domenica 6 novembre 2016

MacBook Pro silenzio all'avvio: sparisce lo storico ''bong''

repubblica.it

Addio al suono di avvio e di reset con il nuovo computer di Cupertino. A svelarlo è il sito tech Pingie.com che non ha trovato traccia dell'istruzione deputata nelle note di rilascio

MacBook Pro silenzio all'avvio: sparisce lo storico ''bong''

ADDIO ''bong'': lo storico suono di avvio targato Apple sparisce dai nuovi MacBook Pro. A svelare il dettaglio sulla nuova generazione di laptop che la compagnia di Cupertino ha svelato pochi giorni fa è il sito Pingie.com. Nessun segnale acustico né all'avvio, né per la funzione di reset. Una novità probabilmente dovuta al fatto che i portatili appena lanciati si accendono non appena si solleva lo schermo, nel tentativo di evitare fastidiosi suoni ogni volta che si apre il computer in luoghi pubblici.

Come il ''Windows sound'', anche il ''Mac chime'' aveva accompagnato generazioni di computer della Mela e la sua estinzione non fa che confermare che Mac e iPhone si somigliano sempre di più. Non è l'unico elemento storico fatto fuori dalla compagnia nel restyling della sua linea di portatili. Apple ha "pensionato" i tasti funzione, sulla tastiera dei pc sin dagli albori del personal computer, sostituiti dalla Touch Bar, un sottile schermo retina multi-touch.

La Boldrini ai bambini terremotati: "Ora siete in vacanza"

Francesco Curridori - Ven, 04/11/2016 - 10:02

Il presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita in Umbria ha cercato di risollevare il morale dei più piccoli con una frase alquanto infelice



Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha visitato il campo di Cascia, tra i terremotati del sisma l'Umbria domenica scorsa. Qui, a soffrire di questa drammatica situazione, ci sono anche numerosi bambini. "Adesso è come se siete in vacanza...", ha detto ai piccoli la Boldrini.

Per rendere la permanenza dei bambini la più serena possibile, come racconta il quotidiano Libero, una madre ha organizzato un momento di svago e animazione durante il quale una bimba ha disegnato una casa senza i muri. La Boldrini li ha voluti incontrare di persona e vedendo i loro disegni, ha commentato: "Adesso siete in vacanza", tra il gelo dei presenti. La presidente della Camera ha, poi, ripreso a parlare più strettamente del problema della ricostruzione e ha fatto un appello alle forze politiche, per"sostenere lo sforzo di rilanciare il territorio contro il rischio spopolamento". Una frase di circostanza per cercare di far dimenticare la gaffe iniziale.

Accoglienza, il prete chiede il voto in chiesa. E "vince" il no

Valentina Carosini - Ven, 04/11/2016 - 08:41

Nell'Imperiese un parroco fa votare in chiesa. Ma i parrocchiani si schierano contro l'accoglienza dei migranti



Hanno votato per alzata di mano ed è prevalso il fronte del no, quasi unanime, all'arrivo di una famiglia di migranti da ospitare nei locali attigui al vicino Santuario. Un parere che divide una comunità. Teatro della vicenda, insolito per una votazione, è stato quello di una chiesa. Succede a Montegrazie, frazione di Imperia: poco più di un centinaio di abitanti sulle colline dell'Imperiese, mezz'ora di macchina per arrivare alla città. L'emergenza migranti, non quella dei numeri ma quella dei piani di accoglienza che non trovano adesione è passata anche da qui.

Succede durante la messa per la festa del primo novembre, per la ricorrenza dei Santi. Quella delle 12, la più partecipata. A porre la questione ai fedeli, a fine celebrazioni, è stato il parroco. Da lui, don Paul Kerner, la richiesta ai parrocchiani di esprimersi sull'ipotesi di accogliere una famiglia di migranti nei locali attigui alla canonica del santuario di Montegrazie. E la risposta incassata è stata di netta contrarietà. «Il sacerdote si è fatto portavoce racconta uno dei presenti a messa della richiesta arrivata da parte della prefettura sulla possibilità di

ospitare una famiglia di rifugiati nei locali della canonica, attualmente liberi. Lo ha fatto in modo equidistante e senza schierarsi. Al 95% i presenti, per alzata di mano, si sono detti contrari». A dire di sì sono stati solo in tre, tra tutti i presenti. Un no netto, che non ha mancato di suscitare polemiche, dentro e fuori le mura del santuario. «Si trattava solo di un'ipotesi, nessuna scelta», precisa il sacerdote che ha preferito non commentare poi la situazione o le parole di chi chiede una condanna al diniego collettivo.

