Ma non per lui. Per l'ex direttore del Tg4 Emilio fede. Che parlando a "La Zanzara" su Radio 24 si lascia andare a uno sfogo che di sicuro non manca di onestà. "Ho una pensione da 8mila euro al mese, dopo tanti anni di lavoro. Ma non mi bastano. Devo pagare la rata della macchina in leasing, l’autista, la badante e l’affitto di casa. E le bollette. Una volta non pagavo nulla”.

E ancora: "C’è anche la benzina, la cameriera ad ore, le bollette dei telefonini. Alla fine del mese non mi avanza niente. E a chi mi dice qualcosa: vada affanculo e a pulire i cessi”. Fede si fa pure i conti in tasca: "In banca- spiega - mi sono rimasti appena 12mila euro. Gli altri sono sotto sequestro. Per tre udienze in tribunale l’avvocato Alecci mi ha portato via 400mila euro, lei è stata condannata a restituirmi i soldi ma finora non lo ha fatto”.

In tv difendeva i diritti dei rom: è indagato per truffa e stupro

Sergio Rame - Ven, 01/07/2016 - 10:53

Bufera sull'Opera nomadi. Il presidete Converso è accusao di aver intascato i soldi destinati ai rom. Avviate verifiche anche sui contatti con minorenni



"Mi devi fare un piacere urgente Massimo, perché il pubblico ministero, ha chiamato di fare una traduzione che ci sono in mezzo i Di Silvio... 

Ti sto dicendo di avvertirli". E Massimo Converso, il presidente dell'Opera Nomadi che salta da un talk show all'altro per parlare dei rom e lamentare di come gli italiani facciano di tutto per non integrarli, si affretta a rassicurare: "Sì come no, però lo devo vedere... per telefono è pericoloso".

Dall'informativa dei carabinieri che hanno curato l'inchiesta sui campi rom, i cui contenuti sono stati rilevati oggi dal Messaggero, emerge un mondo corrotto e profondamente legato alla sinistra romana.
Converso è accusato di peculato, truffa aggravata, frode aggravata nelle pubbliche forniture e violenza sessuale. C'è dentro di tutto. Anche certi contatti con minorenni che sarebbero state avvicinate dal leader della principale organizzazione a tutela di rom, sinti e caminanti di tutta Italia. Tutto passa, in un modo o nell'altro, da loro. Peccato, però, che i soldi dei finanziamenti pubblici finiscano immancabilmente nelle tasche di Converso.

Secondo l'informativa dei carabinieri del nucleo Roma Eur, riportata appunto dal Messaggero, "solo una piccola parte dei 12mila euro che l'Opera nomadi riceve mensilmente per prestare assistenza agli ospiti del campo Rom di via Cesarina, vengono effettivamente spesi in loro favore". "Nell'ambito dell'esercizio di tale attività finanziata dal Comune di Roma Capitale - si legge nel documento - l'Opera nomadi impiega personale insufficiente, in nero, malpagato, e fa figurare falsamente come eseguiti gli obblighi previsti dalla convenzione in essere con il Comune di Roma Capitale falsificando le previste relazioni periodiche".

Soltanto tra il 2013 e il 2014, Converso avrebbe trasferito sul proprio conto 23.350 euro. Ma, nel periodo 2009 a 2014, i soldi "sottratti arbitrariamente all'interesse pubblico a cui era destinata" arriverebbero addirittura a 150mila euro. Parte di questi sarebbe finito nelle tasche della donna con cui ha una relazione. Tra le causali dei versamenti i carabinieri hanno trovato: "spese condominio", "per il tuo futuro" e "per tua autonomia economica".

Il centenario del «capitano» nato da una guerra di palloni

Massimo M. Veronese - Ven, 01/07/2016 - 08:43

Wilfred «Billie» Nevill, il capitano, veniva dal Kent, aveva l'età che hanno oggi Kovacic e Berardi, e i baffetti alla moda dell'epoca. Giocava a rugby, a hockey, a cricket, era il più veloce della scuola, il primo della classe



Il capitano dei capitani la guerra la faceva a pallonate e giocare alla morte, ai tempi suoi, non era un modo di interpretare la partita come piace a Conte ma l'unico modo di essere sulla trincea della Grande guerra.

