lunedì 5 dicembre 2016

Il sito che cancella le nostre tracce dal web

La Stampa
andrea signorelli



Deseat.me è un sito che permette di cancellare buona parte delle tracce che abbiamo lasciato sul web con un semplice click, risolvendo uno più gravosi problemi di internet. La rete, infatti, non dimentica nulla e conserva tutto: dalle bizzarre opinioni sul cambiamento climatico espresse quattro anni fa da un candidato alla Casa Bianca, alla foto di una notte brava pubblicata su MySpace che potrebbe riemergere dal nostro passato nel momento meno opportuno (come noto, il 92% dei reclutatori controlla i profili social dei candidati a un posto di lavoro).

Ovviamente, è sempre possibile controllare manualmente ogni singolo account che abbiamo aperto, ma la missione è resa molto complessa dalla moltiplicazione che si crea durante gli anni. Grazie a Deseat.me – creato da due programmatori svedesi, Wille Dahlbo and Linus Unnebäck – è invece possibile recuperare facilmente tutte le registrazioni che abbiamo effettuato, vederne la lista e decidere da quali cancellarci e quali invece conservare.

Il funzionamento è molto semplice: si può accedere a Deseat.me attraverso il proprio account Google; in pochi secondi compare un elenco dei vari siti ai quali siamo iscritti che ci permette di decidere, uno per uno, se cancellarci o meno. Se decidete di cancellarvi da un particolare servizio, verrete reindirizzati alla pagina del sito in questione.

Deseat.me usa il protocollo OAuth di Google, che gli consente di avere accesso a tutti i dati necessari per setacciare la vostra attività online. Ma ci si può fidare di un servizio che ha la possibilità di accedere a tutti i nostri account? Come si legge sul sito, “la privacy e la sicurezza dei dati è qualcosa a cui teniamo molto. (...) Dal momento che usiamo il protocollo di Google OAuth, non abbiamo accesso a nessuna delle informazioni dei vostri login”. Deseat.me non avrà di conseguenza accesso alle vostre password, come ribadito anche nella pagine della privacy policy:

“Otteniamo informazioni sui servizi ai quali la vostra mail è registrata, ma non abbiamo accesso al vostro indirizzo e mail”. Questa piattaforma, quindi, può tornare utile per tre ragioni: cancellare gli account inutilizzati, riconquistare la propria privacy eliminando servizi non più graditi (per esempio l’iscrizione a un social network) o aumentare la propria sicurezza cancellando alcuni account particolarmente sensibili, anche per tutelarsi dagli hacker che sottraggono e rendono pubblici i dati privati degli utenti di alcuni servizi (come ben sanno gli iscritti al “sito di scappatelle” Ashley Madison).

Deseat.me ha comunque dei limiti piuttosto evidenti: se non avete un account Google (o l’avete creato solo di recente) non potrete utilizzare questo sito per rintracciare tutta la vostra storia. Inoltre, cancellarsi completamente dal web è una missione praticamente impossibile: anche eliminando il vostro profilo Facebook, per esempio, rimarranno in rete le foto pubblicate dai vostri amici in cui comparite.

Ma in un momento storico in cui alcuni governi, come quello del Regno Unito, stanno vagliando leggi che consentono un controllo sempre più pervasivo della nostra attività online, diventa importante avere maggiore consapevolezza delle possibili conseguenze dei nostri comportamenti sul web (come hanno scoperto a loro spese gli autori dei commenti sessisti resi pubblici da Laura Boldrini) e poter eliminare in ogni momento qualunque servizio o piattaforma a cui ci siamo iscritti.

Lecce, con i soldi del microcredito ​la Chiesa finanzia un islamico

Claudio Cartaldo - Sab, 03/12/2016 - 10:34

Una svolta nel microcredito gestito dalla Conferenza Episcopale Italiana: 10mila ad un pakistano islamico



A Lecce i diretti interessati la chiamano "svolta ecumenica", visto che per la prima volta nel Salento (e probabilmente in Italia) la Chiesa con la sua opera per il microcredito invece di aiutare un giovane cristiano ad aprire una azienda finanzierà con 10mila euro un negozio di telefonia di un pakistano.
Quasim Hasnain ha 26 anni e dopo essere arrivato in Italia dal Pakistan ha sposato una ragazza di Lecce. Dopo qualche anno, l'idea di aprire un negozio di telefonia. Così, alla ricerca di un finanziamento, si è rivolto all'Arcidiocesi di Lecce, nonostante sia un fervente musulmano. La Chiesa leccese da tempo è impegnata, come tutte le diocesi, nella gestione del microcredito grazie ai progetti come il "Prestito della Speranza" (nato dalla collaborazione tra Cei, Caritas, Banca Prossima e Banco di Napoli) e altre iniziative locali.

