mercoledì 21 dicembre 2016

Ecco come Amazon ha fatto sparire 288 librerie in Italia. Pagando le tasse in Lussemburgo

repubblica.it
Gea Scancarello




La famosa Libreria Croce: quando aprì, nel 1945 era la più grossa di Roma; ha dovuto chiudere i battenti nel 2011. Filippo Monteforte/AFP/Getty Images


Le prime ad accorgersi del cambiamento sono state le librerie mono-negozio, magari a gestione famigliare, tradizionali puntelli della cultura cittadina da un capo all’altro d’Italia: tra il 2010 e il 2015 ne sono sparite 288, poco meno di 60 all’anno

Stima dell’evoluzione del numero di librerie e della loro tipologia commerciali

Valori in numero di punti vendita e in %; 1 Dati fonte Sicom; Fonte: Elaborazione ufficio studi Aie

Erano 1.115, oggi sono 827: perché se la crisi è alle spalle – come dice qualcuno – l’avanzata di nuovi giganti è invece di fronte a noi.Nello stesso quinquennio, infatti, l’e-commerce è cresciuto dal 5,1 al 14% del valore totale del mercato librario, raggiungendo e avviandosi a superare i volumi della grande distribuzione organizzata. Non che la lettura sia infine diventata di largo consumo – meno della metà della popolazione (42%) ha letto un libro nel 2015, e solo il 9% ne legge almeno uno al mese – ma sconti e marketing aggressivo sono di chi se li può permettere: e nessuno, in questo Paese, può permetterseli tanto quanto Amazon.


Uno degli enormi magazzini di Amazon a Brieselang, Germania. Sean Gallup/Getty Images

Il colosso dell’e-commerce da 107 miliardi di fatturato globale, con 300 milioni di clienti e 111 centri di distribuzione in tutto il mondo, ha costruito la propria rivoluzione sulla capacità di allettare il consumatore con un’offerta sterminata e un servizio eccellente, per di più a prezzi ribassati. Vale per qualsiasi campo e tanto più per l’editoria, che ha un valore strategico cruciale e che per il patron Jeff Bezos è sempre stato un grande amore: a 30 anni lasciò la vicepresidenza dell’ hedge fund newyorchese D.E. Shaw per reinventarsi venditore di romanzi su Internet da un garage di Seattle.

Mossa audace e fortunata: oggi su Amazon si trova sostanzialmente qualsiasi volume pubblicato nel mondo a un costo inferiore – e, non di rado, prima – rispetto agli altri rivenditori. L’esempio lampante è l’edizione 2017 del dizionario Garzanti, ancora non disponibile nei negozi fisici: sul sito è già in pre-ordine con uno sconto del 15% rispetto al prezzo di copertina. Non è un caso che la moria delle librerie sia incominciata proprio da quelle che si occupavano preminentemente di editoria scolastica, spesa obbligata – ed elevata – per le famiglie: per molte delle quali la politica ribassista di Amazon ha il sapore del soccorso.

Meno immediato capire invece come il colosso dell’e-commerce possa offrire condizioni simili: nel 2012, un articolo del magazine americano Slate – ripreso anche dalla bibbia del denaro Forbes – provò a spiegarlo definendo l’azienda «un’organizzazione caritatevole finanziata dagli investitori per il beneficio dei consumatori». Detto diversamente, Amazon – nonostante i 230.800 dipendenti, di cui 2 mila in Italia – secondo gli analisti si comporterebbe ancora come una start up estremamente aggressiva, finanziata da Wall Street con la convinzione che, presto o tardi, avrà una posizione sufficientemente dominante da potere gestire a piacimento il mercato.

Il momento potrebbe non essere così lontano, considerato che di fronte ad Amazon gli editori spesso sbuffano e si lamentano, ma quasi nessuno rifiuta di fare affari. Il sito conta infatti per almeno il 15% delle vendite di un editore medio-grande e, soprattutto, si tratta di vendite che vengono incassate all’istante, rimpinguando le casse. Mentre le librerie ricevono i libri dall’editore in conto vendita o in “conto assoluto” (un accordo per cui i volumi vengono effettivamente acquistati dal librario, ma si stabiliscono di volta in volta le condizioni di pagamento) con Amazon editori e distributori sanno di potere contare su un flusso di entrate certo e immediato.