Ma non tutti, nella comunità di Montegrazie, accettano che li si scambi per la nuova Goro in territorio ligure. «Nessuna barricata raccontano dal paese non la pensiamo tutti così».«Forse commenta Cristiano Oddo, gestore di un agriturismo in zona, che non era presente al voto siamo tutti un po' al collasso, tutti abbiamo timore ed ognuno pensa egoisticamente al proprio benessere. Ma gli italiani sono un popolo di migranti e non possiamo tirare indietro il braccio. Tanto più se ci sono bambini. La speranza è che arrivino persone con voglia di integrarsi e non si può discriminare chi scappa da luoghi da cui ci sono motivi più che validi per andar via». Ma intanto la canonica resterà vuota.

Se la Boldrini ritira il premio dedicato al "boia degli islamici"

Claudio Cartaldo - Ven, 14/10/2016 - 14:22

La presidente della Camera, Laura Boldrini, vola in Albania per ritirare il permio dedicato a Castriota Scanderberg, famoso per essere uno sterminatore di musulmani



Chissà se lo sapeva che quella targhetta che stava per ritirare le avrebbe conferito il premio dedicato al "boia degli islamici". Forse no, o forse pur di ricevere un'onoreficenza Laura Boldrini sarebbe disposta a tutto, pur di farsi ritrarre insieme ad uno che ha fatto le crociate e ucciso gli islamici.

Laura Boldrini e il boia degli islamici

Ieri infatti, come scrive Libero, la presiente della Camera è volata a Tirana per ritirare il premio dedicato a Giergi Kastrioti Skenderbeu, l'eroe nazionale albanese noto per aver fondato la Lega di Alessio e combattuto i turchi che volevano conquistare l'Europa cristiana. Ovviamente uccise molti, moltissimi musulmani in battaglia. Tanto che prima Eugenio IV pensò di fargli guidare una crociata, poi il suo successore papa Callisto III lo nominò "atleta di Cristo" e "Difensore della fede". Fede che ha difeso con la spada, senza aver paura di anientare gli eserciti di Maometto II.

Per la cronaca, la presidente della Camera è stata premiata per la sua attività quando era Alto Rappresentante dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), visto che si occupò in particolare dell'emergenza profughi in Kossovo negli anni 1998-1999. Con l'occasione la Boldrini s'è fatta un viaggio in Albania, ha parlato con il presidente Bujar Nishani e ha parlato al parlamento di Tirana.

Forse la Boldrini non lo sapeva che stava per appuntarsi al petto la spilla di difensore della cristianità contro l'islam invasore. Di certo Skenderbeu si vergognerà di vedere il suo nome legato a quello di un politico che più di altri ha predicato ha invitato l'Europa ad aprire le braccia all'islam.

Come avere una casa sempre profumata in inverno

La Stampa
eleonora autilio
Una composizione con graziosi Pomander

Non c’è niente di più piacevole e confortante di una casa profumata. Specialmente in inverno quando, con il freddo, le finestre rimangono chiuse a lungo durante la giornata. Un profumo legato ad un ricordo o che semplicemente ci piace respirare, rende ogni ambiente immediatamente più accogliente e gradevole. L’effetto di una fragranza sull’umore, sulla stanchezza e sugli stati di ansia e di stress è davvero sorprendente. Scegliendo, inoltre, l’essenza giusta si può creare l’atmosfera perfetta per ogni periodo dell’anno e per ogni occasione. E, talvolta, si possono persino alleviare piccoli disturbi e i sintomi dei malanni stagionali.

Come profumare la casa durante l’inverno

Per donare un profumo gradevole al proprio appartamento durante l’inverno occorre innanzitutto scegliere la fragranza più adatta. Nella stagione fredda risultano particolarmente indicate quelle speziate, quelle degli agrumi e quelle di legno. Creano, infatti, un’atmosfera calda ed accogliente e vantano notevoli proprietà benefiche. Per diffonderne l’odore negli ambienti si può ricorrere a diversi sistemi. Si possono scegliere le candele profumate, le bustine, i diffusori, gli oli essenziali o i bastoncini. Questi ultimi, però, sprigionano un profumo molto persistente che, talvolta, può dar fastidio a prescindere dagli effetti benefici della fragranza. E’ preferibile, dunque, non utilizzarli per più di due minuti.

