mercoledì 23 novembre 2016

Addio AirPort, Apple abbandona il mercato dei router wi-fi

La Stampa
dario marchetti

Secondo Bloomberg l’azienda di Cupertino non si occuperà più di networking, concentrandosi invece sui prodotti e i segmenti più redditizi



Apple non produrrà più i router AirPort. La notizia arriva da un report di Bloomberg , che citando fonti interne spiega come da circa un anno il colosso di Cupertino stesse via via chiudendo le varie divisioni dedicate al networking senza fili, concentrando le risorse sui prodotti che costituiscono il grosso del fatturato aziendale.

Una notizia che non stupisce più di tanto, visto che era da quasi tre anni che Apple non aggiornava l’hardware di AirPort Express, AirPort Extreme e Time Capsule. Anche perché mentre aziende come Netgear e D-Link, specializzate nel networking, sono rimaste via via al passo coi nuovi standard di settore, Apple ha preferito puntare su prodotti magari meno performanti ma integrati nel proprio ecosistema, con funzioni esclusive accessibili solo agli utenti di iPhone, iPad e Mac.

La decisione non intaccherà di certo il fatturato di Cupertino: i router non erano che una piccola parte di una voce, quella relativa agli “altri prodotti” che include Apple Watch ed Apple TV, che vale circa 11,1 miliardi di dollari, il 5 per cento dei ricavi totalizzati nel 2016. E non è nemmeno la prima scelta del genere: già a inizio anno Apple aveva smesso di produrre monitor esterni, optando invece per una partnership con la coreana LG .

Tappi di cerume: non è scarsa igiene, ma ecco come si devono pulire le orecchie

La Stampa
angela nanni

Non è un gesto banale e la formazione del materiale all’interno del condotto uditivo non è conseguenza di una scarsa igiene



Come si pulisce correttamente l’orecchio? Una domanda per nulla banale: l’orecchio è in grado di autopulirsi. La parte iniziale del condotto uditivo, infatti, è protetta da piccolissimi peli che servono per impedire l’ingresso indiscriminato di virus e batteri e più internamente dal cerume, che non è sporcizia, ma una barriera che serve a proteggere l’orecchio esterno e la membrana timpanica. Questo è il motivo per cui nel canale uditivo non bisogna infilare niente, tanto meno i cotton fioc ed ecco perché, le orecchie vanno lavate solo con acqua tiepida per allontanare lo sporco che appunto, fuoriesce da solo.

PERICOLO MICROABRASIONI
Una pulizia attuata troppo energicamente con detergenti aggressivi, asciugamani, carta igienica, corpi estranei quali cotton fioc e simili, espone l’orecchio al pericolo di microabrasioni. Se i piccoli taglietti che così si producono, infatti, entrano in contatto con la miscela ad esempio di acqua-shampoo di quando ci si lava i capelli o con l’acqua della piscina o del mare non è difficile contrarre un’infezione micotica o batterica.

L’AUTOPULIZIA NON SEMPRE FUNZIONA
«Se è vero come lo è, che l’orecchio è dotato di un vero e proprio sistema di self-cleaning è anche vero che la presenza di alcune patologie come la psoriasi o le dermatosi, anomalie anatomiche del condotto uditivo come esostosi o osteomi possono favorire l’insorgenza di infezioni a carico dell’orecchio esterno od accumulo di cerume, condizioni che possono determinare chiusura del condotto uditivo determinando la fastidiosa sensazione di ovattamento auricolare e calo di udito con associato dolore in caso di infezione» spiega il professor Lorenzo Pignataro Direttore del Dipartimento di Chirurgia e della UOC di Otorinolaringoiatria e Patologie Cervico-Facciali della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

NO AL FAI-DA- TE
Molto spesso quando ci si accorge di avere l’orecchio tappato dal cerume si prova a stapparlo con rimedi casalinghi, come i classici coni. «L’ideale sarebbe, invece, ricorrere alle cure di personale sanitario esperto o dello specialista che con lavaggio, aspirazione o con appositi strumenti effettua l’asportazione del cerume evitando lesioni traumatiche al condotto uditivo e alla membrana timpanica» commenta ancora il professor Pignataro.

PULIZIA DELL’ORECCHIO E TAPPI DI CERUME IN ETÀ PEDIATRICA
«Quanto detto per la pulizia dell’orecchio dell’adulto vale anche per bambini e adolescenti. - Precisa il dottor Luigi Greco, pediatra di famiglia e vice presidente SIP (Società Italiana di Pediatria)- Non c’è bisogno di effettuare alcuna pulizia del condotto perché i meccanismi di protezione e autopulizia sono già efficienti anche in età pediatrica. Niente cotton fioc, dunque, che facilitano la formazione del tappo e possono causare microabrasioni o traumi, e niente rimedi creativi come i coni di cera. L’asportazione del tappo potrà essere effettuata dal Pediatra o dall’Otorinolaringoiatra a seconda delle necessità.

In alcuni casi di frequenti recidive, e solo su indicazione medica, sarà possibile effettuare dei lavaggi con spray di soluzione fisiologica, reperibili in commercio in bombolette pressurizzate e dotate di un beccuccio auricolare appositamente studiato. In questo caso bisogna avere l’accortezza di scaldare con le mani, per alcuni minuti, il contenitore prima di procedere con l’erogazione della soluzione per evitare la comparsa di possibili fenomeni vertiginosi».

Se l'iPhone torna in America. "Apple sta esaminando la possibilità"

repubblica.it

Un report del Nikkei Asian Review: "Cupertino ha chiesto a Foxconn e Pegatron di valutare lo scenario"

Se l'iPhone torna in America. "Apple sta esaminando la possibilità"

UN IPHONE made in USA. Potrebbe non essere più un'utopia, secondo gli ultimi report che arrivano dall'Asia. Il Nikkei Asian Review, basandosi su fonti anonime, rivela che Apple starebbe valutando lo spostamento di una parte della produzione degli iPhone, o di alcuni suoi componenti, negli Stati Uniti. A giugno, riferisce il sito finanziario, Cupertino avrebbe chiesto a Foxconn e Pegatron, le aziende che assemblano il melafonino, di esaminare la possibilità di trasferire le linee negli Usa. La decisione sarebbe in linea con la retorica del presidente eletto Donald Trump che più volte ha ripetuto di volere "portare Apple a produrre i suoi dannati computer in questo paese invece che in altri paesi". Al momento tutti gli iPhone e buona parte dei prodotti Apple sono prodotti e assemblati in Cina.

