giovedì 1 dicembre 2016

La Cassazione: “Dare del gay a qualcuno non è un’offesa”

La Stampa

«Il termine non è denigratorio»



Dare del «gay» a qualcuno non è denigratorio. Lo sancisce la Cassazione per la quale «è da escludere che il termine «omosessuale» abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto».

Piazza Cavour, nell’annullare senza rinvio una decisione del giudice di pace di Trieste «perché il fatto non sussiste» (si trattava di una multa per il reato di diffamazione inflitta ad un sessantenne che aveva dato dell’«omosessuale» ad un altro, ndr), spiega che «a differenza di altri appellativi che veicolano il medesimo concetto con chiaro intento denigratorio secondo i canoni del linguaggio corrente, il termine in questione assume un carattere di per sè neutro, limitandosi ad attribuire una qualità personale al soggetto evocato ed è in tal senso entrato nell’uso comune».

Più in generale, la Quinta sezione penale, nella sentenza redatta da Luca Pistorelli, dice che «è da escludersi che la mera attribuzione della suddetta qualità - attinente alle preferenze sessuali dell’individuo - abbia di per sè un carattere lesivo della reputazione del soggetto passivo e ciò tenendo conto dell’evoluzione della percezione della circostanza da parte della collettività, quale che sia la concezione dell’interesse tutelato che si ritenga da accogliere». La Procura di piazza Cavour aveva invece sollecitato la bocciatura del ricorso. 

Amazon, nuovo limite alle recensioni: non più di 5 a settimana

repubblica.it

La soglia non viene applicata ai commenti su prodotti verificati né a quelli su Vine, libri, musica e video. Una mossa per fare fronte al numero crescente di recensioni false

Amazon, nuovo limite alle recensioni: non più di 5 a settimana

AMAZON rivede le sue norme e impone un limite al numero di recensioni che gli utenti possono lasciare ai prodotti in vendita sulla sua piattaforma: d'ora in poi non si potranno lasciare più di cinque commenti a settimana agli articoli non acquistati dal suo negozio online. La nuova mossa per contrastare la proliferazione di recensioni false.

La novità - contenuta nei termini del servizio clienti - arriva dopo quella annunciata poche settimane fa. A ottobre Amazon ha infatti avviato una sorta di operazione pulizia vietando le recensioni "incentivate", quelle scritte da utenti che hanno ricevuto la merce gratis o scontata in cambio di una opinione pubblicata online. A giugno scorso il colosso di Seattle ha invece fatto causa ad alcuni utenti responsabili della pubblicazione di opinioni false. Le recensioni sono una delle risorse più utilizzate dagli utenti per valutare l'acquisto di prodotti online.

''La nuova policy sulle recensioni introduce il nuovo limite che verrà calcolato a partire dalla domenica e fino al sabato'', spiega la portavoce Angie Newman a GeekWire, aggiungendo che la possibilità di inviare recensione per gli acquisti verificati non subirà cambiamenti. Infine, la novità non sarà applicata alle recensioni di Vine, libri digitali e fisici, musica e video.

"Risarcite mio padre deportato dai nazisti". Ma l'Italia si oppone

repubblica.it
di CARLO BONINI

La storia. Il figlio di un partigiano internato in un lager fa causa alla Germania chiedendo un indennizzo. L'Avvocatura dello Stato si schiera contro la sua istanza, i giudici la respingono

"Risarcite mio padre deportato dai nazisti". Ma l'Italia si oppone
Gualberto Cavallina in una foto dei tempi in cui era partigiano

In una cancelleria della Corte civile di appello di Roma c'è una storia che racconta cosa siamo diventati. Un Paese dove il cinismo zelante delle burocrazie, la cavillosità degli argomenti giuridici, arrivano a concludere che la memoria e il risarcimento dovuti a un deportato nei campi di sterminio nazisti possano, debbano essere sacrificati alla "ragione di Stato", ai rapporti di "amicizia" tra Roma e Berlino.

È la storia di Gualberto Cavallina, classe 1923, emiliano di Berra (Ferrara), partigiano comunista morto troppo presto (nell'86) per sapere o anche solo immaginare quale maschera avrebbe assunto la Repubblica italiana "nata dalla Resistenza". Anche e innanzitutto la sua. È la storia del figlio Diego che decide di chiedere conto alla Germania, in un Tribunale civile del nostro Paese, delle sofferenze inflitte al padre durante la prigionia nazista. E delle risposte che ne ha sin qui ottenuto.