Il funzionamento è semplice: la Chiesa fa da garante alla banca per un prestito da 10mila euro a giovani imprenditori che desiderino aprire una attività. A Lecce, come scrive il Quotidiano di Puglia,  sono state numerose le aziende partite grazie a questa prima iniezione di liquidità.Ora, però, è la volta di un musulmano. L'inaugurazione del "Pakistan multiservice" avverrà martedì prossimo e saranno presenti monsignor Domenico D'ambrosio e l'imam della città, Saiffedine Maaroufi. E alla cerimonia sono stati invitati anche i rappresentanti politici, dal presidente della Provincia al sindaco della città salentina.

La storia di Fidel Castro tra le righe del passato

Evi Crotti - Sab, 03/12/2016 - 12:41



Osservando la firma del diciottenne Fidel Castro, emerge una notevole sensibilità. CAMPIONE A - Firma di Fidel a 19 anni.

La firma è tracciata con garbo e contenuta nello spazio, indice di un carattere introverso e timido che di solito produce sentimenti di pochezza e d’inferiorità, che sono stati poi superati adottando sentimenti di superiorità che col tempo (vedi sottolineatura della firma più adulta) fanno emergere notevoli spinte a voler ”uscire dal guscio” e puntare in alto, incidendo sul sociale ed esprimendo un Ego forte e determinato (vedi forte pressione sul foglio e lettera iniziale “F” grande e marcata); tutto ciò è indice della voglia di prendere in mano le redini della propria vita.

CAMPIONE B - Grafia e firma di Castro giovane adulto La grafia ben strutturata graficamente e accompagnata da una firma uguale al testo, ma arricchita da due paraffi all’inizio e alla fine, esprime volontà di potenza, con la tendenza ad alternare l’andare o il ritirarsi dalla gente, purché ciò parta solo da lui. Questa dualità, tra il concedere e il togliere, ha fatto di lui una persona sfuggente, difficile da inquadrare e, tanto meno, da comprendere.

CAMPIONE C - Grafia e firma di Castro adulto. La scrittura di Fidel Castro, con le lettere tutte legate tra loro, pendenti verso destra e realizzate con estrema accuratezza (per padre Moretti sarebbe un indice di ipocrisia), si snoda senza ritmo, omogenea e con una pressione forte, caratteristiche che denotano carisma e un comportamento fascinoso. Qualunque siano le prerogative dell’autoritario, ogni dittatore si sente scelto e inviato dal destino. Il suo dogma fondamentale è l’ineguaglianza radicale tra sé e il popolo (Io sociale Ipertrofico): è il privilegio di sentirsi unico.

Conta poco la volontà altrui, ma soltanto la propria; si deduce che anche il popolo è sua proprietà. Si tratta di soggetti deboli internamente che sviluppano un carattere reazionario che li porta a utilizzare comportamenti sadici servendosi di una nutrita distruttività; tali tendenze distruttive possono operare nascondendosi dietro una maschera di virtù (grafia verso dx = adulazione, scrittura accurata = menzogna e perbenismo, lettere tutte legate = testardaggine, forte pressione = volontà di dominio, firma esageratamente grande e sottolineata = mania di grandezza). Il bisogno di sentirsi unico e occupare posti di privilegio nel sociale spinge queste persone a manie “napoleoniche”.

Dal 2017 WhatsApp non funzionerà sui vecchi telefonini

repubblica.it

L'app di messaggistica più utilizzata del mondo abbandonerà progressivamente dispositivi obsoleti, come Nokia e BlackBerry

Dal 2017 WhatsApp non funzionerà sui vecchi telefonini

WHATSAPP dice addio ai vecchi telefonini: a partire dal prossimo anno la chat verde abbandonerà i sistemi operativi più datati, eliminando il supporto per i modelli Android e Apple dal primo gennaio ed entro giugno BlackBerry e Nokia. L'annuncio era stato dato a febbraio attraverso il blog ufficiale, in occasione del settimo anniversario dell'applicazione. ''Nel guardare avanti verso i nostri prossimi sette anni, vogliamo concentrare i nostri sforzi sulle piattaforme mobili che la stragrande maggioranza delle persone usa'' spiega l'azienda acquisita da Facebook nel 2014 che oggi conta oltre 1 miliardo di utenti attivi.