Tuttavia la scelta di un iPhone made in Usa potrebbe far salire i prezzi. "I costi per Apple potrebbero più che raddoppiare", ha detto la fonte al Nikkei Asian Review. Secondo l'articolo, la possibilità potrebbe essere quella di produrre solo alcuni componenti in America. In questo momento a wall street apple viaggia in rialzo dello 0,16% a quota 110,135 dollari ad azione.

Caffè perfetto. Ecco come prepararlo (tutti i trucchi)

La Stampa
a.c.

Moka o espresso. Le regole da seguire con la caffettiera e le rivelazioni scientifiche sulla bevanda più amata

caffè perfetto

La protagonista del risveglio e del dopo pranzo di milioni di italiani è la Moka. Per preparare un caffè perfetto basta seguire semplici regole.

Il caffè con la moka
Innanzitutto bisogna scegliere una miscela di qualità. Questa va conservata in un recipiente ermeticamente chiuso e lontano da cibi che emettano forti odori (tisane, formaggi, spezie). Il caffè infatti ha la proprietà di assorbire gli odori, che ne altererebbero l’aroma.
Dopo la miscela, l’acqua è il secondo fattore che determina il successo di un caffè perfetto. Si dice che a Napoli l’acqua sia il segreto della sua “tazzulella”. Impiegare acqua fresca e possibilmente povera di calcare è uno dei segreti per la buona riuscita della vostra bevanda. Riempite la caldaia fino al livello della valvola di sicurezza, senza superarla, altrimenti si otterrà un caffè lungo rispetto alla dose di miscela.

Piccoli trucchi

Riempite il filtro generosamente, senza pressare la polvere, formando una piccola cunetta. Chiudete la caffettiera ben stretta e ponetela su un fuoco lento. Appena il caffè comincia ad uscire, alzare immediatamente il coperchio per evitare che la condensa del vapore ricada nel bricco. Infine togliete la caffettiera dal fuoco prima che il caffè sia completamente uscito. Non preoccupatevi se rimane un po’ di acqua nella caldaia, perché tutto quello che esce nella fase finale può soltanto rovinare il caffè.

La preparazione “scientifica” del caffè perfetto

La qualità di una tazza di caffè può essere prevista matematicamente. Esiste un modello elaborato per correlare diversi parametri fisici della preparazione, come le dimensioni dei grani di caffè macinato e le caratteristiche delle macchine usate, con le sostanze presenti nella bevanda finale. Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo con diversi metodi. Tutti questi metodi hanno in comune la tecnica di estrazione. Si tratta sempre di far percolare acqua bollente attraverso una porzione di polvere di caffè ottenuta dai semi tostati e macinati.

Gli studi

Ma qual è la ricetta perfetta per un caffè perfetto? Ovviamente è una questione di gusto, ma c’è chi, come ricercatori dell’Università di Limerick, in Irlanda, ha elaborato un modello matematico dell’estrazione della bevanda dai chicchi. Un modello che considera precise correlazioni dei parametri fisici della preparazione e delle materie prime con la qualità del prodotto finale. Il caffè perfetto contiene ben 1800 diversi composti chimici. Kevin M. Moroney, primo autore dell’articolo pubblicato su “SIAM Journal on Applied Mathematics” dichiara che il loro modello “descrive il flusso dell’acqua e il processo di estrazione in una dose di caffè macinato in funzione delle proprietà dei chicchi, ed è controllato sperimentalmente”.

Come cambia il chicco

Il modello considera anche le diverse fasi del filtraggio dell’acqua: inizialmente, il chicco è integro, e il passaggio dell’acqua bollente determina una rapida estrazione delle sostanze dalla superficie del chicco, tra cui la caffeina. Successivamente, quando gli strati esterni del chicco sono ormai esauriti, il processo di estrazione è dominato dalla lenta diffusione delle sostanze presenti nella parte più interna, che era inizialmente trascurabile. L’espresso si ottiene facendo passare acqua bollente da alta pressione attraverso uno strato di caffè macinato finemente. Nel caffè americano, l’acqua percola per caduta attraverso una macinatura molto più grossolana e non compattata, contenuta all’interno di un filtro.

Lasciamoci così 8 modi per farlo

La Stampa
roselina salemi

Nella vita dei comuni mortali non è cosi semplice: ma diverse coppie di star si sono da poco divise in maniera apparentemente esemplare



Il valzer degli addii era più cronaca rosa che altro. Poi, il clamoroso «disaccoppiamento consapevole» Gwyneth Paltrow-Chris Martin ha fatto scuola. I due sono andati avanti e si sono consapevolmente riaccoppiati, lei con Brad Falchuck, lui con l’attrice Annabelle Wallis. E il mondo delle celebrità ha creato una breakup etiquette (ne hanno parlato «Vogue» e il «New York Times») che, con varie sfumature, valorizza le separazioni garbate, amichevoli e perciò faticose suggerite anche da Umberta Telfener nel saggio Le forme dell’addio (Castelvecchi). Non tutti ce la fanno. Prendiamo esempio soltanto dai migliori.

Brad Pitt e Angelina Jolie: Discreti

LAPRESSE

Dopo l’annuncio del divorzio è sceso il silenzio. La ragione ufficiale della separazione, il comodo ombrello delle «divergenze inconciliabili», spesso nasconde un groviglio di problemi. E si chiacchiera molto su Brad Pitt come padre, ma nessuno parla. Lei ha cambiato casa, lui si dichiara disposto a tutto per continuare a occuparsi dei figli (6). Brad e Angie hanno evitato di mettere in piazza le loro liti personali e continuano a offrire al pubblico il lato migliore. Hanno ottimi consulenti.

Taylor Kinney e Lady Gaga: Educati

Dopo cinque anni insieme hanno deciso di fare un break, ma siccome lei aveva già un anello di fidanzamento al dito e si parlava di nozze, ha spiegato con garbo come stanno le cose: «Io e Taylor abbiamo sempre creduto di essere anime gemelle. Come ogni coppia abbiamo alti e bassi e per questo ci siamo presi una pausa. Siamo artisti ambiziosi, speriamo di lavorare sul tempo per continuare a vivere il nostro amore». Per essere un tipo trasgressivo, è davvero bon ton.

