sabato 23 luglio 2016

Aggiornate i vostri iPhone, c’è un bug di sicurezza da risolvere

La Stampa
andrea nepori



Se non avete ancora installato iOS 9.3.3 sul vostro iPhone o sul vostro iPad fatelo subito. L’aggiornamento, rilasciato a inizio settimana da Apple, chiude una falla importante, sconosciuta fino alla pubblicazione delle nuove versioni del software. E’ un bug di sicurezza che permette ad un malintenzionato di eseguire codice arbitrario su un dispositivo con l’invio di un’immagine TIFF modificata tramite messaggio MMS. L’hacker di turno potrebbe accedere alle credenziali Web salvate in memoria o ai cookie di Safari. A meno che il dispositivo in uso non sia stato sottoposto a Jailbreak, il rischio di un controllo totale del telefono è invece scongiurato dai sistemi di sicurezza imposti dal “sandboxing” di iOS, ovvero la limitazione dell’esecuzione di codice a livello di sistema da parte del programma in uso.

Il problema è più grave su iOS perché l’app Messaggi riproduce subito le anteprime delle foto ricevute e potrebbe dunque processare il vettore di un eventuale attacco senza che l’utente debba scaricare attivamente l’immagine. Poiché il bug affligge ImageIO, il framework usato da Safari, Mail e altri software Apple per la lettura delle immagini, anche Mac, Apple TV e Apple Watch sono potenzialmente vulnerabili, ma eventuali attacchi richiederebbero comunque un maggiore coinvolgimento attivo dell’utente. 

Tyler Bohan, ricercatore di Cisco Talos che ha scoperto la vulnerabilità l’ha comparata per potenziale di esposizione a Stagefright , una serie di bug di Android scoperta lo scorso anno che permette di prendere il controllo di uno smartphone conoscendone solo il numero di telefono tramite l’invio di un MMS malevolo. «Il ricevente di un MMS non può prevenire l’attacco e gli MMS funzionano con un meccanismo di archiviazione e invio», ha spiegato Bohan a Forbes. «Io posso inviare un messaggio oggi e tu lo riceverai quando il telefono sarà online». 

Il ricercatore conferma inoltre l’importanza di aggiornare il prima possibile, perché di solito passano al massimo due settimane fra l’annuncio di un bug come questo e la comparsa dei primi malware che sfruttano la vulnerabilità. I recenti aggiornamenti dei software Apple risolvono inoltre altri problemi di sicurezza, come ad esempio un bug che permette l’intercettazione dell’audio di Facetime da parte di un malintenzionato presente sulla stessa rete Wi-Fi.

Germania, Derrick bandito dalla tv pubblica: troppo pesante il passato di Hors Tappert

repubblica.it
TONIA MASTROBUONI

Lo ha annunciato alla Bild Peter Gruhne, portavoce della tv Zdf: "Non lo avremo più in programma". La decisione motivata con la notizia, emersa nel 2013, sul passato nazista dell'attore protagonista della serie cult. Ma l'emittente smentisce

Germania, Derrick bandito dalla tv pubblica: troppo pesante il passato di Hors Tappert

Casi risolti spesso con la testa invece che con la pistola. Era questo uno dei segreti del successo dell'ispettore Derrick. La mancanza di violenza, la psicologia come strumento principale di analisi. Per decenni il commissario dall'aria triste ha incantato milioni di telespettatori non solo in Germania, ma in tantissimi altri paesi. E le televisioni continuano a proporlo: la Norvegia, ad esempio, sta trasmettendo in questo periodo un episodio al giorno. In patria, invece, per un eccesso di isterìa della tv pubblica, sarà bandito per sempre. Lo ha ammesso con Bild il portavoce dell'emittente Zdf: "Non lo avremo più in programma"; ha spiegato Peter Gruhne.