Wilfred «Billie» Nevill, il capitano, veniva dal Kent, aveva l'età che hanno oggi Kovacic e Berardi, e i baffetti alla moda dell'epoca. Giocava a rugby, a hockey, a cricket, era il più veloce della scuola, il primo della classe. Sapeva, come dicono quelli di oggi, che gli avrebbero rubato il futuro, non immaginava che nel futuro lui ci sarebbe entrato per sempre. La sua squadra era il reggimento East Surrey, il suo avversario i tedeschi, cattivi molto più di oggi. Comandava l'Ottava Compagnia, dalla sua ultima licenza, il primo luglio di 100 anni fa, aveva portato quattro palloni da calcio, comprati a Londra, uno per ogni (...)

(...) plotone, per farsi coraggio più che per spaventare il nemico perché sul fiume Somme si andava al massacro, due chilometri di terreno scoperto da prendere d'assalto, sotto il fuoco delle mitragliatrici, e nessuna possibilità di tornare indietro. Su uno dei palloni scrisse: «Primo luglio 1916, finale della Grande coppa europea di calcio. Battaglione East Surrey contro bavaresi. Calcio d'inizio all'ora zero». Sul secondo: «Nessun arbitro». Alle sette e mezzo del mattino andarono all'assalto sparando e calciando palloni, la sfida era andarseli a riprendere oltre le trincee, ridere in faccia alla morte, prendere il nemico in contropiede.

Per conquistare trecento metri appena cadono in 60mila, Nevill muore vicino al filo spinato dei tedeschi, due settimane prima di fare 22 anni, nel primo giorno di una battaglia che sarebbe durata quattro mesi e mezzo. Li ricorda una ballata: «Attraverso la grandine della macellazione/ dove i compagni coraggiosi cadono/ dove il sangue viene versato come acqua/ loro spingono il pallone gocciolante/ La paura della morte davanti a loro non è altro che un nome vuoto/ fedeli alla terra a cui appartenevano/ quelli del Surrey giocarono la partita». Uno di quei palloni è oggi in mostra al Dover Castle, l'altro a Guilford, nel Queen's Royal Surrey Regiment Museum.

Un terzo, ritrovato in una discarica, lo vuole comprare il Manchester United. Leggenda vuole che in memoria di quel giorno, di quei ragazzi e di Billie, il capitano, il giocatore cui viene delegata la rappresentanza della squadra nei rapporti con l'arbitro prenda il nome che ha adesso: il capitano.
Perché il capitano è l'esempio, l'ideale, il mito. Regale come Beckenbauer, futurista come Cruyff, guevarista come Maradona. Immolato alla causa dei poveri ma belli come Antognoni, Bulgarelli, Totti, o affidato a brutti con l'anima come Furino e Bruscolotti.

La fascia al braccio è la sintesi di un valore e di una gerarchia, marca una differenza, elegge una guida, segnala un'eccellenza. È Maldini padre e figlio che vincono la Champions, i fratelli Baresi che si dividono Milan e Inter, Valentino Mazzola che capitano lo diventò da operaio tessile e meccanico dell'Alfa, o Puskas che era invece colonnello quando porto via l'Ungheria dall'Ungheria invasa dai russi, perché a volte capitano vale più di colonnello e non solo. «La verità - spiegava la disfatta Mussolini - è che tra i miei generali non ho mai avuto un Meazza».

I capitani una volta facevano la guerra ai re come Rivera con Buticchi e Juliano con Ferlaino, erano Mancini che ordinava a Boskov di non far entrare in campo Mikhailichenko, erano la morale e la credibilità del gruppo, l'anti italiano per eccellenza, cioè quello che si prendeva le proprie responsabilità. Ora che le bandiere non sventolano più e la guerra, quella vera, non si combatte in trincea ma nelle strade di tutti i giorni, il capitano lo decide la burocrazia, la contabilità delle presenze, Ranocchia capitano dell'Inter e Mexes del Milan francamente non si potevano vedere.

C'è però Buffon, santino del Dio calcio, e niente ci rappresenta più di lui, a spiegarci che tutto può succedere nel calcio e oltre. Chi poteva immaginare del resto che quei palloni scagliati cent'anni fa dal capitano Billie sarebbero arrivati oltre i confini del Duemila. Le partite in fondo non finiscono mai.