Rihanna e Drake: Aperti


Agli ultimi Mtv VMA’S lui le ha dichiarato amore in mondovisione. Eppure la storia è finita dopo sette anni e molte promesse. Troppe tentazioni. Una fonte credibile assicura che Riri e Drake non hanno del tutto chiuso, ma hanno avviato una relazione più aperta e non vogliono renderla pubblica. Forse sanno chi sono e che cosa vogliono, e forse è stare insieme, ma non insieme tutto il tempo. Potrebbe funzionare (ma è più facile tra star).

Naomi Watts e Liev Schreiber: Affettuosi

LAPRESSE

Insieme da 11 anni, mai sposati, due bambini, Alexander e Samuel, erano l’esempio degli inossidabili. A Venezia con The Bleeder sembravano innamoratissimi, invece non era vero, forse recitavano. Si capisce dall’annuncio poco dopo la Mostra: «Il modo migliore di andare avanti come famiglia è separarci come coppia. Non vediamo l’ora di crescere insieme i nostri figli ed esplorare questa nuova fase della nostra relazione». Reciproci auguri di compleanno via social. Lei posta le foto di Liev con i bambini, lui la chiama «sweethart». Per un risultato del genere serve allenamento.

Hilary Swank e Ruben Torres: Sbrigativi


Dopo essere stati fidanzati ufficialmente per due mesi (stavano insieme da un anno) Hilary e il tennis coach Ruben Torres hanno detto basta. Come? Lei ha cancellato l’annuncio di nozze gioiosamente postato in marzo, e poi tutte le loro foto dei momenti felici, senza offrire ulteriori spiegazioni. Un po’ come Carrie Bradshaw che in Sex and The City lascia uno dei fidanzati con il semplice post-it: «Scusa, non posso. Non odiarmi». Intollerabile per la break-up etiquette.

Ben Affleck e Jennifer Garner: Invisibili


Divisi ma insieme. Quando la coppia dei Bennifer (Ben Affleck + Jennifer Garner) adorabile, con tre figli (Violet, Seraphin, e Samuel) è scoppiata, è nata un’entità nuova: due ex affiatati e sereni. Si vedono spesso per le vie di Los Angeles come se non fosse cambiato niente. Lui si è ritrasferito in una dépendance della loro villa per essere più vicino ai bambini. Ai giornali ripete: «Jen è grande, è una donna e una madre eccezionale». La chiama «mia moglie», non «la mia ex». Lei ammette: «Ben rimane l’amore della mia vita, la persona più brillante che possa entrare in ogni stanza, il più carismatico, il più generoso». Caso unico.

Halle Berry e Olivier Martinez: Amichevoli


Niente drammi pubblici, ma ci sono voluti mesi di discussioni dentro e fuori dal tribunale per arrivare a un accordo dopo due anni di matrimonio e un figlio, Maceo-Robert. L’annuncio: «È con il cuore pesante che siamo giunti alla decisione di divorziare. Andiamo avanti con amore e rispetto l’uno per l’altro e ci auguriamo a vicenda di trovare la felicità nella vita». Ecco la ricetta (difficile) per una separazione di alto profilo, senza liti sui soldi, case, cani e visite ai figli.

Calvin Harris e Taylor Swift: Esibizionisti


La storia di Taylor e Calvin - erano i Brangelina della musica - è durata un anno. La notizia della rottura aveva appena fatto il giro del mondo quando lei si è lasciata fotografare con Tom Hiddleston, fratello cattivo di Thor nella serie degli Avengers (già diventato ex) e l’ha presentato ai suoi. Non c’è niente di male nel passare da un amore all’altro, ma la breakup etiquette consiglia di non dar spettacolo. Lui ha rimosso con rabbia tutte le loro foto dai social. Ovvio che restare amici non si può.

“Pago l’abbonamento anche se vedo le partite dal mio balcone”

La Stampa
maurizio iappini

È di Alessandria il tifoso più onesto


Il colpo d’occhio dall’appartamento di Valerio Scarrone: vanta un panorama perfetto sullo stadio di Alessandria

Il tifoso più onesto d’Italia ha una camera con vista sullo stadio di Alessandria. Il suo alloggio, in un palazzo di quattro piani in via Donizetti, quartiere Orti, confina con i distinti del Moccagatta, costruito nel ’29 per i mitici «grigi». Dal terrazzo, le partite si vedono senza pagare il biglietto, ma Valerio Scarrone non sente ragioni: lui l’abbonamento all’Alessandria Calcio (oggi prima in Lega Pro, girone A) lo paga regolarmente, quest’anno in tribuna centrale.

Le partite se le guarda dal balcone e quando fa freddo, dalla finestra del salotto, magari sorseggiando un tè. «Quest’anno - racconta - sono andato in tribuna solo per il big match contro la Cremonese ma l’abbonamento lo rinnovo da tempo: lo faccio perché credo che abitare davanti allo stadio non mi dia il diritto di guardare gratis uno spettacolo».

E poi la famiglia è da sempre tifosa dei grigi. «Mio padre ha 90 anni, guai a non informarlo sul risultato dell’Alessandria. Da piccolo mi ha sempre portato al Moccagatta e questa passione l’ho tramandata a mio figlio Giulio». Padre e figlio sono due tifosi sfegatati: Giulio non poteva essere presente domenica all’ultima gara contro la Carrarese vinta 2-1 ma ha mantenuto un filo diretto col terrazzo di casa al cellulare. Telefonate ogni tot minuti, sofferenza in diretta al pareggio dei toscani e gioia incontenibile al raddoppio capolavoro di Pablo Gonzalez, l’argentino che dopo aver fatto le fortune del Novara, trascinato dalla serie C alla serie A, ora ci riprova ad Alessandria.

Tutta la città impazzisce per il calcio. E Valerio, in questo, non fa certo eccezione: ogni partita è un abuso di sigarette, ne fuma più in 90 minuti che in una settimana, affacciato al terrazzo in maniche di camicia.

Scarrone è anche giudice sportivo per la Federcalcio di Alessandria e negli anni ha visto cambiare i suoi riferimento allo stadio davanti a casa: «Oggi c’è il tabellone elettronico ma fino a qualche tempo fa il mio cronometro era l’orologio di Santa Maria di Castello nel centro storico». Poi, al triplice fischio, l’invito tipico di ogni tifoso scaramantico: «Torna sempre, quando vuoi, che porti bene». Esame di scaramanzia superato, per fortuna. Quello di serietà Valerio Scarrone e la sua famiglia, l’hanno passato da tempo.

