lunedì 15 agosto 2016

Corriere attaccato dagli hacker Ecco cos'è successo

Corriere della sera

di Andrea Marinelli

Questa mattina il sito del Corriere della Sera è rimasto irraggiungibile per oltre tre ore e ha ripreso a funzionare attorno alle 13.30

Questa mattina, intorno alle 10, la redazione del Corriere della Sera ha iniziato a notare alcune anomalie sul sito. Pochi minuti dopo, mentre cercavamo di capire cosa fosse successo, al posto di Corriere.it è comparsa una pagina nera con il messaggio in inglese di un hacker albanese che si firma «Amar^SHG» e che dichiara di aver colpito in passato — tra gli altri — i portali di Canal Plus e MeteoFrance (chi è l’hacker che ha attaccato Corriere e Gazzetta di Marta Serafini).

Fra i nostri lettori, alcuni visualizzavano il messaggio, mentre altri non riuscivano a vedere la pagina su cui era deviato il traffico. Qualcuno sosteneva su Twitter che volessimo goderci il giorno di vacanza, invece i nostri tecnici erano al lavoro per far ripartire il sito.

In principio, i giornalisti hanno pensato che l’attacco informatico fosse rivolto direttamente alla nostra pagina web. I tecnici — che hanno ricevuto subito la segnalazione automatica del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche prima ancora di fare denuncia alla polizia postale – hanno spiegato invece che l’origine del problema era il portale Registro.it, l’autorità nazionale che gestisce e smista il traffico dei domini italiani, i cui rapporti con Rcs sono gestiti da Tuonome Registrar, un servizio per la registrazione di domini internet.

«Amar^SHG» è stato probabilmente in grado di prendere il controllo degli indirizzi internet gestiti da Registro.it, focalizzandosi unicamente su quelli del Corriere e della Gazzetta dello Sport che sono stati reindirizzati verso un’altra pagina. Come spiega il portale Siamogeek.com — secondo il quale l’attacco a Ferragosto non è casuale – Corriere e Gazzetta puntavano all’indirizzo IP 91.148.168.111, assegnato a un’entità di Sofia, in Bulgaria. Digitando www.corriere.it si finiva quindi sul sito degli hacker, che però non era in grado di reggere il nostro traffico: per questo qualcuno riusciva a visualizzarlo, mentre altri no.

I tecnici di Registro.it e Tuonome.it sono intervenuti alle 10.30 per risolvere il problema, ma gli hacker avevano fatto in modo che l’attività di ripristino fosse rallentata, bloccando per 4 ore la possibilità di reindirizzare nuovamente il dominio verso il nostro sito. I tecnici di Rcs, per aggirare il problema, hanno quindi dovuto contattare direttamente i principali provider italiani, come Tim e Vodafone, per forzare l’aggiornamento.

Attorno alle 13.30, dopo oltre tre ore, il sito del Corriere della Sera ha ricominciato a funzionare in modo graduale. Le nostre scuse a lettrici e lettori (e se dovessero esserci ancora problemi, da desktop o mobile, il consiglio è di pulire la cache).

@AndreaMarinelli
15 agosto 2016 (modifica il 15 agosto 2016 | 19:04)

Parroco di Cremona: “Un’eresia i musulmani in chiesa”

La Stampa



Il parroco di S.Imerio a Cremona, don Giuseppe Nevi, ha criticato il responsabile del duomo, don Alberto Franzini, e lo stesso vescovo Antonio Napolioni per l’incontro interreligioso tra cattolici e musulmani che si è svolto domenica scorsa in cattedrale.

«Che si possa assistere a quanto è stato preparato e voluto in cattedrale, non è altro che il frutto maturo di quell’eresia dell’informe che ha colpito la liturgia cattolica». Il religioso ha pubblicato la sua opinione su quell’incontro, “benedetto” dal vescovo, oggi sul sito della parrocchia e nella giornata odierna ha distribuito un volantino in chiesa con le sue considerazioni critiche sulla presenza di fedeli islamici in cattedrale. Ha distribuito lo stesso volantino anche nella chiesa di Vicomoscano, frazione di Casalmaggiore, dove è stato parroco.