Profumi per gli ambienti fai da te 

In alternativa ai classici prodotti per diffondere le fragranze, si può creare in casa il proprio profumo per ambienti. Proprio come si fa in diverse parti del mondo. In Oriente, ad esempio, si usa far bollire cannella, mandorle, chiodi di garofano, zenzero e menta nell’acqua. Quando la miscela è pronta, viene trasferita in una ciotola al cui interno vengono sistemate delle candele galleggianti. Una volta accese, scalderanno il liquido che sprigionerà un profumo irresistibile.Ma esistono anche altri interessanti sistemi fai da te, come la realizzazione di un grazioso Pomander. 


Si tratta di un agrume infilzato con chiodi di garofano che, appeso o poggiato vicino ad una fonte di calore, diffonde un gradevole profumo speziato. Per crearne uno basta scegliere un’arancia grande e con la buccia sottile sulla quale inserire i chiodi di garofano. Si possono infilzare casualmente o si potrà donare un tocco speciale creando un motivo geometrico, un disegno o una tramatura. Se lo si desidera si potranno sostituire i chiodi di garofano con altre spezie, come cannella o pepe rosa. Affinchè il Pomander si possa mantenere a lungo, occorre lasciarlo riposare per circa tre settimane in una miscela di spezie. In questo modo l’agrume si indurirà e si impregnerà del loro profumo che verrà, poi, sprigionato nell’ambiente.

Le proprietà benefiche degli aromi

Antiche civiltà, come quella egizia e quella cinese, avevano già associato alcuni stati di benessere fisico all’esposizione a particolari profumi. Essenze come la mirra e il legno di sandalo, in Egitto venivano utilizzate per migliorare l’umore e rendere più attivi. Mentre in Cina si usavano tea tree e rose per scacciare i cattivi pensieri. Oggi, grazie agli esperti, è molto semplice conoscere gli effetti benefici di numerose essenze. Agrumi, legno di sandalo, bergamotto, rosmarino, pino e ylang-ylang, ad esempio, sono perfetti per scacciare tristezza, depressione ed apatia. Cannella e vaniglia, invece, creano subito un’aria di festa allontanando le emozioni negative. Risvegliano i ricordi d’infanzia e donano immediatamente sollievo dalle preoccupazioni.

Il profumo cura la mente ma anche il corpo

Le essenze non hanno soltanto proprietà rilassanti e distensive. Molte di esse si rivelano anche particolarmente efficaci come rimedio per piccoli disturbi dell’organismo. Menta, rosmarino, tea tree, patchouli, lavanda e cipresso sono perfetti per alleviare i sintomi dei mali legati alla stagione invernale. Così come la camomilla che, grazie alle sue proprietà antibatteriche, contribuisce a prevenire il raffreddore.

L’effetto calmante dell’odore degli agrumi, invece, aiuta a sconfiggere le fastidiose emicranie. E per vincere l’insonnia, vale, infine, la pena realizzare un sacchetto fai da te riempito di rilassanti profumi. Basterà inserire in una bustina di tela della lavanda, della melissa e della menta essiccate. Aggiungendo del cotone imbevuto di oli essenziali di noce moscata, bergamotto e citronella e sistemando il tutto vicino al cuscino, si potranno dormire sonni tranquilli.

Voi

La Stampa
jena

Amnesty denuncia pestaggi e torture di immigrati da parte della polizia italiana, Alfano smentisce. Voi a chi credete?

Secessionisti altoatesini: "Forze armate italiane come i cani"

Raffaello Binelli - Ven, 04/11/2016 - 13:05

Durissima nota del movimento secessionista sudtirolese: "Come ogni anno anche quest’anno alpini, carabinieri, finanzieri e militari hanno marciato a Bolzano in piazza Walther come fanno i cani che delimitano la propria area"



Gravissimo attacco alle forze armate italiane da parte dei secessionisti altoatesini: "Le forze armate sono come i cani che delimitano la propria area". Va giù pesante la Suedtiroler Freiheit, il movimento secessionista sudtirolese, figlio dell’Union fuer Suedtiroler, che chiede la separazione dell’Alto Adige dall’Italia e l’annessione con il Tirolo austriaco.

A vergare la durissima nota anti italiana è Christian Kollmann, portavoce del movimento fondato dalla pasionaria Eva Klotz. Un attacco che viene sferrato in una data molto importante per l'Italia, il 4 novembre, in occasione della celebrazione delle forze armate tenutasi questa mattina anche a Bolzano.