In cambio, accettano implicitamente le condizioni della società, alimentando un cortocircuito difficile da disinnescare. Non solo Amazon tratta sul prezzo, in modo anche piuttosto spinto. Ma, soprattutto, la società decide come “esporre” la merce on line, valorizzando il nome dell’autore e il titolo del volume e mettendo in secondo piano quello dell’editore, quasi a sminuirne volontariamente l’importanza: almeno secondo le denunce dei critici.

Chi contesta la linea, però, rischia di finire oscurato. È il caso di Hachette, la casa editrice francese del gruppo Lagardère, che nel 2014 ingaggiò un duro braccio di ferro con Bezos e i suoi: insoddisfatta della politica di sconti, che più volte aveva denunciato, si accorse e segnalò pubblicamente che Amazon stava ostacolando la vendita dei propri titoli, non facendoli comparire nelle ricerche o proponendoli a cifre troppo altre.


Jeff Bezos, Ceo di Amazon. Spencer Platt/Getty Images

Mesi e parecchi titoli di giornale dopo, il contenzioso si risolse con un accordo le cui condizioni reali non sono mai state riferite, ma di cui il dirigente di Amazon incaricato – David Naggar – disse: «Siamo lieti che il nuovo accordo includa specifici termini finanziari che incentivano Hachette ad abbassare i prezzi, cosa che riteniamo essere una grande vittoria per i lettori e per gli autori». Per capire come mai Bezos decida di avventurarsi in guerre commerciali simili, con potenziali rilevanti cadute mediatiche, non basta però guardare al fatturato: secondo le stime degli analisti, la vendita di libri porta infatti solo il 20% dei ricavi.

Per il gigante dell’e-commerce l’importanza strategica dell’editoria è un’altra, e assai più prosaica. I titoli a catalogo, circa 1 milione, rappresentano infatti un patrimonio immenso per il posizionamento di Amazon nella rete Internet: 1 miliardo di parole, tra titoli e nomi, offerte in pasto a Google affinché le ricerche di chi naviga in rete vengano dirottate con maggiore probabilità sulle pagine di Amazon. La questione è essenzialmente tecnica ma sostanzialmente pratica: una volta atterrati nel recinto del sito gli utenti possono trovare qualsiasi cosa, e magari comprare anche quello che non volevano o non stavano cercando.

Con la cultura e con la sua difesa, insomma, la lotta sui prezzi e sui titoli di Amazon non c’entra molto. Né, come raccontano i numeri sui lettori italiani, la società – almeno finora – ha contribuito ad allargare il mercato editoriale: piuttosto ha eroso quote ad altri attori e canali di vendite, pur con un beneficio dei consumatori finali. E tuttavia, se la chiusura di 288 piccole librerie non è certo imputabile alla società di Jeff Bezos, va detto che a differenza dei negozianti costretti a barcamenarsi tra tasse e anticipi fiscali, Amazon si avvantaggia di un’articolata (e perfettamente legale) struttura societaria che le consente di pagare il grosso delle imposte in Lussemburgo, con un regime estremamente agevolato.

Fare i conti non è semplice, specie in mancanza di numeri chiari che non vengono forniti: ma la linea di fondo è non è detto che quello che i cittadini ottengono da Amazon in termini di sconti non lo perdano sotto altri fronti. Ben più difficili da valutare. E, soprattutto, da recuperare.


