mercoledì 19 ottobre 2016

Gli ultrà del Libro

La Stampa
massimo gramellini

Da quasi una settimana gli svedesi cercano di mettersi in contatto con Bob Dylan per comunicargli che ha vinto il Nobel. Invano. Stremati dal suo silenzio, hanno ufficialmente smesso di inseguirlo, confidando che a dicembre raggiungerà comunque Stoccolma in tempo utile per la premiazione, anziché festeggiare in un albergo del Minnesota strimpellando la chitarra su un divano Ikea. In una situazione ancora così sospesa ci permettiamo di offrire ai parrucconi scandinavi il profilo di un candidato alternativo. Un giovane scrittore costretto a vivere sotto scorta, la cui libertà di parola è minacciata da una consorteria che intimidisce chiunque osi sfidarla e che gode di protezioni altolocate nella società «rispettabile».

Come avrete capito sto parlando di Mauro Icardi, il centravanti dell’Inter che a 23 anni ha sentito l’urgenza di scrivere la propria autobiografia e a breve pubblicherà anche quella dei suoi figli. Titolo: «Dalle prime poppate all’asilo nido». Per avere osato lanciare dalle sue pagine una sfida ai galantuomini della Curva Nord, il noto narratore sudamericano si ritrova ingabbiato in una vita d’inferno: fuori casa con la scorta e dentro con la moglie Wanda Nara, una delle pochissime donne di cui non si sospetta nemmeno lontanamente che possa essere Elena Ferrante.

Giurati di Stoccolma, se il dramma di quest’uomo non vi sembra già un motivo più che sufficiente per dargli il Nobel, eccovene un altro che scioglierà i vostri residui dubbi: Icardi è il primo scrittore al mondo che sia mai riuscito a mettere un libro in mano agli ultrà.

Julian Assange senza internet, Wikileaks: ''E' stato bloccato''

repubblica.it
di ARTURO DI CORINTO

Il sito sta rivelando informazioni segrete dei democratici Usa attraverso la diffusione di circa 50mila mail di John Podesta, responsabile della campagna dell'ex first lady. Assange è ospite dell'ambasciata dell'Ecuador dal 2012

Julian Assange senza internet, Wikileaks: ''E' stato bloccato''


ROMA - Wikileaks conferma: l'Ecuador ha tagliato la connessione internet di Julian Assange. Il fatto sarebbe avvenuto domenica pomeriggio alle 17 dopo la pubblicazione da parte dell'organizzazione no profit, nota per il Cablegate, di notizie relative ai rapporti tra Hillary Clinton e la banca d'affari Goldman Sachs. Assange sarebbe quindi impossibilitato a comunicare, proprio dal suo rifugio, l'ambasciata ecuadoriana a Londra, dove vive volontariamente recluso da oltre quattro anni sotto la protezione del governo progressista di Rafael Correa.

Controllato a vista dalla polizia londinese, l'hacker e giornalista australiano è infatti in attesa di essere ascoltato come teste dal giudice svedese Marianna Ny in merito all'accusa di aver fatto sesso non protetto con due ex-supporter di Wikileaks, motivo per cui potrebbe essere estradato e eventualmente consegnato agli Stati Uniti, pronti a mandarlo alla sedia elettrica per le rivelazioni sui crimini di guerra americani paragonate ad atti di spionaggio.

La causa della disconnessione di Assange da internet sarebbe però dovuta all'inasprirsi dei rapporti tra l'Ecuador e gli Usa dopo la diffusione da parte di Wikileaks - sito anti-corruzione fondato da Assange e dissidenti iraniani e cinesi, giornalisti europei ed americani - delle email di Hillary Clinton trafugate dagli hacker Guccifer 2.0 e Fancy Bear che dimostrerebbero i suoi rapporti pericolosi col mondo arabo e bancario.

Il braccio di ferro con l'Ecuador. I rapporti tra i due Paesi, Usa ed Ecuador erano già incrinati dal 2011 quando l'America aveva addirittura richiamato i propri diplomatici dal Paese sudamericano, ma ora Assange è esplicitamente accusato dai democratici statunitensi di voler influenzare la competizione elettorale a favore di Trump. I funzionari ecuadoriani non hanno voluto rilasciare commenti, quello che è noto è che il presidente Correa sostiene Clinton nella campagna per la presidenza Usa nonostante sia fermamente deciso a voler ancora offrire protezione al famoso whistleblower. E questo sostegno alla Clinton da parte del presidente ecuadoriano è stato ribadito in un’intervista all’emittente Russia Today basata negli Usa e finanziata dalla Russia.

Ma Wikileaks, a dispetto di quanto sostenuto da alcuni commentatori non è l’unico sito che ha diffuso le email scandalo della ex first lady e per i suoi fan non sarebbe una quinta colonna del governo di Vladimir Putin a favore di Donald Trump, il repubblicano che corre per la Casa Bianca. Hillary Cinton ha ribadito in diverse occasioni che Assange andrebbe processato per i suoi crimini, mentre a prendere le sue difese si è schierata la candidata dei Verdi americani, l’avvocatessa Jill Stein insieme a una pletora di attivisti e ''privacy advocate''. Non a caso, dopo la notizia della sua disconnessione nelle ultime ore c'è stata una levata di scudi a favore di Assange anche da parte di quanti, pur non convidendo le sue posizioni, chiedono per lui piena libertà di parola.