L'app era stata lanciata nel 2009, quando la maggior parte dei telefonini - sette su 10 - erano Nokia o Blackberry. Proprio i modelli ora considerati obsoleti, che l'azienda si lascia indietro per favorire gli smartphone di ultima generazione. E Symbian, il sistema operativo open source di Nokia, è il più vecchio su cui ''gira'' ancora l'applicazione per scambiare messaggi usata oggi - secondo i dati del Censis - dal 61,3% di utenti italiani con smartphone (64,8%).

n particolare, a non potere utilizzare più utilizzare WhatsApp dal 2017 saranno i sistemi operativi Android 2.1 e Android 2.2; Windows Phone 7 e iPhone 3GS / iOS 6. E da giugno 2017 l'app non sarà più disponibile per BlackBerry 10, Nokia S40 e Nokia Symbian S60.

''Sebbene questi dispositivi mobili siano stati una parte importante della nostra storia, - si legge nel post - non offrono il tipo di funzionalità di cui abbiamo bisogno per espandere le funzioni della nostra app in futuro''. A ottobre WhatsApp ha lanciato il servizio di videochiamate per dispositivi iOS, Android e Windows, testando anche una serie di funzioni per la personalizzazione dei messaggi, come disegni e stickers, sul modello si Snapchat.

Bastano sei secondi per clonare una carta di credito

repubblica.it

Secondo una ricerca sulla cybersecurity è troppo facile hackerare account. Più difficile il cash-out, ovvero la riscossione materiale del denaro

Bastano sei secondi per clonare una carta di credito

CI VUOLE poco, ben poco tempo per clonare una carta di credito: bastano sei secondi. Lo ha stabilito una ricerca dell'Università britannica di Newcastle, pubblicata sulla rivista IEEE Security & Privacy, rivelando la facilità con cui i cyber criminali possono hackerare un account senza avere a disposizione nessuno dei dati della carta.

Questo è possibile, secondo i ricercatori, con carte appartenenti a circuiti che non hanno un sistema antifrode di controllo centralizzato. Un cyber attacco che genera automaticamente e sistematicamente milioni di varianti di dati delle carte (di cui solo l'1% è valido) non viene rilevato dal sistema di sicurezza del circuito, se questo non è centralizzato. Un sistema di sicurezza centralizzato invece mette a confronto tutte le richieste di accesso ed elimina quelle errate, quando diventano troppe su uno stesso sito web.

Un attacco simile è stato recentemente lanciato alla Tesco Bank. Ma se arrivare a ''catturare'' dei dati e clonare carte è relativamente facile, più difficile è il cash-out: ovvero la riscossione materiale del denaro, spiega Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza informatica. "Qualcuno deve andare al bancomat o a fare acquisti nei negozi. E per fortuna questo tipo di furti hanno poi una percentuale di successi limitata, perché i ladri a quel punto possono essere scoperti. Mentre è più facile ''ripulire'' il denaro online, acquistando hardware o giocando d'azzardo in rete".

Salerno, novemila euro a Manuela Arcuri per accendere l'albero di Natale a "Luci d'artista"

repubblica.it

La denuncia dei Cinque stelle: "Uno schiaffo alla miseria, il figlio di De Luca dovrà spiegare"

Salerno, novemila euro a Manuela Arcuri per accendere l'albero di Natale a "Luci d'artista"

"Per la modica cifra di 9.150 euro, si fa per dire, l'attrice-showgirl Manuela Arcuri, interprete della fiction-capolavoro "'Pupetta - Il coraggio e la passione", ispirata alla vita della camorrista Pupetta Maresca, sotto lo sguardo compiaciuto del presidente della Regione Vincenzo De Luca, con un clic accenderà le luci dell'albero di Natale, in stile newyorkese, di Salerno". Lo denuncia il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Gennaro Saiello.

"Troviamo davvero un atto d'arroganza e uno schiaffo alla miseria - sottolinea Saiello - sperperare così il denaro pubblico per premere un tasto. De Luca da padrone di un'effimera corte dei miracoli fa quello che vuole in barba a qualsiasi etica pubblica e rispetto per i cittadini".

"Ricordiamo che il Poc (Il piano operativo complementare) voluto da De Luca - prosegue Saiello - comprende anche il progetto cultura 20/20 e proprio in quest'ambito c'era una chiara scelta dell'amministrazione regionale ovvero si stabilivano azioni di sistema. Invece per fare un piacere al figliolo, assessore al Bilancio si è inondato di denaro la città di Salerno".

Saiello ricorda di aver sollevato tempo fa un'altra questione, quella "del generoso finanziamento della Regione Campania di 3milioni dei fondi Poc destinati per le luci d'artista di Salerno.

Spendere più di 9mila da versare alla signora-artista Arcuri per girare un interruttore è un vero e proprio scandalo. Chiederemo di visionare al figlio di De Luca nella sua funzione di assessore al Bilancio tutti gli atti inviati alla Regione Campania per verificare come sono rendicontate dal Comune di Salerno le richieste delle trance relative al finanziamento previste dai 3 milioni del fondo Poc".

