martedì 4 ottobre 2016

iPhone 7, cinque note dolenti: ma la soluzione è a portata di tutti

repubblica.it
di VALERIO PORCU

Dall'hiss gate al Bluetooth instabile: alcuni difetti segnalati dagli utenti del nuovo smarphone Apple e le possibili soluzioni. DUE casi su cinque sono stati riconosciuti come difetti di fabbrica ed Apple si è detta pronta a sostituire il prodotto. Ma quando si parla dell'iPhone non tutti sono disposti a mettere in discussione il funzionamento di un dispositivo considerato un'icona famoso, tra l'altro, per le alte prestazioni. Eppure la linea 7 del melafonino fa fatica a nascondere i suoi punti deboli. C'è da dire che per la maggior parte dei problemi segnalati esistono semplici soluzioni che tutti possono mettere in pratica.
iPhone 7, cinque note dolenti: ma la soluzione è a portata di tutti

1. Audio Lightning
La questione è stata risolta da Apple con una correzione di iOS 10.0.2. C'era un problema nel software che comprometteva l'audio con le cuffie Lightning. Non sono molti però i consumatori che lo hanno verificato sul proprio dispositivo, proprio perché l'iPhone 7 è appena uscito.
Soluzione: aggiornare ad iOS 10.0.2.

iPhone 7, cinque note dolenti: ma la soluzione è a portata di tutti

2. Ripristino da iCloud
Quando si compra un nuovo iPhone è possibile "clonare" quello vecchio usando il backup online di Apple - tramite iCloud appunto. In generale funziona, ma a volte le cose vanno male, soprattutto con i nuovi modelli. Anche con l'iPhone 6s era successo qualcosa di simile. L'iPhone 7, in alcuni casi, dopo il ripristino perde connettività e si comporta come se non fosse stato mai attivato. Secondo le segnalazioni in Rete, sembra capiti solo con l'operatore USA Verizon. In generale, basta ripetere la procedura per risolvere - senz'altro una seccatura ma niente di più.

Può anche capitare che l'aggiornamento tramite iCloud si "congeli", nel quale caso dovrebbe bastare un riavvio; per farlo bisogna tenere premuto 'Home' e il pulsante 'Volume Giù' per alcuni secondi, finché non compare il logo di Apple su sfondo nero. Il problema, che dovrebbe essere comunque già risolto, era dovuto probabilmente a un sovraccarico dei server Apple, tipico dei primi giorni.
Soluzioni: ricominciare daccapo, riavviare iPhone, usare iTunes.
  iPhone 7, cinque note dolenti: ma la soluzione è a portata di tutti

3. Modalità aereo - Nessun Servizio
Apple ha confermato anche questo difetto, aggiungendo che un riavvio dovrebbe risolvere il problema. Pare che anche in questo caso l'azienda sia disponibile a sostituire lo smartphone. In pratica, dopo aver usato la Modalità Aereo il telefono non torna a collegarsi, e resta l'indicazione "Nessun Servizio". Sembra che il problema si verifichi, occasionalmente, solo con quegli iPhone 7 dotati di modem Qualcomm, mentre quelli che hanno un chip Intel sembrano funzionare senza problemi.
Soluzioni: riavviare, ripristinare le impostazioni, togliere e reinserire la scheda SIM.

iPhone 7, cinque note dolenti: ma la soluzione è a portata di tutti

4. Il ''sibilo''
Alcuni utenti hanno segnalato un ronzio, che sembra si verifichi solo quando il telefono è sotto un carico pesante - ad esempio, il ripristino di un backup da iCloud. Qualcuno su Twitter ha anche provato a lanciare l'hashtag #hissgate, e pare che Apple abbia effettivamente sostituito i telefoni di chi si è presentato in negozio con questo problema.

