giovedì 28 luglio 2016

Bergoglio, go home!

Nino Spirlì

1

Non basta indossare la talare bianca e farsi scarrozzare sulla papamobile, per diventare Servo dei servi di Dio, Pontefice della Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica e Vescovo di Roma. Bisogna avere Dio nell’Anima e il Gregge del Signore nel Cuore. Esserne pastore e guida. Difensore e tutore. Lo si deve amare sopra ogni cosa. Dio e il Gregge. Anche oltre se stessi. Al di là di ogni posa buona per lo scatto dei fotografi, di ogni striscione paraculo da parrocchia di provincia, di un primo piano studiato col cameraman compiacente e il regista leccacandele.  

Essere Capo della Chiesa e Successore di Pietro vuol dire camminare con la Croce sulle spalle e non sul petto, e onorarLa con il proprio esempio. Fosse la morte. Fosse anche la decisione di rinunciare al privilegio del Calvario. Dio ha illuminato, e quanto!, Papa Benedetto XVI, imponendoGli di restare, Papa del Papa, come faro sempre luminoso per tutti noi.

A Lui, infatti, continuiamo a guardare, fedeli a Dio e al giusto Pastore. Mentre Bergoglio, papa per buonisti e cattolici poltroni, affaristi dell’accoglienza e pretazzi da talkshow, non ha convinto prima. Non convince ora. Non potrà farlo in futuro.Non attira. Ma, soprattutto, non è Guida.

Da quando le mafie e i massoni, con l’ottima compagnia dei beduini dei deserti petrolmiliardari, hanno deciso che fosse venuta l’ora dell’invasione dell’Occidente Cristiano da parte delle masse islamiche sanguinarie, il vescovo argentino, folle di protagonismo buonista, obbediente alle necessità delle lobbyes senzadio, ha impacchettato il Crocifisso, Sua Madre e l’Onnipotente e li ha riposti in cantina. Creando una sorta di altare multicolore, alternativo al tabernacolo, dal sapore speziato alla saracena, che ospita, attorno a sé, carnefici e martiri. Scafisti e annegati. Europei sgozzati e mani insanguinate.

Gole e machete, al posto di falce e martello, per il cardinale Bergoglio, confessore stralaico delle favelas. No! Non questo papa, meritiamo noi Cristiani Cattolici, già peccatori di nostro e pellegrini penitenti, in doloroso cammino sul sentiero faticoso della redenzione dall’errore. Non questo insulso doncamillo da oratorio analfabeta, che continua a sproloquiare, da una finestra che non gli appartiene, sulla sua personale interpretazione del messaggio Cristiano. Ben altro Evangelizzatore, dovrebbe educarci!

Oltre che dare qualche scappellotto da scoop a questo o quel bambino sfuggito a comando dalle braccia della mamma armata di cellulare pronto a riprendere “l’incontro casuale” con Sua Santità, oltre che leggere qualche frase ad effetto ben studiata e messa lì, in qualcuna delle sue biascicate omelie, da un ufficio stampa da Hollywood anni d’oro, oltre che presentarsi alla folla  caracollando clownescamente come un gigione del peggior teatrino di provincia, cos’altro ci resterà di questo istrione, MUTO sul Martirio quotidiano della Nostra Fede? Il sospetto che c’entri anche lui, quantomeno coi suoi silenziosi silenzi…

E quando ha parlato, Dio salvaci! Ci ha chiesto, quasi imposto, di ospitare un clandestino in ogni casa, un nemico in camera da letto e a tavola, un carnefice nella camera a fianco a quella dei nostri figli. Pena, una sorta di scomunica per non aver saputo adempiere al comandamento di Gesù “Ama il tuo Prossimo”. Come se questa feccia che ci sgozza sia nostro Prossimo da amare.Certo che lo amo, il mio Prossimo, signor Bergoglio! Lo amo violentemente e lo vedo nella vita e nel martirio dei Cristiani che, ogni anno e in questi giorni di più, offrono la propria esistenza ai coltelli di questi tagliagole islamici sanguinari e assassini. Lo amo strenuamente e lo vedo resuscitare in tutti i Cristiani che Tu, giuda della pampa, stai lasciando da soli a combattere contro i demoni maomettani e contro il tuo stesso silenzio.

Quella tonaca che indossi, nonSanto nonPadre, è lorda, sappilo!, del sangue innocente di Tutti i Martiri Fratelli di Gesù Nazareno! Ecco perché non mi incanti con le belle parole sui froci e i divorziati. Né con i processi ai porci pedofili vestiti da prete, figli di una Chiesa senza rigore paterno e senza filiale timore di Dio.

A Dio e al Suo Popolo urge un Pastore. Un Santo Padre. Cattolico. Cristiano.
E non sei tu! Torna alla tua “fine del mondo”.