COM-SS

Quella lite infinita per l'eredità di Puccini. "Il testamento è nullo"

repubblica.it
di FRANCO VANNI

La vicenda si trascina da 92 anni, cioè dalla morte del compositore. I beni erano passati nelle mani di un maggiordomo, ora il tribunale dice che il patrimonio deve essere diviso tra i suoi 22 nipoti

Quella lite infinita per l'eredità di Puccini. "Il testamento è nullo"

Il vecchissimo maggiordomo del barone Livio Dell'Anna non era in grado di intendere e di volere al momento in cui firmò il suo secondo testamento. Di conseguenza, l'atto notarile con cui affidava a un suo nipote quel che resta dell'eredità di Giacomo Puccini va annullato. Lo stabilisce una sentenza del Tribunale di Milano, che chiude così (almeno per ora) la disputa sui lasciti del compositore, morto 92 anni fa. La sentenza viene pubblicata a pochi giorni dalla rappresentazione della "Madama Butterfly", che mercoledì prossimo inaugurerà la stagione della Scala.

Il collegio della Quarta sezione civile del tribunale, presieduta da Damiano Spera, ha dichiarato "nullo" il testamento firmato nel 2005 dal maggiordomo Pasquale Belladonna, al tempo ottantanovenne, a favore del nipote Cesareo. L'anziano - ricostruiscono i giudici, citando perizie mediche di allora - era infatti "affetto da una grave forma demenziale" e "privo in modo assoluto della coscienza dei propri atti". A fare fede, quindi, è il testamento olografo che lo stesso Belladonna compose nel 1999, lasciando "ogni proprietà" ai suoi ventidue nipoti, in parti uguali.

E sono stati proprio sedici di loro ad avere promosso la causa nel 2011. "L'annullamento di un testamento pubblico è un fatto rilevante e non consueto. Ora tutti i ventidue nipoti avranno diritto alla loro quota di eredità", dice l'avvocato Paolo Cardone, che assieme al collega Marcello Marchese ha assistito i ricorrenti nella causa vittoriosa. Sempre ovviamente che Cesario Belladonna non proponga appello. Quello che dovranno spartirsi i ventidue cugini, quasi tutti residenti in Campania, non è poco. Otto milioni di euro in contanti e titoli, una casa a Monte Carlo da cinque milioni, un appartamento milanese da un milione.

E ancora: quadri d'autore, valutati almeno 350mila euro, e carte appartenute al grande compositore. Il percorso che ha portato una parte dell'eredità di Puccini a essere spartita da una famiglia allargata di assicuratori, casalinghe e disoccupati casertani è tortuoso. Una vicenda che si snoda nei decenni, degna del "Gianni Schicchi", opera di Puccini la cui trama ruota proprio attorno al destino di una ricca eredità. Per recuperare il filo degli eventi, bisogna tornare al 29 novembre 1924, quando il compositore morì a Bruxelles per le complicazioni di un intervento di rimozione di un tumore alla gola, indicando come unico erede il figlio Antonio.

Antonio Puccini, nato dalla relazione segreta del padre con Elvira Bonturi, sposò la ricca milanese Rita Dell'Anna. E nel 1946, sul letto di morte, la nominò propria erede universale. La donna morì sola a Monte Carlo nel 1979, senza eredi diretti. Così gran parte dell'eredità Puccini - che fra immobili e titoli fu poi valutata quasi 120 miliardi di lire - passò al fratello, Livio Dell'Anna. Un bon vivant che amava definirsi barone, possedeva due Rolls Royce, si atteggiava a tempo pieno a erede Puccini e viveva assieme al suo maggiordomo tuttofare, Pasquale Belladonna.

Nel 1973, intanto, la Corte di Cassazione aveva riconosciuto come legittima erede di Giacomo Puccini anche l'unica figlia naturale di suo figlio Antonio, Simonetta. Alla donna, nata fuori dal matrimonio, era stato inizialmente destinato soltanto un vitalizio. Ma, dopo il varo della legge sul diritto di famiglia, le era stato riconosciuto di diritto un terzo dell'eredità. Questo ha portato a partire dalla fine degli anni Settanta a una intricata rete di contese legali, donazioni e accordi fra la donna, il presunto barone Dell'Anna, il Comune di Lucca, la fondazione Giacomo Puccini e altre pubbliche amministrazioni. L'esito felice è che la casa natale del compositore a Lucca oggi è un museo, così come la villa di Torre del Lago. Ma c'era molto altro da spartire.