I rifugiati arrivano di notte in paese, il sindaco li rimanda indietro

Ivan Francese - Lun, 21/11/2016 - 10:41

A Quinto di Treviso il primo cittadino ha impedito che i rifugiati scendessero dal pulmino che li aveva portati nel paese nel cuore della notte



È una mini-Goro, quella andata in scena a Quinto di Treviso ieri notte. Al centro del dibattito sempre loro: i rifugiati.

Fatti arrivare, come spesso accade, di notte. Tentando di farla in barba a sindaco e residenti, per evitare proteste come quelle per cui è salito agli onori della cronaca il paesino in provincia di Ferrara dove il mese scorso erano state innalzate le barricate contro i profughi. Stavolta però i piani della questura sono andati a monte. Per colpa - o forse per merito, giudicate voi - del sindaco Mauro del Zilio che, come riporta l'edizione trevigiana del Gazzettino, si è opposto con tutte le proprie forze all'arrivo di un pulmino di profughi nel suo Comune.

Era l'una di notte quando un mezzo carico di rifugiati ha parcheggiato davanti alla casa di accoglienza di suore Domus Nostra a Quinto di Treviso. Una struttura dove già sono ospitate undici persone. Quando il sindaco ha chiesto spiegazioni all'autista del mezzo, il conducente ha spiegato di star eseguendo gli ordini del questore. Tuttavia il primo cittadino non ha desistito e così il mezzo carico di stranieri ha dovuto fare marcia indietro: i migranti sono stati accomapgnati in un altro centro di accoglienza, questa volta a Fontanelle.

Santo Sepolcro, gli strani ​episodi "paranormali"

Franco Grilli - Lun, 21/11/2016 - 10:06

Lo scorso 26 ottobre scorso un team di ricercatori dell'Università Nazionale Tecnica di Atene ha ripaerto il Santo Sepolcro: ecco cosa è stato scoperto



Lo scorso 26 ottobre scorso un team di ricercatori dell'Università Nazionale Tecnica di Atene ha ripaerto il Santo Sepolcro. Una mossa per capire se la lastra pogiata sulla tomba sia quella di cui si parla nelle Sacre Scritture. E di questa apertura ne ha parlato il sito Aleteia che parla di alcuni eventi paranormali. Tra questi si sottolinea l'emanazione di un dolce aroma che "ricordava le manifestazioni olfattive associate a certi santi". Inoltre, il sito Aleteia spiega che alcuni strumenti di misurazione usati dai tecnici sarebbero stati alterati da alcune perturbazioni elettromagnetiche. Infatti nel momento in cui gli strumenti venivano posizionati sulla lastra smettevano di funzionare o addirittura funzionavano in modo irregolare.

L'archeologo Fredrik Hiebert, della National Geographic Society, ha detto: “Quello che abbiamo riscontrato è sorprendente”. Non esistono però al momento altre prove. Ma questi fenomeni sono stati riscontrati anche nel caso della Sacara Sindone. "La mia preparazione scientifica mi ha permesso di fare delle ipotesi sulla possibilità che l’immagine fosse dovuta ad un’esplosione di energia. E questa ipotesi è stata verificata in laboratorio con l’uso di sorgenti laser molto particolari”, aveva affermato, come ricorda il Fatto, Giuseppe Baldacchini, uno dei più importanti fisici che hanno lavorato sulla Sindone. Insomma il mistero e il paranormale continuerà ad incuriosire i fedeli e il luogo simbolo della morte di Cristo, il Santo Sepolcro, potrebbe "narrare" altri episodi che la scienza diffcilmente potrà spiegare.

L’uomo che ha le chiavi dello stadio di San Siro

La Stampa
maurizio iappini

Tortonese di nascita, alla guida di un “esercito” di 658 dipendenti, nel mondo del calcio è uno dei leader nel settore della gestione degli stadi: da Milano a Verona, da Reggio Emilia a Udine, la sua azienda è stata una delle pioniere del settore del ”facility management”



Ha idealmente le chiavi della Scala del calcio italiano: per Gianluca Barabino, amministratore delegato del gruppo Ecoprogram, San Siro è un po’ la sua «seconda casa». Tortonese di nascita, alla guida di un «esercito» di 658 dipendenti (gli ultimi 8 assunti pochi giorni fa), nel mondo del calcio è uno dei leader nel settore della gestione degli stadi: da Milano a Verona, da Reggio Emilia ad Udine, la sua azienda è stata una delle pioniere del settore del «facility management», come ricorda Barabino. «Siamo entrati nel mondo dello sport nel 1994 ma è dal 2000 che abbiamo messo d’accordo Milan ed Inter: in pratica i due club ci hanno delegato l’intera gestione dell’impianto, dal campo alla pulizia, dallo “stewarting” alla sicurezza. Un accordo che anche in questo periodo di cambio di proprietà dei due team garantisce continuità: insomma, i cinesi non si devono preoccupare dello stadio».



Un’impresa che si occupa di tutto ma che ha radici piemontesi: la centrale operativa che dirige la gestione di San Siro ha base a Casei Gerola ma molti protagonisti sono tortonesi come spiega ancora Barabino: «La metà dei dipendenti è della nostra zona: non solo i coordinatori ma anche i quasi 50 capi-steward che la domenica partono con pullman navetta per gestire i 600-1200 addetti alla sicurezza. I primi tempi ci chiamavano “il clan dei tortonesi” perché ci muoviamo in gruppo ma credo molto nelle radici e nei rapporti fiduciari con le persone».

Non a caso infatti il turnover aziendale è minimo e l’età media molto bassa anche perché Barabino ama l’innovazione e la tecnologia che può migliorare la qualità della vita dei suoi dipendenti: «Dagli addetti alle pulizie ai giardinieri, abbiamo dotato di un’app i loro telefonini (inventata da un’azienda informatica di Pozzolo, la Net&Com, altro paese alessandrino; ndr) in grado di poter segnalare in tempo reale ogni problematica, dal lavandino rotto a una porta divelta. Così, interveniamo subito per mantenere perfetto lo stadio».