Più soldi per i Rom". Ce lo chiede l'Europa

Robert Favazzoli - Ven, 01/07/2016 - 12:23

L'Unione europea invita i Paesi emmbri ad occuparsi di più degli 'zingari' che vivono sui propri territori. Più soldi, meno discriminazioni e maggiore assistenza gratuita

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri a investirwe più soldi nei progetti di intergrazione per i Rom, perchè essi "appartengono alla nostra società e all'Europa". A dirlo è il vice-presidente della Commissione Frans Timmermans, che continua: "Gli Stati menbri dovrebbero utilizzare tutti gli strumenti politici, giuruduci e finanziari a loro disposizione per garantire l'ugualianza di possibilità e l'inclusione sociale alle persone di etnia Rom. .

Anche il commissario per le pari opportunità Věra Jourová invita a maggiore impegno in questa direzione. I bambini Rom, infatti, verrebbero discriminati all'interno di alcuni Stati membri fin dall'infanzia, all'interno del sistema di istruzione. Le autorità di Bruxelles, spiega, agiranno contro quegli Stati che si opponessero a queste direttive anti-discriminatorie.

La Commissione ha poi criticato la costrizione dei Rom all'interno dei campi, la ancanza di mezzi per inserire gli zingari nella società e nel mercato del lavoro e i "discorsi discriminatori" contro le minoranze. "La Commissione invita i Paesi membri ad avere una più forte volontà politica e una visione più lungimirante nella lotta alle discriminazioni ontro i Rom".

Nel concreto la Ue chiede:
maggiore sensibilizzazione del settore pubbico a proposito delle diversità che compongono le società e maggiore sensibilizzazioen verso i problemi di inclusione che interessa i Rom;

lotta alla retorica anti-Rom e ai discorsi di odio contro di loro;

azioni contro i matrimoni di persone minorenni, contro i matrimoni combinati e contro la costrzione dei minori all'accattonaggio;

migliorament deiservizi medici forniti ai Rom e assistenza medica gratuita;

incentivo all'assegnazioni di case popolari ai Rom senza criteri di discriminazione;
inaugurazione di centri di permanenza provvisori per i Rom non stanziali.

Vogliamo il lavoro e la casa". Gli immigrati ancora in rivolta

Michel Dessì - Ven, 01/07/2016 - 09:17

La Piana di Gioia Tauro come una polveriera. Gli immigrati scendono in piazza per protestare: ancora tensioni



Le urla degli immigrati, ieri mattina, hanno rotto il silenzio disattento della seconda zona industriale del porto di Gioia Tauro.

Quella famosa ZES (zona economica speciale) mai partita, il cui territorio somiglia sempre più a uno di quelli occupati dalle milizie del Daesh, terrore di questo terzo millennio. Gli africani della grande tendopoli di San Ferdinando sono scesi in piazza per protestare. Ancora una volta. E, questa volta, armati di cartelloni con scritte in perfetto italiano, chiedono maggiori diritti, lavoro sicuro, una casa. Accogliente e confortevole. Sono gli stessi che solo qualche settimana fa avevano dato sfogo, per le vie della piccola cittadina della Piana commissariata dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, alla rabbia per la morte accidentale di uno di loro e al disprezzo nei confronti delle forze dell'ordine e degli italiani accusati di essere razzisti e mafiosi.

Oggi, infatti, chiedono giustizia per Sekine Triore, il maliano ferito a morte da un colpo partito accidentalmente dalla pistola di un carabiniere intervenuto per sedare una rissa all'interno del ghetto. Il giovane militare era stato aggredito con un coltello dall’africano, nell’atto di difendersi ha sparato. Attualmente del caso se ne sta occupando la magistratura. Non è stato l’unico caso di violenza da parte degli abitanti della tendopoli, in quanto, nei giorni scorsi, un altro immigrato del Mali ha minacciato i dipendenti comunali di San Ferdinando, dopo aver mandato in frantumi, con un pugno, il vetro dello sportello municipale.