Wikileaks tuttavia non parrebbe intimidita dalle accuse rivolte nelle scorse settimane al suo fondatore. Sono fresche di pubblicazione circa 50 mila email personali di John Podesta, a capo della campagna elettorale democratica dopo le dimissioni del predecessore causate dalle rivelazioni, i DNCLeaks, che il Comitato nazionale democratico avrebbe sabotato la campagna del concorrente di Hillary alle primarie, Bernie Sanders.

Samsung ritira e cambia i Galaxy Note 7 negli aeroporti

La Stampa

L’iniziativa è stata avviata da Samsung in Corea del Sud ed estesa ai maggiori aeroporti australiani, mentre stand simili saranno presto allestiti in altri scali in tutto il mondo



Chi ancora non ha reso il proprio Galaxy Note 7 - che Samsung ha ritirato dal mercato dopo i casi di batterie che hanno preso fuoco - ora potrà farlo anche in aeroporto. Il dispositivo per questioni di sicurezza non è infatti ammesso in volo da diverse compagnie aeree (Alitalia inclusa) e chi ancora lo possiede avrà la possibilità di essere rimborsato o di cambiarlo con un altro dispositivo della casa madre prima di imbarcarsi.

L’iniziativa, riporta il sito Cnet, è stata avviata da Samsung in Corea del Sud ed è stata estesa ai maggiori aeroporti australiani, mentre stand simili saranno presto allestiti in altri scali in tutto il mondo. Intanto secondo un analista di KGI a causa di questo incidente commerciale la compagnia coreana starebbe regalando ad Apple dai 5 ai 7 milioni di clienti: questa è la stima delle persone che una volta restituito il Note 7 passeranno al nuovo iPhone 7 Plus, il modello più grande di melafonino. Altra azienda che secondo la società d’analisi trarrà vantaggio dalla situazione sarà la cinese Huawei, che si prepara a lanciare un nuovo smartphone top di gamma il 3 novembre.
 
Gli help desk di Samsung negli aeroporti puntano ad aiutare quei clienti non ancora informati sul ritiro dello smartphone (nonostante l’eco mediatica e le notifiche inviate a tutti i dispositivi interessati) o i viaggiatori d’oltreoceano che non hanno potuto riportare il telefono nel luogo di acquisto e ora non possono più volare con il Note 7.

Lo smartphone del futuro? Si costruisce da solo

La Stampa
federico guerrini

Ispirandosi alla natura, al MIT di Boston hanno inventato un terminale che si assembla inserendo i vari componenti in una specie di centrifuga



E se i nostri gadget si assemblassero da soli, senza bisogno di manodopera o di ricorrere a robot altamente sofisticati? Al Massachusetts Institute of Technology di Boston ci stanno lavorando seriamente.

I ricercatori del Self Assembly Lab hanno preso spunto dal modo in cui le proteine si uniscono fra loro per dar vita forme proteiche più complesse, per creare una specie di centrifuga (il “tumbler”) in cui inserire i singoli componenti di un telefonino. Adeguatamente “shakerati”, i pezzi del cellulare vanno a combaciare e a unirsi fra loro. Per far sì, poi, che le varie parti restino incollate fra loro, vengono usati dei magneti.

È come un puzzle: ognuno dei sei elementi principali in cui è stato scomposto un apparecchio base (non uno smartphone, quindi, ma qualcosa di simile a un vecchio Nokia) è progettato per aderire soltanto con un altro tassello. A guardare il video di presentazione, sembra tutto molto facile e in effetti il maggior pregio di questo sistema produttivo sarebbe quello di semplificare e rendere più economico un processo solitamente invece lento e costoso.

«Se si guarda a come le cose vengono prodotte su qualsiasi scala che non sia quella umana – guardate il Dna, le celle e le proteine oppure i pianeti – tutto si costruisce per auto-assemblaggio – ha spiegato il responsabile del progetto, il professor Skylar Tibbits alla rivista Fast Company». In parte Tibbits, che al Mit ricopre il ruolo di ricercatore nel dipartimento di Architettura, è partito dal lavoro di un collega dell’istituto, David Mellis che un paio di anni fa aveva realizzato un kit per costruire da soli un telefonino spendendo 200 dollari.

Anche in quel caso la modularità era al centro dell’esperimento, ma per arrivare al risultato finale, fra saldatura e montaggio, serviva anche tanto lavoro manuale. L’équipe del Self Assembly Lab ha preso il lavoro del predecessore e si è spinta un passo oltre, eliminando la fase di intervento umano. Certo, il progetto è ancora allo stadio iniziale e presenta ancora diverse incognite.

Il team di Tibbits, ad esempio, ha lavorato per un anno per tarare il tumbler e trovare la velocità di rotazione giusta: troppo lento e i pezzi non vanno a sbattere e non si uniscono; troppo veloce e rischierebbero di rompersi. Per evitare quest’ultima eventualità e attutire gli urti i ricercatori hanno ricoperto la centrifuga di uno strato di schiuma.

Il telefonino così prodotto è un modello base, piuttosto grezzo, che può assemblarsi in un’unica forma, predeterminata. Una volta messo a punto il sistema però, e giocando un po’ con una scheda di programmazione e con le varie combinazioni disponibili, si potrebbe progettare un impianto in grado di creare oggetti differenti al variare della velocità del tumbler e di altri parametri preimpostati.