I fatti, per come documentati dagli atti del processo e dai documenti d'epoca della Croce Rossa Internazionale, sono pacifici. Il 25 novembre 1944 Gualberto Cavallina, in quel momento ventunenne vicecomandante della XIV brigata Garibaldi "Trieste", viene fatto prigioniero dai nazisti a Topolovac, tra Capodistria e Buie (attuale Slovenia), dopo una violenta battaglia. Viene trasferito su un vagone piombato nel campo di sterminio di Dachau dove, l'11 dicembre di quell'anno, è internato con il numero di matricola 135441. Ma è troppo giovane e troppo sano per finire immediatamente nelle camere a gas. Dunque, il 31 dicembre 1944, lo trasferiscono nel campo di concentramento di Natzweiler (nel cosiddetto "sottocampo" di Leonberg), dove le SS hanno raccolto migliaia di deportati italiani per impiegarli nell'industria bellica.

Gualberto ha il numero di matricola 40140 ed è assegnato al lavoro forzato di 12 ore al giorno in una fabbrica che produce aerei da guerra. Le condizioni di internamento sono disumane e Gualberto sopravvive fino al giorno della resa della Germania nazista (8 maggio del 1945) solo perché così vuole il caso. Perché il giorno in cui le SS abbandonano il campo fucilando tutti gli italiani prigionieri, lui, che è stato chiamato nell'infermeria, riesce a nascondersi. Una volta libero, raggiunge l'Emilia, e la sua casa di Berra, solo nel giugno '45. Grazie a chi, in un ospedale da campo americano, lo ha strappato al tifo contratto durante la prigionia.

L'Italia è repubblicana e Gualberto vive la sua non lunghissima vita senza rimarginare le ferite della prigionia. Il suo unico figlio, Diego, nel novembre 2015, dopo la sentenza (la 238/2014) con cui, un anno prima, la Corte costituzionale ha riconosciuto ai cittadini italiani il diritto di chiedere indennizzo per i danni subiti dalla violazione dei diritti umani e per crimini di guerra, ritenendoli "indisponibili" agli accordi post-bellici tra Stati che li rendono immuni, chiede giustizia e risarcimento per il padre al Tribunale di Roma. Per principio e non per lucro (la richiesta non supera poche decine di migliaia di euro). Ma solo per toccare con mano, con l'avvocato che lo difende, Fabio Anselmo, l'impensabile.

Il giorno della prima udienza, la Germania deposita una nota verbale in cui comunica di rinunciare a resistere in giudizio, perché se ne ritiene immune proprio in forza di quella "consuetudine del Diritto internazionale" dichiarata illegittima dalla nostra Corte costituzionale. Il che non è una gran sorpresa. Al contrario della memoria depositata dall'imprevisto avversario che, a sostegno dello Stato tedesco, chiede che la richiesta di risarcimento di Cavallina venga respinta: l'Avvocatura dello Stato. La Repubblica italiana.

Per conto della Farnesina, l'Avvocatura obietta che la Germania "come comunicato al ministero degli Esteri Italiano, con diverse note verbali, non riconosce la giurisdizione del giudice italiano e invoca il principio consuetudinario della immunità degli Stati dalla giurisdizione".

Di più: che Berlino "ha chiesto alla Farnesina di assicurare che la tutela di tale posizione giuridica trovi adeguata considerazione nei procedimenti quali quelli per cui è causa". Un invito, quello a sostegno dello Stato tedesco, che il governo italiano potrebbe lasciar cadere. Se non per rispetto e a difesa dei diritti inviolabili di un proprio cittadino, quanto meno alla luce della pronuncia della Corte costituzionale. Ma che, al contrario, fa suo proprio con questo argomento, dove la posta in gioco viene esplicitata con feroce candore:

"La Repubblica federale di Germania ha evidenziato la necessità che, in vista del mantenimento delle buone relazioni diplomatiche fra i due Stati, il governo italiano garantisca che la posizione giuridica assunta dalla Germania trovi considerazione nei procedimenti ripresi o avviati dinanzi ai giudici italiani contro la medesima. Sussiste quindi l'interesse del governo italiano a intervenire nel presente giudizio per la tutela di superiori esigenze di ordine sovranazionale attinenti al mantenimento delle relazioni internazionali".