Fra me e il mio Calvario…

1
(In memoria di Tutti i Martiri Cristiani e Occidentali di Ieri e di Oggi. In memoria del Padre Jacques Hamel)

A Ventimiglia il killer di Nizza sfilava per aiutare i migranti

Claudio Cartaldo - Gio, 28/07/2016 - 10:19

Mohamed Lahaouiej Bouhlel ha schiacciato 84 persone con un tir. La scorsa estate era a Ventimiglia per un corteo in difesa dei profughi



È stato in Puglia, come forse uno dei suoi complici. Ma soprattutto il 4 ottobre scorso era a Ventimiglia per manifestare al fianco di anarchici e antagonisti vari sotto l'insegna "No Borders" in favore dei migranti. Esatto: il terrorista ha passato il confine tra l'Italia e la Francia per partecipare ad un corteo in difesa del diritto all'invasione degli immigrati (guarda il video).

Il corteo "No borders" e il terrorista

Il sit-in in questione era stato organizzato per solidarizzare con i profughi accampati a Ventimiglia sugli scogli, dopo il blocco delle frontiere da parte della Francia e i continui respingimenti. Dietro uno striscione scritto in arabo, rivela Libero, la polizia ha identificato proprio Mohamed Lahaouiej Bouhlel. Il quale aveva dichiarato alle autorità che si trovava nel Belpaese grazie al contatto con una associazione umanitaria francese.

Nei video pubblicato da Fabrizio Tenerelli sul suo canale Youtube, infatti, si vede un ragazzo dai tratti somatici che ricalcano alla perfezione quelli del jihadista di Nizza. Stessa altezza, fa notare sempre Libero, stessa fronte alta, occhi corrispondenti e barbetta sul mento. È lui, con ogni probabilità. Ed ora la polizia italiana sta ricostruendo i tasselli di una vicenda che potrebbe dimostrare, se ce ne fosse ancora il bisogno, che i terroristi usano l'Italia come rampa di lancio per organizzare le loro stragi.

Per questo ora i video della maniefestazione di ottobre sono sotto la lente di ingrandimento per capire se i due complici dell'attacco di Nizza, quelli ritratti nei selfie scattati da Bouhlel, siano stati anch'essi tra i "pacifici" manifestanti di Ventimiglia. In particolare, le autorità francesi stanno cercando di identificare l'uomo con la maglia "Fly Emirates", che forse si chiama Mohamed Walid G., e quello con la maglia a righe, che si pensa possa essere Choukry Chafroud.

Forse c'erano anche loro, o forse no. militanti della sinistra sempre pronta a difendere i diritti dei migranti. Mohamed Lahaouiej Bouhlel era con ogni probabilità al fianco dei militanti di quella sinistra sempre pronta a difendere i diritti dei profughi. Anche a costo di sfilare con un terrorista.

Dialogo, amore e no ai militari". La Chiesa porge l'altra guancia

Riccardo Pelliccetti - Gio, 28/07/2016 - 08:09

Gli estremisti combattono una guerra santa a cui i vescovi rispondono con la tolleranza a oltranza. Ma pagherà?

Il dado è tratto. Che siamo in guerra non c'è neppure più bisogno di dirlo, basta guardare i fatti, e lo ammettono tutti, dai leader mondiali alle gerarchie ecclesiastiche.

Ma con l'attacco alla chiesa di Saint Etienne du Rouvray e lo sgozzamento del parroco, i terroristi islamici hanno voluto lanciare un chiaro messaggio che nessuno oggi gradisce: questa è una guerra di religione. Piaccia o non piaccia, è inutile girarci intorno. Certo, dargli questa definizione nel ventunesimo secolo appare anacronistico, sembra di ripiombare nel Medio Evo. Ma qual è il grado di civiltà e il livello sociale nello Stato Islamico? Medievale, lo sappiamo tutti, e non solo per la brutalità che lo contraddistingue. Il Vaticano, però, non ne vuol sentir parlare. Anche ieri Papa Francesco, nell'affrontare per la prima volta con i giornalisti l'attacco alla chiesa nel cuore della Normandia, ha voluto ribadire che non è una guerra di religione.

«Questa è guerra. Abbiamo paura di dire questa verità: il mondo è in guerra perché ha perso la pace - ha detto Bergoglio - Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, non di guerra di religione. C'è guerra di interessi, c'è guerra per i soldi, c'è guerra per le risorse della natura, c'è guerra per il dominio dei popoli, questa è la guerra. Qualcuno può pensare sta parlando di guerra di religione: no, tutte le religioni vogliono la pace, la guerra la vogliono gli altri, capito?». Apprezziamo e stimiamo il Pontefice, il cristianesimo è diventata una religione di pace e il messaggio non potrebbe essere diverso. Ma non possiamo far finta di niente, lo Stato Islamico ha dichiarato il jihad, cioè la guerra santa, quindi per quei musulmani e per i loro seguaci, è una guerra di religione.