Nel 1986, alla morte di Livio Dell'Anna, saltarono fuori due suoi testamenti. Uno affidava parte dell'eredità a enti benefici. L'altro era a favore del maggiordomo Pasquale Belladonna. Un lascito contestato da molti, fra cui il commercialista Aldo Giarrizzo, nominato nel 1988 curatore di quel che restava dell'eredità Puccini. Sul destino delle ricchezze del compositore, infatti, aprì un'inchiesta Francesco Greco, oggi procuratore capo a Milano. Da quella vicenda giudiziaria il maggiordomo uscì ammaccato, ricchissimo e "grato alla sorte", come scrisse. Fino a fare testamento nel 1999 a favore di 22 fra nipoti e cugini.

Entriamo nell'era del post-zucchero: quantità dimezzata, stesso gusto

repubblica.it
di ALDO FONTANAROSA

Nestlè, ecco come produrre il cioccolato  con meno zucchero


La Nestlè annuncia la formula per "strutturare la sostanza" in modo diverso: si scioglie più rapidamente nella bocca di chi assume, e il dolce o il cioccolato regala (quasi) la stessa sensazione. La formula sarà brevettata, in produzione a partire dal 2018. Dare del cioccolato al proprio bambino, che lo mangia volentieri perché il gusto sembra quello solito.

Sembra, appunto. Perché in realtà questo cioccolato contiene il 40 per cento di zucchero in meno, e dunque fa meno male. Il sogno dei genitori più responsabili e dei medici anti-diabete può diventare realtà nel 2018, a dare credito alle promesse della Nestlè. La multinazionale svizzera - 335 mila dipendenti nel mondo, 2000 marche in portafoglio - annuncia che i suoi ricercatori hanno capito come "strutturare lo zucchero" in modo diverso. La tecnica comporta che questo pericoloso dolcificante si scioglie più rapidamente nella bocca di chi lo gusta. Per questo la sensazione di piacevolezza è (quasi) la stessa anche quando il cioccolato contiene quantità molto minori di zucchero.

Entriamo nell'era del post-zucchero: quantità dimezzata, stesso gusto
La sede della Nestlè a Vevey (Svizzera)

Per vederla con gli occhi del genitore comune, una confezione di Kit Kat - con quattro barrette di cioccolato - conterrebbe 14,3 grammi di zucchero invece degli attuali 23,8. In Italia il 20,9 per cento dei bambini è sovrappeso. Di questi quasi il 10 per cento si può considerare obeso. Un piccolo ogni quattro non consuma frutta e verdura ogni giorno (come invece dovrebbe). Il 18 per cento fa sport per un'ora sola alla settimana, dunque troppo poco.

Entriamo nell'era del post-zucchero: quantità dimezzata, stesso gusto

È curioso che un'industria dolciaria abbia messo sul mercato - tra molti altri - un prodotto curativo per diabetici come il Metanx. Un preparato a base di calcio e vitamine del gruppo B che contrasta le sensazioni di formicolio e torpore dei malati. I suoi ritrovati si basano su prodotti naturali e puntano a dimostrare che il cibo - invece di fare male - può aiutare e a volte curare il nostro organismo. Sono figli di questa filosofia - contestata da svariati esperti - prodotti come il Resource Support Plus, bevanda ipercalorica e iperproteica (al gusto di vaniglia o mango) che viene proposta a pazienti con un calo di peso importante, ad esempio per effetto della chemioterapia.

Il Vaticano con Israele: "No alla decisione Unesco su Gerusalemme Est"

repubblica.it

Comunicato congiunto della Santa Sede: "Non si può negare la storia biblica e il legame del popolo ebraico con il Monte del Tempio"
(ANSA)

Il Vaticano con Israele: "No alla decisione Unesco su Gerusalemme Est"

CITTÀ DEL VATICANO - "E' necessario oggi più che mai promuovere la pace in un tempo in cui la violenza viene perpetrata in nome della religione". Lo afferma un comunicato congiunto tra S.Sede e Israele, emesso dalla Commissione bilaterale delle delegazioni del Gran rabbinato d'Israele e della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l'ebraismo, riunita a Roma in questi giorni.

Riferendosi agli orientamenti dell'Unesco che parla dei luoghi santi di Gerusalemme Est nominandoli solo in arabo e non in lingua ebraica, il testo congiunto critica "con forza il tentativo di negare la storia biblica e il legame del popolo ebraico al proprio luogo più santo, il Monte del Tempio".

"Siano rigettate - chiede inoltre il comunicato congiunto Vaticano-Israele - le strade senza meta della contrapposizione e della chiusura. Non accada più che le religioni, a causa del comportamento di alcuni loro seguaci, trasmettano un messaggio stonato, dissonante da quello della misericordia". 