Il 10 ottobre scorso, la sentenza del Tribunale di Roma respinge la richiesta di Cavallina. Ma non in forza degli argomenti dell'Avvocatura, che dichiara superati dalla sentenza della Consulta. Per un altro singolare percorso logico. A quel vicecomandante della Brigata Garibaldi - argomenta - non spettano né scuse, né denari. Perché suo figlio, a distanza di 70 anni, non è stato in grado di dimostrare, né sono sufficienti a farlo i documenti dell'epoca della Croce Rossa, "in che data e in che circostanze il Cavallina sarebbe stato liberato e dunque quanto tempo sarebbe rimasto in stato di prigionia". Come se un campo di concentramento nazista fosse una democratica galera.

Diego Cavallina ha proposto appello. Un nuovo giudice dovrà decidere e motivare se la sua storia vada rottamata come una fastidiosa coda del Novecento. O un ingombro nelle relazioni internazionali.

Arrabbiati e delusi da Renzi. I mille volti del popolo del No

La Stampa
maria corbi

Pensionate, patiti di barca a vela e artigiani uniti dalla protesta. Ecco quelli che domenica proveranno a dare un colpo al premier



Il «No» come voto di protesta, per una Costituzione da difendere ma soprattutto per un premier da sfiduciare. Perché nel «popolo dei No» sono molti quelli che il 4 dicembre arriveranno alle urne decisi a mettere la loro croce su Renzi. Arrabbiati, delusi, come se quella fosse l’occasione del giudizio universale a cui sopravvivere con l’Arca della cara, vecchia, Costituzione, sordi alle parole di Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base del merito della riforma e non contro il governo».

Ettore Thermes, 52 anni, esperto di finanza, velista, chiamato il Beppe Grillo della vela perché critica la gestione e i soldi pubblici a palate bruciati dalla Fiv spiega di «essere contrario al referendum perché non affronta i veri problemi organici del Paese, anzi, li complica», ma anche «perché personalmente ho più fiducia dei tantissimi costituzionalisti che si sono espressi e non di Renzi e Boschi che trovo semplicemente dei furbi ma con scarsissima preparazione tecnica».

Anche Maria Conti, sessantenne di Viterbo, «non condivide nulla di quello che dice Renzi. Fino a poco tempo fa si sbrodolava dicendo che abbiamo una Costituzione che era il non plus ultra, tanto che Roberto Benigni e ci fece anche delle puntate in tv e adesso? La coerenza dove è finita?». D’altronde anche Alessandra Ghisleri, sondaggista, direttrice di Euromedia, nota che «tutti quelli arrabbiati nel nostro Paese votano no». E Pietro Vento di Demopolis spiega che le persone non conoscono perfettamente la riforma e che «nelle ultime settimane è cresciuta la motivazione a votare contro Renzi».

Come fa Fausto Nicolini, poeta, che ammette di non essere contro la riforma della Costituzione, «ma non fatta così e non da Renzi. Sono un poeta con tendenze teatrali e, come tale, immagino sempre una realtà un po’ verosimile un po’ sognata. Mi piacerebbe molto avere al governo un gruppo di persone migliori». Poi c’è chi come Luca Litrico, sarto, si concentra sulla riforma: «L’attuale Costituzione può essere letta e compresa anche da un bambino mentre la nuova non la capisce neanche un avvocato costituzionalista esperto. La Costituzione americana è vecchia di 200 anni, cambiata solo due volte per dare il voto anche a donne e neri, e non si capisce perché si debba cambiare la nostra». E mentre Matteo Renzi consuma chilometri e fiato spiegando che il bicameralismo è come avere due assemblee di condominio che votano la stessa cosa, c’è chi è ormai inconvincibile.

Come Daniela Mastalli, pensionata, ex hostess Alitalia. «Mi sembra che cambiare 47 articoli della Costituzione, con un voto dato da un Parlamento semi vuoto sia poco etico. La maggioranza è stata raggiunta, per carità, ma che tristezza. A questo punto il referendum è una presa in giro». A Denny Cicognani, imprenditore, di Imola «fa paura per il futuro dei miei figli il fatto che non ci siano forze politiche capaci di invertire la deriva economica e sociale, e mi sembra chiaro il progetto di continuare a smantellare il Welfare a favore delle lobbies finanziarie, bancarie, assicurative e pseudo cooperative».

Sandro Di Macco, constata invece «che chi vota No spiega nel merito la propria scelta mentre chi vota sì ripete quanto ripetono a memoria il giovanotto e la Maria Elena Boschi senza entrare nel merito. Oggi poi il líder máximo ha detto che chi è contro il sistema voterà Sì. Infatti Briatore, Confalonieri, Marchionne, Rondolino, Velardi e il super filosofo Cacciari sono no global e frequentano da parecchio i pericolosi centri sociali, accompagnati da Re Giorgio. Solo questa ennesima sciocchezza dovrebbe far votare tutti per il No».