"Il 4 novembre è per il Sudtirolo una giornata di lutto e le forze amate italiane si oppongono con un umore celebrativo - prosegue Kollmann -. Come ogni anno anche quest’anno alpini, carabinieri, finanzieri e militari hanno marciato a Bolzano in piazza Walther come fanno i cani che delimitano la propria area. Dove sono rimaste le marce di protesta anti fasciste e anti militari dei cosiddetti Verdi e della sinistra?".

La figurina

La Stampa
massimo gramellini



Dove eravate la sera di giovedì 27 ottobre? Fatim Jawara se ne stava accucciata nelle viscere di un gommone libico in attesa di salpare per Lampedusa e per la gloria. Perché Fatim, quella sera, non si sentiva una migrante qualsiasi. Era un portiere. O una portiera, fate voi. Aveva difeso la rete della Nazionale del Gambia ai Mondiali juniores e, diventata nel frattempo maggiorenne, era pronta a scappare dalla miseria per iniziare una carriera da professionista in Europa.

Ai Mondiali aveva preso 27 gol in tre partite, praticamente uno ogni dieci minuti, però i sogni degli adolescenti sono di fibra durissima e se ne infischiano delle statistiche. Fatim aveva pur sempre parato un rigore alle scozzesi e quella prodezza era bastata a convincerla che un giorno sarebbe andata alla cerimonia del Pallone d’Oro sottobraccio a Buffon. Con l’aiuto delle compagne si era comprata il biglietto della felicità. 

Fatim Jawara è annegata la notte di giovedì 27 ottobre al largo di Misurata con altri novantasei. Il suo corpo non è ancora stato trovato. Meriterebbe un minuto di silenzio in tutti gli stadi, ma di sicuro qualche idiota la fischierebbe. Mi limito a incollare la sua figurina nel vecchio album, accanto a quella di Gigi Meroni. Si faranno compagnia. 

Hitler e il mistero della bomba di Hiroshima

repubblica.it
di Roberto Brunelli

Un generale delle Ss che vuole salvarsi dalla caduta del Reich. E l’ipotesi di 70 chili di uranio nazista consegnati agli americani. Così può cambiare la storia della bomba atomica

Hitler e il mistero della bomba di Hiroshima

L'esplosione della bomba atomica a Hiroshima Questa è la storia di una grossa valigia, forse un baule, contenente 70 chilogrammi di uranio. Passato di mano nei primi giorni di maggio 1945 da un generale delle Ss a un ufficiale dei servizi segreti americani. Tutto intorno il Terzo Reich stava collassando e il mondo scopriva l’abisso dei campi di concentramento. Tre mesi dopo, "Little Boy" cade, alle 8.15 del mattino, su Hiroshima, e ingoia la città portuale giapponese col suo fungo atomico. Niente, sulla Terra, sarà più lo stesso. Forse anche a causa del contenuto di quel grande baule. Una pagina del Novecento che, a oggi, ancora non si è finito di scrivere.

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I due protagonisti di questa storia sono Hans Kammler e Donald "Don" Richardson. Un volto come tagliato nella pietra il primo, con gli occhi affilati e il mento lungo, e una faccia quadrata, mascellare, molto yankee nonostante i capelli neri, il secondo. Un criminale di guerra, uno dei principali responsabili dell’Olocausto, e uno 007 americano d’altissimo livello, spregiudicato al punto giusto: due nemici che si sono trovati a trattare, in nome di una merce di scambio inconfessabile, portatrice di una capacità distruttiva immensa. Da una parte Kammler, Obergruppenführer delle Ss, il "tecnocrate dell’annientamento", l’architetto delle camere a gas dei lager tedeschi, generale in folgorante ascesa che in pochi mesi scalza Goering nelle preferenze di Hitler.

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Meno noto dei Goebbels o degli Himmler, in realtà è una personalità cruciale della follia hitleriana: per ordine diretto del Führer, accentra su di sé il controllo di tutti i progetti segreti del Terzo Reich. Compreso quello nucleare. Dall’altra Richardson, agente delle Oss (Office of Strategic Services, precursore della Cia) definito "gli occhi e le orecchie di Eisenhower", spedito in Europa a caccia di quei nazisti che gli Stati Uniti dovevano intercettare a ogni costo, per mettere in sicurezza conoscenze, tecnologie e uomini dell’apparato scientifico tedesco. Ci sono foto che lo ritraggono a Yalta nel ’45, dietro a Roosevelt, mentre lancia uno sguardo sbieco verso Stalin.

