venerdì 12 agosto 2016

Il deputato "comunista" di Sel contro il taglio agli stipendi degli onorevoli: "Non siamo mica metalmeccanici"

repubblica.it
di MATTEO PUCCIARELLI

Bufera sull'intervento di Arcangelo Sannicandro, ex Pci e Rifondazione, durante la discussione alla Camera: "Non siamo mica subordinati dell'ultima categoria". Dopo le proteste le spiegazioni: "Non abbiamo né Inps né Inail"

Il deputato "comunista" di Sel contro il taglio agli stipendi degli onorevoli: "Non siamo mica metalmeccanici"

- La frase suona doppiamente infelice se messa in bocca a un parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà, per una vita nel Pci e poi in Rifondazione Comunista: "Non siamo lavoratori subordinati dell'ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?". A pronunciarla in aula nei giorni scorsi è stato Arcangelo Sannicandro, avvocato e deputato pugliese, e non in pochi nel suo partito hanno subito rilevato l'inopportunità del paragone per chi, in teoria, è cresciuto a pane e classe operaia (o braccianti agricoli, come nel caso di Sannicandro).

Il contesto del suo intervento era la risposta a un ordine del giorno dei Cinque Stelle, i quali chiedevano all'Ufficio di presidenza di ridurre l'indennità di carica dei deputati da 10mila euro lordi a 5mila, al netto dei rimborsi per la diaria e per l'esercizio del mandato: in sostanza, il passaggio da 5mila euro netti a 3.200. Tra le altre cose, Sel in parlamento un metalmeccanico della Fiat in carne e ossa l'ha mandato per davvero, cioè il senatore Giovanni Barozzino, a suo tempo licenziato dall'azienda dopo uno sciopero. Senza dimenticare che tra i banchi del partito siede un altro ex leader dei metalmeccanici della Fiom, Giorgio Airaudo.

Insomma, la presa di distanze di "censo" dalle tute blu da parte di un esponente comunista ha creato un piccolo putiferio in Sinistra Italiana, tanto che Sannicandro ha dovuto spiegarsi meglio su Facebook, caldamente invitato a farlo dai compagni di partito: "Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell'indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico.

Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall'orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi. E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all'Inps e né all'Inail e né ricevono le prestazioni da questi all'occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale".

Arcangelo Sannicandro
9 agosto alle ore 12:19 ·
In occasione della discussione sul bilancio di previsione della Camera dei Deputati alcuni esponenti del movimento 5 stelle presentarono un ordine del giorno con cui chiedevano all’ufficio di presidenza di ridurre l’indennità di carica dei deputati ( da loro e da tanti altri definita stipendio) da 10.000 euro lordi a 5.000, al netto dei rimborsi per la diaria e per l’esercizio del mandato:in sostanza il passaggio da 5.000 euro netti a 3.200. Per i rimborsi chiedevano di sostituire il sistema in vigore della forfetizzazione con quello della rendicontazione.

Il collega Gianni Melilla( Sinistra Italiana) aveva già chiarito che con il sistema della rendicontazione i colleghi del M5s spendevano in buona sostanza gli stessi soldi erogati dalla Camera a tutti i deputati. Analizzando, inoltre, le loro rendicontazioni ( e cioè la somma di scontrini, fatture ecc.) l’on. Gianni Melilla denunziava le cospicue spese sostenute da costoro per taxi, telefono, ristoranti ecc. Al fine di denunziare una delle più grossolane millanterie diffuse dal loro Movimento, chiariva anche come il fondo per l’aiuto alle piccole e medie imprese del Bilancio dello Stato era stato istituito dal governo Prodi e che alla sua dotazione essi avevano contribuito per lo 0,0067.

Concludeva comunicando che i deputati di Sinistra Italiana versano mensilmente al partito 3.500 euro trattenendo per sé sulla indennità, non 3.200 come i colleghi del M5S, ma 1.500 euro. Questo è il contesto in cui si è inserito il mio intervento. Tentavo di stabilire alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico. Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall’orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi .E cioè non sono operai,impiegati,artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità.

Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, nè sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale. Premesso che i soldi che riceviamo non sono né retribuzione, né stipendio , né onorario ma correttamente una indennità erogata per 12 mesi( art.69 della Costituzione) per consentire anche a chi non avesse un reddito sufficiente per poter rappresentare i cittadini in Parlamento ho introdotto a questo punto il problema della determinazione della misura della indennità.

A tal proposito ho chiarito che la legge aggancia le indennità dei parlamentari, quale vertice della politica, agli stipendi dei massimi vertici della magistratura.Oggi ,come non è noto, questo legame è stato sospeso e le indennità dei deputati più volte ridotte. E per rispondere alla demagogia di chi sosteneva e sostiene che tutti i deputati vivano di politica e non hanno mai lavorato, perché privi di un mestiere, ho affermato che queste accuse provengono proprio da chi con la politica ha fatto un triplo salto in alto in termini di redditi e status sociale, laddove tanti altri dalla politica non hanno ricevuto alcun beneficio in termini economici.

Invito a tal proposito a consultare sul sito della camera le dichiarazioni dei redditi di qualsiasi deputato relative all’anno 2013 e agli anni seguenti. In conclusione: Dopo aver ricordato agli immemori deputati il fatto indiscusso che il parlamento è uno dei tre poteri dello Stato e che la misura delle indennità ne tiene conto ho contestato che l’attività parlamentare venisse classificata al livello di base della contrattazione collettiva, per esempio dei “metalmeccanici o di qualunque altra categoria”. Ricordo a chi lo ignorasse che ogni contratto collettivo, sia pubblico che privato, classifica i lavoratori in diversi livelli professionali e retributivi senza che questo sistema venga ritenuto lesivo della dignità e della libertà dei lavoratori.

Né è ritenuto biasimevole chi si opponesse allo svilimento della propria professionalità. Constato amaramente che ai deputati non è concesso neanche questo mentre molto più condivisa è la diffusa opinione che i politici siano la feccia della società. Lontano da me, in definitiva, l’intento di offendere l’ultima categoria dei metalmeccanici. Ho speso una vita al loro fianco, da giovane come sindacalista della più umile delle categorie ed in seguito come amministratore e politico a vari livelli.

Della mia professione di avvocato voglio solo ricordare che è stata esercitata solo e sempre dalla parte dei lavoratori, anche metalmeccanici, insensibile alle lusinghe e non intimidito da pesanti minacce.Comprendo la malafede e la disonestà intellettuale degli avversari politici,ma mi sorprende la superficialità con cui vengono recepite le strumentalizzazioni da parte di coloro che dovrebbero essere adusi ad avvertirle immediatamente.

On. Arcangelo Sannicandro
Roma 9 agosto 2016

Le due facce dell’Orient Express, il mito che affascina dal 1883

La Stampa
noemi penna



Un tempo il lusso correva sui binari. E lo fa ancora oggi. Il sogno visionario del belga George Nagelmackers di unire due mondi lontani fra loro - l’Occidente industrializzato con l’Impero Ottomano - con un albergo viaggiante si realizzò il 4 ottobre 1883 con l’inaugurazione dell’Orient Express. Un convoglio che ha visto nascere storie d’amore e ispirato la penna di Agata Christie, che oggi giace abbandonato su un binario del Belgio. Nonostante ruggine e segni del tempo, il treno fantasma ha conservato tutto il suo fascino d’antan. E non ha niente da invidiare al «gemello» restaurato che ancora oggi parte da Venezia.


Foto tratta da: Preciousdecay.com

A parlare sono le immagini scattate da un fotografo urbano olandese. Un mistero nel mistero: non si sa precisamente dove sia parcheggiato l’Orient Express come non si sa molto dell’artista, Brian, a cui piace immortalare la decadenza urbana. «Nel 2009 è accaduto qualcosa di terribile che ha cambiato la mia vita per sempre - scrive sul suo blog -. E’ stato quello il momento in cui ho comprato la mia prima reflex. Sono fuggito a Rotterdam e lì un insegnante di fotografia mi ha consigliato di esplorare luoghi abbandonati. E’ nata così la mia prima avventura».