Il rifugio antiaereo cinese ora è un lago sotterraneo con tutti i colori dell'arcobaleno

La Stampa
noemi penna



Durante la seconda Guerra Mondiale è servita come rifugio antiaereo e ha salvato la vita di molte persone, anche grazie alle canne di bambù che crescono rigogliose davanti al suo ingresso, mimetizzandolo perfettamente con la natura circostante. Eppure la Reed Flute Cave è una grotta naturale calcarea che per oltre 1200 anni è stata una delle più famose attrazioni della Cina a partire dalla dinastia Tang. E oggi sta vivendo di una nuova vita grazie ad un impianto di ultima generazione.



Al suo interno nasconde un mondo spettacolare, fatto di stalattiti, stalagmiti, colonne di pietra, formazioni rocciose e un lago sotterraneo illuminato da luci multicolor che rendono la grotta ancora più fiabesca. E' stata aperta al pubblico nel 1962, ma il sistema di illuminazione artificiale è decisamente più recente, e viene spesso modificato, richiamando ogni anno migliaia di visitatori.



La Reed Flute Cave si trova a Guilin, una città immersa nella regione autonoma del Guangxi, in Cina, il cui nome tradotto letteralmente significa «foresta di cassie», un albero che fiorisce a novembre inebriando l’intera vallata di un soave profumo.



La grotta è lunga 240 metri e nel suo punto più alto raggiunge i 18 metri. E' fiancheggiata da formazioni rocciose dai nomi suggestivi come Dragon Pagoda, Crystal Palace o Virgin Forest. Nelle formazioni rocciose, i visitatori si divertano a identificare delle forme: fiori, animali, creature mitologiche. E ce ne è persino una che assomiglia a Babbo Natale con la sacca dei doni.



Conosciuta come il Palazzo delle Arti Naturali, oltre al suggestivo impianto luminoso, sulle pareti della grotta ci sono più di 70 iscrizioni rupestri databili attorno al 792 d.C. Si tratta di diari di viaggio e poesie scritte da letterati della dinastia Tang che hanno visitato la grotta. E non manca una leggenda: si narra che alcune delle formazioni rocciose presenti siano addirittura delle persone, come uno studente che, visitando la grotta, tentò di descrivere la sua bellezza in una poesia, ma gli ci volle così tanto per trovare le parole giuste che si trasformò nel frattempo in pietra.

Come si beve il caffè espresso: 10 regole per principianti

Corriere della sera
di Simona Marchetti

Scegliere il chicco giusto

Per noi italiani il caffè è una cosa seria e va quindi bevuto seguendo regole precise, a cominciare dalla tostatura del chicco, perché è quella che fa la vera differenza fra un caffè espresso (preparato con la macchina a una pressione di 9 bar e usando 7 grammi di caffè tostato e macinato) e un caffè americano (preparato col filtro). «Uno dei problemi principali coi nuovi coffee shop è che usano dai 18 ai 20 grammi di caffè per fare un espresso, ovvero da due a tre volte la quantità richiesta — spiega Luca Di Pietro, fondatore della catena di ristoranti newyorkesi Tarallucci e Vino al sito Business Insider — il che significa che in così poco liquido, la percentuale di caffeina è incredibilmente elevata e questo, oltre a rendere il caffè amaro, può causare palpitazioni cardiache»

Un buon sapore è fondamentale

Ognuno può avere le sue idee sul caffè, ma su una cosa non si scende a patti: il sapore dell'espresso dev'essere buono. «E lo deve essere 365 giorni l'anno - avverte Di Pietro - perché se non viene conservato nel modo giusto, il caffè diventa stantio molto rapidamente»


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Che sia davvero "espresso"

In altre parole, fatto espressamente per il cliente al momento dell'ordine e in fretta (ovvero, in non più di 25 secondi)


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Si ordina al bancone

È raro che un italiano si sieda al tavolo e ordini un espresso: in genere, infatti, lo fa al bancone e consuma la sua tazzina lì sui due piedi


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Si beve rapidamente

Come detto, la rapidità nell'espresso è tutto. E questo vale anche quando lo si beve, operazione che deve avvenire nel più breve tempo possibile, per assaporare al meglio gli aromi del caffè


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Mai bere un espresso senza crema