E la manodopera umana? Un congegno come quello escogitato dal Mit potrebbe ridurre ulteriormente la richiesta di lavoratori manuali? Probabile, ma la corsa all’automazione è già in corso da tempo e non sarà certo la super centrifuga a dare il colpo decisivo agli operai delle fabbriche. Basti pensare ai 60.000 turnisti rimpiazzati con dei robot dal gigante taiwanese Foxconn , solo qualche mese fa.

"È lei il Sig...?". Se rispondi "Sì" al telefono sei nei guai: scatta l'allarme

repubblica.it



Occhio a come rispondete al telefono. "Un sì è sufficiente per cambiare gestore ed essere truffati sulle proprie bollette di gas ed energia". A lanciare l'allarme è la polizia di Stato tramite la propria pagina Facebook 'Una vita da social' che invita a fare attenzione. "Già da tempo molti consumatori si rivolgono all’Adoc di Frosinone, segnalando 'strane' telefonate da parte di società, che nonostante non si identifichino precisamente, si mostrano interessate a ricevere informazioni relative a fatture di luce e gas - si legge nel post - riscontrando un prezzo troppo elevato e assicurando l’attivazione di una tariffa più vantaggiosa".

"È sufficiente che il consumatore fornisca gli estremi di una sola fattura e il gioco è fatto - si sottolinea - Lo scopo è quello di ottenere i numeri dei codici pod e pdr, necessari ai fini del passaggio di gestore. Il gioco è semplice. La società telefona e chiede 'è lei il Sig…?' ed è sufficiente un semplice 'si'. Si che viene usato per fingere il consenso del cliente ad un contratto mai richiesto".

"Il consumatore deve, al fine di tutelarsi, chiedere alla società di identificarsi esplicitamente e chiaramente per avere la certezza di parlare con il proprio gestore e deve astenersi, sempre, dal fornire i codici Pod e Pdr - è l'invito della polizia - Se invece è stato attivato un contratto di cambio gestore mai richiesto bisogna, quanto prima, disconoscere tale fittizia attivazione".

Peraltro "il contratto concluso per telefono è da considerarsi semplice proposta contrattuale, alla quale deve necessariamente seguire una conferma per iscritto da parte del consumatore. Quest’ultimo è vincolato solo dopo aver controfirmato l’offerta", scrive la polizia nel suo post aggiungendo: "In altri termini, il se non c’è accettazione per iscritto non sorge alcun obbligo per il consumatore di fornire alcuna prestazione corrispettiva".

Martedì 18 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 15:03

Terrore per Vauro, ricoverato e intubato. Spunta la foto, giallo sul ricovero

Libero

Terrore per Vauro, ricoverato e intubato. Spunta la foto, giallo sul ricovero

A letto, in ospedale, col respiratore e il pugno chiuso: il protagonista dell'immagine è Vauro Senesi. Mistero sulle ragioni del ricovero, che ha diffuso lui stesso sui social network. In calce alla foto, su Facebook, scrive: "Dedicata ai simpatici fasci, leghisti e grilletti che mi augurano di schiattare. Scampata anche stavolta. Tiè!". Tra i commenti, poi, Vauro ringrazia chi gli augura pronta guarigione e spiega: "Tranquilli, mi sono già rimesso, se no col cacchio che postavo la foto".



Dedicata ai simpatici fasci, leghisti e grilletti che mi augurano di schiattare... Scampata anche stavolta. Tie'!

Il libro segreto di Hitler. Lo scrisse anni prima di Mein Kampf

Libero

Adolf Hitler

In principio non fu Mein Kampf. L'opera simbolo di Adolf Hitler non è stato il suo primo prodotto letterario. Stando alle ricerche di uno studioso scozzese, Hitler avrebbe scritto di suo pugno un'autobiografia, opera da sempre attribuita ad un nobile tedesco.

Come riporta Il Giorno, il volume "Adolf Hitler: la sua vita e i suoi discorsi" è sempre stato firmato Adolf Victor Von Koerber, aristocratico conservatore ed eroe della prima guerra mondiale. Ma secondo Thomas Weber, professore di storia all'Università di Aberdeen, in realtà il libro sarebbe stato scritto direttamente da Hitler, che lo pubblicò nel 1923, servendosi di un prestanome.

In questo modo voleva costruire la sagoma del personaggio che pochi anni dopo il mondo intero avrebbe conosciuto. Da quel primo libro, infatti, già emergono le caratteristiche che la propaganda hitleriana ha diffuso per anni: uomo carismatico, volitivo, energico, destinato ad un destino eroico. Grazie alle sue attente ricerche e all'analisi di documenti, il professor Weber è riuscito a risalire all'autore del primo ritratto elogiativo di Hitler: lo stesso Fuhrer.

Sarà distrutta la casa di Hitler bambino. Perché la abbattono e cosa diventerà

Libero

Sarà distrutta la casa di Hitler bambino. Perché la abbattono e cosa diventerà

Il governo austriaco distruggerà la casa natale di Adolf Hitler a Braunau am Inn. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Wolfgang Sobotka, parlando a Die Presse, spiegando che "la casa di Hitler sarà abbattuta. Resteranno le fondamenta su cui sarà costruito un nuovo edificio". La casa sarà consegnata al comune di Braunau per scopi benefici o ufficiali dopo che una commissione di tredici esperti ha studiato per mesi come trasformare l’edificio. Il ministro Sobotka ha parlato di «"accurata ristrutturazione architettonica che cambi l’effetto simbolico dell’edificio" in questione.