Per un derby come quello di oggi il lavoro inizia molto presto perché l’afflusso di gente prevista è elevatissimo e si debbono coordinare quasi 1200 steward, addetti ai parcheggi, hostess, mentre il campo richiede una gestione quasi quotidiana al punto che ogni giorno rimangono 66 addetti ma dopo un match di cartello in notturna come il derby, il lavoro di pulizia impegna per quasi tutta la notte il personale di Ecoprogram che peraltro in queste settimane guarda avanti come spiega ancora Barabino: «Vendere agli arabi? Sono loro a chiederci di insegnargli il nostro lavoro: fra le nostre attività, gestiamo lo stadio di Jeddah in Arabia (60mila posti coperti e in mezzo al deserto; ndr) ma mi auguro che il nostro supporto possa servire anche per i Mondiali del 2022 in Qatar.

La nuova sfida? Riuscire a vincere la gara e a gestire il PalaForum di Assago dove le attività sono diverse anche in una settimana, dai concerti alle partite indoor». Per un imprenditore che attinge le sue risorse umane dove è nato, normale far scivolare il discorso su temi locali. Nessuno è profeta in patria, ma i grigi dell’Alessandria quest’anno guidano la Lega Pro e hanno giuste ambizioni di approdare al calcio che conta, la serie B: «Gestire in futuro il Moccagatta di Alessandria? Magari. Non mi piacerebbe invece rientrare nel calcio locale. Ho vissuto un’esperienza col Derthona ma ho capito che non era il mio mondo».

L’ennesimo miracolo del volto senza polvere della Madonna Nera

La Stampa
emanuela bertolone

A Oropa il rito si ripete ogni anno dal 172. Il panno sul viso della Vergine resta immacolato


Nella Basilica antica del santuario sopra Biella si spolvera da quasi 300 anni il volto della Vergine

Le passano il fazzoletto immacolato sul viso. E ogni volta, da quasi 300 anni, sul lino bianco del panno non resta un grano di polvere. È il «miracolo» di Oropa, che dal 1720, a metà novembre, si ripete nella Basilica antica del santuario sopra Biella, dedicato alla Madonna Nera. Il volto senza polvere è il suo, fissato da una folla di fedeli che attende che il rettore, dopo il rito, mostri il fazzoletto al vescovo, ai sacerdoti e ai pellegrini.

Sabato la tradizione s’è rinnovata, e il panno è rimasto bianchissimo. Segno di buon auspicio, come accade a Napoli col sangue liquefatto di San Gennaro. Ma con una differenza: qui a Oropa il «miracolo» non è mai mancato. Una volta la statua non aveva nessun vetro a proteggerla, e il fenomeno era molto più sorprendente. Ora, nonostante la teca di protezione di vetro, sul corpo della Madonna e anche di Gesù bambino, tenuto in braccio, si crea sempre uno strato di polvere: che però sui due volti non si ferma mai. «Noi parliamo di prodigio, non di miracolo – spiega il rettore del Santuario, don Michele Berchi -. La pulizia del viso è un rito fondamentale per la nostra comunità, che rinsalda ogni anno il legame profondo tra i biellesi e la Vergine Bruna».

Il cerimoniale è codificato da quasi tre secoli, quando venne attestato per la prima volta dal canonico Agostino Penna. Intorno al 20 novembre, in occasione della festa della presentazione di Maria al Tempio, la statua viene rimossa dalla teca dove è custodita tutto l’anno e appoggiata sull’altare. Dopo che il rettore ha pulito i volti della Madonna e del bambino una suora, con un secondo fazzoletto, inizia la delicata opera di pulizia dell’abito. E su di esso un po’ di polvere rimane. «Il secondo panno non lo mostriamo mai ai presenti- aggiunge don Berchi -: la fede non necessita di controprove».

E’ successo però nel 2013 che il fazzoletto usato per pulire l’abito fosse stato incidentalmente posato accanto a quello del viso: il primo era immacolato mentre il secondo era coperto di polvere.

Nonostante questo, a Oropa scelgono il basso profilo e schivano accuratamente la parola «miracolo»: «Si verrebbero a creare sensazionalismi che non aiutano la fede e creano solo curiosità», sentenzia il rettore. E se un giorno si scoprisse che il volto della statua è impolverato? Il fatto, in teoria, sarebbe considerato «di cattivo presagio»: «Ma è una possibilità che non abbiamo mai valutato – sorride don Berchi -: da 300 anni non è mai accaduto».

I migliori modi per gestire il denaro in viaggio

La Stampa
F.G

Spendere soldi mentre si viaggia: come farlo nel modo giusto

Viaggiare con denaro: carte di credito e dollari

Denaro in viaggio. Le preoccupazioni sono sempre le stesse. Ovvero sicurezza, convenienza e tasse. Con un solo metodo di pagamento è difficile superare tutti e tre gli ostacoli. Ad esempio un bancomat è conveniente se per le operazioni non ci sono addebiti. Ma può essere molto pericoloso se finisce nelle mani sbagliate. Cambiare denaro in valute estere risulta spesso costoso. E se si parla con un Millennials di travellers’ cheque non sa neanche che significa. L’approccio più intelligente, quindi, è una combinazione dei vari metodi di pagamento. Vediamo come.

Contanti Per pagare in contanti mentre si è all’estero è necessario scambiare l’euro in valuta locale. E lo si può fare in vari modi, anche on line, ma bisogna prepararsi in anticipo per non essere suscettibili di troppe variazioni. I chioschi di cambio che si trovano in aeroporto e nelle zone turistiche bisognerebbe evitarli. Prestando attenzione ai margini di cambio, ovvero alla differenza tra il tasso al quale una banca o un cambio acquista una valuta e la velocità con cui la vende. Questo consente di sapere il profitto di un’azienda su ogni transazione.

DENARO IN VIAGGIO: COME GESTIRE I CONTANTI

Quando si preleva contante in valuta estera dal bancomat bisogna controllare con la banca le transazioni straniere o le commissioni di cambio valuta. La maggior parte delle banche hanno tasse elevate, conviene a questo punto ritirare grandi somme per ridurre al minimo le spese di transazione. Il denaro contante è facile da ottenere ed utilizzare ma c’è sempre il rischio di perdita e furto. Quando si viaggia con molti soldi liquidi è necessario ideare un sistema di sicurezza. Può essere lasciarlo nella maggior parte in una cassaforte o dividendolo con i compagni di viaggio. Quando si paga con carta o bancomat è facile perdere le tracce di quanto si è speso. Con i contanti i conti sono sempre più sotto controllo.