Si tratta con ogni probabilità di un rumore (Coil Noise) che entro certi limiti si può considerare normale in un circuito, evidentemente superati  da alcuni nuovi iPhone risultati troppo rumorosi.
Il rumore in questione è generato dagli avvolgimenti elettromagnetici, presenti in ogni dispositivo elettronico, e dalla loro frequenza di risonanza - che potrebbe portare fino a una vera e propria vibrazione fisica. Forse, il sibilo è dovuto alla notevole potenza del SoC Apple A10, e se così fosse dovremmo aspettarcelo anche da altri smartphone in arrivo nei prossimi mesi. Al monento, il difetto non sembra poi così diffuso e, in caso contrario, è possibile rivolgersi ad Apple per una sostituzione.
Soluzioni: portare l'iPhone in assistenza.

5. Connessione Bluetooth instabile
Più che all'iPhone 7, il problema sembra legato ad iOS 10, e pare che con l'aggiornamento ad iOS 10.0.1 sia stato risolto. In pratica, risultava difficile o impossibile collegarsi a una periferica audio o un vivavoce. La soluzione è comunque nel reset delle impostazioni: per farlo si va in Impostazioni>Generali>Ripristina>Ripristina Impostazioni. È un'azione radicale, e dopo bisognerà perdere un po' di tempo per rimettere le configurazioni secondo le proprie preferenze, ma almeno il problema sarà risolto.
Soluzioni: aggiornare iOS, riavviare l'iPhone.

iPhone 7, la rivoluzione incrementale: così evolve lo smartphone Apple

repubblica.it
di ERNESTO ASSANTE

In un mercato maturo, la Mela punta su un dispositivo che migliora in tutti gli aspetti chiave, per definire la nuova generazione
iPhone 7, la rivoluzione incrementale: così evolve lo smartphone Apple
PARTIAMO da un dato di fatto: l'offerta nel mercato degli smartphone è oggi sostanzialmente ben delineata: l'oggetto ha raggiunto un form factor più o meno stabile, le variazioni sul tema sono minime da un marchio all'altro, i sistemi operativi offrono tutti come funzioni base tutte le quelle possono accontentare un utente medio, la potenza anche dei modelli più deboli e di prezzo più contenuto, così come la memoria disponibile, è ormai mediamente sufficiente per la stragrande maggioranza degli utenti. Potremmo dire, con una frase fatta, "uno vale l'altro" senza sbagliare di troppo, soprattutto se si parla di smartphone Android.

Il ritmo dell'innovazione negli smartphone ha rallentato, ed è una cosa che non deve meravigliare, prima o poi doveva accadere. Pensate ai frigoriferi, alle lavatrici, alle automobili, o a mille altre macchine che usiamo quotidianamente, in alcuni casi propongono innovazioni, nella stragrande maggioranza no, e questo non cambia il nostro modo di vedere frigoriferi, lavatrici o automobili, che restano importanti, centrali, insostituibili, nella nostra vita. Così è oggi nel campo degli smartphone, dove la concorrenza che prima era fatta di sorprese e innovazioni continue, oggi è invece fatta di funzioni piccole, miglioramenti marginali, prezzi, colori, come nelle auto, nei frigoriferi o nelle lavatrici.

In questo senso l'iPhone 7 non è molto diverso dall'iPhone 6, non è particolarmente innovativo o rivoluzionario, anzi, conferma sostanzialmente il modello precedente migliorandolo ovunque fosse possibile, sia per dare agli utenti Apple la possibilità di un upgrade, sia per contrastare i miglioramenti offerti dalla concorrenza. E comuqnue il miglioramento è, va detto, sostanziale. Lo è in termini di potenza di calcolo, quindi di velocità, stabilità, memoria, soprattutto se usato, come ovvio, con l'ultima versione del sistema operativo che sfrutta al meglio i

miglioramenti hardware consentendo al software di girare senza ostacoli o rallentamenti. Il nuovo processore A10 è davvero molto veloce, ma per l'utente medio è un miglioramento difficilmente apprezzabile, mentre vero entusiasmo scatena la durata della batteria, in grado di portare l'iPhone 7 fino a sera senza bisogno di ricarica, e l'iPhone 7 Plus certamente oltre. E già questo sarebbe sufficiente, per chi conosce pregi e difetti storici dell'iPhone, a giustificarne l'acquisto se si è possessori di una macchina vecchia. Acquisto meno giustificato nel caso si possieda un iPhone 6S, ovviamente.