Negli anni la casa era stata affittata dalla proprietaria allo stato austriaco e al comune di Braunau per evitare che si trasformasse in un santuario neonazista. A luglio, il governo austriaco aveva approvato una legge per espropriare l’abitazione in cui Hitler nacque nel 1889 e visse i suoi primi tra anni di vita. L’esproprio pone fine a una lunga battaglia giuridica con la proprietaria che si era sempre rifiutata di vendere l’immobile.

È di legno e ricicla tutto. Ecco la casa del futuro

La Stampa
franco giubilei

Costruita a Modena, ha ottenuto la super-certificazione. “Promossa come l’abitazione più ecologica d’Italia”


La palazzina di via Pillo da Medicina a Modena, sopra la living room: le pareti sono tutte in legno e altri materiali naturali come la lana di roccia

Vista dalla strada, la palazzina a due piani in via Pillio da Medicina, nella prima periferia modenese, ha l’aria linda di un edificio fresco di ristrutturazione, con la sua cancellata nuova di zecca e il giardino ben curato. Se si scende in cantina, però, ecco apparire il cuore tecnologico della casa più ecocompatibile d’Italia, così com’è appena stata riconosciuta, secondo i rigidi protocolli dell’americano «Green Building Council», certificati con l’assegnazione della targa «GBC Home Platinum».

È qui, nel seminterrato, che si trovano i pannelli di controllo dell’impianto fotovoltaico montato sul tetto e della domotica. Sempre da qui si comanda l’impianto geotermico che fa circolare l’acqua lungo quattro pozzi profondi 80 metri, raggiungendo una temperatura di 14 gradi lungo i tubi che si dipanano sotto i pavimenti, il che permette il raffrescamento estivo e un certo risparmio sul riscaldamento invernale. Il risultato finale è un’abitazione dove l’autosufficienza energetica arriva a toccare l’80%. Ma non finisce qui, perché il meccanismo di riciclo dell’acqua piovana permette un uso ridotto dell’acqua domestica in ragione del 70%. La pioggia, infatti, viene convogliata dalle grondaie in una cisterna da 6mila litri che rifornisce sia gli sciacquoni dei servizi igienici (lo sapevate che, da soli, assorbono normalmente il 40% dei consumi domestici?) sia l’irrigazione del giardino.

Elementi green
In realtà l’elenco degli elementi «green» di questa villa è molto più lungo e particolareggiato, perché praticamente non c’è un dettaglio che non sia stato progettato e realizzato nell’ottica del più ridotto impatto ambientale possibile. A cominciare dalla collocazione e dal materiale di costruzione, come spiega Andrea Serri, di professione responsabile comunicazione di Confindustria Ceramica: «È stata costruita nello spazio occupato da una casa preesistente che è stata demolita e, dunque, non c’è stato consumo di territorio, e si trova a meno di 400 metri da due fermate del bus e da una pista ciclabile. Abbiamo utilizzato legname proveniente dall’Alto Adige, dunque da meno di 350 chilometri, il che è un altro requisito di ecocompatibilità, perché quanto più vicino è il luogo di produzione tanto minore è l’impatto in termini di inquinamento per il trasporto. Inoltre, per ogni albero tagliato per il legno usato per questa casa, ne è stato piantato un altro».

Welfare aziendale
Il quartiere in cui ci troviamo, una zona residenziale poco lontana dal centro storico di Modena, è uno dei primi esempi di welfare aziendale: le case, tutte a due piani con giardino e tutte realizzate nello stesso stile architettonico, risalgono al 1952 e vennero assegnate dal commendator Martinelli agli impiegati della sua azienda di aratri con un sistema di mutui agevolati. La villa di Serri è stata ricostruita con le stesse caratteristiche di quelle vicine, a parte la struttura lignea, che non si vede affatto, ma costituisce l’ossatura della palazzina:

«Le pareti sono tutte in legno e altri materiali naturali come la lana di roccia, per l’isolamento termico. I triplo vetri delle porte-finestra che danno sul giardino hanno un intercapedine che limita al massimo la dispersione di calore. Ma, soprattutto, questa è una casa “carbon free”: non c’è consumo di energie fossili”. La cucina, così come l’impianto di riscaldamento, non è alimentata dal gas, ma dall’energia elettrica prodotta dai pannelli solari. Quando la produzione dell’impianto fotovoltaico eccede rispetto al fabbisogno familiare, il surplus viene ceduto a Hera, l’azienda erogatrice. Se, invece, serve più energia alla casa, la famiglia Serri la acquista dal distributore.

Agevolazioni fiscali
Altri dettagli minori contribuiscono a ottimizzare i consumi: dai sensori che sospendono l’irrigazione automatica in giardino in caso di pioggia a quelli interni per la regolazione della luce, fino agli aeratori installati in ogni rubinetto, per ridurre l’acqua in uscita. Le superfici orizzontali sono state rivestite di ceramica riciclata al 40%. Per realizzare tutto questo ci sono voluti un anno di progettazione e il lavoro congiunto di cinque professionisti, dall’architetto all’esperto di domotica, ma parte delle spese rientreranno con le agevolazioni fiscali legate alle ristrutturazioni, per non parlare dell’investimento a lungo termine sul risparmio energetico.

