lunedì 12 dicembre 2016

Oplà

La Stampa
jena

E molti renziani diventarono gentiloniani.

Forza

La Stampa
jena@lastampa.it

22 anni dopo Berlusconi, anche Renzi sta pensando di farsi un suo partito personale. Lo chiamerà Forza Rignano?

Facebook sta ripostando le vecchie foto per errore

La Stampa
lorenza castagneri

L’operazione avviene senza il permesso dell’utente: il caso è esploso qualche giorno fa. L’azienda: «Stiamo investigando»



Se già vi indisponeva l’idea di Year in review, il video personalizzato di Facebook con i migliori - davvero? - momenti del 2016, c’è un’altra brutta notizia: a causa di un errore, sul News feed del social stanno ricomparendo foto e video anche di diversi anni fa lasciando molti utenti basiti. Un problema che Mark Zuckerberg&Co. non sono ancora riusciti a risolvere. 

NESSUN CONSENSO
Il caso è scoppiato venerdì, quando la giornalista di PCMag Stephanie Mlot ha raccontato in un articolo che le era capitato di trovarsi vecchi post ripubblicati sulla bacheca senza il suo permesso. È successo anche a molti altri utenti che si sono lamentati sul Forum di assistenza del social e su Twitter. «Ho cambiato la password per essere sicuro, ma qualcuno mi può spiegare che sta succedendo senza il mio permesso?», ha scritto Drew Calhoun. La polemica infuria. L’”operazione nostalgia” non ha nulla a che fare con le altre funzioni di Facebook, come Accadde oggi, che permettono di condividere ricordi del passato. 



«STIAMO INVESTIGANDO»
C’è chi crede che ciò sia dovuto a una “interferenza” con il servizio Year in review, disponibile da giovedì 8, ma questa è soltanto un’ipotesi. «Siamo al corrente della questione e stiamo indagando», si è limitato a dichiarare un portavoce dell’azienda, che finora non ha dato nessuna altra spiegazione della “resurrezione” delle foto. Agli utenti, dunque, non resta che controllare le bacheche e verificare che i vecchi aggiornamenti non siano all’improvviso tornati d’attualità.

FINE ANNO DIFFICILE
Questa è l’ennesima tegola che cade su Facebook, per cui la fine del 2016 non poteva essere peggiore tra le accuse di aver contribuito alla diffusione di bufale che ha aiutato l’elezione di Donald Trump , l’annuncio per sbaglio della morte degli utenti, fondatore incluso e gli attacchi che arrivano alla Germania, secondo cui Facebook inciterebbe all’odio razziale

Un cane abbandonato sotto la pioggia è troppo spaventato anche per muoversi

La Stampa
cristina insalaco



Lei si chiama Valinda Cortez: «Sembrava che avesse rinunciato a tutto - dice - era il ritratto della disperazione. L’ho trovata davanti a un negozio e nel vederla in quelle condizioni mi si è spezzato il cuore». Così Valinda l’ha riparata dal freddo con una coperta rossa. «E l’animale non ha fatto nulla neanche in quel caso, non si è mossa - prosegue -. E’ rimasta ferma nella sua posizione. Era terrorizzata, e ho provato per lei una tenerezza infinita».



La signora aveva deciso di aiutarla. Ma in un primo momento non sapeva come. Così è rimasta per un’ora in quel parcheggio accanto a lei. «Ho pensato che fosse l’unico modo per guadagnarmi la sua fiducia», prosegue. E così è stato. Il cane, nel vederla al suo fianco con i capelli inzuppati, ha iniziato a fidarsi di lei. E’ stato a quel punto che Valinda Cortez ha chiamato una sua amica, Sue Massi, che è una volontaria che si occupa di recuperare i randagi locali.



Il quattro zampe è stato così portato in un rifugio locale: «E mi auguro che nonostante i suoi traumi e l’abbandono dei suoi precedenti proprietari, l’animale - che ha rischiato di essere investito da un’auto, continui ad amare gli esseri umani». Adesso Cassie, così è stata chiamata, è in cerca di una famiglia che la voglia adottare, salvandogli una seconda volta la vita. 