Ci sono poi differenze "minori", come la scomparsa dell'interruzione in plastica per le antenne, con un bordo inferiore che oggi è simmetrico. Il suono è stereo, con un secondo speaker nascosto nella parte superiore del telefono. E soprattutto il buon vecchio tasto "home" non è più un tasto vero e proprio, ne mantiene la sensazione al tatto, con una sorta di clic, una piccola vibrazione che può essere personalizzata, ma non la meccanica. Il che significa che il tasto non può più rompersi e che la macchina è finalmente impermeabile, può cadere in acqua e sopravvivere, ma può anche essere portato in spiaggia o in piscina correndo pochi rischi. E' migliorato anche il display, più luminoso e con colori più brillanti.

Sicuramente fondamentale è il miglioramento nel comparto dell'immagine, sia nell'iPhone 7, che ha una fotocamera ancora da 12 mp ma con la stabilizzazione ottica, un sensore è più veloce e efficiente e una lente in grado di catturare il 50% di luce in più con un'apertura f/1.8 anziché f/2.2. Migliora anche il flash, in formato 4 LED,  In parole più povere e comprensibili: le foto vengono più luminose e con più dettagli. Decisamente migliore è la doppia fotocamera dell'iPhone 7 Plus. Apple ha scelto di mettere nella nuova macchina due lenti diverse che però lavorano su due sensori contemporaneamente per aggiungere dettagli alle foto. Alla lente dell'iPhone 7, nel Plus si aggiunge un teleobiettivo che consente di avvicinarsi maggiormente ai dettagli con uno zoom ottico 2x e fino a 10x con zoom digitale. E i risultati sono davvero molto belli.

Tutto migliorato, insomma, senza nessuna innovazione? No, una c'è, ed è di non piccola rilevanza, perché è di quelle innovazioni destinate a cambiare il mercato: scompare, come tutti sanno, la porta d'ingresso jack per le cuffie e gli auricolari. Da una parte era inevitabile, il jack è stato inventato nel 1878 ed era l'ultimo residuo analogico in una macchina completamente digitale, doveva prima o poi arrivare il momento in cui lasciarlo andare. D'altro canto è l'unica tecnologia di un secolo e mezzo fa che sia ancora in circolazione, perché perfettamente funzionante, tecnologia della cui sopravvivenza nessuno si era lamentato e la cui scomparsa può creare delle antipatiche scomodità a molti, anzi certamente le creerà.

Non c'è un nuovo connettore, Apple ha deciso di usare la porta Lightining, mettendo fuori uso, quindi, ogni auricolare o cuffia in nostro possesso. Un cambio troppo deciso? No, in fin dei conti è pur vero che ogni acquirente troverà nella confezione un paio di auricolari EarPods con connettore Lightning e, gesto questo decisamente nuovo per Apple, anche un adattatore per collegare cuffie e auricolari "vecchi" che abbiamo in tasca o a casa.

Il cambiamento, per chi ama ascoltare musica dallo smarpthone (più o meno la maggioranza assoluta degli utenti) è decisamente positivo, il suono è migliorato, soprattutto nei bassi e nella definizione. Per chi non è maniaco del suono digitale la differenza non è così "abissale". Ma Apple ha deciso di fare di più e di puntare in maniera decisa sull'audio wireless, eliminando il fila ad una nuova categoria di auricolari, gli AirPods, che saranno disponibili da ottobre e che sono veramente il "pezzo forte" della nuova release dell'azienda di Cupertino.