Travelers’ Cheque Sono un pagamento ormai in lento declino. Hanno avuto la loro fama nell’era pre internet. Quando era facile prelevare contanti ovunque. Si tratta di assegni di viaggio che garantiscono un rimborso del 100% in caso di smarrimento e furto. Ma oggi si rivelano ancora utili nel caso in cui ci si trovi in un luogo dove i bancomat sono pochi e lontani tra loro o fuori uso. In questo scenario, portando una piccola quantità di assegni di viaggio, si può accedere alla moneta locale e il tasso di cambio è migliore.

IL LENTO DECLINO DEI TRAVELERS’ CHEQUE

Inoltre la sicurezza è garantita dal fatto che devono essere firmati nel momento in cui vengono emessi e quando vengono cambiati. Quelli dell’American Express sono emessi sono in Euro e in Dollari, mentre quelli emessi da altri istituti specializzati possono essere anche in Sterline, Yen e Dollari Canadesi.

Carte di debito prepagate Sono la sostituzione moderna degli assegni di viaggio anche se spesso con tasse più alte. Hanno la comodità di poter pagare senza esporre in pubblico il denaro. E’ facile ricaricale direttamente dal sito web o dal telefono. I maggiori marchi sono Visa Travel/ Money, Mastercarda PRepaid TRavel Card, American Express Serve e Travelex Multu-currency Cash Passport. Il consiglio è di controllare sempre tutte le operazioni ad esser associate.

Carte di credito Per molti sono il metodo migliore di pagamento durante i viaggi, a patto di avere quella giusta. Ci sono alcune cose che si possono pagare solo con carta di credito, come una macchina a noleggio. Le migliori carte di credito offrono anche vantaggi. Sono legati a viaggi aggiuntivi, assicurazioni, punti premi, nessun costo di transazione in valuta straniera a tanto altro. Utilizzando la carta di credito si possono guadagnare voli gratis e camere d’albergo. Sempre meglio, comunque, contattare la banca prima di partire per informarsi sugli addebiti delle transazioni all’estero.

Quando si viaggia l’ideale è portare sempre con sé una certa somma in contanti, il bancomat e la carta di credito, sia tradizionale sia del tipo ricaricabile e un paio di travelers’ cheque. Il giusto mix di questi permette di risparmiare somme a volte abbastanza consistenti.

Quanto piacciono le grandi opere alla mafia

repubblica.it

di Giovanni Tizian

I clan hanno lavorato in quasi tutti i cantieri d'Italia. Piccoli e grandi. Da Sud a Nord. Expo, Tav, autostrade. E persino per le opere propedeutiche al ponte sullo Stretto. Una storia italiana che si lega all'inchiesta "Corruzione in corso" su l'Espresso in edicola da domenica

Quanto piacciono le grandi opere alla mafia

Expo, Salerno-Reggio Calabria, Alta velocità. E persino le opere preliminari per il ponte sullo Stretto. Grandi opere, grandi affari. Per pochi, non per tutti. In questa fortunata cerchia rientrano le aziende delle cosche. E dato che le vie del riciclaggio sono infinite, seguirle conduce spesso a indirizzi che non ti aspetti.

In fondo, è ciò che ha fatto la procura antimafia di Roma: sentendo puzza di denaro sporco col timbro dei clan di 'ndrangheta, ha illuminato quei canali ritrovandosi a un certo punto del viaggio nel bel mezzo dei cantieri delle grandi opere italiane. La scintilla dell'ultima inchiesta "Amalgama" è proprio questa, un tremendo puzzo di quattrini lerci che ha portato gli inquirenti sulla pista di un sistema in cui i protagonisti principali della storia sono manager dei più importanti colossi delle costruzioni, ingegneri esperti di direzione lavori, imprenditori che collezionano subappalti nelle grandi opere.

Al centro di tutto c'è lei: la signora Mazzetta. Che da Tangentopoli in poi ha subito un'evoluzione costante, fino a trasformarsi in un do ut des fatto non tanto di scambi di denaro liquido, ma di favori in cambio di appalti, consulenze, incarichi. Sull'Espresso in edicola da domenica l'inchiesta "Corruzione in corso" mostra, attraverso documenti inediti, il Sistema che si arricchisce, in maniera illecita, lucrando con le infrastrtture strategiche per il Paese.

Riciclaggio mafioso, dicevamo. I clan, nel settore delle costruzioni, hanno sempre detto la loro. Difficile trovare una grande o piccola opera in cui direttamente o indirettamente le imprese dei boss non abbiano lavorato. La storia dei cantieri italiani è costellata di padrini in doppio petto e con la partita iva che si sono inseriti nel business del calcestruzzo. Talmente normale, che anche i media non ci fanno quasi più caso.



È notizia di pochissimi giorni fa, per esempio, la retata che ha portato in carcere l'estesa rete di fiancheggiatori del boss di Reggio Calabria Domenico Condello, detto "Micu u pacciu". Un'inchiesta durata alcuni anni che, oltre ad azzoppare il livello militare, ha svelato il network di aziende della galassia Condello.

E proprio una di queste ha lavorato - agli atti c'è persino il numero di contratto stipulato - per il consorzio Eurolink, il gruppo di società composto in primis da Salini-Impregilo, Società Condotte d'Acqua e Cmc, che dovrà realizzare il ponte sullo Stretto. Eurolink ha affidato nel 2010 l'esecuzione di alcuni lavori alla cordata costituita da Teknosonda, Calabrese Pasquale e Calabrese Antonio per un valore, stimano gli investigatori, di oltre 1 milione di euro.La commessa riguarda la cosiddetta "Variante ferroviaria di Cannitello", un lavoro propedeutico alla grande opera dello Stretto.

Non è raro che aziende sospette riescano a bucare i controlli, insinuandosi persino laddove esistono protocolli antimafia, all'apperenza molto severi, in pratica facili da aggirare. Sempre nella stessa indagine della procura antimafia di Reggio Calabria guidata da Federico Cafiero De Raho, il Ros dei carabinieri ha individuato altre imprese legata al clan Condello all'interno dei cantieri della Salerno-Reggio Calabria. In particolare nel sesto macrolotto, che arriva fino a Campo Calabro. Lo stesso pezzettino al centro delle inchiesta romana "Amalgama" sulle grandi opere. Anche in questo caso il general contractor era composto da Salini-Impregilo e Società Condotte d'Acqua.