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Due uomini del mistero, al centro di uno dei grandi cortocircuiti della storia. Al quale oggi il figlio dell’agente segreto americano, John Richardson, di professione medico, aggiunge un tassello cruciale. Fu lui, John, a raccontare - due anni fa al documentarista austriaco Andreas Sulzer, attivo da un lustro nella ricerca sui misteri atomici dei nazisti - che sarebbe stato suo padre Donald a trattare la resa di Kammler in Austria e a portarlo in America, dove il generale venne«spietatamente interrogato» e dove sarebbe morto nel 1947, «senza aver più visto la luce del giorno». Si tratta di una rivelazione che lo stesso agente Richardson avrebbe fatto ai figli John e Doug in punto di morte, avvenuta nel 1996. Una ricostruzione che nessuno, finora, ha smentito ufficialmente: né fonti americane o di altri paesi, né storici, né altri testimoni.

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Adesso Richardson jr aggiunge un nuovo passaggio, finora rimasto nell’ombra: «Mio padre portò con sé quasi settanta chili di uranio. Uranio che probabilmente proveniva dalle gallerie sotterranee del lager di Gusen, il complesso denominato Bergkristall, in Austria». Sì, "l’inferno degli inferni", il principale dei sottocampi di Mauthausen, nei cui giganteschi tunnel scavati al costo della vita da decine di migliaia di deportati venivano costruiti, tra l’altro, i famigerati caccia a reazione Messerschmitt. L’ultimo quartier generale di Kammler. Il luogo dove, forse, il nazismo ormai in rotta stava cercando di costruire la sua atomica. «Il generale ci offrì le armi più moderne, strumenti che erano sinonimo di morte e distruzione».

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Le parole di Richardson jr aprono uno scenario sconvolgente: l’ipotesi, in sostanza, è che la bomba di Hiroshima, quella che ha completamente ridisegnato i rapporti di forza tra le potenze mondiali e le loro identità strategiche, quella che ha ucciso sul colpo tra le 66 mila e le 78 mila persone senza parlare degli effetti a lungo termine dello tsunami radioattivo, sia stata realizzata con l’uranio, e in parte anche con il know-how, dei nazisti. Non ci sono prove definitive, ovvio. Solo le parole del figlio di un agente segreto. Ma il filo rosso dei riscontri e delle testimonianze delinea, se non altro, una convergenza di indizi.


Hans Kammler
Hans Kammler

Sul punto si aprono anche altri piccoli scorci, cui accenna il giornalista Frank Döbert in una ricostruzione sulle ultime settimane di Kammler prima d’essere inghiottito nel nulla, pubblicata in Austria qualche mese fa: «Testimonianze affiorate nel 2006 indicano che Don Richardson sarebbe partito a bordo di un B-29 con poco più di sessanta chili di uranio alla volta degli Usa, atterrando alla base dell’Us-Air Force a Wendover. Qui erano già in corso i preparativi per il lancio dell’atomica sul Giappone». Non solo. Richardson jr sostiene anche che il padre effettuò un sorvolo "tecnico" su Hiroshima insieme al generale Sweeney, il pilota della bomba di Nagasaki. Vengono le vertigini.

Facciamo un passo indietro. Lo scambio d’uranio, se davvero c’è stato, è avvenuto un giorno imprecisato dei primi di maggio 1945. Il Terzo Reich ormai è un cumulo di macerie, l’Europa è percorsa in lungo e largo da agenti alleati in cerca di scienziati, personale specializzato e ufficiali d’alto rango che fossero a conoscenza del segreto dei segreti. Sono due le operazioni in grande stile messe in piedi dagli Alleati per raggiungere il risultato: l’Operation Paperclip e la Missione Alsos. Niente di meno strano che molte attenzioni siano state rivolte al leggendario, quanto misterioso, generale Hans Kammler. Sulla cui fine esistono almeno sei diverse versioni. Il corpo non è mai stato trovato.

Al contrario, c’è un documento dei Counter Intelligence Corps (Cic), targato "Nnd 785009", declassificato dalle autorità statunitensi nel 1978 - reso pubblico per la prima volta da la Repubblica il 25 aprile 2014 - in cui si afferma a chiare lettere che «poco dopo l’occupazione (l’arrivo degli alleati, ndr) Hans Kammler apparve agli uomini del Cic a Gmunden e fece una dichiarazione dettagliata». In altre parole: si consegnò agli americani, come dice Richardson. Tesi sostenuta, tra gli altri, dallo storico tedesco Rainer Karlsch. Difficile immaginare che un soggetto del peso di Kammler non sia stato immediatamente bloccato e messo in sicurezza. Dopodiché, il generale - responsabile, tra l’altro, della strage di Warstein, in cui furono fucilati 208 lavoratori forzati - non arriverà mai alla sbarra del processo di Norimberga. Strano, no?


