martedì 19 luglio 2016

Amish, l’altra modernità che fa storia

Corriere della sera

di MARCO BRUNA
Dopo le persecuzioni in Europa nel corso del XVIII secolo e una sentenza nel 1972 della Corte suprema degli Stati Uniti che ammise la loro eccezione didattica, che prevedeva la fine degli studi finite le scuole elementari, la comunità religiosa (300 mila membri nel 2015), è in costante crescita e cerca di rapportarsi in modo originale con la tecnologia.

Origini di un credo

La religious liberty, la libertà di culto americana, gli ha permesso di svilupparsi come comunità, fedele a una tradizione che ha le sue radici nel XVI secolo: parliamo degli Amish, confessione religiosa nata in Svizzera nel Cinquecento e stabilitasi negli Stati Uniti dal Settecento. Il loro credo risale al movimento anabattista, che rifiuta il battesimo dei bambini, e si rifà alla Confessione di Fede di Dordrecht del 1632. Considerati da alcuni studiosi come Protestanti conservatori, da altri sono accostati ai Mennoniti e ai Quaccheri, in quanto seguaci delle chiese libere e per via dei numerosi punti dottrinali in comune. L’idea di una chiesa libera o professante a cui si ispirano gli Amish, nacque a Zurigo, in Svizzera, nell’ala «radicale» della Riforma Zwingliana.

Rappresentati della comunità Amish
Rappresentati della comunità Amish

La comunità in cui nasce e cresce un Amish è contraddistinta da un tessuto sociale basato su forti legami familiari e su una salda identità religiosa. Questa comunità è contraddistinta da una serie di regole maturate e consolidate nel corso dei secoli: il cosiddetto Ordine — l’Ordnung —, che discende da insegnamenti e passi ricavati dalla Bibbia. I membri più anziani si fanno carico di spiegarne l’applicazione ai bambini, che si adattano a queste regole attraverso una pratica quotidiana.

Il fondatore

Nel 1693, il vescovo svizzero Jakob Ammann, in seguito ai contrasti e alla rottura con la chiesa Mennonita, diede origine al movimento Amish, che mantenne nella sua dottrina diversi punti che li accostavano ai Mennoniti. Le notizie sulla sua vita sono molto frammentate: di lui si sa che fu sarto, come suo padre Michael. Nacque a Erlenbach attorno al 1644 e nel 1655 si trasferì con la famiglia a Oberhofen, sul Lago di Thun. All’età di trentacinque anni entrò a far parte della comunità anabattista, divenendone in seguito decano.

Jakob Ammann (1644-1712/1730)
Jakob Ammann (1644-1712/1730)

Nel 1693 la rigida applicazione della regola, che lo portò al rifiuto della modernità, generò uno scisma all’interno della comunità anabattista svizzera (guidata da Hans Reist). Ammann e i suoi seguaci si rifugiarono così in Alsazia. Poco prima della sua morte, nel 1720, parte degli anabattisti alsaziani, chiamati Amische, o Amish in inglese, abbandonò l’Europa e si rifugiò in Pennsylvania, negli Stati Uniti. A partire dal XIX secolo le comunità Amish presero parte alla colonizzazione del Midwest americano.

Uno stile di vita «fuori dal tempo»

I principi guida della comunità Amish sono ispirati a un rifiuto della civilizzazione come viene concepita nel mondo moderno: l’elettricità non è infatti ammessa, poiché rovinerebbe la naturalezza del creato e la semplicità del vivere, mentre fonti alternative e naturali come vento, sole e acqua sono da considerare come le principali fonti di energia. Non esistono automobili, poiché l’intento è quello di vivere con umiltà: questo fa degli Amish dei buoni allevatori di cavalli, che rappresentano la principale forza motrice, sia per il lavoro agricolo sia per gli spostamenti: i calessi neri, i cosiddetti buggies, sono diventati il simbolo di questa comunità.

