domenica 18 dicembre 2016

Yahoo! si è fatta anche fregare i tuoi dati: ecco che cosa rischi e cosa devi fare

Repubblica.it
Emanuele Colombo


Justin Sullivan/Getty Images

Yahoo! l’ha ammesso solo il 14 dicembre 2016: non ha capito chi né come, ma nell’agosto 2013 qualcuno è riuscito a rubargli i dati di oltre un miliardo di utenti. Il conteggio comprende, evidentemente, tutti i siti collegati a Yahoo!, visto che gli iscritti alla sola email si stima siano oggi 280 milioni in tutto il mondo. L’azienda non è stata nemmeno in grado di accorgersene da sola, ma anzi sono state le forze dell’ordine ad avvisarla e la cosa “suggerisce considerevoli debolezze nei processi di sicurezza informatica interni”, dice David Emm, Principal Security Researcher della specializzata Kaspersky Lab.


Foto di Scott Barbour/Getty Images
L’episodio del 2013 non è la sola macchia sulla reputazione di Yahoo!: nel 2014 altri 500 milioni di account sono stati violati da pirati sponsorizzati, secondo quanto ha detto la compagnia, da un Governo non meglio identificato. Anche in questo caso la notifica agli utenti è arrivata con anni di ritardo: il 22 settembre 2016. Quali dati sono stati rubati? Ci sono nomi, indirizzi email, numeri di telefono, date di nascita, password e domande di sicurezza (con le relative risposte) per accedere ai vari account, dice Yahoo!, secondo cui dati bancari e numeri di carte di credito sarebbero al sicuro.


Marissa Mayer, ad di Yahoo! Foto di Mario Tama/Getty Images
È documentato, però, che tra il 2015 e il 2016 alcuni degli account violati sono stati utilizzati a insaputa dei legittimi proprietari ed è dunque evidente che il contenuto di tutte le email archiviate, nei tre anni di silenzio dell’azienda, è stato alla mercé degli hacker. Che cosa ne avranno fatto? Di certo “hanno avuto tutto il tempo di vendere le informazioni acquisite, spiare le infrastrutture aziendali, monitorare, dirottare o alterare informazioni”, dice Emm. Patetica la notifica con cui Yahoo! ha suggerito ai suoi iscritti di cambiare password con tre anni di ritardo e li ha informati di aver invalidato le domande di sicurezza con cui potevano accedere alla propria casella di posta nel caso ne avessero dimenticata la parola d’ordine.

“I clienti non hanno controllo sulla sicurezza dei propri provider online”, conferma Emm: “Si spera che la GDPR (General Data Protection Regulation), che entrerà in vigore a maggio 2018, motiverà le aziende a prendere innanzitutto provvedimenti per tenere  al sicuro i dati degli utenti sui propri server e, in  secondo luogo, ad avvertire degli attacchi in modo tempestivo”, aggiunge il ricercatore.


Sunnyvale, California, sede centrale di Yahoo!
Nel frattempo, chi usa l’email di Yahoo! può fare una cosa sola: cambiare le password di tutti i siti e i servizi che utilizza, specie quelli collegati alle proprie caselle di posta elettronica del provider piratato. E controllare tutto quello che succede ai suoi account in giro per il web. Per le password, il consiglio degli esperti è di sceglierle complicate e diverse per ciascuno dei nostri account, così da impedire che, scoperto uno, diventino tutti vulnerabili. Anche perché, il problema della sicurezza online è destinato a ingigantirsi. Nell’era dei servizi “cloud”, per l’archiviazione e la condivisione dei dati online, i pirati hanno bersagli sempre più ghiotti da prendere di mira. E l’occasione, si sa, fa l’uomo ladro.

Google ha inventato un modo semplice per passare da iPhone ad Android

La Stampa
enrico forzinetti

Un aggiornamento dell’applicazione Drive permette di effettuare il backup di foto, contatti e messaggi presenti nello smartphone Apple, per trasferirli via cloud sul nuovo apparecchio. Ma possono volerci molte ore



Nessun rischio di perdere contatti, foto, video ed eventi sul calendario. Grazie all’aggiornamento dell’applicazione Google Drive per iOS, è possibile fare un backup dei dati presenti sull’iPhone in vista di un passaggio a uno smartphone Android

Dopo aver scaricato l’app e creato un account Google, per salvare i propri dati sul cloud si deve accedere alla finestra delle Impostazioni e cercare la voce Backup. Il processo potrebbe durare anche delle ore, soprattutto se si vogliono trasferire molte foto e video. Una volta acquistato il nuovo dispositivo Android si deve poi accedere con lo stesso account utilizzato per Google Drive e si ritrovano i contatti, le foto e gli eventi salvati all’interno delle app specifiche. Non è invece possibile fare la stessa con i brani musicali che vanno trasferiti manualmente.