Donald Don Richardson (dietro Roosevelt)
Donald "Don" Richardson (dietro Roosevelt)

Eppure, sul ruolo di Kammler non dovrebbero esserci stati dubbi. Tra i progetti segreti del Reich con il marchio del generale anche la ricerca di quella "Wunderwaffe" ("l’arma dei miracoli") che avrebbe dovuto ribaltare l’esito della guerra. «Ogni giorno, in quelle ultime settimane, Hitler chiedeva notizie su Gusen: voleva essere informato nei dettagli di quello che succedeva in questo angolo d’Austria», ci disse, due anni fa, lo storico locale Rudolf Haunschmied. Ebbene, la vicenda del supposto trasferimento di uranio dalle mani del generale delle Ss a quelle dell’agente a stelle e strisce è legata a doppia mandata a quella di questo lager nell’Alta Austria dotato di un’immensa rete di tunnel che, secondo le testimonianze e le evidenze raccolte da Sulzer e dal suo team, sarebbe stato trasformato sotto il controllo di Kammler in una specie di fabbrica di guerra sotterranea, al cui interno sarebbero stati condotti esperimenti nucleari su larga scala: forse i nazisti erano molto più vicini all’atomica di quanto finora ritenuto.

Certo, è una tesi controversa, quella della "bomba di Hitler", che però oggi conta su un numero crescente di scoperte sul terreno, documenti, carte "top secret". Tra questi indizi, per quel che riguarda Gusen, la radioattività « 26 volte superiori alla norma» rilevata nei tunnel finanche tre anni fa: radiazioni tali «da essere compatibili - così affermò il geologo dell’Università di Vienna Franz Josef Maringer - con attività di tecnica nucleare operate dai nazisti». E ancora: numerosi rilievi geofisici che indicherebbero la presenza di un numero ben maggiore di gallerie rispetto a quelle "conosciute", il ritrovamento di un abnorme tunnel a forma di ottagono nei pressi del lager - «una rampa di lancio missilistica», sostiene Sulzer - nonché di un frammento di un acceleratore di particelle.


Tunnel di Gusen
Tunnel di Gusen

Lo storico Stefan Karner, direttore del prestigioso Ludwig Boltzmann Institut, afferma che «si hanno indicazioni circa ricerche su reazioni a catena: se questo fosse vero la via verso l’atomica sarebbe segnata». E ancora. Una trasmissione del secondo canale della tv pubblica tedesca (Zdf) ha riferito di alcuni dossier del servizio segreto militare sovietico (Gru), datati marzo ’ 45, in cui si parla esplicitamente di due test atomici effettuati in Turingia: « I tedeschi hanno provocato due grandi esplosioni… i prigionieri di guerra che si trovavano dentro il perimetro dell’esplosione sono morti e di loro non pare rimasta alcuna traccia. Inoltre è stato riscontrato un forte effetto radioattivo». Gli impianti in Turingia, come quelli di Gusen, erano il regno di Kammler.

Ora il documentarista Sulzer ha calato quello che secondo lui è un nuovo asso: è il racconto, da lui filmato ma inedito fino a oggi, del figlio di uno dei comandanti del lager austriaco, Karl Chmielewski, definito "il diavolo di Gusen". Walter Chmielewski, 87 anni, all’epoca adolescente, oggi estremamente lucido, sembra ricordare con precisione quel che accadde negli ultimi mesi di guerra in quell’angolo d’Austria: «All’epoca quel che si diceva è che la rete di gallerie raggiungesse i 30 - 40 chilometri (…). Si diceva anche che a fine ’44 fosse arrivato un ordine del Führer, che si doveva subito interrompere la produzione dei Messerschmitt e dedicarsi alla bomba atomica…».

Microsoft: falla Windows utilizzata da hacker legati alla Russia

repubblica.it

Per il phishing di massa ad opera di un gruppo che prende di mira siti governativi sono state usate le vulnerabilità del software. L'8 novembre il rilascio degli aggiornamenti della sicurezza del sistema operativo di Redmond

Microsoft: falla Windows utilizzata da hacker legati alla Russia

Le vulnerabilità di Windows e Adobe Flash sono state sfruttate da un gruppo di hacker in uno dei recenti attacchi agli Usa. Lo fa sapere Microsoft stessa, dopo l'annuncio dato dagli analisti di Google, attraverso un post a firma del vicepresidente esecutivo Terry Myerson nel blog dedicato alla sicurezza. La falla sarabbe stata usata per "condurre una piccola campagna di spear phishing", cioè una forma mirata di truffa via email che punta a un target definito di utenti.