Ragazze appartenenti alla comunità Amish (Foto Ap)
Ragazze appartenenti alla comunità Amish (Foto Ap)

Il loro modo di vestire si può considerare di un’altra epoca e a guidare il canone estetico ci sono innanzitutto motivi di ordine pratico. Gli uomini indossano il cappello e vesti scure, prive di cerniere lampo e in parte anche di bottoni. I calzoni hanno fondo largo e orlo alto, per motivi di praticità e di modestia. Portano la barba, secondo gli insegnamenti della Bibbia, ma non i baffi, che associano con la vita militare e alla quale sono collegate l’arroganza e la violenza. Le donne hanno abiti privi di ornamenti, con grembiuli e cuffie che coprono i capelli, che non è consentito tagliare. Se sono nubili hanno cuffie nere, se sposate indossano cuffie bianche. La gonna è generalmente lunga fino a metà polpaccio per essere modesta e pratica al tempo stesso. Nessuna donna porta gioielli, considerati oggetti superflui e che esprimono vanità.

Regole di vita nella comunità

La comunità si fonda sul reciproco aiuto, sia per il lavoro che per il denaro, rendendo così inutili le assicurazioni o i fondi pensionistici. Ogni membro adulto lavora per provvedere a sé, alla sua famiglia e alla comunità, nelle cui casse versa dei soldi utili per far fronte a imprevisti e a situazioni di difficoltà in cui potrebbero versare gli altri membri. Per esempio, se un Amish avesse bisogno del dentista ma non riuscisse a permetterselo, la cassa della comunità gli garantirà il necessario per provvedere alla visita. Allo stesso modo interviene per costruire dimore per giovani coppie o per aiutare una famiglia in difficoltà.

Bambini e adulti su un tipico buggy, i carri simbolo della comunità Amish (Foto Epa)
Bambini e adulti su un tipico buggy, i carri simbolo della comunità Amish (Foto Epa)

I matrimoni all’interno della comunità avvengono spesso tra persone imparentate tra loro, ragione per cui la prole rischia di ereditare malattie genetiche, come nanismo e disordini metabolici. Particolarmente alta tra i bambini Amish è l’incidenza di una rarissima malattia, la sindrome di Crigler-Najjar, una condizione genetica che impedisce al fegato di metabolizzare la bilirubina, che provoca, se non è espulsa, l’ittero e l’intossicazione sistemica.

Il percorso educativo

I bambini Amish studiano fino all’età di 13 anni in una scuola composta in genere da un’unica stanza. Dopo gli studi i maschi si dedicano all’agricoltura e alla carpenteria, mentre le donne ai lavori domestici e alla cura familiare. L’insegnamento da parte del più esperto ai più giovani rappresenta un principio cardine della comunità: questo fattore venne considerato rilevante per risolvere la contesa tra le comunità Amish e il governo degli Stati Uniti nel 1972, in ottemperanza del rispetto della legge federale che imponeva di mandare i figli a scuola sino ai 18 anni.

Famiglia Amish alla Union Station di Chicago, negli Stati Uniti (Foto Roberto Apostolo)
Famiglia Amish alla Union Station di Chicago, negli Stati Uniti (Foto Roberto Apostolo)

La richiesta del governo venne considerata incostituzionale perché lesiva della libertà di religione e di costume: gli Amish spiegarono alla Corte suprema il rifiuto di una scuola ispirata a valori mondani e la scelta di un modello educativo basato su un’istruzione non competitiva e non individualistica, limitata alle nozioni fondamentali e fondata sull’«imparare facendo». Nelle scuole Amish le insegnanti sono in genere giovani donne nubili della comunità e non possiedono un curriculum professionale, ma vengono scelte in base alle loro doti intellettuali e alla loro condotta morale.

«Rumspringa»

Dopo la scuola, per molti giovani Amish comincia un periodo chiamato Rumspringa, che letteralmente significa «saltare in giro», e indica il momento in cui le famiglie allentano il controllo sui figli per permettergli di fare esperienza del mondo. Ragazzi e ragazze si uniscono ai loro coetanei, viaggiano, escono, bevono alcolici e possono sperimentare lo stile di vita di chi non è Amish. La comunità vuole infatti assicurarsi che la professione di fede che saranno chiamati a fare nel giro di qualche anno sia sincera e consapevole delle rinunce a cui i fedeli vanno incontro. Il periodo dura qualche anno: di 100 ragazzi e ragazze che vanno Rumspringa di solito 80-90 sono pronti ad affrontare la vita secondo le regole Amish.