“Gli italiani hanno paura. Ai migranti solo diritti”

Emanuele Beluffi

mag

Magdi Cristiano Allam (Il Cairo, 1952)  è stato il primo giornalista a subire un procedimento disciplinare per islamofobia da parte dell’Ordine Dei Giornalisti e l’ha vinto facendo valere il principio secondo cui è lecito criticare l’Islam. Magdi Cristiano Allam, uomo coraggioso e giornalista controcorrente, afferma una verità evidentemente scomoda: la sacralità della vita di tutti, la dignità delle persone e la libertà di scelta. Compresa quella religiosa: un punto di riferimento, prima da musulmano e poi da cristiano, che ha portato Allam, da musulmano, a prendere atto dell’incompatibilità tra ciò che Allah prescrive nel Corano, tra ciò che ha detto

e fatto Maometto e questa sua fede interiore  e da cristiano a prendere atto dell’errore alla base della legittimazione dell’Islam politico e dell’invasione di giovani musulmani che mina alle fondamento la società laica, liberale e cristiana del Vecchio Continente. Ne ha parlato con Edoardo Sylos Labini al Teatro Manzoni di Milano in occasione della rassegna “Manzoni Cultura“, durante la quale il fondatore ed editore de Il giornale OFF ha presentato il neonato network Cultura Identità,  una rete che unisce operatori culturali, artisti, imprenditori e singoli cittadini che hanno a cuore il futuro e l’identità del nostro Paese.

Rischiare la vita per difendere le proprie idee «E’ giusto battersi affinché i nostri figli possano avere sempre la certezza di continuare ad essere se stessi nella nostra casa comune, sapendo che la vita, la libertà e la dignità umane saranno sempre un patrimonio inalienabile»

Una vita blindata «Nel 2003, a Kuwait City, durante la guerra contro Saddam Hussein, ricevetti una comunicazione da parte del Sisde che mi comunicava un’informativa attendibile secondo cui Hamas mi aveva condannato a morte per la mia denuncia del terrorismo islamico suicida palestinese. Da allora vivo sotto scorta ed è grazie a questa tutela se posso continuare a scrivere liberamente. Sono grato allo Stato italiano»

La madre babysitter, il primo incontro con la civiltà italiana «Mia madre faceva la babysitter presso una ricca famiglia italiana; il padre era un imprenditore nel ramo tessile. Avevano una bambina di due anni. Avevano la necessità che mia madre si occupasse di lei, 24 ore su 24, e dato che ero figlio unico da parte di mia madre, questa famiglia consentì, aiutandola economicamente, di mettermi in un collegio delle suore Comboniane a Il Cairo. All’età di 4 anni.

E quello fu l’inizio di un mio percorso in seno a questo microcosmo d’italianità e di cristianità presente in Egitto. Poi ho continuato dall’asilo alle Elementari, sono stato i miei primi 4 anni di Elementari dalle suore Comboniane e poi dalla 5 elementare fino alla maturità scientifica sempre in collegio dai salesiani. Al Don Bosco a Il Cairo. Quindi complessivamente sono stato 14 anni in collegio e questo mi ha consentito di conoscere bene dall’interno sia la realtà dell’Italia che quella del Cristianesimo»

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La conversione «Dai Salesiani, da ragazzino, sentii il bisogno di immedesimarmi in quel mondo cristiano cattolico: un giorno decisi di entrare in una chiesa e al momento della Comunione mi misi in fila come gli altri. Fu un gesto con un sottinteso più psicologico che religioso, volevo far parte di un mondo che mi affascinava per quello che avevo visto allora: le opere buone di laici e religiosi cristiani, i quali si comportavano in modo affabile con noi ragazzini a prescindere  dalla nostra religione e dalla nazionalità. Toccai con mano la bontà del Cristianesimo»

22 marzo 2008. L’abbraccio di Cristo e la rinuncia all’Islam «Un giorno memorabile per me, uno spartiacque, il più bello della mia vita: la mia conversione vera e propria, quando ho ricevuto il battesimo, la cresima e l’eucaristia da Papa Benedetto XVI. Ho abiurato l’Islam come conseguenza della presa d’atto non solo dell’incompatibilità di Allah e Maometto con questa mia fede interiore, ma anche come conseguenza delle continue minacce di morte che ho ricevuto, non solo da Hamas, ma anche da sedicenti musulmani italiani, secondo i quali ciò che dico sarebbe in contrasto con le prescrizioni di Allah (indicando dei versetti del Corano che dal loro punto di vista legittimerebbero l’odio e la morte nei confronti dei miscredenti, coranicamente tutti i non musulmani). 

Per questa ragione mi sono trovato costretto ad approfondire la mia conoscenza del Corano (di cui si è cominciato a parlare un po’ di più solo in questi ultimi anni) e soprattutto di Maometto (di cui invece si sa meno, pur essendo la figura che scioglie ogni dubbio nei confronti dell’Islam). Maometto non fu un sant’uomo: negli ultimi dieci anni della sua vita fu anzi un guerriero che uccise, sgozzò e decapitò personalmente migliaia di persone. Maometto rappresenta la legittimazione di coloro che oggi perpetrano efferati crimini avendo in lui l’unico e solo esempio principale. Per questo i Cristiani d’Oriente, che conoscono meglio di noi l’Islam e il Corano e Maometto, ci dicono che i terroristi islamici sono quelli che più di altri ottemperano integralmente a quel che Allah prescrive nel Corano e soprattutto a ciò che ha detto e fatto Maometto»