Se lasciamo la Calabria, direzione Lombardia, Milano, la situazione non migliora. Anzi. Per l'Expo 2015, è stato accertato come la 'ndrangheta abbia realizzato numerosi lavori. Dai padiglioni a lavorazioni legate al maxi appalto della Piastra sulla quale poi sono stati montati i vari stand del mondo. Anche sull'Esposizione universale la magistratura ha indagato. I pm di Milano per quel che riguarda il filone delle tangenti, Reggio Calabria per le infiltrazioni mafiose. Ancora una volta corruzione e mafia si mostrano per quello che sono: due facce della stessa medaglia in un Paese esausto e la cui crescita è bloccata da un mercato che privilegia i furbetti e non i più competenti.

Persino nel cantiere militarizzato della Torino-Lione, il Tav che taglierà in due la Val di Susa, le 'ndrine sono riuscite a infilare i propri uomini. Emerge, per esempio, dall'indagine del Ros dei carabinieri e della procura antimafia di Torino . Mafia ad alta velocità, non esattamente una novità. Stesso copione lo ritroviamo nelle tratte Torino-Milano, Bologna-Parma, Napoli-Roma. Imprenditori delle organizzazioni che si sono occupati principalmente di lavorazioni specifiche, movimento terra in particolare ma non solo. Dell'intreccio tra mafie e corruzioni, ne ha di recente parlato la procura nazionale antimafia. Nella sua ultima relazione ha denunciato quanto le organizzazioni mafiose siano ormai dentro i sistemi corruttivi.

E che al piombo, i padrini preferiscono la mazzetta quale principale strumento di entrata nei circuiti che contano. Insomma, prima provano a comprare il dirigente, il tecnico, il manager e, in caso di rifiuto, rispolverano i vecchi arnesi del mestiere. Ma è l'inchiesta della procura di Roma coordinata dal pm Giuseppe Cascini che rivela ancora una volta la saldatura tra i due mondi: corrotti e mafiosi sulla stessa barricata. Nelle informative dei carabinieri della Capitale c'è più di qualche indizio. Come per esempio il passaggio in cui Giampiero De Michelis, l'ingegnere dai mille incarichi, detto anche il "Mostro" dai manager dei general contractor, fa riferimento a un suo collaboratore. Tale Pasquale "Lillo" Carrozza.

Chi è "Lillo"? È un geometra, «già dipendente della Società Condotte d'Acqua con la qualifica di capo cantiere presso i lavori di costruzione della Salerno-Reggio Calabria. Tratto in arresto dall'antimafia reggina nel 2012 per associazione mafiosa, truffa, frode nelle pubbliche forniture». Ecco cosa dicono di lui De Michelis e un altro intercettato: "Lillo", in pratica, accompagnava alcuni boss della 'ndrangheta in Anas e agli stessi capi bastone forniva le proprie utenze telefoniche per fare chiamte riservate. Ma, stando al racconto dei due, Carrozza era considerato «l'intermediario tra la società Condotte e la 'ndrangheta».

De Michelis è un professionista stimato. Non per niente era dentro la società di ingegneria Sintel, di Giandomenico Monorchio, figlio del più noto Andrea, ex ragioniere generale dello Stato, poi in Infrastrutture Spa e ora ingaggiato da Salini Spa come presidente del collegio sindacale. Anche di questo e dei legami tra le varie indagini e personaggi coinvolti nelle grandi opere parlerà l'Espresso in edicola da domenica.

Bucato sito della Funzione Pubblica: 17enne ruba oltre 9mila credenziali

repubblica.it
di ALESSANDRO LONGO

Sottratte password e id dal database: un atto dimostrativo per sottolineare la vulnerabilità del sistema. Le email di allarme del giovane sono state ignorate dai funzionari della PA

Bucato sito della Funzione Pubblica: 17enne ruba oltre 9mila credenziali

IL DIPARTIMENTO di Funzione Pubblica, ossia l'istituzione governativa che si occupa di digitalizzare la PA, si è fatta bucare un sito da un ragazzo di 17 anni, a causa di un errore banale di configurazione dei sistemi e per la mancanza di politiche di gestione della sicurezza. È quanto accaduto ieri, a opera del noto ''hacker'' Kapustkiy (ma lui rifiuta questa definizione), ai danni del sito Mobilita.gov.it (ora in manutenzione), del dipartimento di Funzione Pubblica, sotto la Presidenza del Consiglio.

Si tratta di un ragazzo di 17 anni, forse di origine ucraina. Ha pubblicato su Pastebin le prove della sua incursione. Grazie a una banale falla dei sistemi, tramite la tecnica basilare Sql Injection, ha sottratto 9 mila credenziali, da un database che contiene quelle di 45 mila utenti (dipendenti pubblici). Kapustkiy è noto nel settore. Prende di mira le vulnerabilità di siti istituzionali, di vari Paesi del mondo (perlopiù in via di sviluppo), per denunciarne i bassi livelli di sicurezza.

Infatti ha voluto limitarsi a pubblicare solo parte del database, quando avrebbe potuto comprometterlo del tutto; e - come suo solito - ha subito denunciato il fatto ai responsabili del sito, per allertarli e spingerli a rimediare. Senza però avere risposta. ''E’ probabilmente questo il problema più grave, sintomo di quanto sia scarsa la cultura informatica per la sicurezza dei dati pubblici in Italia'', commenta Andrea Rigoni, di Intellium-Deloitte, consulente della Nato e di vari governi (in passato anche di quello italiano) per i temi della cybersicurezza.

Su quest'ultimo aspetto, però, le cose non sono chiare: dal dipartimento fanno sapere che in realtà il ragazzo ha mandato la mail non ai responsabili ma a chi aveva registrato il sito anni prima (a quanto risulta nei dati pubblici di registrazione) e che ora non ha più ruolo nella struttura. Kapustkiy da parte sua replica di avere usato due mail del ministero degli Esteri e che nemmeno le testate giornalistiche internazionali che stanno seguendo il caso hanno ricevuto risposta dal governo.

''Riassumiamo. È come se un ladro non professionista, minorenne, fosse riuscito a introdursi in un palazzo del governo, armato solo di grimaldello, dove ci sono documenti riservati. E non sia scattato nessun allarme anche se il ladro si è messo a gridare per attirare l'attenzione delle guardie'', spiega Rigoni.

''La cosa divertente di tutta questa storia è che non sono nemmeno un hacker, ma i media continuano a sostenerlo'' scrive commentando le sue gesta in un tweet. Eppure l'attacco rivelato tre falle. ''Primo, la configurazione del sito è stata fatta in modo disattento e incompetente, - prosegue Rigoni - dato che quel particolare errore di configurazione è molto banale e non è più ammissibile al giorno d'oggi. Secondo, non ci sono sistemi automatici di rilevazione dell’errore. Terzo - ed è la cosa più grave - non c'è nemmeno un processo, una organizzazione di gestione della sicurezza perché nessuno ha dato ascolto al ragazzo''.