Tutto questo non è necessario per chi acquista un Google Pixel: per trasferire i dati basta usare l’adattatore Usb collegabile all’iPhone. In tutti gli altri casi è l’aggiornamento di Google Drive a facilitare il passaggio ad Android, che ha così risposto all’app “Passa a iOS” sviluppata da Apple.

Cuba non è mai stata peggio: ridotta a pagare i debiti in rhum

Paolo Manzo - Dom, 18/12/2016 - 09:18

Il fallimento dell'intesa "storica" tra Castro e Obama, tra repressione e grande fuga



Due anni fa Barack Obama lanciò il suo appeasement verso la dittatura di Raúl Castro. Un cambiamento epocale verso un regime sempre più al collasso economico che, però, è servito a poco o nulla se è vero che, dal 2014, sono già stati centomila i cubani ad avere scelto l'esilio.

Non accadeva da 35 anni che in tanti rischiassero la vita pur di fuggire dal «paradiso in terra» del comunismo in salsa caraibica. Aumentano anche repressione e arresti di dissidenti. Venerdì è stata arrestata e poi rilasciata l'avvocata statunitense Kimberley Motley che con i dissidenti Gorky Águila e Luis Alberto Mariño (anche loro finiti al gabbio) stavano per iniziare una conferenza stampa su «el Sexto», l'artista dei graffiti finito in un carcere di massima sicurezza subito dopo la morte di Fidel Castro.

La sua colpa? Avere scritto «Se fue» («Se n'è andato» in spagnolo) su un muro dell'hotel Habana Libre: a Cuba la lesa maestà si paga cara. Obama diceva che con l'apertura economica si sarebbe favorito lo sviluppo politico e sociale sull'isola ma è accaduto il contrario. Ecco perché:

1) A Cuba le strutture economica, militare e politica coincidono e formano una superstruttura nelle mani di un'oligarchia che controlla tutto. Dunque, fare affari con questa superstruttura è una cosa, ma è meglio non raccontare la balla che così favoriamo il cambiamento socio-politico a vantaggio del popolo cubano.

2) Raúl Castro non ha seguito il modello di Cina o Vietnam, dove pur mantenendosi dittature è stato accettato il capitalismo, con gran beneficio economico per quei popoli. È di ieri la notizia che L'Avana ha proposto alla Repubblica Ceca di pagarle il suo debito in forniture di rhum. Peccato che dovrebbe inviarne abbastanza da coprire i consumi cechi dei prossimi 130 anni: da Praga hanno chiesto di saldare cash «almeno una parte».

Il 2016 si chiude a Cuba con uno stipendio minimo di 8,97 dollari, uno medio di 15 dollari mentre il settore privato continua ad essere tartassato (meno di un mese fa c'è stata una forte stretta del regime sui paladares, i ristorantini dei privati).

Un studio rivela: la famiglia di Anna Frank non fu tradita, fu scoperta dai nazisti per caso

La Stampa



È possibile che la famiglia di Anna Frank non sia stata tradita, ma che la ragazza sia stata trovata dai nazisti nel suo nascondiglio nell’agosto del 1944 soltanto per caso. È quanto ipotizza la fondazione che gestisce la casa-museo dedicata ad Anna Frank ad Amsterdam, come riferisce il sito web DutchNews. Il nuovo studio ipotizza che la perquisizione del luogo in cui si trovava la famiglia Frank sia avvenuta nell’ambito di controlli legati a reati di impiego illegale e frode nella distribuzione delle tessere annonarie. 