L'emulsione cremosa di oli di caffè che si deposita sulla parte superiore dell'espresso funge da coperchio, racchiudendo tutti gli aromi. Questa cremina, però, svanisce molto in fretta, quindi se vi arriva un espresso che non ce l'ha, delle due l'una: o il caffè non è stato fatto al momento o è decaffeinato. «Ecco perché i puristi del caffè non lo ordinano mai al tavolo, ma direttamente al bancone del bar, così che la cremina arrivi intatta», commenta ancora Di Pietro


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Godersi un momento di convivialità

Quando si ordina il caffè al bancone del bar, sarebbe buona norma fare due chiacchiere col barista (a patto che non sia troppo indaffarato perché magari è l'ora di punta): un veloce gesto di buona educazione che non richiede sforzi e può servire ad iniziare meglio la giornata


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Attenzione all'orologio

Un espresso si può bere in qualunque momento della giornata, «ma ordinare un cappuccino in Italia dopo le 11 è visto malissimo - avverte sempre Di Pietro - e lo stesso vale se il cappuccino in questione viene bevuto dopo cena o comunque dopo il pasto, perché le bevande a base di caffè e latte sono espressamente riservate al mattino e alla prima colazione»


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Non aggiungere il latte

Se si aggiunge il latte, l'espresso diventa «caffè macchiato» e quindi — come spiegato nella scheda precedente — non andrebbe bevuto dopo le 11 del mattino. Nel caso si volesse provare un gusto diverso, Di Pietro suggerisce di aggiungere all'espresso del liquore, così da avere un caffè «corretto», che però è ovviamente indicato come bevanda di fine giornata


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È un modo di vivere

Iniziare la giornata con un espresso non è un'occasione speciale, bensì un modo di vivere e quindi andrebbe preso come tale: ovvero, take it easy. E godetevi la vostra amata tazzina


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Quale

La Stampa
jena

Domenica bisogna votare per il meno peggio, il problema è capire quale sia.

Viva Chapecoense

La Stampa
massimo gramellini

Avevi un nome che si incespica in bocca, Chapecoense, ed eri la squadra di calcio di una città brasiliana, Chapecó, che pochi fuori dal Brasile saprebbero indicare sulla carta geografica. Avevi quarant’anni e, dopo essere sprofondata in serie D, avevi rischiato addirittura di fallire. Invece all’improvviso avevi scoperto la tua forza. E un giorno di fine novembre eri salita sull’aereo che ti avrebbe portato in Colombia a giocare la finale della Copa Sudamericana, l’equivalente della nostra Europa League. A bordo li avevi convocati tutti: giocatori, tecnici, giornalisti. Si erano scattati le foto prima del decollo. Sorrisi, abbracci, dita a V. E poi.

Non si capisce il senso, Chapecoense. Noi figli e nipoti del Grande Torino lo cerchiamo da una vita. Come chiunque abbia sofferto per una perdita innaturale e dunque assurda. Ma quando la perdita riguarda una squadra intera - un sogno collettivo di gioventù - quell’assurdità viene moltiplicata per mille e mille cuori, tramandandosi da una generazione all’altra. Perché? Perché cancellarti a un passo dalla finale e dalla vita adulta? Chi è quel cinico bastardo che ha giocato con i tuoi sentimenti, decidendo che dovesse andare così?

Quali disegni misteriosi persegue? O bisogna arrendersi all’idea insopportabile che non esista disegno alcuno? Guardo le foto dei tuoi ragazzi al decollo, i loro sorrisi, le loro dita a V, e mi dico senza troppa convinzione: l’unico senso possibile è che il destino di certe avventure umane sia di morire giovani per non morire mai. Rimanendo giovani per sempre nel ricordo di chi le ha amate. 

“Zanardi vota Sì? Pensavo fosse più in gamba”. Polemica sul post di un sindaco livornese

La Stampa



Il sindaco di Suvereto (Livorno) Giuliano Parodi, eletto nel 2014 con la lista civica Assemblea Popolare, aveva pubblicato sul suo profilo Facebook questo messaggio: «Alex Zanardi vota SI? peccato lo facevo più in “gamba”...», seguito da uno “smile”. Esplosa la polemica sul web, il sindaco rimuove quanto postato a proposito dell’ ex pilota e campione paralimpico Alex Zanardi e sulla sua dichiarazione di voto in favore del «Sì» al referendum. 