Si tratta dell'attacco ad opera di Fancy Bear (o APT 28), dietro cui si cela il gruppo Strontium che è solito prendere di mira agenzie governative, istituzioni diplomatiche e organizzazioni militari per carpire informazioni riservate. L'annuncio arriva a pochi giorni dal rilascio delle patch per il nuovo sistema operativo Microsoft, previsto l'8 novembre, e Myerson ne raccomanda l'aggiornamento all'ultima versione. A rischio sono le versioni di Windows da Vista, mentre l'aggiornamento di Flash è stato diffuso lunedì scorso. E' già protetto, aggiunge la compagnia di Redmond, Windows 10 con l'aggiornamento d'anniversario, reso disponibile agli inizi di agosto.

Dieci poesie sulla morte che vi faranno amare ancora di più la vita

repubblica.it
di Francesco de Augustinis

Niente come la morte e l'amore hanno la forza di smuovere i nostri sentimenti nel profondo, o di spingerci a fermarci un attimo, per riflettere su chi siamo, contemplare la vita.

Foto apertura

Amore e morte sono da sempre i temi più profondi e passionali della letteratura, che danno linfa vitale a qualsiasi testo o racconto e che più che mai hanno ispirato i grandi talenti della narrativa e della poesia. In questa piccola raccolta abbiamo cercato di mettere insieme diverse visioni della morte, di altrettanti poeti e narratori di varie epoche. Ognuno con le sue parole può offrire un modo diverso di vedere l’infinito, l’ignoto, l’assenza, e tutte le suggestioni che fanno parte del mistero ultimo della vita. Un mistero che forse guarderete con occhi diversi, dopo aver letto alcuni di questi brani.

1) La morte non è niente, di Henry Scott Holland La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

2) Credo, di Carlo Bramanti Credo che nessuno muoia
credo che l’anima in realtà
divenga un’ombra
e al culmine del suo vagare
si adagi ai piedi
d’un fiore non visto.
Quei fiori gialli
di cui son piene
le campagne
quando fai ritorno a casa
e vorresti che lei
esistesse.

3) Se dovessi morire, di Emily Dickinson
Se io dovessi morire –
E tu dovessi vivere –
E il tempo gorgogliasse –
E il mattino brillasse –
E il mezzodì ardesse –
Com’è sempre accaduto –
Se gli Uccelli costruissero di buonora
E le Api si dessero altrettanto da fare –
Ci si potrebbe accomiatare a discrezione
Dalle imprese di quaggiù!
È dolce sapere che i titoli terranno
Quando noi con le Margherite giaceremo –
Che il Commercio continuerà –
E gli Affari voleranno vivaci –
Rende la partenza tranquilla
E mantiene l’anima serena –
Che gentiluomini così brillanti
Dirigano la piacevole scena!

4) Solo la morte, di Pablo Neruda (da Resindencia el la tierra) Vi sono cimiteri solitari,
tombe piene d’ossa senza suono,/se il cuore passa da una galleria/buia,buia,buia,/
come in un naufragio dentro di noi moriamo/come annegando nel cuore/come scivolando dalla pelle all’anima.
[…]
A volte vedo/solo bare a vela/salpare con pallidi defunti, con donne dalle trecce morte
con panettieri bianchi come angeli,/con fanciulle assorte spose di notai,
bare che salgono il fiume verticale dei morti,/ il fiume livido
in su con le vele gonfiate dal suono verticale della morte.
La morte arriva a risuonare
come una scarpa senza piede, un vestito senza uomo,
riesce a bussare come un anello senza pietra né dito,
riesce a gridare senza bocca, né lingua, né gola.
[…]
La morte sta sulle brande;/sui materassi che affondano, sulle coltri nere
vive distesa, e all’improvviso soffia:/soffia un suono oscuro che gonfia le lenzuola;
e ci sono letti che navigano verso un porto/dove sta in attesa vestita da ammiraglio.

5) Elogio alla morte, di Alda Merini Se la morte fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un’acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poiché la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa perché tu mi fai vivere,
perché mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto e impreciso
che è la morte di ogni poeta.