Esteticamente singolari, dotati di un lungo e sottile "gambo" non particolarmente bello a vedersi, gli AirPods sono leggerissimi e comodi nell'orecchio, sono completamente separati l'uno dall'altro, hanno sostanzialmente con la stessa ergonomia degli EarPods, ma sono più stabili e hanno alcune interessanti funzioni sia in modalità touch che con i comandi vocali di Siri. Il suono è decisamente migliore, in special modo nei bassi, ma per funzionare hanno bisogno di essere caricati, ed hanno un'autonomia relativamente breve, 5 ore. "Relativamente" vuol dire che in realtà un utente medio arriva tranquillamente ad usarli per una giornata senza bisogno di una ricarica.

Ricarica che peraltro si effettua anche "on the go" attraverso la ricarica wireless che è all'interno dell'astuccio per portarle in giro, comodo per non perdere i due auricolari in borse, tasche o cartelle. Non c'è "pairing", si connettono immediatamente all'iPhone e riconoscono, tramite iCloud, tutti i nostri dispositivi. Hanno un difetto? Si, costano troppo, 179 euro, il che terrà lontana dalla rivoluzione dell'audio wireless una grossa parte di utenti.

Ma di rivoluzione si tratta in ogni caso, perché, come nel caso della scomparsa del floppy disc, del lettore di cd e dvd, o di altre periferiche e porte, Apple scommette su un'innovazione che non è ancora mainstream, anticipando i tempi e cercando di provocare la rivoluzione stessa. E che si vada decisamente verso l'audio wireless è obbiettivamente naturale, i fili sono scomodi in ogni caso e in ogni dove.

Diciamo, in conclusione, che si tratta di due smartphone di eccellenza, perfettamente in linea con la filosofia Apple, soprattutto nell'esclusiva dei nuovi auricolari, due macchine che hanno molto senso per chi una molto il comparto audio e quello fotografico. Per un uso basilare ci sono ancora, con prezzi più bassi, gli iPhone 6/6Plus e per chi predilige la leggerezza e le dimensioni ridotte il 5SE, una linea completa, insomma, per resistere all'annunciatissimo calo di vendite, del quale verificheremo l'esistenza all'inizio del nuovo anno, dopo gli acquisti di Natale

Il tempo è denaro e si compra su Taskhunters

La Stampa
simone vazzana

L’app mette in contatto studenti in cerca di un lavoro part time e persone troppo indaffarate per fare la coda alla posta o montare i mobili di casa



Lo studente che tra un esame e l’altro decide di lavorare sfugge ormai da tempo alla gabbia dell’eccezione. Secondo Eurostudent, il 73% degli universitari vive a casa con i genitori, il 24% risiede invece in una città diversa da quella d’origine. La percentuale di studenti lavoratori è pari al 40%. Si tratta di rapporti per lo più precari, part time: camerieri, baristi, pet sitter, scaffalisti.

L’obiettivo è l’autonomia dalle famiglie, ma anche l’ingresso più veloce nel mondo del lavoro, attraverso la creazione di contatti con le aziende prima della laurea. Questo 40% è però destinato a crescere grazie alle nuove soluzioni offerte dalla tecnologia. Ed è qui che entra in gioco Taskhunters.

Funziona così. I privati postano le proprie esigenze sull’app al prezzo e alle condizioni che ritengono più adeguati, scegliendoli tra più categorie. Gli studenti possono offrirsi per svolgere queste attività, accettare la ricompensa prefissata o contrattare un importo più elevato.Chi posta l’offerta potrà scegliere a chi assegnare il lavoro, selezionando l’utente che ritiene più adatto tra le persone che si sono proposte.

Tra i servizi proposti ci sono la spesa al supermercato, il personal shopper, il pet care, i traslochi, il ritiro di certificati e le commissioni in posta, i ritiri dei visti dalla tintoria, le faccende domestiche, l’assemblaggio di mobili, le lezioni private (musica, lingue, ripetizioni), il graphic design e l’assistenza informatica. Una volta completato il lavoro, i feedback permettono di costruire, allo studente e al committente, una buona reputazione all’interno dell’app.