Ue, l'80% degli utenti naviga con lo smartphone

repubblica.it

Secondo l'Eurostat il 46% degli utenti di internet ha rifiutato il permesso di utilizzare i dati personali a fini pubblicitari

Ue, l'80% degli utenti naviga con lo smartphone

SMARTPHONE batte pc, questa volta lo sancisce l'Eurostat, secondo il quale 4 europei su 5 (il 79% degli utenti) dichiarano che il telefonino è il principale strumento per l'accesso alla rete nella Ue. L'indagine rivela che gli utenti, potendo dare risposte multiple, hanno indicato di utilizzare anche laptop o notebook (64%), computer desktop (54%) e tablet (44%).

Negli ultimi tre mesi la maggior parte dei cittadini europei ha visitato siti web o controllato la posta elettronica via telefono, mezzo usato da giovani (94% della fascia 16-24 anni) e meno giovani (83% della fascia d'età 25-54 anni). Ad essere incollati al telefonino soprattutto spagnoli (93%), ciprioti e olandesi (88%) e croati (87%). Italiani ultimi in Europa per accesso a internet da computer portatile, e sotto la media Ue per accesso alla rete da computer fisso.

L'istituto di statistica europeo rileva poi che negli ultimi 12 mesi il 46% degli utenti di internet ha rifiutato il permesso di utilizzare i dati personali a fini pubblicitari, il 40% ha limitato l'accesso ai profili personali sui social network, solo il 37% ha letto le dichiarazioni sulla privacy ed il 31% ha limitato l'accesso alla geolocalizzazione.

Svizzera, niente più scontrini per salvare l'ambiente

repubblica.it
di FRANCO ZANTONELLI

La grande catena di distribuzione Lidl ha deciso di non emettere più le ricevute per tagliare il consumo dei costi e adducendo anche ragioni ecologiche

Svizzera, niente più scontrini per salvare l'ambiente

LUGANO - In Svizzera niente più scontrini ai clienti, a partire da gennaio, da parte di Lidl, il gigante tedesco della grande distribuzione. "In tal modo- spiegano i vertici del gruppo produrremo 30 milioni di rifiuti cartacei in meno". "Le ricevute - aggiungono - le forniremo solo su richiesta specifica, da parte dei clienti". Una misura encomiabile, visto che ha una connotazione ecologica. Si può, tuttavia, obiettare che, così facendo, Lidl, presente in Svizzera con 109 supermercati, imprime, pure, un notevole taglio ai propri costi, se si considera che non dovrà più acquistare quella montagna di carta. "Quei 30 milioni di rifiuti equivalgono a 96 mila rotoli per i registratori di cassa", ha puntualizzato, in effetti, Alessandro Wolf, responsabile delle vendite di Lidl, in Svizzera.

Insomma, Il colosso dei supermercati tedeschi, insediatosi nella Confederazione con una politica particolarmente aggressiva, che ha messo in difficoltà la concorrenza indigena, oltre a esibire un'anima ambientalista, ha trovato un altro modo per risparmiare sui costi. Che, fatalmente, si riverbererà sui prezzi al dettaglio. D'altronde Lidl può approfittare del fatto che, contrariamente all'Italia, al di fuori di negozi e locali pubblici elvetici, è quasi impossibile trovare cerberi in divisa che chiedano di esibire la ricevuta di un acquisto per poi, se del caso, rivalersi sul negoziante che non l'ha rilasciata. "Dobbiamo tenere in ordine la nostra contabilità e, su quella, si basa il fisco per i suoi controlli", spiega a Repubblica Paolo Poretti, presidente dell'Associazione dei commercianti di Lugano.

"Se mai- precisa Poretti -mi chiedo come un consumatore possa ottenere che gli venga cambiato un prodotto difettoso, in assenza di uno scontrino che ne certifichi l'acquisto". Fatto sta che l'esempio di Lidl verrà seguito anche da Coop, altra catena svizzera di grande distribuzione. Il terzo protagonista del mercato della grande distribuzione, Migros, continuerà, invece, a rilasciare gli scontrini. Anche se i clienti più affezionati, dotati di una speciale carta per gli acquisti, potranno verificare le loro transazioni online.

L’islam odia la Libertà

Nino Spirlì



E ditemi pure che non sia vero che l’islam odi la Libertà, la Democrazia, il progresso, l’emancipazione, così me le faccio di cuore e a ragione, ‘ste due amarissime risate prenatalizie!