Gli animi sono sicuramente in subbuglio in tutta la Piana. Gli abitanti sono, a loro dire, esausti dalle continue provocazioni di immigrati di ogni sesso ed età. Accoltellamenti, prostituzione in strada e in bordelli clandestini, stati evidenti di esaltazione da uso di alcol e droghe, minacce e provocazioni di ogni tipo hanno portato all’esasperazione anche le persone più disponibili all’incontro e all’accoglienza.

La tendopoli, che doveva essere smantellata, è, in realtà, ancora in piedi. E verrà molto probabilmente sostituita da una nuova a pochi metri di distanza. I rosarnesi, dal canto loro, sono scesi in piazza nelle ultime ore per bloccare un’altra operazione risultata, da subito, provocatoria e pericolosa. Qualcuno, non si sa bene chi, aveva pensato di approntare un centro d’accoglienza per centinaia di immigrati in un immobile che, fino a 15 anni fa ospitava il liceo scientifico cittadino. Come dire, imporre, nel centro della città già abbondantemente martoriata da una convivenza forzata e, oggi, mal digerita, la presenza di nuovi immigrati con tutte le conseguenze negative di un incontro fra civiltà differenti non voluto.

Non lo vogliono gli abitanti della Piana, già lacerati dalla mancanza di lavoro e di sicurezza sociale, e non lo vogliono le migliaia di immigrati, clandestini e non, che pretendono di essere garantiti e mantenuti dallo Stato Italiano.

L’Europa dal 2012 ha autorizzato le acciaierie a “risparmiare” sui dispositivi contro le polveri sottili

La Stampa
stefano valentino

Dal lontano 2012 l’Unione europea ha permesso alle industrie siderurgiche di diluire i vincoli anti-inquinamento che entrano in vigore l’anno prossimo, causando danni enormi per la salute dei cittadini europei



Solo nel 2012 ha fatto almeno 60 miliardi di euro di danni, causando emergenze sanitarie e morti in tutta Europa. E pare non volersi fermare. Stavolta la minaccia non è il terrorismo o la mafia. Bensì un killer invisibile: l’aria infestata dalle fabbriche. A cominciare dalle acciaierie.

Comparto industriale tra i più inquinanti, quello siderurgico, pare deciso a farci pagare con la salute il metallo che finisce nei nostri elettrodomestici, automobili, palazzi, ponti, treni, navi. Oltre che negli armamenti. I cittadini europei rischiano di accollarsi altre centinaia di milioni di euro in costi sanitari a causa delle manovre effettuate dietro le quinte dalle aziende del settore siderurgico per ammorbidire i vincoli Ue anti-inquinamento in vigore dal 2016.

Finora sono gli italiani a pagare il conto più salato, insieme a inglesi, francesi, tedeschi e polacchi, a causa della contaminazione atmosferica generata dall’industria (siderurgica e non solo). Dal 2008 al 2012, i contribuenti della penisola hanno perso almeno 23 milioni di euro in cure, giorni di malattia e tagli di reddito derivante dal decesso di famigliari lavorativamente attivi. L’importo comprende sia le spese a carico sia i rimborsi delle casse previdenziali foraggiate col prelievo fiscale. Lo dicono i dati dell’Agenzia ambientale europea .



L’Ue ha tentato di rimediare con la Direttiva sulle emissioni industriali che prevede nuovi vincoli per i grandi inquinatori. La normativa è stata approvata nel 2010 dall’Europarlamento, l’istituzione europea che dovrebbe esercitare il controllo democratico sulle decisioni e rappresentare gli interessi dei cittadini. E una vita sana è sicuramente il primo interesse di chiunque.

Il testo di legge, a ben vedere, assomiglia però a un assegno in bianco. Gli eurodeputati hanno votato solo un generale obbligo a inquinare meno. Ma è poi l’industria che, di fatto, decide in che misura rispettarlo. È come dire: non passare col rosso, però puoi spegnere il semaforo. Anziché blindare nella stessa Direttiva le soglie d’inquinamento, i legislatori europei hanno delegato il compito a una serie di comitati tecnici. Spetta a loro prescrivere le più avanzate tecnologie disponibili sul mercato per migliorare la qualità dell’aria, indicando per ciascuna il livello di emissioni da rispettare.