Taskhunters permette di avere guadagni flessibili. È una startup fondata da cinque giovani under 30 che, dopo un’esperienza professionale all’estero, hanno deciso di investire risorse e competenze in Italia. L’app si rivolge potenzialmente ai 650 mila studenti universitari che, magari, vogliono monetizzare il loro tempo libero. Taskhunters fa da collante tra loro e i 2 milioni e mezzo di privati a cui manca il tempo di svolgere piccole faccende quotidiane.

Le transazioni avvengono online attraverso Stripe, una piattaforma di pagamento sicuro, già utilizzata da importanti aziende come Facebook, Twitter e Kickstarter. Ogni pagamento viene effettuato a mansione conclusa, quando entrambe le parti possono ritenersi soddisfatte. Taskhunters trattiene il 15%+iva.



Disponibile gratuitamente, sia per iOS sia per Android, punta a coprire tutta Italia entro il 2017. «Ormai ognuno di noi possiede uno smartphone - spiega Lorenzo Teodori, co-founder di Taskhunters -. Per un universitario, le ore dedicate alle lezioni sono in media 20.4 a settimana, mentre sono 9 quelle dedicate al lavoro. Con circa 160 minuti quotidiani spesi sullo smartphone è facile fare il conto del potenziale che può avere una soluzione in grado di offrire piccoli lavori flessibili attraverso un’app. Non vogliamo alimentare la precarietà, ma permettere ai giovani di entrare prima nel mondo del lavoro, responsabilizzandosi nel gestire i propri rapporti professionali e i propri guadagni».



Il team di Taskhunters è composto da Lorenzo Teodori, Francesco Piovesan, Marco Premier, Alberto Mora e Jessy Conroy. I cinque , quasi tutti di Treviso, sono stati da poco selezionati da Speed MI Up, l’incubatore di startup di Università Bocconi, Camera di Commercio e Comune di Milano.

«L’Italia - continua Teodori - è per noi un punto di partenza, vogliamo espanderci in altre città universitarie europee come Londra, Madrid, Lisbona, Berlino e Parigi. Vogliamo raggiungere 20 milioni di potenziali utenti e 2,5 milioni di studenti. Ovviamente, un passaggio significativo sarà il coinvolgimento di fondi di investimento, grazie ai quali ci aspettiamo di avere fino a 30 mila utenti entro la fine del 2017, con circa 40 mila transazioni effettive». 

Arriva Kirobo, il copilota che aiuta il conducente

La Stampa
simone vazzana

Può avviare conversazioni in base all’umore dell’interlocutore, riconoscendo le espressioni facciali e il tono della voce. Il robot della Toyota esordirà sul mercato a gennaio



Non solo motori. La Toyota diversifica i suoi prodotti e spinge sull’intelligenza artificiale. Negli ultimi cinque anni ha investito circa un miliardo di dollari in tecnologia. L’ultimo prodotto sarà lanciato sul mercato a gennaio. Si tratta di Kirobo, il robot che l’azienda giapponese ha pensato per aiutare le persone al volante (ma non solo). 

La vendita di Kirobo avverrà direttamente nei concessionari del marchio. Inizialmente sarà disponibile solamente a Tokyo per quasi 40 mila yen (circa 350 euro). L’idea è che possa aiutare il guidatore come un piccolo copilota, per esempio lanciando un segnale in caso di frenata necessaria o di una curva pericolosa in arrivo. È anche pensato per tenere sveglio il conducente. Inoltre, può essere installato in casa per essere certi che la porta sia stata chiusa.


REUTERS

La Toyota ha definito Kirobi «un compagno delle comunicazioni». Si collega allo smartphone via bluetooth e, attraverso una telecamera integrata, è in grado di riconoscere le espressioni facciali delle persone, interagendo in base all’umore dell’interlocutore, avviando una conversazione informale e muovendo mani e testa. 