"Purtroppo, non passa giorno che non si senta parlare di violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni. Ed è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso. Siano condannati in modo chiaro questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell'uomo. Siano invece favoriti, ovunque, l'incontro pacifico tra i credenti e una reale libertà religiosa".

In proposito, tra le iniziative esplicitamente volte al ripudio degli abusi violenti della religione, è citato in particolare "il più recente incontro di Marrakesh, che ha pubblicato una storica dichiarazione a protezione della dignità umana e della diversità nelle terre musulmane". Le due delegazioni erano guidate rispettivamente dal rabbino Rasson Arussi e dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson e tra i firmatari compaiono inomi degli arcivescovi Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, e Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e insigne biblista e teologo.

Il figlio maggiorenne e un po’ pigro non avrà più l’assegno di papà

La Stampa

Il ragazzo ha 24 anni e aveva promesso di riprendere gli studi interrotti alla quarta liceo



Il figlio maggiorenne che non ha raggiunto l’autosufficienza economica per la propria «inerzia» non ha diritto a ricevere dal padre divorziato l’assegno di mantenimento che gli permetta di avvicinarsi a un tenore di vita simile a quello che conduceva la famiglia prima della separazione. È su questo principio che il tribunale di Torino ha revocato il contributo di 1.500 euro al mese che un ventiquattrenne chiedeva al genitore, ex amministratore delegato di una grande azienda (ora fallita) che al momento della rottura dei legami familiari guadagnava 167.648 euro lordi all’anno.

Il giovane aveva detto che voleva riprendere gli studi (interrotti nel 2013 in quarta liceo) e che aveva un’abilitazione di personal trainer di primo livello ma di essere sostanzialmente disoccupato. I giudici della settima sezione civile hanno esaminato il caso e hanno concluso che nel tempo «è passato da un’attività all’altra senza soffermarsi in modo serio e continuativo su una sola di esse che gli consentisse quanto meno un inizio di autonomia». Non avendo dimostrato che «l’impossibilità di intraprendere un percorso lavorativo serio si è verificata per ragioni a lui non imputabili», non può ricevere l’assegno

Coscienze

La Stampa
jena@lastampa.it

Bisogna votare seguendo le indicazioni della nostra coscienza, sperando di trovarla su Twitter.

La Grande Guerra a fumetti, disegnata dalla matita di Dylan Dog

La Stampa
franco binello

L’opera dell’astigiano Piccatto col Corpo degli alpini


Le tavole di Piccatto per «Da Caporetto alla vittoria»

«Uno per uno, corda alla mano, dove non si passa, passiamo. E la balma di roccia ci ricoprirà e l’acqua di neve ci disseterà; la penna il fulmine dimesticherà, la nebbia o il sole l’avvamperà, quando l’alpino passerà». Nella Grande Guerra, gli alpini salivano di notte le montagne, andando incontro al loro destino: in equilibrio tra strapiombi, gole da brivido e reticolati; tra pallottole, bombe, gelo e nemici spesso invisibili sempre in agguato, recitando sottovoce marcette come questa di Piero Jahier. Erano ragazzi come il piemontese Michele Pellegrino, classe 1898: un nome di fantasia, il suo: uno che non è mai esistito nella realtà ma che vive nelle tavole di un fumetto ideato per raccontare (è la prima volta che avviene) un fatto d’arme dell’Esercito italiano.

Una storia italiana
«Da Caporetto alla vittoria, storia di un alpino» è diventato un libro di 80 pagine, scritto da Walter Riccio con tavole di Giulia Massaglia e Luigi Piccatto, astigiano, grande firma di «Dylan Dog». «Abbiamo cercato di raccontare la disumanità della guerra senza retorica, con un linguaggio che consente di far capire meglio ai ragazzi che cosa fecero giovani come loro, un secolo fa, per difendere la Patria, semplicemente per spirito di dovere» spiega Piccatto, 62 anni, astigiano doc (è di Castagnole Lanze). E aggiunge: «Abbiamo beneficiato della consulenza di uno storico illustre come Aldo A. Mola. Poi siamo partiti in perfetta autonomia, senza censure o preclusioni».

Il volume, dato alle stampe durante l’ultima Adunata nazionale delle «penne nere» ad Asti, a maggio e ideato in collaborazione con l’Ana (Associazione nazionale alpini), è stato «adottato» dallo Stato maggiore Difesa, guidato dal generale Claudio Graziano, il «primo militare d’Italia», alpino tutto d’un pezzo, anch’egli astigiano doc. Rivela Piccatto: «Una storia che è piaciuta anche al ministro Roberta Pinotti. Stiamo lavorando adesso a un progetto più ampio, per raccontare altre vicende patrie ricostruite grazie alle tavole del fumetto».