A far partire 133 anni fa il primo viaggio fra i due mondi è stata la società belga l’Internationale des Wagons-Lits. Settanta ore per arrivare a Costantinopoli da Parigi per soli 40 passeggeri, a cui era richiesto un abbigliamento «adeguato agli standard di eleganza». Il mito è morto e rinato più volte: ha cambiato tragitti e gestori sino al 1977, quando la linea storica cessò definitivamente per la concorrenza dell’aeroplano, diventato un mezzo accessibile all’alta borghesia.



Ma oggi esiste ancora un Orient Express funzionante, che solca i binari di mezza Europa. Si tratta del Venice Simplon che dal 1883 continua ad assicurare il collegamento fra Parigi, Vienna e Istanbul. Lo scalo in Italia fu possibile solo dal 1919 e quel treno tutt’oggi parte dalla Laguna per far rivivere il fascino di allora.

Il prezzo del viaggio non è per tutti. Ma l’Orient Express è pur sempre l’Orient Express. Si prendono 2.550 euro a persona per la tratta Venezia-Parigi di due giorni, 4.490 euro per Londra, 8.590 euro per ripercorrere in cinque giorni la linea originaria, dalla Gare de l’Est di Parigi a Istanbul. E per la prenotazione sono richiesti sino a 14 mesi d’anticipo. Vai la sito

Migranti, Forza Italia a Renzi: "Mettiamoli nei centri sociali"

Sergio Rame - Gio, 11/08/2016 - 16:28

I centri di prima accoglienza sono al collasso. Il governo mette a disposizione dei migranti le caserme. Ma Forza Italia: "Mettiamoli nei centri sociali"

Anziché metterli nelle caserme, i migranti potrebbero essere "ospitati" nei centri sociali. La proposta è semplice. "Il governo - intima Elisabetta Gardini, capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo - collochi i richiedenti asilo negli edifici occupati abusivamente dai centri sociali".Si potrebbe cominciare proprio da Milano dove il sindaco Beppe Sala, dopo aver ipotizzato l'allestimento delle tende per sistemare i 3.300 immigrati che affollano la città, ha deciso di metterli nella caserma Montello.

La soluzione è arrivata dopo un faccia a faccia con il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Al momento, però, non si sa ancora quante persone la caserma, che verrà pronta nei prossimi due mesi, potrà ospitare. "La soluzione Montello è strutturale - ha spiegato il primo cittadino - permette di dare accoglienza degna ai migranti e di dire ai milanesi che abbiamo una soluzione che consente ai profughi di non andare in giro per le strade della città, ma che saranno messi in un luogo sicuro".

Per far spazio agli immigrati, Sala "sfratta" i militari. Una soluzione che, però, non piace a Forza Italia che rilancia proponendo al premier Matteo Renzi di ospitare i richiedenti asilo nei centri sociali.

 "Dal momento che questi no global, campioni del dolce far niente (se non danni) - spiega la Gardini - si battono contro le frontiere (e contro i poliziotti e i carabinieri che tentano di mantenere un minimo di ordine) e predicano l'amore e la fratellanza nei confronti di chiunque arrivi in Italia, e se non sono profughi che scappano da guerre e persecuzioni ai no global non importa, li accolgano loro i richiedenti asilo: gli cedano gli spazi che hanno sottratto illegalmente alla città". E conclude: "Per una volta in vita potrebbero fare qualcosa di buono".

Le gambe della Boschi mandano in tilt la sinistra

Alessandro Sallusti - Gio, 11/08/2016 - 15:33

Caos per una vignetta sul Fatto con il ministro in minigonna

Dopo aver affrontato con la serietà di solito riservata alle tragedie nazionali il tema delle «cicciottelle» olimpiche, la politica italiana sposta l'attenzione e si divide sulle cosce della ministra Boschi.