REUTERS

Kirobo, che alto circa 10 centimetri, registra le informazioni dell’automobile, (come i chilometri percorsi e il carburante rimanente) e prevede il download di un’applicazione il cui costo mensile è di 300 yen, poco meno di tre euro. 

Twitter Simone_Vazzana

Referendum

La Stampa
jena@lastampa.it

Volete vivere a lungo felici e contenti o morire tra dolori lancinanti?

"Riapriamo la chiesa di Elisa Claps", l'ira dei parenti contro l'idea del vescovo di Potenza

repubblica.it

Monsignor Salvatore Liguorio lancia la proposta per restituire ai fedeli la chiesa della Trinità dove nel 2010 fu coperto il cadavere della 16enne. Fu circondata da un'impalcatura per evitare la folla dei curiosi

"Riapriamo la chiesa di Elisa Claps", l'ira dei parenti contro l'idea del vescovo di Potenza

Il suo corpo fu scoperto il 17 marzo del 2010, sotto le tegole nel sottotetto della chiesa: per l'omicidio è stato condannato a trent'anni di carcere Danilo Restivo. Dal giorno del ritrovamento la chiesa è rimasta inaccessibile, circondata dalle impalcature anche per proteggerla dalla folla di curiosi. La sua sorte non è stata modificata neppure dopo il dissequestro, deciso dalla procura di Salerno nel 2014.

"Riapriamo la chiesa di Elisa Claps", l'ira dei parenti contro l'idea del vescovo di Potenza

Alcune opere intanto sono state già realizzate, a cominciare dalla manutezione straordinaria del terrazzo e dell'aula della chiesa per il deflusso delle acque. Dopo mesi di silenzio, il vescovo ha deciso di rompere il silenzio e ha affidato a una nota il nuovo annuncio. “Sono in corso verifiche strutturali per stabilire con esattezza gli interventi da adottare per rendere nuovamente fruibile lo storico edificio – si legge nella comunicazione ufficiale -. Quanto prima sarà pronta una relazione tecnica sulla base della quale sarà decisa la calendarizzazione dei lavori”.

Una scelta che ha scatenato l'opinione pubblica potentina, divisa tra favorevoli e contrari alla nuova vita della tomba di Elisa Claps. Il fronte dei contro, guidato dall'associazione Borgo Antico, ha già raccolto sul web duemila firme. Contrari anche i famigliari di Elisa, che chiedono piuttosto verità e chiarezza sull'omicidio e sull'occultamento del cadavere.

Freda Kelly: “I miei undici anni con i Beatles e quella canzone scritta per me”

La Stampa
simone vazzana

È stata fino al 1972 la segretaria della mitica band: “A 17 anni ero la loro prima fan: e se ascolti quel pezzo del 1963...”


Freda Kelly con Paul McCartney in una foto che ci ha fornito lei stessa: lo scatto non è datato ma deve risalire ai primissimi Anni 60

Vestito lungo verde, infradito ai piedi e sorriso contagioso, Freda Kelly è un’allegra signora inglese di 71 anni che ha custodito per quarant’anni un segreto di cui erano a conoscenza solo i suoi familiari. E naturalmente i Beatles. Tra il 1961 e il 1972 Freda è stata la segretaria della band che ha riscritto la storia della musica pop. Era lei che rispondeva alle lettere e gestiva il fan club, senza mai muoversi da Liverpool, anche quando i Beatles fondarono la loro casa discografica, la Apple, con sede a Londra.

Per anni è rimasta in silenzio: «Pensavo, chi vorrebbe mai sentire la storia di una segretaria?». Un giorno, però, sua figlia Rachel le ha detto: «Fa’ qualcosa prima che la tua memoria inizi a perdere colpi». Così, ha deciso di lasciare al suo nipotino Niall una testimonianza registrata, perché «conoscesse direttamente da me la storia di sua nonna e della sua giovinezza».