Per arrivare a queste conclusioni, il ricercatore Gertjan Broek ha analizzato sia fonti già note, sia dati nuovi. Finora, invece, si era sempre dato per assunto che i nazisti fossero arrivati nell’edificio dove la giovane ebrea si nascondeva, cercando altri che potevano essere nascosti, e che la perquisizione fosse stata frutto di un tradimento. La fondazione tuttavia ritiene che, anche se si fosse trattato di un caso di tradimento in tempi di guerra, la storia ha molte incoerenze e fa pensare che succedesse anche qualcos’altro nel luogo in cui Anna Frank e la famiglia si nascondevano. 

Lo studio afferma che tre degli ufficiali nazisti coinvolti nella perquisizione non erano consapevoli che stavano cercando degli ebrei e sottolinea che, dall’arrivo all’uscita delle autorità, sono passate due ore, cioè un tempo superiore al necessario in operazioni mirate solo a catturare ebrei denunciati. Inoltre sostiene che uno dei poliziotti che ha partecipato all’arresto, Gezinus Gringhuis, operava in un dipartimento di indagini per reati economici. 

La fondazione confida ora nel fatto che altri investigatori terranno in considerazione queste conclusioni e approfondiranno questa teoria. Lo studio, tuttavia, non esclude in senso assoluto il fatto che la perquisizione possa essere stata frutto di un tradimento. Una ricerca diffusa nel 2015 sottolineava che la sorella di un’amica vicina ad Anna Frank potrebbe essere colei che aveva rivelato il nascondiglio, ma allora la casa-museo aveva affermato che questa rivelazione era una “teoria debole”. 

L’ipotesi del tradimento si fondava sui dati erano emersi dalla biografia pubblicata nell’aprile del 2015 su Elisabeth “Bep” Voskuijl (1919-1983), una delle persone che aiutò la famiglia Frank a nascondersi: sarebbe stata sua sorella Nelly, presunta collaboratrice dei nazisti, a informare gli occupanti tedeschi. Elisabeth Voskuijl, che nel ’Diario di Anna Frank’ compare con lo pseudonimo di Elli Vossen, è una delle cittadine olandesi che aiutò a nascondere la famiglia Frank durante l’occupazione nazista dell’Olanda. Anna e sua sorella Margot morirono nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1944, rispettivamente a 15 e 19 anni, ma non si conosce la data esatta.

Raggi

La Stampa
jena

Ormai i romani la chiamano affettuosamente Virginia Coeli.

Il nuovo Bluetooth sarà veloce come il vecchio Wi-Fi

La Stampa
andrea nepori




Velocità raddoppiata, estensione quadruplicata, capacità di trasmissione dei messaggi otto volte più grande rispetto alla versione precedente dello standard. Sono le caratteristiche promesse da Bluetooth 5, ufficializzate pochi giorni fa nelle specifiche pubblicate dal Bluetooth Special Interest Group (SIG), l’organismo che si occupa dello sviluppo della tecnologia senza fili per la trasmissione dati. La promozione della quinta generazione dello standard apre ora le porte alla commercializzazione sui dispositivi di prossima uscita. Non solo smartphone, che pure ne beneficeranno presto, ma anche e soprattutto dispositivi IoT.

DA BLUETOOTH LE A BLUETOOTH 5
Bluetooth 5 continuerà a seguire la strada tracciata dall’ultima versione del Bluetooth 4 LE (Low Energy), ovvero la versione 4.2. Il basso consumo di energia rimane un punto fermo di fondamentale importanza per l’implementazione della tecnologia su dispositivi che spesso funzionano a batteria. Su questa base lo standard innesta nuove caratteristiche grazie a una sapiente revisione delle tecnologie di trasmissione.Estensione della portata e aumento della banda sono inversamente proporzionali: più due dispositivi sono distanti, minore sarà la quantità di dati che è possibile trasmettere e viceversa.

Con questa soluzione basata su una prioritizzazione dell’utilizzo è stato possibile ottenere una copertura maggiore, utile per tutti quei prodotti elettronici che inviano pochi dati - come una presa elettrica smart - ma hanno bisogno di connessioni stabili con un hub o un router. Allo stesso tempo due dispositivi che funzionano quasi sempre a breve distanza, come uno smartphone e uno smartwatch, potranno sfruttare velocità di trasmissione fino a 2Mbps.