Faremo la fine dell’impero romano «L’immigrazione è una strategia pianificata per sostituire la nostra civiltà e condurla alla morte […] Oriana Fallaci aveva capito tutto. Faremo la fine dell’impero romano. crollato a causa del calo della natalità, del venir meno dei costumi e per le condizioni economiche dei romani, vessati dalle alte tasse. Solo il 5% dei migranti sono rifugiati»

Il business dell’immigrazione, superiore a quello della droga «Dobbiamo prendere atto che oggi, la cosiddetta accoglienza, è diventata il business più lucroso che c’è in Italia. Chiunque oggi abbia la disponibilità di uno spazio, di una struttura per accogliere i clandestini, traduce la sua attività in un business che non ha pari con nessun’altra attività imprenditoriale; perché beneficia di soldi che vengono elargiti dallo Stato, senza alcun limite, cifre che partono da 35 euro al giorno per ciascun clandestino, e dove il tornaconto è garantito, dove non c’è nessun obbligo. Sono, tra virgolette, attività imprenditoriali a cui lo Stato non chiede nulla. Non sono neppure tenuti a rendicontare la loro attività.

Questo è quello che poi portò Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati, il boss di Mafia Capitale, a dire in una registrazione fatta dalle Forze dell’Ordine che ormai il business degli immigrati è il più proficuo, superiore persino a quello della droga. Noi oggi abbiamo una rete sempre più ampia di Ong, di cooperative, di associazioni, di fondazioni che guarda caso sono prevalentemente cattocomuniste che beneficiano di un fiume di denaro, di miliardi e miliardi di Euro, destinati a questa accoglienza, indifferenti alle conseguenze nefaste che ci sono poi per i cittadini italiani, non solo sul piano strettamente economico, poiché ci sono 12 milioni di italiani poveri, che non hanno ciò che lo Stato accorda ai clandestini»

Gli italiani hanno paura «anche sul piano della sicurezza, oramai sempre più italiani, ovunque in Italia, anche nei più piccoli paesini che io visito giorno dopo giorno, hanno paura; la paura è diventato un tratto diffuso perché a partire da una certa ora non si può più andare in giro, ci sono fette di territorio che vengono controllate da loro, da questi giovanotti prevalentemente di sesso maschile, tra i 20 e i 30 anni, confortati dal comportamento di uno Stato che accorda loro diritti senza chiedere loro in cambio doveri»

L’Egitto (ieri e oggi )«E’ un Egitto molto diverso da quello in cui sono nato e in cui ho vissuto i miei primi venti anni. Era un Egitto laico, dove ad esempio le donne godevano di una grande emancipazione, potevano accedere a qualsiasi carica pubblica, non c’erano donne velate nelle strade del Cairo, mi ricordo che quando d’estate si andava al mare in colonia con le suore e i sacerdoti salesiani, sulle spiagge frequentate dalla popolazione autoctona le donne egiziane musulmane non avevano alcuna remora a indossare il costume da bagno o il bikini.

Oggi c’è un’involuzione, che per la verità è iniziata con la sconfitta degli eserciti arabi nella guerra del 5 giugno 1967 che ha rappresentato uno spartiacque: da un lato il tramonto l’ideologia laica e socialista del panarabismo che si illudeva di fondere in un’unica nazione i 22 stati arabòfoni (dal Marocco a ovest all’Iraq a est), dall’altro l’ascesa dell’alternativa dell’ideologia del panislamismo che mira invece a fondere in un’unica nazione islamica, la Umma, tutti i paesi di fede islamica con la volontà di sottomettere all’Islam l’intera umanità. E’ quindi un Egitto con molta più intolleranza nei confronti di chi non è musulmano e dove la donna vive in una condizione di subordinazione e in generale c’è molta meno libertà»

Regeni? Il governo egiziano non c’entra nulla «Il ritrovamento del cadavere orribilmente mutilato di Giulio Regeni che, ricordiamolo, era un ragazzo di 28 anni, giovane ricercatore universitario, avvenne nelle stesse ore in cui all’interno della sede dell’ambasciata italiana a Il Cairo era arrivata l’allora ministro per lo Sviluppo Federica Guidi, con un gruppo di imprenditori italiani che si apprestavano a firmare dei nuovi contratti col governo egiziano anche sulla scia del ritrovamento, un anno prima, a largo delle coste egiziane del più importante giacimento offshore di gas del medio oriente. Questa concomitanza che ha portato subito alla sospensione della visita di Federica Guidi, del suo rientro in Italia, senza incontrare i responsabili egiziani, senza sottoscrivere alcun accordo, quindi con un danno immediato alle eccellenti relazioni tra i due Paesi, considerando che l’Egitto, dopo la perdita della Libia di Gheddafi, è diventato il primo partner economico, commerciale ed energetico dell’Italia in Africa, dove per energetico s’intende petrolio e gas.