Quando l’ha saputo, nel 2013, il regista Ryan White l’ha convinta a fare un film. Si intitola Good Ol’ Freda, in italiano La segretaria dei Beatles, i fondi per realizzarlo sono stati raccolti su Internet, con il crowdfunding: 58 mila sterline per tre settimane di lavoro a Liverpool. La premiere americana ad Austin, in Texas, è stata salutata da una standing ovation di cinque minuti. Ospite del Beatles Day organizzato da Rolando Giambelli, presidente dei Beatlesiani d’Italia, Freda ha raccontato ieri a Torino la sua storia.

Freda Kelly nasce a Liverpool nel 1945: a 17 anni vede i Beatles per la prima volta. «In tutto li avrò sentiti più o meno 190 volte - dice con un sorriso -: sì, credo di essere stata la loro fan numero 1». Lascia la scuola a 16 anni per diventare dattilografa (in casa servono soldi, sua madre è morta quando lei aveva un anno e mezzo) e trova un impiego come segretaria. In ufficio una collega le parla di una band di ragazzi, ospite fissa del Cavern, lo storico locale di Liverpool. Si tratta dei Beatles, che al Cavern suoneranno 294 volte.

Kelly rimane affascinata dalla musica e dal look di quei quattro ragazzi. I Beatles stregano anche Brian Epstein, che lavora nel negozio di mobili e strumenti musicali dei genitori e che riesce a diventare il loro manager. Giorno dopo giorno, al Cavern, Epstein nota la sempre presente Freda e premia la sua dedizione offrendole un lavoro nel fan club. «Quando Epstein mi offrì di diventare la sua segretaria - racconta - mio papà mi disse che non sarebbe durato un anno. Gli risposi che non mi sarei arresa. Sapevo che i Beatles sarebbero diventati famosi».

Saranno 11 anni, intensi, vissuti sempre a Liverpool nonostante il successo mondiale dei Fab Four. Inizialmente lei come recapito del fan club dà l’indirizzo di casa: dopo l’uscita del secondo singolo dei Beatles, Please Please Me, il postino le consegna in media 800 lettere al giorno e Freda opta saggiamente per l’indirizzo dell’ufficio. Il rapporto tra Freda e i fan è forte tanto quanto quello tra lei e la band. Resta alla guida del club anche dopo il 1970, anno del loro scioglimento, e spedisce a migliaia di fan delusi oggetti, fotografie, autografi e risponde a ogni singola lettera.

È passato mezzo secolo, ma Freda ricorda ancora le richieste più bizzarre: «Le ciocche di capelli erano le più richieste, ma non dimenticherò mai la ragazza che mi spedì una federa. Mi chiese di darla a Ringo: voleva che lui ci infilasse il cuscino, ci dormisse una notte e gliela restituisse. Con la madre di Ringo c’era un rapporto speciale, mi disse che mi avrebbe aiutato a soddisfare questo strambo desiderio. Ci riuscì».

Altro momento surreale, la diffusione della voce secondo cui Paul McCartney sarebbe morto nel 1966 in un incidente stradale, rimpiazzato da un sosia. «Ricevevo una quantità infinita di telefonate - racconta lei - per sapere se Paul fosse ancora vivo. Ero arrivata al punto di alzare la cornetta e di riattaccare subito. All’ennesima chiamata mi dissi: “E se fosse vero?”. Così andai a casa del padre di Paul (che Freda chiama affettuosamente “Zio Jim”, ndr) e glielo chiesi. La risposta? “Guarda, è di là: se vuoi te lo chiamo”».

A Yoko Ono, compagna di John Lennon, si attribuisce la responsabilità dello scioglimento dei Beatles. Freda, però, non è così categorica: «In realtà, il gruppo era già arrivato alla fine. La morte di Epstein, nel 1967, era stata devastante per i ragazzi. Paul e John avevano provato a tenere insieme la band, ma ormai ognuno aveva i suoi interessi, le sue necessità e i suoi progetti da solista».