Il post era stato subissato di critiche, alle quali Parodi aveva inizialmente risposto. Poi erano seguiti insulti e minacce. E non si era fatta attendere la polemica politica che tuttora continua sui social: «Questo è il sindaco di #Suvereto. Fa campagna per il «No» scherzando sull’incidente di Alex Zanardi», aveva rilanciato su Twitter, pubblicando la foto del post, il Pd toscano. Il responsabile organizzazione del quale, Antonio Mazzeo, aveva “rincarato” la dose: «Lui è il sindaco di Suvereto. Dopo le scrofe e i serial killer questo è il livello a cui è giunta la campagna per il No. Noi stiamo al merito, sempre».

Soldi, soldati e stragi Fidel padre padrone di tutti i terrorismi

Fausto Biloslavo - Mer, 30/11/2016 - 08:20



Settantamila soldati inviati a combattere in sanguinose campagne d'Africa e al fianco degli arabi contro Israele, armi, addestramento e rifugio sicuro a Cuba per terroristi e guerriglieri di mezzo mondo in nome del marxismo leninismo.

Il libro nero del comunismo di Fidel Castro comprende un ampio capitolo internazionale, che oggi tutti sembrano dimenticare. A cominciare dai messaggi di cordoglio dei leader mondiali, compreso il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che soffrono d'amnesia sul mezzo secolo di regno di Fidel. E sulla destabilizzazione internazionale portata avanti da Castro in nome delle revolucion mondiale.

Fra gli anni Sessanta ed Ottanta le baionette cubane sono intervenute in mezzo mondo cominciando con Che Guevara in Congo ed in Bolivia, dove è stato ucciso. Nel 1973 durante la guerra dello Yom Kippur contro Israele, Castro inviò 4mila consiglieri per dar man forte agli arabi. Nulla in confronto alle sanguinose campagne d'Africa volute dal lider maximo su richiesta dell'Urss. Nel 1977 Cuba intervenne con 15mila uomini e armi pesanti in Etiopia per difendere il dittatore Menghistu nella guerra con la Somalia per l'Ogaden.

Dieci anni dopo 55mila cubani con carri armati, elicotteri e caccia bombardieri hanno puntellato il governo filo sovietico di Luanda, in Angola, combattendo contro i ribelli appoggiati dagli Usa e truppe sudafricane. Il regime dell'apartheid è stato condannato dal mondo, ma Castro viene ancora oggi lodato. Nonostante le truppe cubane ed i loro alleati locali abbiano usato il napalm per distruggere interi villaggi lungo il confine con la Namibia uccidendo tutti i maschi dai dieci anni in su. L'area fu soprannominata «il corridoio di Castro».

A guidare le truppe d'intervento in Africa in nome della fratellanza comunista si era distinto il generale Arnaldo T. Ochoa Sánchez, detto «El Moro». Rivoluzionario della prima ora assieme ai fratelli Castro è caduto in disgrazia nel 1989. L'accusa di traffico di droga verso gli Usa in collaborazione con il cartello di Medellin e tradimento lo hanno portato davanti ad un plotone di esecuzione assieme ad altri alti ufficiali. Ancora oggi si sospetta che l'accusa fosse un paravento e che in realtà l'eroe della rivoluzione volesse opporsi a Castro in vista del crollo del muro di Berlino.

Solo lo scorso anno Cuba è stata stralciata dalla lista nera Usa dei paesi canaglia, sponsor del terrorismo. Nel mezzo secolo al potere il lider maximo ha appoggiato, armato ed addestrato guerriglieri e gruppi terroristici in America Latina, Africa e Medio Oriente. Negli ultimi anni il Dipartimento di stato americano non smetteva di denunciare che «il governo cubano continua a fornire un rifugio sicuro a diversi terroristi». Compresi gli spagnoli dell'Eta, ma in passato anche i terroristi dell'Ira hanno trovato riparo all'Havana.

Nel dicembre 2015 Basil Ismail, rappresentante a Cuba del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) ha tenuto un accorato intervento in appoggio all'Intifada davanti ai rappresentanti del Partito comunista cubano come Clara Pulido Escandel, del Comitato centrale e Rene Gonzalez, eroe delle rivoluzione, a lungo incarcerato negli Stati Uniti. L'Fplp, che aveva contatti con lo stragista Carlos è ancora nella lista nera dei gruppi del terrore di Usa, Canada ed Unione europea.