PENSATO PER I DISPOSITIVI IOT
Questo approccio nasce per soddisfare le necessità dei dispositivi IoT. Il mercato degli oggetti smart e sempre connessi è in crescita e il Bluetooth SIG punta ad affermare il Bluetooth 5 come valida alternativa al wifi. Sarà possibile interfacciare più dispositivi distribuiti su una superficie più ampia, come quella di un appartamento. Grazie all’ottimizzazione dell’invio di pacchetti più grandi in modalità broadcast, inoltre, si potranno sviluppare soluzioni basate sui beacon che coprano interi edifici o strutture commerciali.

Bluetooth 5 include poi varie soluzioni che minimizzano le interferenze con altre tecnologie di trasmissione wireless. Lo scopo è facilitare la coesistenza con altri standard esistenti, in modo che i produttori possano includere Bluetooth 5 a fianco di altre tecnologie analoghe senza rischiare problemi di compatibilità né limitare le funzionalità di altri dispositivi.

QUANDO ARRIVA SUGLI SMARTPHONE
Il Bluetooth SIG prevede che i primi dispositivi dotati della tecnologia potranno arrivare sul mercato già fra febbraio 2017 e giugno 2017. Nel caso degli smartphone la pubblicazione delle specifiche, avvenuta il 7 dicembre, permetterà ai produttori di finalizzare i propri design nel corso dei prossimi mesi. Nel caso dei prodotti di punta Android previsti per la primavera (come ad esempio il Galaxy S8) le tempistiche non sono favorevoli ed un debutto precoce è improbabile. Qualche possibilità in più invece per gli iPhone di prossima generazione e per tutti gli smartphone concorrenti il cui lancio è previsto per la seconda metà del 2017. Pochi dubbi infine sul fatto che Bluetooth 5 possa entrare a far parte della dotazione standard dei dispositivi che arriveranno nel 2018.

COSA MANCA
Se Bluetooth 5 offrirà ampi margini di miglioramento rispetto a Bluetooth 4.2 per tutti i dispositivi iOT, altrettanto non si può dire per la trasmissione dell’audio. In quest’ambito lo standard più recente ha mantenuto immutate le caratteristiche del predecessore, che comunque garantisce già una qualità molto alta, soprattutto nel caso i dispositivi utilizzino il codec AptX. La buona notizia, in ogni caso, è che la compatibilità dei dispositivi Bluetooth 5 con gli speaker e le cuffie Bluetooth esistenti sarà totale. Migliorie alla gestione della trasmissione audio potrebbero arrivare comunque in una successiva revisione dello standard, attesa per il 2018.

Grillo

L aStampa
jena

È giunta l’ora di un bel Vaffa autoreferenziale. 

Per cambiare sesso all’anagrafe non serve un’operazione chirurgica

La Stampa

Lo ha stabilito con una sentenza il Tribunale di Ragusa



Si può cambiare sesso all’anagrafe senza sottoporsi ad alcun intervento chirurgico per adeguare i caratteri sessuali da maschili a femminili. È la decisione assunta dal Tribunale di Ragusa, sezione civile (presidente Salvatore Barracca, a latere Elisabetta Trimani e Alida Bracone), sull’istanza presentata di un ventisettenne ragusano nel 2014 che ha chiesto di cambiare sesso. 

«Un procedimento non facile - dice Nunzio Citrella, legale del giovane - perché all’inizio non c’era alcun supporto giurisdizionale in favore di un pronunciamento in tal senso che sono poi intervenuti successivamente. Il Tribunale di Ragusa previo un rigoroso accertamento fatto sull’istante che la sua scelta è irreversibile nella volontà di cambiare sesso ha accolto la nostra tesi».

La scelta del ventisettenne, nato uomo ma che sostiene di sentirsi a tutti gli effetti una donna, è stata dettata, come spiega il suo legale, «dalla volontà e dalla determinazione che prevale in lei, ovvero che la psiche prevale sul corpo ed il riconoscimento nell’ordinamento, relativo alla sessualità non deve essere basato su un organo sessuale ma deve soppesare tutte le componenti dell’identità di genere».