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(Ricevo centinaia di bellissime email a settimana e, fra le tante, ce ne sono poche, molto poche, di persone che mi definiscono razzista. Siccome sono abituato a prendere in considerazione le ragioni di tutti, mi son voluto fermare per qualche oretta, andandomi a sedere sulla riva del mio mare. Qui, in Calabria, stiamo godendoci un clima quasi estivo (se la ripartizione in quattro stagioni vale ancora), dunque non c’erano onde sull’acqua, né freddo o umido sulla spiaggia. 

In silenzio, mi sono fatto il giro della mia vita. Dalla nascita a oggi. E, senza tema di smentita, sono arrivato alla conclusione che, fino al momento in cui siamo, di razzismo non ne ho mai pensato, professato, attuato. Ho amici in molti e di molti Paesi del mondo. Di varia statura, peso, colore della pelle, idee politiche e religione. Con tutti loro mi confronto in maniera diretta e senza paletti. A volte, concordiamo, a volte, no. Ma siamo amici. Con qualcuno, anche qualcosa in più, se mai si può…)
Eppure, c’è ancora chi insiste a volermi convincere che la gente che professa in maniera convinta e pedissequa i dettami del libro scritto per maometto da uno che sapeva scrivere sia uguale a me. A noi. E, mi dispiace, mi fa partire la brocca!

Perché c’è un limite a tutto. Alle bugie soprattutto! Si può mentire per non andare a scuola, se non si è toccato libro il giorno prima. Anche per non andare a lavorare, si può inventare un mal di pancia, se serve a rimettersi in pace con se stessi. Si può mentire ad un innamorato geloso, se si vogliono evitare discussioni lunghe una vita. Oppure ad un amico del liceo, se lo si vuole mantenere tale, nonostante i divieti dei nostri genitori a frequentarlo.  

Ma non si può prendere per i fondelli la propria dignità, la propria coscienza.
E, quando si cerca di negare ciò che è evidente come la vita e la morte, si diventa ridicoli. Tristemente ridicoli. Tragicamente ridicoli.

L’islam non è religione di pace: i suoi seguaci, a differenza di noi fratelli e figli di Dio, sono guardinghi, sospettosi, prevenuti, malfidati. In una parola, razzisti. Non sono pronti, come lo siamo noi per indole, alla condivisione, a meno che “l’altro” non abbracci la loro fede, non si abbandoni alle loro usanze, alle loro tradizioni. E, anche quando lo faccia, non diventa mai uno di loro. Della loro casa, al limite, aprono la stanza del ricevimento degli ospiti. Formali, anche quando sembrano amichevoli. E, comunque, sempre pronti a chiudere le porte, dopo averti buttato fuori. Odiano noi Cristiani e gli Ebrei, gli Indu e i Buddhisti. Anche gli atei, odiano. Sgozzano, quando va male, uomini e donne. Se, invece, va bene, non si integrano a nessuno e non fanno integrare.

L’islam non concepisce l’autodeterminazione, il libero arbitrio, la capacità di scegliere. Il seguace è schiavo di regole e consuetudini. Non ha possibilità, a differenza di noi Cristiani, di “interpretare”, ma solo di ubbidire. Senza se e senza ma. Se è femmina, poi, non ha nemmeno l’onore del riconoscimento del benché minimo diritto. C’è perché c’è. Come la scopa di casa. Come un piatto, una stoviglia, un vetro alla finestra. Se prova a ribellarsi, viene battuta o lapidata. Oggi come mille anni fa. Viene mutilata nell’intimo, sia nel corpo che nell’anima. E conta come un granello di sabbia in una duna. L’islam non riconosce il diritto di Libertà a nessuno, islamico e non. La Libertà e la fede del profeta sono come l’acqua e l’olio: non si mischiano mai.