Complessivamente è costata fra i 2.500 e i 2.800 euro al metro quadro. «È stata una sfida: questa casa è la dimostrazione che si può realizzare un’abitazione con grandi performance di sostenibilità».

Lo scavo del Frejus nelle immagini dell’epoca

La Stampa

Telt ha acquisito una serie di incisioni e stampe: l’epopea del Tunnel diventa un piccolo museo


Un’illustrazione d’epoca: gli attrezzi con cui si scavò il tunnel a fine 800

17 settembre 1871: nella sera si accendono a Torino migliaia di «nuovissime lampadine elettriche» trasformando simbolicamente corso Vittorio Emanuele nel traforo del Frejus: i festeggiamenti impazzano per quattro giorni. Dalle prime mine fatte scoppiare da Vittorio Emanuele II al passaggio della Valigia delle Indie il primo treno che attraverserà il traforo, sono passati appena 14 anni di lavoro: durissimo, innovativo, entusiasmante. Nasce così la «grande opera» che, col Canale di Suez , cambierà la fisionomia economica e sociale dell’Europa e del Mediterraneo. Si apre una nuova via diretta per le persone e le merci che porta dall’ Inghilterra all’Italia e poi sino all’Oriente: con il traforo tutta l’Europa si affaccia alla contemporaneità. Il traforo del Frejus è un’opera che ha tanti padri illustri, ma è figlio soprattutto della politica pragmatica e visionaria di Cavour.

Il discorso di Cavour
Ecco il suo discorso al parlamento, il 27 giugno 1857: «Signori, le grandi imprese non si compiono, le grandi difficoltà non si vincono se a chi è dato di condurre questa opera a buon fine non abbia una fede viva, assoluta nella sua riuscita. Noi avevamo la scelta della via, abbiamo scelto quella dell’arditezza, non possiamo rimanere a metà (…) io nutro ferma fiducia che voi coronerete la vostra opera con la più grande delle imprese moderne deliberando il perforamento del Moncenisio».

Come il battello a vapore
Al traforo , il più lungo del mondo per quei tempi, lavorarono più di 4.000 persone e ne morirono 48, il loro sacrificio è ricordato da un grande monumento a Torino: una piramide di massi di pietra sormontata dal Genio del Progresso ad ali spiegate. E’ lo stesso Progresso celebrato nel 1881 dai tableau vivant del ballo Excelsior, nel quale insieme a telegrafo, lampadina elettrica e battello a vapore, compaiono il taglio del Canale di Suez e il Traforo del Frejus. La stampa mondiale raccontò con entusiasmo passo passo l’epopea del traforo: ne riamane l’eco ancora nei ritagli di stampa di quei tempi. Tanta storia è passata attraverso queste montagne, una storia che continua ancora oggi con la stessa visione: aprire la montagna al futuro di tutto il Continente. Ne è testimone il tunnel che sta nascendo 800 metri più in basso, per far viaggiare i treni alla quota di pianura.

La collezione di Telt
Telt, (Tunnel euralpin Lyon-Turin), promotore pubblico responsabile della realizzazione e della gestione della sezione transfrontaliera della futura linea ferroviaria) ha acquisito una collezione di incisioni della seconda metà XIX Secolo che ricostruiscono la storia e la realizzazione del Traforo del Frejus. Questo insieme di 60 stampe, tra xilografie, litografie e fotografie originali, pubblicate sui giornali italiani, francesi e britannici dell’epoca, è stato salvato dalla dispersione ed esposto in una sala museo nella sede di via Borsellino (Torino) che costituirà il nucleo di uno spazio aperto a un pubblico di appassionati e di studiosi.

Spazio pubblicità
La collezione conta 59 incisioni originali, compresa una fotografia e un grande panorama eseguito in litografia a più colori (giallino, seppia e azzurro) della lunghezza di 4 metri e mezzo circa, raffigurante il percorso della strada ferrata da Bussoleno a Modane. Le incisioni sono state impresse a Torino, Firenze, Milano, Parigi e Londra tra il 1861 ed il 1873. Alla raccolta è stata abbinata Litografia originale a più colori “Chemins de fer Paris - Lyon – Mediterrané” eseguita a Torino nel 1891 da A. Layolo, presso i fratelli Pozzo. È un raro manifesto che pubblicizza la linea ferroviaria Torino, Genova, Roma, Pisa e Napoli con titolo e orari ferroviari.

Le sezioni tematiche
Quattro le sezioni tematiche: La ferrovia Fell, scavo e costruzione, la ferrovia in funzione, inaugurazione e celebrazioni. A queste opere si aggiunge una serie di documenti originali dell’epoca e di libri che ricostruiscono i principali passaggi politici e il contesto dell’opera, alcuni ereditati da Alpetunnel. La collezione è stata valorizzata da un video che ricostruisce, dando vita alle immagini storiche, l’epopea di una delle prime vie ferroviarie per l’Europa, un’autentica sfida ingegneristica per la sua epoca.