San Gennaro, non si è sciolto il sangue

La Stampa



A Napoli non si è rinnovato il miracolo di San Gennaro. Alle 19.15 di ieri l’ampolla è stata riposta nella teca che la custodisce e la Cappella del Tesoro di San Gennaro, in Duomo, è stata chiusa. Nel giorno del cosiddetto «miracolo laico» - in cui si ricorda l’eruzione del Vesuvio del 16 dicembre del 1631, giorno in cui si racconta che il Santo fermò la lava prima che potesse entrare in città - non si è sciolto il sangue del Santo Patrono. Prima di chiudere la teca monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella, rivolgendosi ai fedeli ha detto: «Non dobbiamo pensare a sciagure e disgrazie. Noi siamo uomini di fede e dobbiamo continuare a pregare».

Il mancato miracolo è stato sempre legato a momenti nefasti della storia della città: nel settembre del ’39 e del ’40, date di inizio della seconda guerra mondiale e dell’entrata in guerra dell’Italia, nel settembre del ’43 durante l’inizio dell’occupazione nazista, nel ’73 invece Napoli fu colpita da un’epidemia di colera. Il 1980 invece è stato l’anno del tremendo terremoto in Irpinia.

17/12/2016 alle ore 16:24

Quella drogheria rimasta identica a com’era nel 1940

La Stampa
gaia ferraris

A San Marzano Oliveto. Banco, scaffali, orologio, forno e vecchia insegna appesa al muro. Tutti pezzi «vintage» disposti nello stesso modo dal giorno di San Martino di 77 anni fa



A San Marzano Oliveto, nella piazza centrale del paese, c’è un negozio dove il tempo si è fermato. L’ultima risistemazione risale a un mese fa, ma i lavori non hanno cambiato nulla di ciò che c’era prima: nell’alimentari che oggi si chiama Ca’d Pulonia (dal nome di un’antenata dei proprietari), banco, scaffali, orologio, il forno e la vecchia insegna appesa al muro, tutti pezzi «vintage», sono sempre disposti nello stesso modo dal giorno di San Martino del 1940.

Allora, dietro al bancone, a vendere prodotti di generi vari, pane, alimentari ma anche da «drogheria», c’era Luigina, mentre il marito Carlo Olivero, prima da solo e poi insieme al figlio Aldo, oltre a fare il pane si occupava dell’altra attività, quella di corriere.

La ditta di trasporti Olivero riceveva commesse al numero telefonico 3 e per 23 anni ha collegato ogni giorno San Marzano a Milano e Torino. Quando fu Aldo a gestire la bottega, abbandonò i trasporti e proseguì a fare il pane che la moglie Angela impacchettava insieme a salumi, formaggi e ai primi prodotti confezionati. Andarono avanti fino al 1993, quando la malattia costrinse Aldo a stare a casa. La titolare divenne allora Patrizia, figlia maggiore degli Olivero, che prosegue ancora oggi l’attività insieme a Maria Rosa, entrata in famiglia nel 1969. 

La ristrutturazione
La riapertura, dopo i lavori di ristrutturazione, è avvenuta proprio in coincidenza del 76° anniversario. Ogni cosa è rimasta al suo posto, ma c’è una novità voluta dalla figlia di Patrizia, Valeria Sartoris e dal marito Fabio Bongiovanni: l’angolo dove un tempo si imbottigliava la conegrina ospita la vetrina dei prodotti tipici del paese corredata dalle foto che raccontano il «vecchio» negozio. Non solo i vini dei 15 produttori di San Marzano, ma anche mele e succo del Consorzio Divina e i vasetti di bagnèt, antipasto piemontese e bagna cauda. 

Altra novità, su iniziativa di Fabio, la cantina che un tempo ospitava le vasche per pigiare, restaurata e arredata con divani, tavoli, oggetti antichi, e con il forno che risale al 700 riportato al suo antico splendore e le nicchie dove si conservavano i vini ripulite e illuminate. «L’idea è nata durante la ristrutturazione - dice Fabio Bongiovanni -. Molte aziende vinicole a San Marzano sono piccole e non hanno strutture ricettive: la cantina può diventare luogo di incontro con i clienti, spesso stranieri in cerca di prodotti del territorio. Qui sono a un tiro di schioppo dalle zone Unesco del Barbera e del Moscato, e possono trovare ottimi prodotti di entrambe le aree». Anche la scelta di proporre i vini e le specialità spiega Patrizia, «nasce da una necessità “turistica”. Vogliamo dare a chi arriva a San Marzano il gusto delle nostre colline».