Una decisione incredibile. Motivata con una notizia emersa nel 2013, quando è venuto a galla il passato nazista di Horst Tappert, l'attore che impersonava il commissario di polizia dalle occhiaie profonde e dal sorriso sbilenco. Nel 1943, diciannovenne, Tappert avrebbe fatto parte delle Waffen-Ss, una delle divisioni militari più feroci della Germania di Hitler. Non si sa molto più di questo, ma è bastato tre anni fa per bloccare il progetto di denominare due strade in suo onore - Tappert è morto nel 2008. E, ora, per  bandirlo per sempre dai teleschermi. In giornata, tuttavia, la Zdf ha smentito la notizia. "La verità è che per ora non sono in programma riproposizioni della serie", si legge in una nota. L'ispettore manca dagli schermi dal 2011.

Inutile dire che Il tamburo di latta il capolavoro di Schloendorff trattto dal romanzo di esordio di Guenter Grass - anche lui con un passato nazista, come soldato della Wehrmacht - passa regolarmente, sulla Zdf. E non mancano, sul bando di Derrick, le polemiche. Uno degli autori della serie, Claus Legal, ha detto che "non si può giudicare Horst in maniera così sprezzante. Nella sua vita ha sempre dimostrato di avere i piedi ben piantati nella Costituzione". Basito anche l'attore per impersonava l'assistente di Derrick, Harry Klein.

"Bisogna sempre inquadrare il passato delle persone nel tempo in cui hanno vissuto", ha dichiarato Fritz Wepper, aggiungendo che "condannare una serie tv di culto, amata da milioni di persone, perché la biografia del protagonista mostra ombre, è esagerato. Ed è un modo paternalistico di trattare gli spettatori". In effetti.

Veterano della Seconda Guerra Mondiale muore da solo. L’appello: «Venite a dargli l’ultimo saluto». Si presentano centinaia di persone

Corriere della sera

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Aveva combattuto in Sicilia e in Egitto, durante la Seconda Guerra Mondiale. Il sergente maggiore Stewart Abbot Cooney è morto, da solo, a 92 anni, in una casa di cura di Leeds. Rischiava di rimanere solo, anche al momento dell’ultima sepoltura. Per questo una delle persone che lo avevano assistito ha deciso di lanciare un appello: “Diamo a questo veterano l’addio che si merita”. Lo ha scritto online, Dougie Eastwood, e lo ha spiegato allo Yorkshire Evening Post . “Non ci sarà nessuno della sua famiglia a partecipare ai funerali - ha spiegato - mi fa paura il fatto che un uomo che ha servito il nostro Paese possa essere sepolto da solo”.

Di qui l’appello, perché il maggior numero di persone possibili venissero a dire addio a Stewart. Un appello raccolto da centinaia di persone, reduci di guerra, motociclisti, semplici cittadini, ed è stata anche rintracciata la sorella Helen, di 84 anni, che è arrivata da Manchester insieme ai suoi due figli Scott e Stewart (di Annalisa Grandi - foto da veteransfoundation.org)

I grillini deformano la realtà di quel che avviene a Gaza per pregiudizio e ignoranza”

francesca schianchi
La Stampa

L’ambasciatore israeliano Gilon: rigurgiti antisemiti. “D’Alema ossessionato da noi, Renzi è un grande amico”



«Italia e Israele condividono il Mediterraneo, che non è solo un mare ma anche una cultura. Ho lavorato qui con tre governi, con tutti abbiamo avuto ottimi rapporti». Arrivato a fine mandato, alla vigilia della sua partenza da Roma, l’ambasciatore israeliano Naor Gilon fa un bilancio dei suoi quattro anni nel nostro Paese. 

Qua e là in Europa si assiste ancora oggi a rigurgiti di antisemitismo. In Italia che situazione ha trovato?
«Nonostante tutti i governi si siano sempre espressi in modo forte e chiaro contro l’antisemitismo, qualche elemento ancora c’è anche in Italia: come ha detto l’ex presidente Napolitano, si tratta di un tipo nuovo, che si definisce anti-sionismo, contrario alla politica di Israele, ma in realtà è spesso basato sull’antisemitismo».