Castro in persona ai lavori della Conferenza tricontinentale a Cuba del 1966 aveva annunciato il progetto di lotta armata internazionale dichiarando che «i proiettili non le le urne» servono a prendere il potere. Secondo il lider maximo il mondo era pronto «per una lotta armata rivoluzionaria» internazionale e gli stessi leader comunisti dell'America latina che non volevano farsi coinvolgere erano bollati come «traditori, destrorsi e deviazionisti». I cubani aiutarono i sandinisti a conquistare il potere in Nicaragua. Fin dall'inizio hanno dato man forte alle Farc colombiane e appoggiato le Pantere nere americane. I palestinesi, anche nel periodo del terrore di Settembre nero, sono sempre stati finanziati, addestrati e armati da Castro.

Tutto Fidel Castro da Nikita a Naomi

Massimo M. Veronese - Dom, 27/11/2016 - 08:20


UNA FIGLIA PER NEMICA

«Me lo ricordo come un uomo timido e dolce, dalla grande barba, ma da tanti anni ormai non mi sento più figlia sua. Ricordo che quando avevo tre anni fece sostituire in tv Topolino con le immagini delle esecuzioni che lui aveva ordinato. Mi fa solo ribrezzo e pietà. E niente lo salverà dal male che ha fatto a noi cubani».
Alina Fernandez Castro

«CHE» FIDUCIA

«É sempre stato un vero e proprio leader della borghesia di sinistra, ma con qualità superiori a quelle della sua classe sociale. All'inizio, nei primi momenti della Sierra Maestra, non avevo fiducia in lui, non avevo capito subito le sue qualità di condottiero e di rivoluzionario: non c'era contesa di qualunque tipo in cui lui non andasse a cacciarsi direttamente».
Ernesto «Che» Guevara

DISTRUGGETE L'AMERICA

«Nel suo cablogramma del 27 ottobre lei mi proponeva di essere noi i primi ad assestare il colpo nucleare contro il territorio americano. Certamente lei capirà dove questo ci porterebbe. Non sarebbe un semplice colpo ma l'inizio della guerra mondiate termo-nucleare. Caro compagno Castro, trovo la sua proposta scorretta pur comprendendone le ragioni».
Nikita Krusciov

DI PADRE IN FIGLIO

«Fidel è sempre stato un bambino ubbidiente ma il primo sciopero lo organizzò che non aveva ancora 14 anni in una fabbrica di zucchero contro il padrone. Cioè contro di me. Suo padre...».
Angel Castro

ZORRO E GARCIA

«Fidel Castro è la principale forza della rivoluzione, ma anche la sua principale debolezza».
Gabriel Garcia Marquez

DURI E PURI

«Castro è un trafficante di droga e di terrore. Divide i profitti con i narcos colombiani e con quei soldi finanzia le guerriglie del Centro America. Il fallimento di Cuba non è colpa dei cubani. É il fallimento di Fidel Castro e del comunismo, di un regime che fiorisce sulla repressione e sulla privazione degli esseri umani».
Ronald Reagan

GRAZIE FIDEL

«Quando il resto del mondo sosteneva l'apartheid, Fidel Castro e Gheddafi hanno appoggiato con la Scandinavia, l'Olanda, i paesi socialisti, l'Africa e l'Asia la guerra di liberazione contro una delle più brutali forme di oppressione».
Nelson Mandela

LA POLITICA DEL RIGORE

«Fidel è un fenomeno. Parliamo di Bin Laden, di Bush, della guerra. Passo molto tempo con lui, quando ha da fare lo aspetto fuori dalla porta. Mi ha detto che di politica ne capisco, io Invece gli spiego le regole del fuorigioco. É curioso, vuol sapere quanti passi ci sono dal dischetto alla porta. Gli ho risposto, dipende, passi miei o suoi?».
Diego Armando Maradona

L'ADORATORE SINISTRO

«Ciò che mi permette di riconoscerlo tra tutti è quel suo profilo obliquo, quel naso lungo che si ritrae sotto la prominente sporgenza della fronte, le mascelle larghe e piatte, le sue grandi e rosse labbra, continuamente arricciate dalla riflessione, dall'irritazione, dall'amarezza, qualche volta distese da un sorriso; le ho viste tragiche o irritate, ma sensuali mai. Tranne forse quando si chiudono come un pugno attorno a un lungo sigaro, in generale spento».
Jean-Paul Sartre

JURASSIC PARK

«Il vero embargo lo ha fatto lui al suo popolo e il primo a non voler la revoca è proprio lui. Un vecchio dinosauro terrorizzato, con la liberalizzazione dei mercati e delle idee, di perdere il controllo assoluto del Paese, cioè il potere, l'unica cosa che gli sia mai interessata».
Andy Garcia