L’islam non ama la Democrazia. A decidere è sempre il libro. Al limite un leader. Per diritto di famiglia o per potenza di fuoco. Il resto del popolo non può fare altro che fotocopiarsi la stampa fotoshoppata del ritratto del capo e appiccicarsela alla parete della stanza più grande della casa. La Democrazia è per popoli evoluti. Da quelle parti, l’evoluzione è una chimera.

L’islam non accetta il progresso. A meno che l’islam non sia emiro arabo o kuwaitiano. O non viva nei palazzi del potere, nei quali non si fa mancare nulla. Dallo champagne alle aragoste, fino al Pata Negra. Ma, pubblicamente, zero alcool e mai un crostaceo o carne di porco. Mentre il miliardo e mezzo di maomettani comuni, pur sapendo che le pubbliche virtù nascondono orridi vizi privati, fa finta che suini, gamberi e buoni vini non esistano. E che siano vizi aberranti da cristiano.

L’islam mantiene nel suo profondo rancori e rabbie medievali. Pretese di invasione. Di rivalsa. Vive dell’innata speranza di potere universale. Si augura, col kalashnikov sottobraccio, di poter cancellare ogni simbolo di libertà, gioia, felicità, serenità, arte, cultura.

L’islam ha già perso mille volte. E altre mille perderà. Perché, in fondo, l’Umanità fra la notte e il giorno, sceglie sempre la luce del sole.

Scrive Spirlì



NOTA: PROPRIO IN QUESTI MOMENTI ARRIVA LA NOTIZIA DI UN ATTENTATO A BERLINO. SONO GIA’ MORTE NOVE PERSONE. MOLTE ALTRE SONO FERITE. RESTIAMO IN ATTESA, PREGANDO, CHE VENGA SCOPERTO IL RESPONSABILE. MA, TEMO, LA FIRMA LA CONOSCIAMO GIA’… 

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Google, cosa hanno cercato gli italiani nel 2016

Marta Proietti - Mar, 20/12/2016 - 19:34

Il motore di ricerca ha diffuso una lista delle parole, personaggi, eventi, mete vacanze, ricette e significati più cliccati in rete

A pochi giorni dalla fine del 2016, Google ha deciso di svelare quali sono gli argomenti più cercati dagli italiani sul motore di ricerca.



La classifica è divisa in categorie. Le dieci parole più cercare sono, in ordine, Pokémon Go, Olimpiadi Rio 2016, Europei 2016, Elezioni USA, Terremoto, Sanremo 2016, David Bowie, Donald Trump, Bud Spencer e la Brexit. Per quanto riguarda invece i personaggi che hanno destato maggiore curiosità troviamo David Bowie, Donald Trump, Bud Spencer, Gonzalo Higuain, Ezio Bosso, Prince, Gabriel Garko, Virginia Raffaele, Alda Merini e Patty Pravo.

Secondo Google, gli eventi sono le Olimpiadi Rio 2016, gli Europei 2016, le Elezioni USA, il Terremoto, Sanremo 2016, gli Oscar 2016, gli attentati di Nizza, gli attentati di Bruxelles, Miss Italia e il Referendum 17/04. Più divententi sono invece le domande che gli italiani hanno posto a Google: perché si intasa il braciere, i gatti hanno paura dei cetrioli, il colpo di stato in Turchia, un neonato piange sempre, un uomo sposato tradisce, fumi, Belen e Stefano si sono lasciati, la Russia gioca agli Europei, Trump ha vinto, i terremoti avvengono di notte.

Il nostro Paese si è dimostrato curioso anche sul significato delle parole. Nello specifico cosa significa idolatria, ad maiora, brexit, trust, scisma, taggare, vegano, petaloso, gomorra, podolico.
Gli italiani hanno anche chiesto a Google anche dove andare in vacanza, come cucinare l'amatriciana o, vista la vicinanza di Natale, il panettone gastronomico. Il motore di ricerca ha inoltre realizzato un video per riassumere tutti gli eventi più importanti dell'anno. (GUARDA IL VIDEO)

