giovedì 18 agosto 2016

La segretaria di Goebbels: “Non sapevo dello sterminio”

Corriere della sera
di Silvia Morosi e Paolo Rastelli

Pomsel-07

“Non abbiamo mai saputo nulla dello sterminio degli ebrei, è stato tenuto nascosto e ha funzionato”. A parlare al Guardian (come ad altre testate internazionali) è Brunhilde Pomsel, 105 anni, ex segretaria del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, l’ideologo che fu tra i principali artefici del fascino esercitato sulle masse dal Terzo Reich, che portò l’accettazione dei campi di sterminio e all’odio razziale. Oggi i suoi ricordi confluiscono nel documentario German Life «Una vita tedesca» (Ein deutsches Leben) che per la prima volta racconta al mondo uno dei lati nascosti del nazionalsocialismo e che sbarcherà in autunno negli Stati Uniti (la pellicola di Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer è stata presentata in anteprima al Filmfest di Monaco appena concluso). Solo con la fine della Guerra, con la caduta del nazismo, le atrocità compiute dal Terzo Reich sono venute alla luce. Dal 1942, la giovane passava le giornate fuori dall’ufficio di Goebbels, con altri cinque segretari.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (Goebbels  citato da Leon Degrelle in Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz).

epa05398718 Brunhilde Pomsel, former secretary of Nazi German propaganda minister Goebbels, pose for a picture after the premier of the film 'Ein deutsches Leben' (lit. A German Life) in Munich, Germany, 29 June 2016. Pomsel, who is now 105 years old, talks about her life in the documentary which premiered in Munich. EPA/MATTHIAS BALK
(Epa/MATTHIAS BALK)

“Ogni tanto passavano i suoi figli a trovarlo, emozionati”. Nel poco tempo che le è rimasto, “spero mesi e non anni”, si aggrappa alla speranza che il mondo decida di “non girare la testa di nuovo, come allora” (vi abbiamo anticipato la notizia nella rassegna stampa della Digital Edition). Ora che resta una delle poche sopravvissute dell’entourage del gerarca, sottolinea di non volersi lavare la coscienza con la sua confessione. Nata a Berlino nel 1911, da ragazza aveva lavorato come stenografa per un avvocato ebreo e come dattilografa per un nazionalista di destra. Nel 1933 un amico del Partito nazionalsocialista tedesco le procura un impiego alla radio e nel 1942 viene trasferita al ministero della Cultura e Propaganda alle dipendenze di Goebbels. Iscrivendosi al partito nazista soltanto per ottenere il prestigioso posto al ministero. “Perché non avrei dovuto farlo? Tutti lo facevano. Tutto il Paese era come sotto una sorta di incantesimo”, insiste.

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“Sono stata lusingata di lavorare lì, perché era un premio per essere stata una dattilografa molto veloce. Nuotavo nel denaro, anche se non esisteva nulla da comprare”, dice ricordando la sua busta paga. Rispettò sempre gli ordini, sapendo che il gerarca si fidava di lei e rispettando quel senso di obbedienza imparato in famiglia. “Ignara delle pene inflitte agli ebrei”, descrive il suo «capo» come un uomo “bello e curato”. Nel documentario Brunhilde descrive Goebbels come un “nano delirante”, un “maiale” che il primo maggio 1945 si tolse la vita con la moglie Magda nel bunker di Berlino subito dopo aver avvelenato i suoi sei figli. Eppure quell’uomo “narcisista, freddo e rigido come il bastone da passeggio che portava”, era anche l’unico “vero intellettuale in quella massa di disadattati che componevano la cerchia intima di Hitler”.
Possiamo fare a meno del burro ma, nonostante tutto il nostro amore per la pace, non possiamo fare a meno di armi. Non si può sparare con il burro (dal Discorso di Berlino del 17 gennaio 1936)

hitler - Fotografo: mangiarotti
Eva Braun, Hitler e Goebbels

L’ex stenografa si dà la colpa, comunque, di essere stata vittima del sistema, di essersi “disinteressata alla politica in un momento come quello”. L’ascesa del nazionalsocialismo è stato un momento davvero terribile, “molte persone in Germania non vedevano l’ora che Hitler salisse al potere”. Quando il Ministero della Propaganda l’ha reclutata per lavorare per Goebbels, lei non ha potuto dire di no. “Era un ordine. Ovvio ero felice del lavoro, mi è piaciuto molto lavorare con gli altri, le donne erano piacevoli e accuratamente selezionati”.

E proprio il suo lavoro l’ha portata al centro di eventi storici catastrofici. Brunhilde Pomsel ha vissuto le conseguenze del tentativo di assassinio subito da Hitler nel 1944 ed è stata costretta, insieme agli altri segretari, nel 1945 a scappare dalla giustizia sommaria dell’Armata Rossa che stava conquistando Berlino. Pur avendo battuto a macchina, nel 1943, il famoso discorso di Goebbels sulla “guerra totale”, la Pomsel non avrebbe avuto la minima idea di che cosa si trattasse. “Semplicemente, non stavo a sentire. Perché non m’interessava. È stato stupido, da parte mia. Lo so”, ammette.

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“Sapevamo che esisteva Buchenwald. Sapevamo che c’era un campo. E che gli ebrei venivano portati lì. Credo alla gente che dice che potevamo fare qualcosa per gli ebrei. Però nessuno ha fatto niente“, considera.  Il giorno dopo il compleanno di Adolf Hitler nel 1945, la sua vita subì un brusco arresto. A Goebbels e ai suoi venne ordinato di unirsi al Fuhrer nel suo rifugio sotterraneo. In seguito, trovò vicino alla sua macchina da scrivere i nomi degli ebrei morti.
Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno stato ebraico in qualche paese del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica ma quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono le frontiere e dicono che non sanno che farsene. È un caso unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni (Da un discorso di Goebbels del marzo 1943, citato da Andrea Tornielli in Pio XII, a pagina 317)

Joseph Goebbels
Joseph Goebbels

Arrestata dai russi, è rimasta in prigione fino al 1950. Con gli incubi che non sembrano lasciarla in pace nemmeno oggi. Pur avendo rilasciato negli anni qualche intervista, dopo il suo ritorno in Germania, la Pomsel non si era dimostrata entusiasta all’idea di raccontare la sua vita davanti alla cinepresa. “Avevo paura. I registi mi dissero che stavano preparando qualcosa che doveva restare per sempre, perché certe cose bisogna registrarle, mantenerne il ricordo. Molta gente aveva parlato di me dal proprio punto di vista. Adesso toccava a me e accettai”, spiega.
Si potrebbe definire l’ebreo come un’incarnazione deviata del complesso d’inferiorità. Non lo si può colpire più profondamente che descrivendolo con la sua effettiva essenza. Chiamalo mascalzone, farabutto, mentitore, criminale, assassino e omicida. Tutto ciò lo toccherà appena, internamente. Guardalo calmo e severo per un breve tempo e digli: «tu sei proprio un giudeo!» e tu ti accorgerai con stupore come nello stesso istante egli diverrà insicuro, imbarazzato e consapevole della propria colpa (Kampf um Berlin citato da Victor Klemperer)
@MorosiSilvia