Ragazze della comunità Amish
Ragazze della comunità Amish

Se decidono di far parte della comunità i giovani ricevono un battesimo, solitamente tra i 16 e i 20 anni. Prima, gli viene chiesto di frequentare un corso, una sorta di catechismo, dove si studia la Confessione di Fede di Dordrecht del 1632. Al termine la comunità valuta se accogliere il nuovo arrivato. Se la risposta è positiva, il battesimo avviene un paio di domeniche prima della comunione d’autunno: in questa occasione i battezzandi incontrano il capo della chiesa e gli viene data la possibilità di rinunciare al genere di vita prescelto. Se il candidato dovesse scegliere di rinunciare alla vita Amish, verrà bandito dalla comunità e ai suoi parenti sarà vietato aver rapporti con il loro familiare.

La svolta di una comunità

È comune pensiero che gli Amish rifiutino ogni tipo di oggetto moderno: oggi possiamo considerare quest’idea vera solo in parte. Per questa comunità la tecnologia non è dannosa in sé: è l’uso smodato e acritico che ne fa l’uomo ciò che viene condannato. Non sempre gli Amish riescono a fare a meno dell’elettricità in quanto il loro commercio si basa su prodotti caseari e alcuni meccanismi di refrigerazione richiedono elettricità, che viene fornita da generatori a gasolio, acquistato in caso di bisogno e trasportato sui caratteristici buggies.

Una giovane Amish segue un corso alla Buckeye Business School di New Philadelphia, in Ohio: la scuola si propone di insegnare i fondamenti del computer «per aiutare a confrontarsi con la realtà»

Una giovane Amish segue un corso alla Buckeye Business School di New Philadelphia, in Ohio: la scuola si propone di insegnare i fondamenti del computer «per aiutare a confrontarsi con la realtà»
L’espansione di questo gruppo, arrivato alle 300mila unità nel 2015 (erano seimila a inizio Novecento), ha portato innanzitutto cambiamenti qualitativi. La fattoria è ancora al centro dell’universo Amish, ma tanti lavorano in fabbrica e creano attività e imprese. La tecnologia viene rivalutata e se diventa necessaria si cerca di trovare un compromesso. Per esempio, in caso di lunghi viaggi si comincia ad affittare auto con un conducente e gps o a servirsi di batterie — non alla rete elettrica — in caso di necessità. Internet può essere utilizzato per portare avanti un’attività imprenditoriale. Gli Amish, scrive lo studioso Steven M. Nolt, «partecipano alla vita moderna a modo loro».

Il Cnel (quasi) abolito ma i premi rimangono

Corriere della sera

di LORENZO SALVIA

I cinque dirigenti del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro si sono appena visti assegnare la cosidetta retribuzione di risultato per l’anno scorso

Un disegno di Doriano Solinas
Un disegno di Doriano Solinas

Sarà anche vicino all’abolizione. Ma nel frattempo il Cnel è ancora in grado di pagare un ricco premio a chi lo guida verso i titoli di coda. I cinque dirigenti del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro si sono appena visti assegnare la cosidetta retribuzione di risultato per l’anno scorso: 92 mila euro lordi in tutto, quasi 20 mila euro a testa.

L’accordo firmato con i sindacati di categoria rispetta pienamente la legge. Ci mancherebbe. L’abolizione del Cnel, annunciata dal presidente del consiglio Matteo Renzi più di due anni fa, è un’opera ancora incompiuta: prevista dalla riforma costituzionale approvata dal Parlamento, deve ancora superare il referendum d’autunno. In attesa del verdetto finale, dunque, il bonus è in regola. Eppure.

Da oltre un anno il Cnel gira con il motore al minimo. I fondi sono stati dimezzati, il presidente si è dimesso, su 65 consiglieri ne sono rimasti 29, su 120 dipendenti appena 51. Ma per il premio di risultato, solo per quello, non è cambiato nulla. I cinque dirigenti hanno preso il premio pieno perché nella valutazione sul loro operato hanno ottenuto un «punteggio compreso nella fascia massima». Sarà senza dubbio così.

E sarà anche vero che — come si osserva nell’accordo con invidiabile understatement — «malgrado la contingenza istituzionale particolarmente complessa» le attività amministrative sono «rimaste sostanzialmente invariate». Ma qualche dubbio sull’opportunità resta. Per i premi del 2016 l’orientamento è di assegnarne la metà con gli stessi criteri dell’anno scorso. Mentre la seconda tranche arriverà solo se i dirigenti avranno fatto tutto il possibile per assicurare l’effettiva chiusura della struttura. Sempre che l’abolizione superi il referendum. Altrimenti non solo i premi saranno pieni. Ma tutto il Cnel tornerà agli antichi splendori.