Sulla canzone dei Beatles che più ama è quasi evasiva: «Impossibile sceglierne una tra tante. Non posso non citare I’m Only Sleeping, Fool on the Hill e Penny Lane. Anche perché io, a Penny Lane, ci vivevo per davvero. Esistono però tante canzoni inedite, mai incise, che ho avuto la fortuna di ascoltare al Cavern all’inizio degli Anni Sessanta e che erano bellissime».

John Lennon è morto nel 1980, George Harrison nel 2001. Freda è rimasta in contatto con gli altri due membri del gruppo: «Ultimamente sono stata a trovare Ringo a Los Angeles, mi ha invitata dopo aver visto il documentario. Poi ho riabbracciato Paul a Liverpool. E ci siamo rivisti tutti e tre a Londra, in occasione del restauro del film A Hard Day’s Night». Freda Kelly ha conosciuto i Beatles a 17 anni ed è stata con loro per più di dieci anni. La domanda di chiusura, è quasi d’obbligo: Freda, c’è stato qualcosa di più di un rapporto lavorativo?

«Non rispondo a questa domanda - sorride lei -. Basti sapere che in I Saw Her Standing There (uscita nel 1963, ndr) si parla di una ragazza diciassettenne. All’epoca eravamo tutti ragazzini: traete le vostre conclusioni».

Serie A: svelato il nuovo pallone invernale

La Stampa

Dal prossimo 22 ottobre sui campi ci sarà l'attrezzo targato Nike coi colori ideali per migliorarne la visibilità


La stagione sportiva 2016-17 entra nel vivo e dato che si va verso l'autunno inoltrato, ecco che Nike ha svelato il nuovo pallone "invernale" per la serie A, la Liga e la Premier League. Il Nike Ordem 4 Hi-Vis debutterà nei tre massimi campionati europei il fine settimana del 23 ottobre. La caratteristica principale del pallone è l'alta visibilità per migliorare la performance delle squadre quando le condizioni di luce naturale cambiano durante la stagione invernale.

L'attrezzo targanto Nike presenta uno schema di colori ottimizzato che migliora l'acuità visiva: la grafica Visual Power dell'Ordem 4 è caratterizzata da colori che permettono ai giocatori di cogliere rapidamente la palla, di poter prendere delle decisioni rapide e di avere reazioni immediate in uno sport come il calcio in continua accelerazione.

Il capitale umano

La Stampa
massimo gramellini

Dopo la campagna pubblicitaria sul Fertility Day che avrebbe tolto la voglia di fare figli persino al ministro Delrio, la comunicazione del governo segna un altro significativo passo avanti verso il ridicolo. Nella brochure del famoso piano Industria 4.0 (credo significhi: Industria 4 - Italia 0), che dovrebbe indurre gli stranieri a investire da noi, si legge testualmente: «L’Italia offre un livello di salari competitivo che cresce meno rispetto al resto della Unione Europea e una forza-lavoro altamente qualificata».

Cioè, ci si vanta del fatto che da noi quelli bravi costano poco. L’impoverimento del ceto medio non è più una catastrofe epocale, ma un’astuta strategia per invogliare gli stranieri a derubricarci alla voce «Terzo Mondo» e farci la carità di portare qui un po’ di lavoro. A mo’ di esempio attrattivo, la brochure esibisce, gonfiando il petto, la parabola esistenziale dell’ingegnere italiano medio, che guadagna 38.500 euro all’anno contro i quasi 50.000 intascati dal suo omologo europeo (e infatti emigra appena può).

Siamo seri: per convincere gli stranieri a investire in Italia si poteva forse esaltare la lentezza della burocrazia, la durata biblica dei processi, l’obesità delle tasse sul lavoro e l’attenzione nel non rompere troppo le scatole alla criminalità organizzata? Sbandierando l’abbassamento degli stipendi, i compilatori della brochure governativa hanno ostentato l’unico successo del Sistema Italia di cui evidentemente non si vergognano.