Dedicato ai giovani
«Nello spirito di questo libro e nel modo nuovo di raccontare pagine importanti della nostra storia - ha annotato il generale Graziano, che non ha nascosto la sua passione per “Dylan Dog” - ho intravisto la possibilità di poterne farne un veicolo d’informazione per i giovani. È un racconto che fa bene soprattutto a loro. Molto spesso i ragazzi di oggi non conoscono la differenza tra sconfitta e vittoria, per loro forse è tutto più semplice; in questo libro c’è un messaggio importante perché nasce con una sconfitta di Caporetto, momento in cui il Paese sembrava crollare, per rinascere dopo sull’onda dell’ideale di Patria. E ci può aiutare per un futuro migliore: di pace».

I crimini informatici in Italia crescono del 9 per cento rispetto al 2015

La Stampa
luca indemini

Il rapporto CLUSIT segnala un incremento degli attacchi ad aziende italiane. E dal convegno del CSI su cybersecurity e PA emerge la necessità di un costante scambio di informazioni tra pubblico e privato per arginare il fenomeno

«Basta una ricerca veloce: digitando su Google “Viagra e anagrafe”, di solito emergono almeno una decina di siti dei comuni che sono stati bucati», racconta Claudio Telmon del CLUSIT , mentre presenta il rapporto 2016 sulla sicurezza ICT, dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, durante il lunch seminar del CSI “Cybersecurity: evoluzione e nuove sfide per la PA”.

RAPPORTO CLUSIT SUL CYBERCRIME
Nel primo semestre del 2016 il cybercrime cresce del 9% sull’ultimo semestre del 2015; si impennano del 144% gli attacchi nel settore della Sanità; segnano + 129% i Malware e i Ransomware e + 1500% Phishing e Social Engineering. I primi mesi del secondo semestre hanno invece evidenziato un incremento esponenziale degli attacchi DDoS, che hanno segnato una serie di record di intensità: a giugno è stato lanciato un attacco da 360 Gbps contro un’azienda italiana, pochi mesi dopo l’asticella si è alzata a 600 Gbps.

E con il diffondersi dell’Internet of Things, il numero di oggetti insicuri e non aggiornabili è destinato a crescere, facendo così aumentare il numero si oggetti connessi da utilizzare per guidare attacchi a basso costo. Questa è infatti una delle altre tendenze emerse: si riducono gli attacchi complessi e sofisticati. «Perché sviluppare attacchi complicati quando si può entrare in un sistema facilmente, con un semplice messaggio di posta elettronica?», si chiede Claudio Telmon.



Dai numeri del CLUSIT emergono due problemi, che spesso viaggiano a braccetto: da una parte scarsi investimenti in “security”, nella convinzione che gli attacchi capitino agli altri, mentre, come ha sottolineato Riccardo Rossotto, Presidente del CSI: «Il problema non è se succederà, ma quando mi succederà che strumenti avrò adottato per difendermi?». O spostando ancora l’asticella, come evidenziato da Mario Terranova di AgID:

«Il vero problema non è tanto quando succederà, ma quando è successo, considerando che in media passano 8 mesi dall’attacco a quando i diretti interessati se ne rendono conto». Accanto alla componente tecnologica, è altrettanto importante la formazione delle persone e la capacità di avere una visione complessiva del problema, perché, come ha concluso Claudio Telmon, «la sicurezza non è un tema solo IT».

SFIDE PRINCIPALI
Sull’importanza trasversale della sicurezza torna, in apertura della tavola rotonda, Antonio Lioy, professore del Politecnico di Torino, Dipartimento di Automatica e Informatica: «Fino a pochi anni fa l’Unione Europea finanziava progetti verticali sulla cyber security, poi con Horizon 2020 i progetti di cybersecurity sembravano spariti. Semplicemente, perché il tema sicurezza è diventato trasversale: qualunque progetto deve avere una parte di cybersecurity, per essere approvato».

Altro tema sempre più ricorrente quando si affrontano i temi legati alla cybersecurity è quello dell’inquadramento normativo e della cyber insurance: «Attualmente non esistono assicurazioni efficienti contro il cybercrime – sottolinea l’avvocato Giuseppe Vaciago –. Tema complesso, ma che bisogna iniziare ad affrontare».