Già di per sé questo danno è un fatto che ci deve far riflettere, su chi abbia avuto interesse a far trovare il corpo di Regeni in quelle circostanze, in quel preciso momento. È da escludere che possa essere stato il governo egiziano. Sarebbe stato autolesionismo, un farsi del male da sé. La tesi verosimile è che il responsabile dell’eccidio, dell’uccisione barbara di Regeni sia stato un professionista della tortura presente all’interno di una branche dei tre servizi segreti egiziani legato verosimilmente ai Fratelli Musulmani che avevano preso il potere per un anno, fra il 2012 e il 2013, quando il presidente della Repubblica, Mohamed Morsi, fu costretto a rassegnare le dimissioni sull’onda di una rivolta popolare, interpretata dai militari come una necessità di intervenire per riportare l’ordine e la sicurezza all’interno del Paese»

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I segreti di Regeni «Qualunque segreto potesse essere nella disponibilità di Giulio Regeni era certamente noto alle autorità egiziane. Non reggerebbe la tesi secondo cui Regeni sarebbe stato ucciso dal regime perché è una spia di tizio, caio o sempronio. I contatti che Regeni aveva in Egitto con dei sindacati degli Ambulanti, che sono politicamente ostili al regime,  i contenuti di questi contatti sono ben noti alle Forze di sicurezza egiziane. Non avrebbero mai ucciso un giovane che di fatto a loro non comporta nessun danno. Mentre il danno è stato enorme con la sua uccisione, con il ritrovamento del suo corpo in quella condizioni di tremenda mutilazione corporale a seguito di una disumana tortura a cui è stato sottoposto»

…e l’Italia «Che non venga considerata da nessuno come terra di conquista. Siamo arrivati al punto in cui quasi ci vergogniamo di indicarci come italiani e di considerare l’Italia la nostra casa . Siamo arrivati al punto in cui si privilegiano gli altri rispetto agli Italiani»

La donna nell’Islam «Ha prevalso ciò che Maometto ha detto delle donne.  Lui sostiene che la donna è antropologicamente inferiore rispetto all’uomo e manchevole sul piano dell’intelletto. Allah prescrive che la testimonianza della donna vale la metà dell’uomo (anche la sua eredità). Mentre l’uomo può sposare fino a quattro donne contemporaneamente e ripudiarle a proprio piacimento, la donna può essere segregata in casa fino alla morte se disubbidisce al marito. Il Corano legittima la violenza nei confronti delle donne, il che ha comportato un comportamento oscurantista di cui la donna subisce le conseguenze più pesanti: è per questo che in Italia dobbiamo imporre il rispetto delle leggi laiche dello Stato, le regole per la civile convivenza, i valori che sostanziano la nostra civiltà compresa la parità fra uomo e donna, a prescindere da ciò che Allah dice nel Corano. Solo la laicità ci garantisce che le donne musulmane in Italia possano beneficiare degli stessi diritti e della stessa emancipazione»

Le spose bambine «Anche qui ci troviamo di fronte all’esempio di Maometto. La sua sposa prediletta, Aisha, era la figlioletta del suo migliore amico, che gli succedette come primo califfo. La sposò a sei anni e consumò il matrimonio quando lei ne aveva nove: per tutti i teologi islamici ortodossi, quindi, una bambina di nove anni può prestarsi in sposa sessualmente. Nei bordelli dell’Isis le donne prigioniere di guerra, prevalentemente yazide e cristiane, sono ridotte in schiavitù e proprio in quanto donne possono essere comprate: c’è un vero e proprio tariffario, il cui prezzo è inversamente proporzionale alla loro età.  A nove anni il prezzo è il più alto: anche questo è un fatto incompatibile con le nostre leggi e la nostra civiltà»

L’autoritarismo culturale «Siamo totalmente in balia del relativismo. Benedetto XVI coniò l’espressione dittatura del relativismo, un autoritarismo culturale che ci ha spogliato della nozione stessa di verità. Oggi viviamo in un contesto dove non crediamo alla verità ma ciascuno si sente depositario della propria verità. Il risultato è che tutte le verità sono messe sullo stesso piano e i fondamentali della nostra civiltà vengono coniugati tutti al plurale, un disorientamento che porta soprattutto i giovani a non aver più punti di riferimento che si traducano in certezze.

Questo relativismo diventa una moda e produce fenomeni in cui si segue qualcuno che riesce a manipolare le coscienze. E’ questa la realtà del conformismo di chi ha messo in soffitta la propria ragione. Di conseguenza, oggi la nostra missione più importante è quella di riscattare la nostra ragione per entrare nel merito dei contenuti; in parallelo dobbiamo anche riscattare la certezza di chi siamo per poter essere veramente noi stessi»