È stato istituito un comitato per ogni comparto industriale: uno appunto per l’acciaio e altrettanti per la chimica, l’alimentare, l’energia termo-elettrica, e così via. È poi la Commissione europea a rendere vincolanti le loro prescrizioni, attraverso una decisione ufficiale. “Il sistema mira a consentire un agile adeguamento normativo al passo col progresso tecnologico, evitando di passare ogni volta per le lungaggini dell’iter parlamentare”, commenta in via anonima un funzionario della direzione ambientale alla Commissione europea.
Un metodo ottimo in teoria. Ma tradito nella pratica.

Il paradosso, infatti, è che i comitati tecnici sono composti quasi esclusivamente dalle stesse aziende campionesse di inquinamento e dai governi che le spalleggiano per difendere l’economia nazionale, come dimostra l' elenco dei membri del comitato sull'acciaio che abbiamo ottenuto in via confidenziale. In particolare, le regole Ue sulla nomina dei membri dei comitati non prevedono la partecipazione di consulenti indipendenti. Inoltre, pochi rappresentanti della società civile siedono nei comitati per far da contrappeso agli industriali.

"Siamo l'unica ONG coinvolta. Preoccupante è il fatto che gli Stati membri, che hanno maggiore voce in capitolo, sono  infiltrati dalle lobby del settore ", dichiara Christian Schaible, delegato dell'Ufficio ambientale europeo, federazione ambientalista con sede a Bruxelles (EEB). In seno al comitato sull'acciaio, afferma, "le lobby della siderurgia hanno esercitato pesanti pressioni sulla segreteria del comitato per impedire il rafforzamento dei requisiti tecnici per il rilascio delle licenze ambientali ai sensi della nuova normativa Ue".

I colossi della siderurgia si sono così ritrovati col coltello dalla parte del manico, e ne hanno approfittato per boicottare le tecnologie più sostenibili, che sono anche quelle più costose. L’idea di investire una quota dei loro profitti per inquinare meno è specialmente sgradita alle acciaierie europee, indebolite dalla crisi, dalle salate bollette energetiche e da concorrenti extra-europei (soprattutto cinesi) non soggetti ai medesimi oneri ecologici. "Nell'attuale contesto molti impianti non sono redditizi e quindi difficilmente possono permettersi un ulteriore aumento dei costi ambientali che sono già abbastanza alti", spiega Thorsten Hauck, capo dipartimento presso il VDEh-Betriebsforschungsinstitut (BFI), un istituto tedesco di ricerca sulle tecnologie per la fabbricazione dell'acciaio, con sede a Düsseldorf.

Nel 2012 il comitato per l’acciaio ha quindi deliberato che gli impianti esistenti possono derogare all’obbligo di introdurre una delle ultimissime tecnologie di punta disponibili sul mercato : il cosiddetto meccanismo dei “filtri a maniche”. Si tratta di un innovativo procedimento che permette di minimizzare gli scarichi in atmosfera durante la preparazione del materiale ferroso da cui viene estratto l’acciaio negli altiforni. Da quest’operazione proviene oltre il 50% degli inquinanti più pericolosi di un impianto siderurgico tradizionale , ossia le polveri sottili, anche dette particolato (PM).

Le polveri sono microscopiche gocce di composti chimici che, se inalate, inducono malattie respiratorie, cardiovascolari, cancerogene e di altro tipo, spesso letali . Solo nel 2011 hanno provocato 430.000 decessi precoci nell’Ue , di cui quasi 65.000 in Italia. La siderurgia è la seconda principale fonte di polveri in Europa (circa 20.000 tonnellate all'anno) dopo il settore energetico (935.000 tonnellate), su un totale di 990.000 tonnellate emesse da tutta l'industria europea nel 2013, secondo i dati del Registro Ue delle sostanze inquinanti .

Ora, i filtri a maniche sono quasi tre volte più efficaci dei tradizionali “filtri elettrostatici", strumenti ormai obsoleti ma tuttora usati nella maggior parte delle acciaierie europee. "Le componenti più minuscole (e più dannose) delle polveri, al centro dell'attenzione nel corso degli ultimi anni, sono difficili da catturare mediante i soli filtri elettrostatici a causa delle loro caratteristiche fisiche e chimiche", spiega Hauck. Grazie ai filtri a maniche è invece possibile ridurre del 60% le polveri rilasciate durante la preparazione del materiale ferroso.