Colpa di una vignetta satirica irriverente, come tutte le vignette satiriche, pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano. A sinistra sono andate in tilt. Un fiume di dichiarazioni scandalizzate di donne, e qualche uomo, offese da tanto decadimento (non delle cosce, che a occhio appaiono ancora sode, ma del giornalismo). Il renzismo ormai sta diventando oltre che una dittatura una religione di Stato tipo sharia: vietato dissentire, vietato ridere, vietato scherzare, vietato prendere in giro ministre che peraltro fanno di tutto per mettere in mostra durante i dibattiti estivi quel che ancora di spendibile rimane del loro corpo.

Non stiamo parlando di dettagli o di pettegolezzi da spiaggia, stiamo parlando di libertà, anche di quella sacrosanta di essere maleducati. Questi moralisti censori sono anche selettivi. Quando il Fatto Quotidiano, e non solo lui, durante il governo Berlusconi ironizzava sulle gambe della ministra Carfagna (per inciso, parere personale, molto meglio di quelle della Boschi) nessuno si stracciava le vesti. Anche per il corpo vale il doppiopesismo: sacro se di sinistra, maneggiabile (mediaticamente) se di destra. Per non parlare di quello degli uomini: scrivere del «nano Brunetta» o del «ciccione Ferrara» non ha mai costituito scandalo, né morale né politico.

Ho rischiato il linciaggio e l'espulsione dall'Ordine dei giornalisti per il titolo «Merkel culona», che in verità si riferiva a un fatto giudiziario (una presunta intercettazione di Berlusconi che si è poi scoperto non esistere) e non fisico. Non mi pento. Vorrei poter scrivere liberamente della cellulite di Laura Boldrini (così almeno risulta da alcune fotografie scattate in spiaggia) e passare per cronista e non per bieco sessista. Ma nell'era Renzi tutto questo è vietato, non mi stupirei se il Parlamento varasse una legge in tal senso. E dire - lo abbiamo ricordato ieri - che siamo reduci dalla sbornia del «Je suis Charlie Ebdo», ipocrita inno alla libertà di critica e di satira.

Se Renzi fosse quello che dice di essere dovrebbe farsi vivo e seppellire con una risata questi servi sciocchi. Se non lo farà vorrà dire che è davvero lui il mandante.

Io Andrea Pasini, censurato perché dalla parte degli italiani

Andrea Pasini



“E’ evidente stanno avendo la meglio i populismi, i nazionalismi. Stanno avendo la meglio quelli che dicono che per risolvere il problema bisogna creare muri, mettere fili spinati, chiuderci. Ecco questo sta succedendo. Noi è da questo pericolo che dobbiamo guardarci, non da altri. E questo pericolo noi ce lo abbiamo a casa. Ecco allora vedete è moltotriste quando in Europa sento dire che non è tempo di occuparci di chi ci abita vicino, no no no, non è questo il momento, perché siamo a corto di risorse, noi dobbiamo pensare ai nostri concittadini, non alla sorte di chi ci abita vicino.

MAI RICETTA FU PIÙ SBAGLIATA, MAI, MAI, MAI”. Le parole arrivano dalla bocca di Laura Boldrini, presidente della Camera in viaggio di Stato in Marocco lo scorso giugno. Questo discorso, delirante quanto traditore di questa nazione, è la giusta premessa per farvi capire cosa mi è successo. Sui miei canali social ho deciso, fedele alle mie idee, di schierarmi dalla parte del popolo italiano, di cui faccio fieramente parte. Ho un blog sul sito de Il Giornale chiamato “Avanti senza paura” perché in un momento come questo fatto di crisi, di umiliazioni, di privazioni e di sputi sul tricolore bisogna scendere in campo e non tirare indietro la gamba.