18 luglio 2016 (modifica il 18 luglio 2016 | 20:55)

Catawiki, le aste online per collezionisti

La Stampa
lorenza castagneri

Due olandesi hanno inventato nel 2008 un sito dove vendere monete, francobolli, orologi, macchine d’epoca, gioielli, abiti vintage, dischi e molto altro. L’ispirazione viene da eBay, ma c’è un esperto a garantire che gli oggetti sono autentici



È uno dei rischi più comuni che si corre acquistando online: incappare nella fregatura, spendendo soldi per qualcosa che sembra originale e che invece non lo è. Succede su 8 siti su 10. E rischia di accadere ancora più spesso quando l’oggetto del desiderio è un pezzo da collezione di cui a distanza e attraverso uno schermo non si riesce a valutare l’autenticità. Un problema che Catawiki, casa d’aste online specializzata in lotti pregiati, ha risolto introducendo un doppio controllo: prima che ogni bene sia venduto viene autenticato da un esperto del settore. E, dopo l’acquisto, la piattaforma non versa il denaro al venditore finché l’acquirente non lo riceve e conferma che è tutto ok.

È lo stratagemma che si è inventato l’olandese René Schoenmakers, l’ideatore del sito assieme al connazionale Marco Jensen e grande appassionato di fumetti. «Come tanti, anche io ho cercato qualche copia su Internet – spiega - ma subito mi sono reso conto che nel mare di risultati che si trovavano sui siti di vendite online c’era anche tanta spazzatura, pezzi di poco valore, se non falsi», racconta durante un soggiorno milanese. Così, nel 2008, nasce l’idea di Catawiki. Qui si trovano monete, francobolli, orologi, macchine d’epoca, gioielli, abiti vintage, dischi più molti altri oggetti da collezione e ogni prodotto è certificato da esperti come in una casa d’aste tradizionale.


L’home page di Catawiki

«Garantiamo la perizia completa di un potenziale lotto nel giro di tre giorni: basta fornire una descrizione dettagliata e una serie di fotografie», assicurano Schoenmakers e Jensen che oggi possono contare su uno squadrone di 175 banditori professionisti che collaborano con Catawiki, di cui dieci soltanto in Italia. Dopo il loro ok, il pezzo può essere battuto. «Le aste si aprono sempre il venerdì sera con una base di partenza di un euro e durano in media una settimana. Dopo il pagamento, che si può effettuare direttamente dal sito, provvediamo a inviare il prodotto a chi ha vinto l’asta. Quando il destinatario comunica che l’oggetto è effettivamente in buone condizioni e corrisponde a quello visto sul nostro sito partiamo con il versamento del denaro».


I fondatori di Catawiki, René Schoenmakers e Marco Jensen

Ogni settimana vengono venduti 30.000 lotti. Catawiki si mantiene attraverso una commissione applicata sul denaro speso per gli acquisti. «È così reggiamo in piedi il business», spiega Federico Puccioni, il country manager per l’Italia dell’azienda. Ma c’è stato anche n caso in cui il denaro incassato è andato in beneficenza. «Sì, è successo un po’ di tempo fa, quando avevamo all’asta la papalina di Papa Francesco, venduta da un inviato de Le Iene», rivela. «Ci sembrava doveroso destinare il denaro a una onlus in quella situazione». Ma su Catawiki c’è anche chi è riuscito a piazzare una Porsche 356 del 1960 per 165mila euro: l’oggetto più caro mai venduto. Quello più strano? La mascella di un T-rex.

Sul sito si trovano 80 categorie di oggetti. «Noi ci poniamo tra i siti delle case d’asta classiche, spesso considerate un ambiente esclusivo, e i portali di vendita online più conosciuti dove, però, la validazione degli oggetti da parte di banditori riconosciuti manca», spiega René Schoenmakers. «I concorrenti? Esistono, ma sono specializzati in una sola tipologia di pezzo. Per noi, invece, ogni oggetto raro e pregiato può essere un ottimo affare».

Minoranze

La Stampa
jena@lastampa.it

Uno guarda la foto dei militari golpisti nudi e ammassati e pensa alla minoranza Pd se Renzi vince il referendum.