Hitler è fuggito da Berlino. Quando è morto e dov'è sepolto

Libero

Hitler è fuggito da Berlino. Quando è morto e dov'è sepolto

Un nuovo libro aggiunge particolari inediti e strabilianti alla presunta fuga di Adolf Hitler da Berlino. Si intitola "Hitler in exile" ("Hitler in esilio") ed è stato scritto dallo storico Abel Basti. Il quale segue la ricostruzione effettuata dai "teorici della fuga", per i quali il Fuhrer ha lasciato nel bunker un suo sosia ed è fuggito dalla cancelleria del Reich all'aeroporto di Tempelhof attraverso un tunnel sotterraneo. Li avrebbe raggiunto via aerea la Spagna o le Canarie, dove poteva contare sull'aiuto e la protezione dell'amico Francisco Franco. E avrebbe poi attraversato l'Atlantico in nave o in sottomarino (uno dei famosi U-Boot), approdando sulle coste argentine e raggiungere il Paraguay, protetto dal dittatore Alfredo Stroessner.

Hitler avrebbe vissuto il resto della sua esistenza ad Asuncion, dove secondo Basti sarebbe morto il 3 febbraio 1971. Dice lo storico: "C’era un accordo com gli Stati Uniti affinché Hitler scappasse e non cadesse nelle mani dell’Unione Sovietica. Famiglie facoltose lo hanno aiutato e sono state responsabili dell’organizzazione del suo funerale. Hitler è stato seppellito in un bunker sotterraneo che ora è un elegante hotel nella città di Asunciòn. Nel 1973, l’entrata al bunker è stata sigillata e 40 persone diedero l’ultimo saluto a Hitler". Anche Eva Braun avrebbe raggiunto il Sudamerica. Visse nella città di Bariloche, poi a Buenos Aires, almeno fino a 90 anni, dopodiché si sono perse le sue tracce

Goebbels, Magda e il Führer, quel tragico triangolo

La Stampa
mirella serri

Una nuova monumentale biografia del ministro della Propaganda ne capovolge l’immagine di uomo chiave del Reich: dipendeva in tutto dalle decisioni di Hitler, a cui “prestava” anche la propria moglie



«Che voce! Che passione!... Piango come un bambino». L’oratore che ha stimolato le lacrime e la commozione di Joseph Goebbels è Adolf Hitler. A luglio del 1925 il futuro gerarca nazista ha incontrato per la prima volta il suo idolo a un convegno del partito nazionalsocialista e ne è rimasto folgorato. «Sono un’altra persona», scrive ancora nel suo diario, «per quest’uomo sono disposto a sacrificare ogni cosa».

Parole profetiche che prefigurano un destino: a partire da quel travolgente abboccamento, i due leader avviano non solo un legame politico ma anche un inquietante vincolo esistenziale e sentimentale destinato a condizionare la vita di entrambi e a determinare la tragica fine di Goebbels e della sua famiglia. A raccontarci i risvolti più segreti e a portare alla luce i tanti misteri di questo drammatico rapporto tra il Führer e il ministro della Propaganda del Reich è la ricca e monumentale biografia di Peter Longerich, Goebbels, in uscita oggi da Einaudi (pp. 890, € 44).

Lo storico tedesco utilizza come fonte i 32 volumi dei diari del gerarca. E capovolge il ritratto più noto e accreditato di Goebbels, reputato da sempre non solo l’abile creatore del consenso di massa al nazismo ma anche l’uomo chiave della dittatura in politica interna ed estera. Una fama del tutto immeritata, spiega lo studioso, in quanto herr Doktor - come veniva chiamato - non fu mai consultato o informato da Hitler sui suoi progetti, come il massacro, per esempio, delle SA (le squadre d’assalto) per mano delle SS, l’intervento nella guerra civile di Spagna, l’aggressione della Polonia e così via.

Il ministro, ossessionato da numerosi e terribili complessi (era claudicante a seguito di una paralisi infantile), fu il «dittatore della cultura», il protagonista delle campagne razziali contro l’«arte degenerata» e contro la «scienza ebraica», il perverso istigatore dei roghi dei libri «contrari allo spirito tedesco». Ma Hitler non gli concesse mai nemmeno il controllo completo dei settori di sua competenza come la stampa, la radio o la cinematografia.

«Una notte orribile» 
Su cosa allora fu edificata la sua fama e il suo enorme potere? A indirizzarlo e a orientarlo, come si evince dai diari che rappresentano l’unico resoconto di riunioni e assemblee tenuti dall’élite del partito nazionalsocialista, era proprio l’amato Führer. Proprio così: Goebbels non godeva di alcuna autonomia e le sue decisioni furono sempre sottoposte al vaglio del dittatore. Questa collaborazione fu poi molto peculiare e intensa, anche perché supportata da legami assai intimi e familiari. L’intesa più profonda tra il capo e il suo subalterno prese infatti avvio nel 1931, quando Goebbels, che era un gran rubacuori, presentò a Hitler la sua ultima fiamma, la bionda Magda. Da quel momento vita privata e successo politico s’intrecciarono per Goebbels in modo indissolubile e fatale. Le pagine del diario sono rivelatrici: «Magda si comporta in modo poco dignitoso con il capo. E io ne soffro. Non è una signora. Non ho chiuso occhio tutta la notte.

Devo fare qualcosa». E ancora: «Ho telefonato a Magda. Il capo ha suonato alla sua porta. Si è invitato a pranzo. È un furbo matricolato! Sono estremamente triste». A cui aggiunge: «È stata una notte orribile. Di straziante gelosia». Hitler desiderava da tempo avere al fianco una partner la cui presenza non destasse chiacchiere e illazioni e individuò nella fascinosa Magda la donna ideale. Spinse Goebbels a convolare a nozze e siglò con la coppia nel 1931 un funesto patto destinato a garantire quattrini, onori e carriera al gerarca. Un accordo che inciderà tragicamente anche sulla vita di un’altra persona: Geli Raubal, la nipote con cui Hitler conviveva all’epoca e che forse era la sua amante. Geli si uccise e l’inspiegabile morte della giovane viene messa da Longerich in relazione con lo sconvolgente inizio del ménage-à-trois.