Per questo le mie parole sono state censurate. In un post su Facebook, in allegato con una foto dell’Italia che riportava la dicitura “Primo Stato al mondo ad essere razzista con i propri cittadini”, ho ripreso le parole del direttore Alessandro Sallusti, in merito alla questione dell’assenza degli alti vertici nazionali ai funerali delle vittime di Dacca, affermando, senza pentirmi, che la vera discriminazione è perorata nei confronti degli italiani. Gli unici a pagare veramente, gli unici a rimetterci, gli unici a trovarsi senza nulla tra le mani, mentre la nave affonda. All’estrema funzione per i nostri concittadini barbaramente assassinati in Bangladesh, per mano degli islamici, dov’erano la Boldrini, Renzi e la Boschi? Perché non hanno dichiarato lutto nazionale? Il governo ha assassinato queste persone una seconda volta.

Ed allora segnalazione su segnalazione, fatte probabilmente da un gruppo di islamisti, capaci solo di mettere al bando i propri contestatori, mentre dalla parte opposta persona dopo persona cliccava mi piace e commentava supportando le mie teorie, sono stato bloccato. Bloccato per 30 giorni da Facebook. Vi rendete conto è l’ennesima volta che mi succede un fatto del genere, ma perché Mark Zuckerberg e i suoi adepti ostracizzano la mia voce senza nemmeno controllare i post che mi vengono cancellati. Vi sembra giusto? Il tanto sbandierato articolo 21 della Costituzione, quello che recita “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, che fine ha fatto?

Quando si buca l’ulcera del marcio di questa nazione, evidenziando il cancro che ci sta affossando, veniamo messi a tacere. Cercano di mettermi un bavaglio perché la mia macchina fotografia rappresenta la realtà, la loro un mondo terzomondista visto solo nelle vignette di Zerocalcare. A questo punto, ognuno di noi, deve avere il coraggio di dire ciò che pensa, con ogni strumento, sempre nel rispetto altrui, ma senza farsi intimidire e schiacciare dalla repressione. Repressione che si paventa bollando con il termine razzista chiunque non la pensi come lo status quo a capo di questo paese.

La Boldrini, dal suo scranno d’oro fatto di menzogne e d’odio per la nostra patria, ci ammonisce dicendoci che è aberrante pensare prima a quelli che ci stanno vicino, che abbiamo bisogno di un nuovo piano Marshall, che abbiamo bisogno, in buona sostanza, di perdere la nostra storia pur di farci invadere. Fandonie buone solo a tappare la bocca di chi vuole ridestare questo paese. Chi ha l’interesse di mettere a tacere le mie parole, quelle di libero cittadino? Tagliare i ponti, nascondere i concetti, cercare di privare di potenza i messaggi non servirà a nulla, certi richiami non passeranno inascoltati.

Mentre i media hanno crocefisso Amedeo Mancini, dandogli del fascista per essersi difeso da un aggressione, la Magistratura ci dirà la verità sui fatti non le prime pagine dell’intellighenzia di sinistra, stiamo assistendo allo sterminio di nostri concittadini per mano del terrorismo islamico. “Sono buoni, ma si sono radicalizzati” è il nuovo slogan, il nuovo mantra da recitare all’infinito, il nuovo Pokemon Go di chi gioca con le vite degli italiani. Nizza segna la fine della pace, l’inizio di una guerra che sta mettendo a dura prova l’Europa e vuole sventrarla. Ma il problema, per il sistema, sono i miei concetti, gli stessi del popolo che è stanco di subire un’immigrazione clandestina senza fine come una condanna da scontare all’infinito, che ci rende carcerieri e vittime.