Il documento finale del comitato sull'acciaio del 2012 ha stabilito tuttavia che l’utilizzo dei filtri a maniche non è obbligatorio se ritenuto “non applicabile” da ogni singola acciaieria che, in tal caso, potrà continuare a usare i filtri elettrostatici. "La formulazione della deroga è così vaga che solleva di fatto le acciaierie dalla necessità di investire in filtri a maniche, senza alcuna vera limitazione, fintantoché i governi non fanno obiezioni", afferma Sebastian Plickert, rappresentante dell'Agenzia ambientale tedesca in seno al comitato sull'acciaio. La valutazione sull'applicabilità della nuova tecnologia viene infatti lasciata, caso per caso, alla discrezionalità delle autorità di controllo nazionali che da quest'anno devono rinnovare le licenze ambientali alle acciaierie in base alle nuove regole.

A spalleggiare la crociata anti-ecologica della siderurgia europea nel 2010 è stato proprio il governo italiano, come si evince dai rapporti interni del comitato . Che l'obiettivo fosse quello di far risparmiare enormi costi di riconversione ambientale all'ILVA di Taranto è un'ovvietà, visto che si tratta della più grande acciaieria ancora operativa in Italia che avrebbe dovuto introdurre i filtri a maniche. Ma l'Italia non è l'unica pecora nera. Delle 30 acciaierie sparse in Europa solo poco più di una decina, per lo più in Germania e Olanda, hanno già installati i filtri a maniche.

A causa della obsolescenza tecnologica della siderurgia, almeno 3.800 tonnellate di polveri in eccesso hanno riempito i polmoni degli europei in questi ultimi quatto anni, stando alle stime di Plickert. Tale cifra rappresenta meno dell’1% della gigantesca cappa di particolato che ricopre le nostre città, causata per lo più dai consumi domestici e dal traffico stradale prima ancora che dall’industria (che ne è responsabile all’incirca per il 25%). Seppur irrisoria, l’eccedenza di polveri rilasciate dalle acciaierie contribuisce comunque a mantenere elevato il livello di concentrazione di particolato negli agglomerati urbani europei, dove spesso viene superata la soglia di guardia prevista dall’Organizzazione Mondiale della Sanità .

Per ogni tonnellata aggiuntiva di particolato, l’insieme gli euro-cittadini pagano ogni anno una “fattura medica” che ammonta ad almeno 23mila euro. Il surplus di polveri accumulate dalla siderurgia europea nell’arco di soli 6 anni avrebbe quindi un costo potenziale per la collettività di circa 524 milioni di euro.

Un importo superiore agli appena 460 milioni che le acciaierie non ancora conformi dovrebbero sborsare per passare al meccanismo dei filtri a maniche. Gli esperti calcolano infatti un investimento medio di 23 milioni per impianto. A conti fatti, milioni di risparmi e fondi pubblici andrebbero persi per salvaguardare gli interessi economici di pochi. Ciò nonostante, la Commissione europea sempre nel 2012 ha avallato il diktat delle lobby della siderurgia, legalizzandolo in una formale decisione .

Secondo la federazione europea delle acciaierie (Eurofer), basata a Bruxelles, la decisione è in linea con la normativa Ue. "La Direttiva sulle emissioni industriali sancisce che occorre tenere conto non solo della tecnologia utilizzata ma anche del modo in cui l'impianto è stato progettato," commenta Danny Croon, direttore delle questioni ambientali a Eurofer. La stessa Commissione europea ha confermato di essersi attenuta alla procedura prevista dalla Direttiva. Bruxelles chiude gli occhi, salvo poi lanciare procedure d’infrazione contro i governi a disastro ormai compiuto. Come è successo nel 2013 con l’Ilva di Taranto che, per rispondere alle pressioni Ue, si è dovuta impegnare a introdurre i filtri a maniche entro la fine del 2016.