L’«amico di famiglia» 
Per i Goebbels, poi, assillati dai desideri e dai capricci del despota, non vi sarà più né pace né privacy mentre Magda trascorrerà lunghi periodi da sola con l’«amico di famiglia». Stanco di queste catene, Goebbels, alla fine degli Anni Trenta, proverà a chiedere il divorzio. Si era innamorato della ventitreenne attrice Lída Baarová. Ma sarà proprio il Führer a vietare la separazione dalla moglie e ad allontanare la fanciulla. Dopo un lungo periodo di malattia, Goebbels ritornò in pista impegnandosi attivamente nella persecuzione sempre più feroce degli ebrei e nella propaganda bellica.

Coronò il suo sogno di gloria quando, scomparso Hitler, il 30 aprile 1945 fu nominato Cancelliere. Rimase, però, in carica per poco più di un giorno: il 1° maggio mise fine alla sua vita dopo aver sparato a Magda. In precedenza la stessa Magda aveva ucciso i sei figli addormentati dalla morfina con una capsula di cianuro. «La decisione di seguire Hitler nella tomba è assai coerente», osserva il biografo. «I Goebbels avevano cercato di essere per Hitler una seconda famiglia, e nessun membro di quella famiglia doveva sopravvivere alla sua morte». 

Svelato il Tour 2017: ci sono tante montagne con l’Izoard

La Stampa

Favoriti gli scalatori nella Grande Boucle di quest’anno che partirà da Dusseldorf in Germania per un totale di 3516 km



È stato svelato questa mattina a Parigi il percorso dell’edizione 2017 del Tour de France. La Grande Boucle si disputerà dal 1° al 23 luglio e partirà, come annunciato dalla Germania, precisamente da Dusseldorf con una cronometro individuale di 13 km.

Dopo un passaggio in Belgio e Lussemburgo la corsa a tappe più importante del mondo tornerà in Francia e già alla quinta frazione proporrà l’arrivo in salita di La Planche des Belles Filles. Oltre a La Planche des Belles Filles si concluderanno in salita altre due tappe: la dodicesima frazione a Peyragudes e la diciottesima sul Col d’Izoard. Nel percorso si scaleranno tutte e cinque le principali catene montuose del paese: alle consuete Alpi e Pirenei si affiancano infatti Giura, Massiccio Centrale e Vosgi.

Assente anche quest’anno la cronometro individuale saranno due le prove contro il tempo: oltre all’apertura tedesca, ci sarà la cronometro di Marsiglia (con arrivo al Velodrome lo stadio dell’OM) di 23 km il penultimo giorno e che virtualmente assegnerà la maglia gialla. Ultima tappa con la passerella abituale ai Campi Elisi a Parigi. In totale i chilometri da percorrere saranno 3.516.

Questo il programma
1° luglio - Tappa 1: Dusseldorf - Dusseldorf (cronometro individuale), 13km; 2 luglio -
Tappa 2: Dusseldorf - Liegi (Belgio), 202km; 3 luglio -
Tappa 3: Verviers (Belgio) - Longwy, 202km; 4 luglio -
Tappa 4: Mondorf-Les-Bains (Lussemburgo) - Vittel, 203km; 5 luglio -
Tappa 5: Vittel - La Planche des Belles Filles, 160km; 6 luglio -
Tappa 6: Vesoul - Troyes, 216km; 7 luglio -
Tappa 7: Troyes - Nuits-Saint-Georges, 214km; 8 luglio -
Tappa 8: Dole - Station des Rousses, 187km; 9 luglio -
Tappa 9: Nantua - Chambery, 181km;
10 luglio riposo; 11 luglio -
Tappa 10: Perigueux - Bergerac, 178km; 12 luglio -
Tappa 11: Eymet - Pau, 202km; 13 luglio,
Tappa 12: Pau - Peyragudes, 214km; 14 luglio -
Tappa 13: Saint-Girons - Foix, 100km; 15 luglio -
Tappa 14: Blagnac - Rodez, 181km; 16 luglio -
Tappa 15: Laissac-Severac L’Eglise - Le-Puy-en-Velay, 189km;
17 luglio riposo; 18 luglio -
Tappa 16: Le-Puy-en-Velay - Romans-sur-Isere, 165km; 19 luglio -
Tappa 17: La Mure - Serre-Chevalier, 183km; 20 luglio -
Tappa 18: Briancon - Izoard, 178km; 21 luglio -
Tappa 19: Embrun - Salon-de-Provence, 220km; 22 luglio -
Tappa 20: Marsiglia-Marsiglia (cronometro individuale), 23km; 23 luglio -
Tappa 21: Montgeron - Parigi Champs-Elysees, 105km.