E non da oggi. Si possono sicuramente fare delle distinzioni, perché non tutto l'islam ha dichiarato la guerra santa, ma solo il suo braccio integralista, come wahabiti e salafiti. Ebbene, rimane sempre una guerra santa, qualunque faccia si voglia guardare. E non solo per l'attacco alla chiesa di Saint Etienne du Rouvray, che ci ha maggiormente impressionato perché è avvenuto nel cuore dell'Europa, ma per tutti gli attacchi sanguinosi ai luoghi di culto cristiani e ai massacri di religiosi e fedeli, dalla Nigeria alla Siria, dall'Iraq fino al Pakistan. Quindi, forse è ora di non porgere più l'altra guancia perché colpirebbero anche quella, una, cento, mille volte. Ma il mondo cattolico nostrano non ci sta.

Il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, invita i cattolici a non farsi strumentalizzare per «evitare logiche di chiusura e di vendetta» e ha ribadito il suo invito «all'accoglienza». Stessa linea anche per il presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco che ha insistito come il Papa nel dire che non bisogna credere che «sia in atto una guerra di religione». Più spinta addirittura la posizione dell'associazione Migrantes, che per bocca di monsignor Gian Carlo Perego ha esortato a non indebolire la cultura dell'incontro. Anche Paola Binetti, deputata cattolica di Ap, riprende le parole del Pontefice e rilancia dal canto suo «il messaggio di pace, di perdono e di reciproca fraternità».

Ora sono in molti a chiedere «più sicurezza nei luoghi di culto», come i leader religiosi di tutte le fedi che sono stati ricevuti ieri all'Eliseo da Francois Hollande. Ma a Roma la questione non si pone, anzi. Anche se lo Stato Islamico colpisce luoghi di culto e religiosi, il Vaticano, seppure spaventato, non ha intenzione di vedere le chiese militarizzate, almeno in Italia. Quindi, porte aperte come sempre nelle chiese e niente uomini armati a proteggere chi va a messa. Ma in Vaticano non dovrebbero scordare che i fedeli sono anche cittadini e che lo Stato ha il dovere di difenderli.

Hanno sgozzato Dio

Alessandro Sallusti - Mer, 27/07/2016 - 16:03

Due baby terroristi (uno minorenne) uccidono un parroco in chiesa durante la messa. L'Isis rivendica: è guerra di religione

Il limite che si pensava invalicabile è stato superato ieri in un paesino nel nord della Francia, dove due islamici sono entrati in una chiesa durante la messa e inneggiando ad Allah hanno sgozzato il sacerdote e una fedele dopo averli fatti inginocchiare e aver recitato passi del Corano.

Anche il terrore non è solo questione di numeri, ha un peso. E il sacrilegio compiuto ieri pesa in modo inconcepibile e insopportabile su tutti noi, cattolici o laici non cambia. Neppure le SS naziste, nei loro feroci rastrellamenti a caccia di ebrei e partigiani, avevano mai osato oltrepassare il portone delle chiese che infatti erano tra i rifugi più sicuri per le loro prede. Violare la casa di Dio, tagliare la gola al suo ministro sull'altare è il compiersi, per la prima volta nell'Europa moderna, di un folle invito di Maometto, profeta sanguinario, a tutti i musulmani.

Spaventa l'idea di una guerra di religione, dichiarata unilateralmente, ma di questo si tratta. Quanta ipocrisia in quel «je suis prêtre», io sono prete, che rimbalzava ieri sulle reti di internet. Molta parte della gerarchia ecclesiale a partire dall'attuale Papa - che tace sui mandanti e spalanca le porte ai carnefici, della classe politica che ha smantellato il sistema valoriale occidentale, persino dei fedeli distratti oggi non può dire in coscienza «je suis prêtre».

Il cristianesimo lo abbiamo archiviato, e l'Europa non ha bisogno di nuovi martiri, abbiamo già dato nei secoli. Abbiamo bisogno di preti, politici e uomini soldati schierati a difesa di ciò che siamo, di ciò che vogliamo essere. Si inizia smantellando «per rispetto» i presepi in scuole e oratori, ovvio che si arrivi ai terroristi in chiesa. Ciò che non concediamo se lo prendono con le bombe, con i mitra, con i camion, con i coltelli. Sanno che siamo deboli, che la democrazia ci impedisce di rispondere colpo su colpo con la stessa efficacia. Siamo prigionieri delle nostre libertà che gentilmente gli abbiamo concesso gratis.

Ha voglia Hollande a dire: «Faremo tutto il possibile per contrastarli». E come? Presidiando tutte le chiese, le piazze, tutti i supermarket e tutte le discoteche? Tempo perso, è impresa tecnicamente impossibile. Se continuiamo a tenerci i nemici in casa, a non chiamarli con il loro nome, rassegniamoci a contare i morti.