Il pavimento sotto i nostri piedi crolla ed avvenimenti come Mafia Capitale ce lo hanno insegnato, il business dell’importazione di schiavi in Italia rende più dello spaccio e del traffico d’armi. Ma gridare queste verità ti porta ad essere bollato, trasformandoti in un nemico del politicamente corretto. “L’antirazzismo come terrore letterario” è l’ultima fatica di Richard Millet, ed è lo specchio di questo mondo, retorico quanto finto. Politici inginocchiati fanno il volere della tolleranza, dell’accoglienza e dei farlocchi diritti umani che ci privano della nostra identità. L’Europa “sta morendo per incapacità di restare se stessa di fronte a un’immigrazione incalcolabile, incompatibile, generalmente ostile e infine distruttiva”, dunque denunciarlo diventa marchio d’infamia.

Italiani tutto questo è una vergogna. Siamo, ci tengo a ribadirlo, l’unico paese al mondo capace di essere razzista con i propri cittadini. Ora basta con il razzismo anti-italiano, questa è casa nostra. Abitazioni, alberghi ed una pioggia di soldi dati ai clandestini, i rom non pagano le tasse delinquono e hanno la possibilità, pur non tirando fuori un centesimo, di usufruire gratuitamente del sistema sanitario ed il tutto grava sulle nostre spalle. Dopo gli attentati di Dacca, di Nizza e di Monaco ci vogliono mettere a tacere senza poter dire e pensare che gli islamici ci fanno paura e che dobbiamo trovare un modo per arginare le loro derive terroristiche capaci di mettere in crisi l’Europa intera.

A questo punto vogliamo sapere chi finanzia la costruzione di moschee e vogliamo evitare al nostro paese di essere colpito, direttamente, da una guerra santa che si sta trasformando in un pericolo mortale per l’Occidente. Lo Stato carogna spreme il nostro sudore, i nostri sacrifici vessandoci senza darci nulla in cambio. Paghiamo e siamo costretti a restare muti, non permettetevi di fare nessuna richiesta o l’oblio e l’abbandono saranno il vostro unico futuro. Se esprimiamo il nostro parere, come nel mio caso, ci danno dei razzisti, dei discriminatori, degli ingiusti e per questo veniamo repressi come il peggiore dei criminali.

Alla gogna tramite processo sommario, con modalità che ricordano quelle tanto care ai partigiani. Vogliamo parlare di casa popolari? Costruite con i soldi dei contribuenti di questo paese vengono occupate illegalmente dagli immigrati, spesso senza regolare permesso di soggiorno, mentre moltissimi nostri concittadini rimangono a dormire in auto o peggio su di una panchina perché il governo si gira dall’altra parte. Seguire l’iter burocratico non porta a nulla, le liste d’attesa parlano straniero ed essere nati da Bolzano a Palermo diventa un requisito negativo per l’assegnazione di alloggi popolari. Dobbiamo tacere perché gli immigrati sono poveri, arrivano da una guerra, sono scappati dal lato oscuro del globo.

Non importa nemmeno se quando li aiutiamo ci sputano in faccia dicendo che il nostro cibo è spazzatura, quando si lamentano delle sistemazioni ricevute, quando chiedono più soldi, quando vogliono internet e Wi-Fi oppure quando arrivano a scontrasi, anche fisicamente, con le forze dell’ordine che cercano di riportare la calma a fronte delle loro proteste. Noi dobbiamo fare silenzio. Per non parlare dei rom, definiti una comunità disagiata che va aiutata ad integrarsi a fronte della volontà di voler continuare con le loro abitudini, sbeffeggiandoci, tanto i conti li paga Pantalone. L’Agenzia delle Entrate sempre ligia a controllare i nostri conti in banca e le nostre attività commerciali ha mai fatto un controllo fiscale a queste persone? Sono intollerante anche se chiedo un accertamento a chi vive come un parassita?

E’ ora di finirla. Mi sono stancato di tutto questo e siccome ho sempre regolarmente pagato le tasse e rispettato la legge, mi prendo la libertà di dire che mi sono rotto le palle davanti a tutto questo schifo. Questa, lo grido con tutto il fiato che ho, è ancora la nostra terra e se difendere gli italiani, che ogni giorno subiscono le peggiori angherie, vuol dire essere razzista chiamatemi pure razzista. Per me sarà solamente un grande onore.

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