Le linee guida per compiere attacchi

Franco Iacch

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Estate del 2010: pubblicata per la prima volta sulla rete una guida dettagliata per compiere attentati. Nell’articolo “Make a Bomb in the Kitchen of Your Mom“, le informazioni per realizzare una pentola a pressione riempita di esplosivo. Definito fin da subito l’IED più facile da improvvisare, può essere realizzato con materiali facilmente reperibili, alcuni dei quali disponibili in casa. La detonazione può essere attivata da un semplice dispositivo elettronico come un orologio digitale, una sveglia o un telefono cellulare. La potenza dell’ordigno dipende dalla quantità di esplosivo che può essere riposto all’interno.

La pentola, per la sua particolare forma e chiusura, appunto a pressione, contiene inizialmente l’espansione dell’energia, moltiplicandola esponenzialmente. Considerando, infine, l’incredibile possibilità di collocare all’interno qualsiasi oggetto domestico, come chiodi o bulloni, si capisce la capacità di frammentazione della pentola a pressione, potenzialmente letale alla brevissima distanza. Il 15 aprile del 2013 due pentole a pressione riempite di esplosivo, collocate nei pressi della linea di arrivo della maratona di Boston, uccidono tre persone e ne feriscono oltre 260.

20 marzo 2014: pubblicate sulla rete le informazioni per assemblare una granata con semplici articoli per la casa come bombole a gas e chiodi. Il dispositivo può essere impostato dal martire con un timer o un detonatore a distanza. Si legge sulla guida: “Preparate l’autobomba poche ore prima dell’operazione così nessuno potrà accusarvi di preparare un attentato e ricordatevi di distribuire tutti gli ingredienti per casa. L’autobomba serve per uccidere le persone, ma non per distruggere gli edifici. Pertanto cercate occasioni specifiche come le campagne elettorali o le feste di beneficenza”. I terroristi avevano già capito l’importanza dei target di basso profilo e consigliavano di colpire ristoranti, bar, stadi, teatri, ristoranti e mete turistiche. Pochi mesi dopo, attentati avvengono in Francia, Belgio, Turchia e Tunisia. I target sono i medesimi consigliati due anni prima.

24 Dicembre 2014: Nel numero invernale di Inspire, magazine di al-Qaeda, si suggeriscono i bersagli da colpire. Nell’articolo chiamato “Field Tactics”, l’autore spiega come nascondere ordigni esplosivi. Si spiega che l’attentato in se non deve essere visto come la semplice detonazione di un ordigno, ma come uno strumento che possa danneggiare l’economia del nemico. Inspire suggeriva anche i migliori periodi dell’anno per un attacco terroristico, ritenendo il Natale un’occasione propizia per uccidere infedeli. “Travestitevi da Babbo Natale e fatevi saltare in aria”.

Per la prima volta viene pubblicata la teoria della Neurotmesi: Tagliare i nervi e isolare la testa dal corpo. “L’economia americana è il suo sistema nervoso. Se riuscissimo a decapitare la testa americana, allora avremo vinto. Ecco perché dobbiamo essere innovativi e creativi nell’inventare nuovi modi per colpire l’economia americana e maestri nella scelta degli obiettivi più efficaci”. Pubblicato un dettagliato manuale sul modo di bypassare le misure di sicurezza e un elenco di specifici obiettivi economici. Intitolato “The Bomb Hidden”, l’articolo fornisce basilari istruzioni per la costruzione di una bomba fatta in casa, realizzata all’interno di una bottiglia di plastica di 17 centimetri.

Gennaio del 2015: viene pubblicata sulla rete la guida aggiornata per i kamikaze sugli aerei di linea. Agli attentatori suicidi viene suggerito di restare calmi, prenotare lunghi viaggi in modo da aver tutto il tempo per colpire. Ai terroristi viene suggerito di trovare posto vicino le ali dei velivoli, così da colpire nell’esplosione anche il carburante contenuto in quella parte dell’aereo o nella coda, così da massimizzare la detonazione.