6) Annabel Lee, di Edgar Allan Poe Molti e molti anni or sono,
in un regno vicino al mare,
viveva una fanciulla che potete chiamare
col nome di Annabel Lee;
aveva quella fanciulla un solo pensiero:
amare ed essere amata da me.
Io fanciullo, e lei fanciulla,
in quel regno vicino al mare:
ma ci amavamo d’amore ch’era altro che amore,
io e la mia Annabel Lee;
di tanto amore i serafini alati del cielo
invidiavano lei e me.
E proprio per questo, molto molto tempo fa,
in quel regno vicino al mare,
uscì un gran vento da una nuvola e raggelò
la mia bella Annabel Lee;
e così giunsero i nobili suoi genitori
e la portarono lontano da me,
per chiuderla dentro una tomba
in quel regno vicino al mare.
Gli angeli, molto meno felici di noi, in cielo,
invidiavano lei e me:
e fu proprio per questo (come sanno tutti
in quel regno vicino al mare),
che, di notte, un gran vento uscì dalle nubi,
raggelò e uccise la mia Annabel Lee.
Ma il nostro amore era molto, molto più saldo
dell’amore dei più vecchi di noi
(e di molti di noi assai più saggi):
né gli angeli, in cielo, lassù,
né i demoni, là sotto, in fondo al mare
mai potranno separare la mia anima
dall’anima di Annabel Lee.
Mai, infatti, la luna risplende ch’io non sogni
la bella Annabel Lee:
né mai sorgono le stelle ch’io non veda
splendere gli occhi della bella Annabel Lee,
e così, per tutta la notte, giaccio a fianco
del mio amore: il mio amore, la mia vita,
la mia sposa, nella sua tomba, là vicino al mare,
nel suo sepolcro, sulla sponda del mare.

7) Epitaffio a un cane, di Lord Byron In questo luogo
giacciono i resti di una creatura
che possedette la Bellezza
ma non la Vanità
la Forza ma non l’Arroganza
il Coraggio ma non la Ferocia
E tutte le Virtù dell’ Uomo
senza i suoi Vizi.
Quest’ Elogio, che non sarebbe che vuota lusinga
sulle Ceneri di un Uomo,
è un omaggio affatto doveroso alla Memoria di
“Boatswain” , un Cane che naque in Terranova
nel maggio del 1803
e morì a Newstead Abbey
il 18 novembre 1808.
Quando un fiero figlio dell’uomo
al seno della terra fa ritorno,
sconosciuto alla gloria, ma sorretto
da nobili natali,
lo scultore si prodiga a mostrare
il simulacro vuoto del dolore,
e urne istoriate ci rammentano
l’uomo che giace lì sepolto;
e quando ogni cosa si è compiuta
sul sepolcro noi potremo leggere
non chi fu quell’uomo,
ma chi doveva essere.
Ma il misero cane, l’amico più caro in vita,
che per primo saluta
e che difende ultimo,
il cui bel cuore appartiene al suo padrone,
che lotta, respira,
vive e fatica per lui solo,
cade senza onori;
e solo col silenzio
è premiato il suo valore;
e l’anima che fu sua su questa terra
gli vien negata in cielo;
mentre l’uomo, insetto vano! ,
spera il perdono,e per sé solo
pretende un paradiso intero.
O uomo! flebile inquilino della terra per un’ora,
abietto in servitù, corrotto dal potere,
ti fugge con disgusto chi ti conosce bene,
o vile massa di polvere animata!
L’amore in te è lussuria, l’amicizia truffa,
la parola inganno, il sorriso menzogna!
Vile per natura, nobile sol di nome,
ogni animale ti mette alla vergogna.
O tu, che per caso guardi quest’umile sepolcro,
passa e va’ : non è in onore
di creatura degna del tuo pianto.
Esso fu innalzato per segnare
il luogo ove tutto quel che di un amico resta
riposa in pace;
un sol ne conobbi: e qui si giace.

8) Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, di Cesare Pavese Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

9) Un aviatore irlandese prevede la sua morte, di Richard Yates Sento che troverò il mio fato
In un luogo tra le nuvole lassù;
Coloro ch’io combatto io non odio,
Coloro ch’io difendo io non amo;
Il mio paese è Kiltartan Cross,
E tnici compaesani i suoi pezzenti,
Non può alea nessuna menomarli
O rendere più lieti che in passato.
Non legge né dovere m’imposero la guerra,
Non uomini politici, né folle plaudenti,
Un impulso gioioso e solitario
Trasse a questo tumulto fra le nubi;
Ho soppesato tutto, valutato ogni cosa,
Gli anni avvenire parvero uno spreco di fiato,
Spreco di fiato gli anni del passato,
In bilico con questa vita, questa morte.

10) La morte è la curva della strada, di Fernando Pessoa La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.