"Le industrie che inquinano e provocano danni ambientali rilevanti, vanno monitorate con attenzione e devono essere fatte oggetto di particolari normative per prevenire e riparare ai danni miliardari che causano ai sistemi sanitari europei ed ovviamente ai cittadini stessi", commenta Nicola Caputo, euro-deputato del Partito democratico e membro della commissione euro-parlamentare sull'ambiente.
Possiamo solo ipotizzare che segrete macchinazioni, come quelle orchestrate dall’industria siderurgica, abbiano avuto luogo anche all’interno dei comitati tecnici competenti per gli altri comparti industriali. Provate a immaginare quanto veleno rimarrà mescolato nell’aria che respiriamo e quanto dovremo ancora pagare sulla nostra pelle e col nostro portafoglio se tale ipotesi fosse realtà? Materia per nuove inchieste.

Questa storia è il risultato di un’inchiesta condotta da un team internazionale di giornalisti (Stefano Valentino, Dino Trescher e Luuk Sengers) e arricchita dai contributi di diversi utenti, raccolti attraverso la piattaforma di giornalismo collaborativo MobileReporter . L’inchiesta è stata resa possibile grazie al sostegno del  JournalismFund.eu

La Germania perdona il boia della strage di Marzabotto

La Stampa
alessandro alviani

Stoccarda, archiviate le indagini contro l’ex SS Kusterer. Ira del Pd



L’azione penale è «inammissibile» in quanto il suo stato di salute non gli consente in modo duraturo di sostenere un processo. Inoltre non è stato possibile dimostrare concretamente il suo ruolo nel reato che gli viene contestato. Con queste motivazioni la procura di Stoccarda ha archiviato le indagini contro Wilhelm Kusterer, il 94enne che era stato condannato all’ergastolo in Italia nel 2008 per l’eccidio di Marzabotto e l’anno scorso aveva ricevuto da una città tedesca una medaglia al merito, che aveva poi riconsegnato sull’onda delle polemiche.

Polemiche riemerse ora di fronte alla chiusura del procedimento, che era stato aperto dalla procura di Stoccarda il 24 luglio del 2013 con l’ipotesi di reato di omicidio. È una notizia «molto grave», ha spiegato il parlamentare del Pd ed ex sindaco di Marzabotto Andrea De Maria, che sta lavorando con altri deputati a un’iniziativa istituzionale, da presentare nei prossimi giorni, relativa all’esecuzione in Germania e in altri Paesi delle sentenze dei tribunali militari italiani sulle stragi nazifasciste. Il presidente del gruppo Pd alla Regione Emilia Romagna, Stefano Caliandro, spiega che oggi, come a marzo, il sentimento è di «sconcerto e indignazione profonda».

A marzo era emersa la notizia che la città di Engelsbrand, nel Sud-Ovest della Germania, aveva assegnato l’anno scorso a Kusterer una medaglia per il suo impegno in diverse associazioni musicali, ginniche e di canto. Un riconoscimento dal «carattere simbolico», aveva spiegato allora a La Stampa il sindaco Bastian Rosenau, secondo il quale il consiglio comunale non era al corrente del suo passato all’epoca della consegna. La medaglia era stata riconsegnata dallo stesso Kusterer a metà marzo.

Ora l’ennesima delusione per i parenti delle vittime. Secondo una nota della procura di Stoccarda, una perizia medica richiesta dalla stessa procura giunge alla conclusione che Kusterer, che ha bisogno di continua assistenza, non è in grado, a causa del suo stato di salute, di rappresentare a dovere i suoi interessi, di difendersi e di rilasciare dichiarazioni in sede processuale. Indipendentemente da ciò non è possibile attribuirgli, in qualità di colpevole, complice o partecipante, tutti o almeno una parte degli omicidi di cui la 16esima divisione granatieri corazzati “Reichsführer SS” si rese responsabile nell’autunno del 1944 in Italia.

La sola appartenenza a un’unità nel periodo considerato, che è bastata ai giudici italiani per il loro verdetto di colpevolezza, nell’ordinamento tedesco non è sufficiente per giungere a una condanna, ricorda la procura. Si tratta della stessa motivazione con cui la procura di Monaco I archiviò nel 2009 un procedimento simile che vedeva coinvolto tra gli altri lo stesso Kusterer.

Selvaggi

La Stampa
jena@lastampa.it

A questo punto qualcuno dovrebbe chiedere scusa a quei selvaggi dei NoTav.

Renzi

La Stampa
jena@lastampa.it

Comprereste voi una legge elettorale da quest’uomo?