Nella guida sono inserite tutte le procedure da utilizzare negli aeroporti per nascondere il materiale esplosivo. Viene preso ad esempio il mancato attentato di Umar Farouk Abdulmutallab, accusato del tentato attacco suicida con esplosivo al plastico, nascosto nella maglieria intima, a bordo del volo 253 della Northwest Airlines, in rotta da Amsterdam a Detroit, il giorno di Natale del 2009. Grazie alla miscelazione di alcune sostanze (PETN- TATP), il terrorista, rinchiuso per oltre venti minuti nel bagno dell’aereo in rotta per Detroit, creò una sostanza esplosiva. Abdulmutallab superò tutti i controlli, facendosi beffa delle contromisure all’aeroporto di Amsterdam.

Per superare le contromisure negli aeroporti internazionali, si suggeriscono degli accorgimenti: “Per superare il metal detector vi basta  portare materiali non metallici”. Un cane addestrato, però, potrebbe annusare l’esplosivo. Ecco perché si suggerisce di ricoprire i materiali con sostanze non porose o con del silicone. Alcuni aeroporti usano dei dispositivi elettronici che rilevano specificatamente un particolare componente o elemento chimico. Nella guida si suggerisce di lavare più e più volte gli involucri mentre se le sostanze sono inerti, si potrebbero utilizzare anche solventi organici.

Superare la perquisizione: La perquisizione avviene sempre in alcune zone del corpo e mai in altre. Nascondere qualcosa nella maglieria intima (Farouk nascose le sostanze esplosive cucite nelle mutande) è la soluzione migliore. Si consiglia di evitare quei pochi aeroporti che utilizzano la scansione a raggi x dei passeggeri. Non c’è contromisura, ma i dispositivi in funzione sono comunque pochissimi. Nella guida si afferma che per fare esplodere un aereo di linea servono a malapena 200 grammi di esplosivo.

16 novembre 2015: Nel mensile Dabiq dello Stato islamico viene pubblicata l’intervista della mente degli attacchi di Parigi. Abu Umar al-Baljiki, 27 anni, noto alle autorità parigine con il nome di Abdelhamid Abaaoud, racconta quanto sia facile agire in Europa.

“Lo scorso febbraio ho lasciato la Siria ed insieme ad altri due fratelli, sono andato in Belgio per terrorizzare i crociati che muovono guerra ai musulmani. Come sapete il Belgio è membro della Coalizione che ci bombarda. Ci sono voluti mesi per entrare in Europa, ma poi tutto è stato facile. Abbiamo ottenuto armi, documenti ed una casa sicura dove abbiamo pianificato operazioni contro i crociati. Siamo riusciti nell’impresa grazie ad Allah, niente può contro di lui. Tempo dopo siamo stati scoperti dalla polizia che ci ha attaccato.

In 150 hanno circondato la nostra casa. Ne è seguito uno scontro a fuoco con la morte dei miei fratelli. Io soltanto, grazie ad Allah, sono riuscito a fuggire, ma divenni un ricercato. I servizi segreti ottennero anche una mia foto che fece il giro del mondo. Un giorno sono stato fermato ad un posto di blocco. Avevano la mia foto da ricercato appesa dentro l’auto, ma grazie all’intervento di Allah, non mi hanno riconosciuto.

Rimasi scioccato, dissero che non ero io. Quello fu un segno, perché successivamente riuscii ad organizzare gli attentati, mentre la polizia inseguiva le persone sbagliate. Intanto altri miei fratelli in Grecia, Spagna, Francia e Belgio venivano arrestati. Non hanno fatto nulla, ma il loro sacrificio non sarà vano. Questo dimostra che non dobbiamo temere il loro acume, i crociati non sono intelligenti”.

14 novembre 2016: L’Isis ritorna ad incoraggiare i jihadisti solitari nel compiere attentati durante eventi di richiamo nel mondo occidentale. Le istruzioni sul come compiere una strage sono inserite nell’ultimo numero della rivista in lingua inglese dello Stato islamico, Rumiyah. Nell’articolo si menziona la minaccia V-BIED, vehicle-borne improvised explosive device. “Utilizzate i camion come armi per colpire gli infedeli. Un camion di medie dimensioni non desterà sospetti, ma infliggerà più danni di un caccia militare. Un veicolo lanciato ad alta velocità durante un evento di richiamo per i non credenti, farà una carneficina.