A cosa pensa?
«Ad esempio c’è un giornale italiano, Il Fatto quotidiano, che propone spesso teorie della cospirazione e usa i rapporti con Israele come elemento per attaccare i politici, come se Israele fosse il male assoluto e il Mossad ancora di più. Ci sono anche politici italiani che parlano la stessa lingua».

Chi?
«E’ chiaro a tutti chi considera l’unica democrazia del Medio Oriente come il male assoluto, usandola a fini di politica interna».

Lei ha avuto polemiche con Massimo D’Alema.
«Per me chi rappresenta il Pd è il suo segretario, Matteo Renzi, che è un grande amico di Israele».

Ma qual è il problema con D’Alema? E’ troppo critico con Israele?
«Deve chiedere a D’Alema della sua ossessione per Israele».

Che rapporti ha avuto in questi anni con le forze politiche italiane?
«Ottimi, con tutti i partiti. Abbiamo appena inaugurato l’Associazione di amicizia interparlamentare Italia-Israele, a cui hanno già aderito circa 150 onorevoli. Di tutti i partiti tranne uno».

Quale?
«Il Movimento Cinque Stelle».

Ha conosciuto qualcuno dei suoi esponenti?
«Il mio staff ha incontrato Di Maio, e io alcuni parlamentari della Commissione Esteri come Di Stefano e Di Battista». 

Come li ha trovati rispetto a Israele?
«Ho avuto l’impressione che in parte siano animati da pregiudizi, e in parte ci sia un’ignoranza della realtà. Da lì è nata l’idea di una visita a Israele».

Una delegazione M5S ha fatto questa visita la settimana scorsa: ma si sono lamentati perché non li avete lasciati entrare a Gaza.
«Non dovevano sorprendersi: già qualche giorno prima li avevamo avvertiti via mail. Hanno avuto molti incontri, seri e importanti: mi dispiace che abbiano scelto di fare uscire sulla stampa italiana la parte negativa più di quella del dialogo».

Non avete dato il permesso perché, avete spiegato, Gaza è controllata da Hamas, «organizzazione terroristica ostile a Israele». Di Stefano sottolinea però che Hamas ha vinto libere elezioni.
«Sì, ma meno di due anni dopo ha preso il controllo della zona con la violenza contro il governo legittimo di Abu Mazen. Mi ha sorpreso per esempio anche che chiedano di ritirarci dal Golan».

Perché? Anche la Ue non riconosce le alture del Golan come israeliane...
«Nella parte siriana del Golan c’è Isis che ammazza i dissidenti e quelli che si oppongono. Vogliamo rischiare che i terroristi controllino anche la parte del Golan israeliano?».

Di Maio ha annunciato che, se vincerà il M5S, riconosceranno la Palestina. Sarebbe un problema per voi?
«Tutti i governi israeliani dagli accordi di Oslo in poi hanno accettato il principio di due popoli e due Stati. Ma ci si può arrivare solo attraverso negoziati diretti tra Israele e l’Autorità palestinese: se creiamo un Paese debole, rischia di diventare un covo di Daesh. Creare un altro Paese instabile sarebbe un problema per il mondo intero, e per Israele un vero suicidio».

L’M5S dice riconoscimento senza condizioni. Siete in pieno disaccordo?
«Sicuramente sì. Il riconoscimento deve avvenire dopo un processo e dopo che i palestinesi hanno mostrato la loro capacità di controllare il Paese».

La preoccupa che l’M5S possa andare al governo?
«No, noi lavoriamo con tutti tranne con gli antisemiti. E abbiamo esempi in altri Paesi di persone molto critiche con Israele all’opposizione, che al governo hanno cambiato idea, come Syriza in Grecia. Come recita un detto israeliano, le cose che si vedono da una posizione, si vedono diversamente da un’altra». 

Tanto

La Stampa
jena

Di Maio ha insultato i malati di cancro, tanto sono elettori terminali.