Al netto di quest'ultimo punto, che è ancora dubbio, resta che ''questi bassi livelli di sicurezza sono un pericolo per tutti i cittadini - dice Rigoni. - Nel caso di quel sito è a rischio forse solo la privacy dei dipendenti pubblici. Ma è possibile che da quella vulnerabilità è possibile compromettere anche la sicurezza di servizi importanti, per esempio i database delle cartelle cliniche dei pazienti o i trasporti pubblici''.

Aborto, Pio XIII contro papa Francesco: la "profezia" di "The Young Pope"

repubblica.it

Nella nona puntata della serie, un dialogo che oggi diventa quasi un confronto a distanza tra Bergoglio e il suo collega immaginario sul tema dell'interruzione di gravidanza

Aborto, Pio XIII contro papa Francesco: la "profezia" di "The Young Pope"

"Assolvete medici e donne che abortiscono", dice papa Francesco ai sacerdoti chiudendo il Giubileo della Misericordia. "L'aborto è un peccato grave, ma nessuno può porre condizioni alla clemenza divina". Parole che, per una singolare coincidenza, arrivano a tre giorni dalla messa in onda delle puntate finali di The Young Pope: la nona puntata della serie scritta e diretta da Paolo Sorrentino, si apre proprio con un dialogo tra papa Pio XIII, interpretato da Jude Law, e il suo padre spirituale, il cardinale Michael Spencer. Gli argomenti del cardinale Spencer, per quanto piegati alle esigenze della fiction, ricalcano le posizioni più progressiste della Chiesa. Riletto oggi, quel dialogo può diventare quasi un confronto a distanza tra Bergoglio e il suo collega immaginario Lenny Belardo.


Di seguito, la trascrizione del dialogo tra Pio XIII e il cardinale Spencer:



Cardinale Michael Spencer: "Dio non è per te, Lenny: è per gli uomini che non sanno che farne della libertà. Stai sbagliando sull'aborto. Stai spargendo un dolore che neanche riesci a capire ed è la cosa peggiore che può fare un essere umano. Hai fatto proprio il genere di errore che andava a tutti i costi evitato: introdurre tesi che prese singolarmente sono vere, ma che sommate insieme costituiscono un sistema... eccessivamente rigido"

Papa Pio XIII: "Quando si parla di aborto la rigidità è l'unica alternativa. È inutile girarci intorno: è un crimine. Proibito e punito dal Libro dell'Esodo: capitolo 21, versi 22-25 e tu lo sai. 22: "Se degli uomini vengono a lite e percuotono una donna incinta in modo da farla abortire, ma senza alcuna disgrazia, allora il colpevole sarà sanzionato secondo quanto il marito della donna imporrà e allora pagherà attraverso un arbitrato". 23: "Però se segue una disgrazia tu pagherai vita per vita". 24: "occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede". 25: "bruciatura per bruciatura, ferita per ferita". La Chiesa si è sempre attenuta a questa tradizione ed è soltanto il moderno lassismo che vuol trasformare in diritti i peccati. Non certo per incoraggiarli: nessuno è davvero a favore dell'aborto. Ma per indebolire il principio di autorità"

Cardinale Michael Spencer: "Ma per favore Lenny, sai bene che quei versetti sono un po' più complicati di così. È vero che il litigante paga l'indennizzo in caso di aborto, oppure paga con la morte se la donna poi muore mentre sta perdendo il bambino. Ma non è certo questo il punto. Qui il punto è la compassione, l'empatia"

Papa Pio XIII: "Bouvier: mi vuoi veramente far perdere tempo con le assurdità di Bouvier, della Francia dopo la Rivoluzione? O con le stronzate di Sant'Alfonso?"

Cardinale Michael Spencer:
"Non sono stronzate Lenny. Che l'aborto sia un disordine morale grave è assolutamente fuori discussione. È così che ha detto San Giovanni Paolo II, e quelle tre parole 'disordine morale grave' sono fondate sull'infallibilità papale e tuttavia nel 1591 papa Gregorio XIV con la bolla Sedes Apostolica restrinse la scomunica al solo aborto del feto già animato, introducendo una distinzione che era ed è un monito a non fare di tutta l'erba un fascio"

Papa Pio XIII: "Ne ho abbastanza delle distinzioni"

Cardinale Michael Spencer: "Anche per San Tommaso d'Aquino, e fino alla metà del XIX secolo, l'aborto viene ritenuto tale soltanto dopo che il feto ha ricevuto l'anima e questo accade solo al terzo mese di gravidanza"

Papa Pio XIII: "La scienza è un dono di Dio e Dio ci ha fatto scoprire che l'ovulazione è spontanea"

Cardinale Michael Spencer: "Vallo a chiedere alle donne. Guarda che quando ancora si pensava a due tipi di inseminazione, l'inseminazione maschile che generava sperma e quella femminile che generava ovuli, era considerato peccato non dare piacere alla donna, ma poi hanno scoperto che l'ovulazione era spontanea e questo è costato miliardi e miliardi di orgasmi femminili"

Papa Pio XIII: "Ma ha arricchito gli psicanalisti"

Cardinale Michael Spencer: "L'unica professione dove di fatto non si lavora e si fanno tanti soldi e noi ce la siamo fatta scappare. Io ti imploro Lenny, devi rivedere la tua posizione sull'aborto: duro sul principio, morbido sulla pratica"

Papa Pio XIII: "L'aborto è una chiusura alla vita"

Cardinale Michael Spencer: "Ma chi se ne frega della vita Lenny! La vita non è uno stupido soprammobile poggiato sul comò del niente. La vita è fatta per essere usata, e per essere usata bene, anche ad amare ad essere amati. E lascia che ti ricordi quello che Sant'Alfonso diceva dell'aborto. In un aborto sono tutti colpevoli, tutti eccetto la donna"

Papa Pio XIII: "E se questo non valesse soltanto per l'aborto? Se nelle cose della vita fossero tutti colpevoli eccetto la donna?"

Cardinale Michael Spencer: "Stai forse parlando di tua madre?"

Papa Pio XIII:
"E di chi altri dovrei mai parlare?"