I veicoli sono come i coltelli in quanto estremamente facili da acquisire. Ma a differenza dei coltelli, che se trovati in possesso possono destare sospetti, un veicolo non suscita assolutamente alcun dubbio a causa del loro uso diffuso nel mondo. Pur essendo parte essenziale della vita moderna, pochi comprendono la capacità mortale e distruttiva di un veicolo a motore. Un camion di medie dimensioni sarebbe l’ideale, evitate le piccole vetture ed i SUV. L’attacco di Nizza, in Francia, ha superbamente dimostrato le capacità mortali di un mezzo lanciato nella folla. Mohamed Salmene Lahouaiej-Bouhlel ha ucciso 86 persone, ferendone altre 434”.

Attentati, spot di portata globale

Chiunque, senza alcuna particolare abilità, ma solo con una volontà di ferro, potrebbe uccidere la gente e farsi ammazzare, partecipando al macabro rituale degli omicidi. La maggior parte non ha nemmeno bisogno di una motivazione individuale. Una volta avvenuto l’attacco, lo Stato islamico se ne appropria, ponendo il proprio sigillo, glorificando gli esecutori che hanno raggiunto il martirio per quella jihad senza fine contro i miscredenti. La rete fa il resto. Romanzando il successo del terrore lo si rende accessibile a chiunque. Il terrorista della porta accanto, nonostante possa ricevere un indottrinamento sul campo, non potrà mai essere considerato alla stregua di un soldato, ma ha dalla sua l’anonimato e quella capacità di essere insospettabile.

I lupi solitari si rivelano essere strumenti ad opera del gruppo mediaticamente più avanzato mai esistito nella storia del terrorismo. Lo Stato islamico ha perfezionato l’utilizzo di internet, ottimizzando una macchina della propaganda pronta ad attivarsi per esaltare le gesta di un attentato nel mondo. Il simpatizzante compie la strage, l’Isis ottiene uno spot di portata globale.

La donna che addobbava gli alberi

La Stampa
massimo gramellini

Il Secolo XIX racconta che un’intraprendente signora genovese, Lisa Barsotti, si è inventata un mestiere: decoratrice di alberi di Natale. Si presenta a domicilio munita di regolare abete, lo sistema in salotto, lo agghinda di palle e luminarie, presiede alle complesse cerimonie di accensione e ripassa dopo la Befana per disfare e ritirare il tutto, compreso un assegno che varia tra i 50 e i 200 euro. Un lavoro stagionale, ma di grande soddisfazione: le famiglie alberizzabili cominciano a chiamarla dai primi di novembre.

Ecco la classica notizia che si presta a una duplice interpretazione. Da un lato non si può che elogiare lo spirito di iniziativa della signora, che da vera imprenditrice ha individuato un bisogno, quindi un mercato, e si è organizzata per soddisfarlo a costi contenuti (addobba in proprio) e ricavi garantiti. Dall’altro un rito come l’allestimento dell’albero, pensato apposta per riunire la famiglia intorno a un progetto comune, si è trasformato in un fastidio da delegare ai professionisti. Galleggia nella memoria il ricordo infantile di palline rotte sotto lo sguardo colpevolizzante della nonna; di strategie architettoniche maschili mortificate dal buon senso femminile; di cortocircuiti al momento dell’accensione dell’albero di cui veniva immancabilmente accusata la lavatrice della mamma.

Molte famiglie non resistevano alla prova-addobbo. Ma quelle che la superavano indenni riuscivano a durare almeno fino al Natale successivo. Un traguardo che oggi neppure 200 euro possono garantire.

Renzi

La Stampa
jena



“Cara, vado a fare la spesa al supermercato, avverti i fotografi”.