La Germania drogata di Hitler, patria, partito e anfetamine

La Stampa
mirella serri

Norman Ohler rivela quanta parte avesse la chimica nel mito del vigore nazista



Pezzi di cuore, di fegato e di pancreas di maiale, arricchiti con estrogeni e ormoni sintetici, furono frullati in unico composto. Il cocktail, confezionato peraltro in pessime condizioni igieniche, finì in vena al «paziente A» che accusava dissenteria, raffreddore, crampi intestinali: nell’agosto del 1941, nella Tana del Lupo nella buia foresta della Prussia orientale, il malato Adolf Hitler aveva bisogno di recuperare rapidamente le forze. Il composto funzionò, il Führer vispo e dinamico balzò dal letto per concertare l’avanzata in Russia. Ma poi di quel miscuglio dopante, progressivamente arricchito di circa ottanta sostanze diverse, non ne poté più fare a meno e, sempre più dipendente, passò al consumo dell’Eukodal, un derivato dell’oppio più potente della morfina e dell’eroina.

L’artefice del benessere drogato del Cancelliere fu il suo medico, Theodor Gilbert Morell: adesso, tramite i diari del dottore ritrovati insieme a una serie di documenti rintracciati in archivi tedeschi e americani, lo scrittore Norman Ohler ha ricostruito l’appassionante vicenda dei Tossici. L’arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista (Rizzoli pp. 383, e. 22).

Già, proprio così: non solo il Capo tedesco fu addicted agli stupefacenti ma anche il suo potente esercito. Come dimostra Ohler, a favorire, la conquista della Polonia nel 1939 e la corsa trionfale dei panzer nel 1940 verso la Francia non fu la fiducia nel superuomo germanico ma l’assunzione del Pervitin. Oggi il preparato a base di metanfetamina è comunemente chiamato «crystal meth» ed è considerato assai dannoso; allora lo sperimentarono anche gli scrittori Heinrich Böll, Gottfried Benn, Klaus Mann e Walter Benjamin.

I soldati con la svastica dovettero il successo alla magica pillolina distribuita in dosi massicce dai comandanti e che permise loro di andare all’attacco senza mangiare né dormire per quattro giorni e quattro notti. La Wehrmacht, annota il saggista, fu il primo esercito al mondo a puntare su una droga chimica: in Germania in un giorno si producevano 833 mila compresse, l’esercito e la Luftwaffe ne richiesero in breve tempo 35 milioni di pezzi. Nel 1944, quando la guerra chiaramente era persa, marina, aviazione e milizie di terra ne ordinarono quattro milioni di confezioni.

Nel Pervitin, però, come in tutti gli stupefacenti, si nascondeva una trappola micidiale: gli effetti si avvertirono durante le campagne di Russia e d’Africa quando i soldati del Reich furono affetti da psicosi, forme incontrollate di eccitazione, perdita delle forze. Anche Hitler non ne venne risparmiato: prendeva cento-centocinquanta pasticche alla settimana accompagnate da otto o dieci iniezioni di Eukodal, e subì i pesanti contraccolpi della sua dipendenza.

Dopo il fallito attentato di von Stauffenberg che, facendo scoppiare una bomba, gli perforò un timpano, cominciò a sniffare cocaina. Il cumulo di quegli eccitanti lo ridusse a una larva perennemente insonne, con le mani mosse da un tremito incontrollato e la bava alla bocca. La somministrazione delle medicine al Führer venne registrata giorno per giorno e ora per ora da Morrell il quale ci illumina così sulla dinamica di tante scelte militari e politiche.

Joseph Goebbels, per esempio, due giorni dopo l’8 settembre 1943 rilevava che il despota aveva dormito solo due ore a seguito dei drammatici avvenimenti che avevano portato all’armistizio dell’Italia con gli angloamericani. Eppure appariva fresco, di buon umore e riposato.

Successivamente anche altri ministri e generali furono contagiati dal suo eccezionale ottimismo. Ugualmente entusiasti, nel drammatico autunno del 1943, furono i giovani ufficiali che lo incontrarono a Breslavia, esterrefatti dal suo pensiero così positivo. Si diffuse la convinzione che Hitler era tanto allegro e forte proprio perché era in possesso di un’arma miracolosa e segreta in grado di capovolgere le sorti dello scontro mondiale. Cos’era accaduto?

Il medico, soprannominato dal morfinomane Hermann Göring «la prima siringa del Reich», aumentava continuamente le dosi di Eukodal. Una notte di luglio del 1943 il Cancelliere si svegliò piegato in due dai dolori. Non aveva digerito, disse, gli involtini di spinaci e il formaggio della sera prima. Ma in realtà era preoccupato da quello che lo aspettava: a Feltre il giorno dopo doveva incontrare Mussolini che voleva sfilarsi dal conflitto dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Morrell - che peraltro aveva «in cura» anche il capo del governo italiano, Eva Braun, Leni Riefenstahl, Goebbels e tanti altri - ancora una volta lo rimise in sesto. E gli iniettò un altro sostegno per via intramuscolare poco prima della partenza all’aeroporto.

Come riferiscono tutti i testimoni, Hitler parlò per tre ore sovraeccitato mentre il leader del fascismo non apriva bocca e riceveva i dispacci che lo informavano del bombardamento su Roma. Alla fine il Duce, preso dalla stanchezza, cedette e Morrell scrive: «Il Führer sta bene… e ha dichiarato che il merito è tutto mio». Niente di più vero: la vicenda delle dittature e del secondo conflitto mondiale interpretata nell’ottica del consumo delle droghe è tutta un’altra storia. E chissà, forse, senza lo zelante dottor Morrell l’Italia ce l’avrebbe fatta anche a uscire dalla guerra.