Sul versante normativo, potrebbe avere impatti interessanti anche sul tema sicurezza, il GDPR – General Data Protection Regulation , regolamento con cui la Commissione europea vuole rafforzare e unificare la protezione dei dati personali all’interno dei confini dell’UE. «Potrebbe rivelarsi una buona scusa per incrementare la sicurezza – ribadisce Vaciago –. Le aziende che adottano misure adeguate, verrebbero sollevate dall’obbligo di notificare e rendere pubblici gli attacchi e i danni subiti, diversamente previsto.

E in settori delicati, come quello bancario, ad esempio, questo potrebbe essere un buon incentivo ad adottare tutte le misure di sicurezza necessarie». Per scoprirne l’efficacia però, dovremo aspettare ancora alcuni mesi: adottato nell’aprile 2016, il regolamento verrà applicato a partire dal 25 maggio 2018. Sul GDPR punta molto anche il professor Lioy: «Il regolamento introdurrà il concetto di privacy by design e di conseguenza la sicurezza dovrà essere integrata nel processo. Non sarà più una scelta successiva, ma come la cintura di sicurezza sulle macchine dovrà essere di serie, poi al massimo uno può scegliere di non usarla».


Un nuovo elemento di sfida la inserisce Stefano Gallo della Città della Salute: «Sarà fondamentale passare alla gestione di servizi esternalizzati standardizzati, attraverso privacy level agreement, che garantiscano rispetto della privacy e sicurezza, non solo nella trasmissione di documenti sensibili come le cartelle cliniche, ma in molti casi già a livello delle apparecchiature, come nel caso di interventi a distanza attraverso la fibra ottica». E in questo caso l’unica risposta possibile è innalzare il livello degli investimenti, perché come rimarca Franco Carcillo della Città di Torino.

«Spesso la gratuità si paga in termini di sicurezza e la prevenzione vuol dire risorse». Risorse da investire non solo in tecnologia, ma anche e soprattutto in persone e formazione. «Alla fine, l’elemento umano ha un peso importantissimo – sottolinea Paola Capozzi, della Polizia Postale –. Le falle nei sistemi, nella maggior parte vanno imputati a errori umani». E le fa eco Terranova di AgID: «In Italia mancano persone competenti, anche perché quelli che formiamo li perdiamo, se ne vanno all’estero dove vengono pagati meglio».

POSSIBILI SOLUZIONI
Una possibile risposta al problema sicurezza, la propone il professor Lioy: «Recentemente a Bruxelles abbiamo proposto un progetto che però non è stato colto dalle aziende italiane, mentre ha convinto Hewlett-Packard e Telefonica, che metteranno sul mercato un prodotto derivante dai nostri studi. Si tratta di un oggetto da frapporre tra il dispositivo utente, qualunque esso sia, e il resto del mondo». Il progetto cerca di definire la sicurezza per conto del singolo individuo e standardizzarla in tutte le situazioni, inserendolo però in un sistema gerarchico di controllo multilivello, perché con le politiche BYOD – Bring Your Own Device, anche l’azienda deve poter stabilire vincoli e limiti di sicurezza, sui dispositivi dei dipendenti. Così come un genitore che paga la connessione del figlio minorenne, deve poter intervenire sul tema security.

Accanto agli strumenti, servono le norme, evidenzia Vaciago: «Non ci sono incentivi per sviluppare sistemi di cybersecurity. È fondamentale definire degli standard e prevedere poi delle forme di incentivo anche economico per le aziende che investono in cybersecurity».

Ma al momento, uno degli elementi centrali nella lotta al cybercrime è la coordinazione. «Serve una rete continua di scambio di informazioni tra pubblico e privato – spiega Paola Capozzi –. È nata in quest’ottica la Polizia Postale: attraverso un’attività di monitoraggio continuo sulle strutture critiche e ricevendo le segnalazioni dei privati, che subiscono attacchi, è possibile intervenire con tempestività, limitare i danni e trovare rimedi e soluzioni efficaci». E sulla stessa lunghezza d’onda la chiusura di Carcillo: «Un Consorzio come il CSI ha proprio questa funzione: mette a fattore comune diverse esperienze, propone regole e standard di controllo omogenei, offrendo una grande opportunità per i consorziati».

E proprio questa esperienza il CSI è pronto a condividerla a livello nazionale, con il Team per la Trasformazione Digitale : «A inizio 2017 abbiamo un incontro con Diego Piacentini per metterci a disposizione, portando la nostra esperienza su temi delicati come quello della sicurezza».
Non è un caso che il Manifesto dei principi tecnologici e operativi del team , reciti al primo punto: Sicurezza e privacy sono i principi più importanti; mai, per nessuna ragione, scenderemo a compromessi. 

Vuoti

La Stampa
jena@lastampa.it

Se Renzi perde e si dimette si aprirà un tragico vuoto televisivo.