Nel mirino di don Nevi, che è responsabile dell’Ufficio per la pastorale familiare, c’è la partecipazione dell’Imam di Cremona, Noureddine Lakrichat, e del portavoce del centro culturale islamico La Speranza, Sadiq El Hassan, al rito tenuto dopo l’assassinio di padre Jacques Hamel, parroco di Saint-Étienne-du-Rouvray.

Il parroco di Arnasco non benedice la salma della donna marocchina morta nel crollo di una palazzina

La Stampa
stefano pezzini

Don Angelo Chizzolini era già finito sotto i riflettori quando disse che avrebbe preferito bruciare la canonica piuttosto che aprirla ai profughi



Per don Angelo Chizzolini, parroco di Arnasco, il piccolo paese dell’entroterra di Albenga dove sabato scorso sono morte cinque persone nel crollo di una palazzina per una fuga di gas, le vittime dell’esplosione non sono tutte eguali. Questo pomeriggio, infatti, nella piccola chiesa di Nostra Signora dell’Assunta, dove la comunità si è riunita per i funerali Dino Andrei, 76 anni e di sua moglie Aicha Bellamoudden, 56 anni, due delle cinque vittime, ha pregato e benedetto la salma dell’uomo ma non quella della donna, islamica, in fase di conversione secondo i conoscenti, ma che non aveva ancora abbracciato la fede cattolica. 

Don Angelo Chizzolini è parroco anche a Vendone e Onzo e, proprio in quest’ultimo comune, la scorsa estate era stato protagonista di un altro scivolone. Parlando di migranti, infatti, aveva detto che avrebbe preferito bruciare la canonica piuttosto che aprirla ai profughi. Parole che avevano messo in forte imbarazzo il vescovo di Albenga e Imperia, monsignor Guglielmo Borghetti, già impegnato a mettere ordine in una diocesi scossa da scandali finanziari ed episodi di pedofilia.
A rimettere le cose a posto, oggi ad Arnasco, è stato il sindaco Alfredino Galizia che, sia in chiesa che al cimitero, ha sottolineato come Aicha fosse, a tutti gli effetti, una cittadina di Arnasco, un “elemento importante di una comunità che da sempre fa dell’accoglienza e dell’integrazione un punto di forza”.

In Italia ventimila poligami, ma la legge non può punirli

Il Messaggero
di Valeria Arnaldi



Fino a quattro. Tante sono le mogli che può sposare un musulmano. Lo stabilisce il Corano. E il precetto religioso, ovviamente, vale senza confini geografici. Non stupisce dunque che, di fatto, a seguito della forte immigrazione islamica, la poligamia sia entrata in Europa, moltiplicando rapidamente casi e famiglie. Secondo il Gatestone Institute, in Gran Bretagna ad oggi ci sarebbero almeno 20mila unioni poligamiche, numero che la Francia aveva già raggiunto nel 2006. Non meno significativi i numeri italiani. Erano settemila le unioni con più mogli ritenute accertate nel 2009. Ma, secondo le stime del Centro Averroè, confermate da Acmid-Donna (Associazione donne marocchine in Italia), erano salite a 14.500 nel 2013. Fino ad arrivare alle ventimila di oggi. Stimate. Dati ufficiali, infatti, non esistono.

LA LEGGE
I matrimoni poligamici, per la legge italiana, sono reati, ma esistono di fatto perché le unioni celebrate in moschea non devono necessariamente essere registrate civilmente. Valide a tutti gli effetti per i musulmani, non lo sono per lo Stato italiano che vede solo le nozze registrate in Comune. A questi casi vanno aggiunti i matrimoni temporanei, istituto della legge islamica che prevede l'unione segreta tra i coniugi davanti a testimoni e notaio. Senza dimenticare il sommerso di quanti preferiscono mantenere sotto riserbo la poligamia, soprattutto tra gli italiani convertiti che erano circa 70mila secondo l'Ucoii nel 2012, con un ritmo medio di crescita di 4000 l'anno, per un totale