IL SOLITO ESAGERATO

«Tu sei stato il primo e più grande eroe apparso nel mondo a partire dalla seconda guerra mondiale. È come se il fantasma di Cortez fosse apparso sulla terra cavalcando il cavallo bianco di Zapata».
Norman Mailer

FRATELLI DI SANGUE

«Fidel è un fratello per me, un fratello combattente della libertà. Per questo gli ho assegnato il premio per i diritti umani che porta il mio nome...».
Moammar Gheddafi

TELE SUONO

«Adesso che faccio il giornalista il mio sogno sarebbe intervistare Margaret Thatcher e Castro. E fa niente che Fidel non sia stato molto leale nei miei confronti...».
Mikhail Gorbaciov

GEMELLI DIVERSI

«Me lo ricordo quando venne in Cile. Piuttosto alto, parlava sempre facendo demagogia. Era molto attento con le donne, ma a me proprio non piacque».
Augusto Pinochet

PANE, AMORE E FANTASIA

«Un uomo molto colto, affascinante, l'ho incontrato nel 1974, non mi interessava il politico ma l'uomo. Abbiamo simpatizzato, è rimasta una buona amicizia. Fu un vero gentiluomo, squisito. E aveva delle mani così belle...».
Gina Lollobrigida

VENERE NERA (E ROSSA)

«Castro è una persona di grande intelligenza: mi ha ricordato molto il presidente sudafricano Nelson Mandela».
Naomi Campbell

DÀI RETTA A UN CRETINO

«Non mi piace che si condannino a priori persone pacifiche trattandole tranquillamente da terroristi. Si veda ad esempio Fidel Castro. Lo hanno demonizzato, quando invece è un convinto democratico che ama, ricambiato, il suo popolo».
Danielle Mitterrand

C'È KENNEDY AL TELEFONO

«Quando Ernest si suicidò John Kennedy mi chiamò per chiedere cosa poteva fare per me. Gli chiesi di farmi andare a Cuba per recuperare alcuni beni che Ernest aveva lasciato nella tenuta della Finca Vigia. C'erano dei Monet, dei Picasso. Kennedy si attaccò al telefono, parlò direttamente con Fidel Castro e ottenne il consenso».
Mary Hemingway

PER RIDERE UN PO'

Ernesto e Pedro si incontrano in piazza all'Avana. Ernesto chiede a Pedro: «Come va?». Pedro: «Sono stanco, compagno Ernesto. Ci sono file dappertutto qui all'Avana. File per comprare il pane, file per il pesce, file per il riso, file per i fagioli. Non ne posso più. Ho deciso: devo uccidere Fidel». Dopo un paio di mesi, i due si incontrarono di nuovo. Ernesto: «E Fidel l'hai poi ammazzato?». Pedro: «Non me ne parlare. C'era una fila per ucciderlo...».

UN VERO ANIMALE: 

«Fidel Castro è un uomo audace come un tasso».

Ernest Hemingway

I SOLITI SOSPETTI

«Ho sempre avuto il sospetto che ci fosse Fidel Castro dietro l'omicidio di John F. Kennedy. Ma penso anche che se l'opinione pubblica si fosse sollevata contro Cuba l'Urss avrebbe preteso delle ritorsioni. La prima conseguenza è che ne sarebbe seguita una guerra che avrebbe provocato la morte di 40 milioni di americani in un'ora».
Lyndon Johnson

PAROLA DI BIOGRAFO

«Bin Laden non è nemico dei cristiani, ma solo degli americani. Per questo è un fervente ammiratore di Fídel Castro, per la sua storica opposizione agli Usa. Osama sognava di poter incontrare un giorno Fidel».
Hamid Mir

TAGLIATEGLI LA TESTA

«Tutte le rivoluzioni sono bagnate dal sangue e anche durante la Rivoluzione francese caddero delle teste. Ciò non vuol dire che Castro sia un macellaio, anche se ha alle spalle 40 anni di dittatura».
Gerard Depardieu

FRATELLI COLTELLI

«Mio fratello? È protetto dai santi socialisti».
Ramón Castro

NEI PANNI DI FIDEL

«Avevo un ottimo rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono un'unica volta, durante l'infanzia. Cominciarono a picchiarmi di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel'44, a primavera inoltrata».
Woody Allen
(Il dittatore dello stato libero di Bananas)

SE LO DICE LUI...

«Castro non morirà mai»
Hugo Chavez