sabato 31 dicembre 2016

31 dicembre: il nuovo anno inizierà un secondo dopo

Corriere della sera

di Paolo Virtuani

Alla mezzanotte sarà aggiunto un secondo agli orologi atomici per uniformarsi al rallentamento della rotazione della Terra

Il secondo intercalare o leap second (Nasa)

Il secondo intercalare o leap second (Nasa)
Quando sarete pronti per far saltare il tappo della bottiglia di spumante per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, aspettate un secondo. Il 2017, infatti, arriverà un secondo dopo: alla mezzanotte esatta del 31 dicembre (orario di Greenwich, quindi quando in Italia sarà già l’una del 1° gennaio) gli orologi atomici dovranno essere corretti per uniformarsi al rallentamento della rotazione della Terra e perciò dovranno aggiungere un secondo al Tempo universale coordinato (Utc), l’orario standard al quale tutti fanno riferimento. Si tratta del cosiddetto «secondo intercalare» (in inglese leap second) deciso dall’International Earth Rotation Service (Iers), un sistema per stare al passo con l’esatta rotazione del pianeta.
La 27ma correzione
La correzione del prossimo 31 dicembre è la 27ma che viene effettuata in 44 anni. L’ultima è avvenuta il 30 giugno 2015, la prima il 30 giugno del 1972. Dal tempo Utc dipendono, tra le altre cose, la sincronizzazione dei satelliti (e quindi dei Gps), le transazioni delle Borse, i motori di ricerca e i siti di vendita online. Il secondo intercalare viene aggiunto (ma può anche essere tolto) a causa dell’irregolarità della velocità di rotazione della Terra, cioè quanto tempo impiega il nostro pianeta a compiere un giro intorno a se stesso. In pratica, quanto dura un giorno.
Rotazione irregolare
La rotazione, infatti, non è costante ma dipende da vari fattori. Quello più importante è l’azione congiunta dell’attrazione gravitazionale della Luna (per il 75%) e del Sole (per il 25%) che genera le maree, il cui attrito con la superficie della Terra rallenta la rotazione. Inoltre vanno tenuti in considerazione i grandi terremoti (da magnitudo 8.5 in su) che modificano la distribuzione delle masse nel sottosuolo alterando la rotazione. Un’influenza viene esercitata anche dalla differente distribuzione delle masse nel nucleo interno terrestre (che ruota a velocità diversa rispetto al resto del pianeta: la differenza è di meno di 1 grado all’anno secondo le ultime stime). Infine per un calcolo corretto occorre prendere in considerazione anche le oscillazioni periodiche del nucleo esterno, dell’orbita ellittica della Terra intorno al Sole, della fusione dei ghiacciai continentali e altri movimenti. Considerando tutto ciò, risulta che la Terra rallenta la sua rotazione di circa 2 millesimi di secondo al giorno.
I dati storici
Tenendo conto solo del rallentamento dovuto all’attrito provocato dalle maree, la tendenza è chiara e uniforme: la durata del giorno si allunga di circa 2 millesimi di secondo ogni secolo. Lo si è scoperto sia analizzando la crescita nei coralli fossili (che dipende dalla durata del giorno) sia verificando gli orari delle eclissi riportati nelle antiche cronache cinesi. Studiando i dati risalenti al 1.200 a. C. che descrivevano un’eclissi totale di Sole, se la rotazione della Terra non avesse subito un rallentamento di 47 millesimi di secondo da allora a oggi, l’ombra della Luna si sarebbe trovata a migliaia di chilometri di distanza e i cinesi non avrebbero potuto osservarla e registrarla. Gli studi sui coralli del Carbonifero inferiore (350 milioni di anni fa) hanno rilevato che in quei tempi l’anno durava 385 giorni. In rocce australiane di 620 milioni di anni fa si è visto che il giorno durava 22 ore e l’anno 400 giorni. Una delle conseguenze del rallentamento della rotazione della Terra è che la Luna si allontana da noi di 38 millimetri all’anno, pari a 38 chilometri ogni milione di anni.

@PVirtus
7 dicembre 2016 (modifica il 23 dicembre 2016 | 15:05)

Le vittime degli ipocriti

Alessandro Sallusti - Gio, 29/12/2016 - 15:10

In due anni abbiamo speso cinque miliardi di euro e ci ritroviamo a contare diecimila morti, sono numeri da guerra



Cinquemila persone, soprattutto donne e bambini, sono morte nel 2016 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e approdare sulle nostre coste. È un nuovo record dell'orrore che supera quello dello scorso anno, quando a finire in fondo al mare furono 3771. E solo grazie alla capacità degli uomini della nostra Marina militare, sorretta da uno sforzo economico che ormai rappresenta una delle maggiori voci di spesa di questo Paese, il bilancio di morte non è da moltiplicare per dieci o forse di più.

Possibile che neppure di fronte a cinquemila morti figli di una illusione indotta, alimentata e giustificata dalle politiche della sinistra italiana ed europea, qualcuno in quel mondo non si interroghi, non si senta in qualche modo corresponsabile, non ammetta che la quasi totalità di quelle cinquemila anime oggi sarebbe ancora viva se fosse rimasta nel suo Paese, magari povero o maledetto ma più casa dei barconi e financo del porto di approdo se mai fosse stato raggiunto?

In due anni abbiamo speso cinque miliardi di euro e ci ritroviamo a contare diecimila morti, sono numeri da guerra. Una guerra che stiamo perdendo e che sarebbe stupido, inumano continuare in questo modo arrendevole e buonista anche al netto dei danni collaterali (altrettanto costosi) provocati da chi sbarca con l'intento di vendicare la sua condizione e il suo Dio uccidendo a freddo i nostri ragazzi.

C'è una domanda che viene di solito posta per non affrontare la questione: «Già, ma che si può fare?», presupponendo che non esista risposta concreta. È un tranello, perché nella storia Stati e statisti hanno trovato il modo di risolvere emergenze anche più gravi e complesse. È che non abbiamo più il coraggio di usare maniere forti a fin di bene, ci trinceriamo dietro il diritto e la libertà, dei singoli e degli Stati, per sfasciare invece che per costruire. Pace, bella parola, grande valore ma senza senso se permette una carneficina come quella che avviene nel Mediterraneo.

Se vogliamo salvare quei disgraziati dobbiamo usare, dentro le regole internazionali, gli eserciti, non i preti e la Caritas. Altrimenti il prossimo Capodanno saremmo qui a brindare al nuovo record di morti. Un bel brindisi, solidale, pacifista ma soprattutto ipocrita.

"Sei amico dei migranti": bruciata la porta al presidente dell'Anpi

Marta Proietti - Ven, 30/12/2016 - 16:04

Marco Bozzo Rolando, impegnato da anni nell'accoglienza dei migranti e in iniziative destinate al loro sostegno, è già stato vittima di atti intimidatori in passato



Ennesimo episodio intimidatorio ai danni di Marco Bozzo Rolando, esponente valsesiano dell'Anpi (presidente della sezione di Quarona) e colpevole di essere "amico dei migranti".
A riferirlo è la Cgil Vercelli Valsesia.

Si legge nella nota che, nei giorni scorsi, l'abitazione di Bozzo Rolando è stata colpita da un atto vandalico da parte di soggetti "ignoti", che hanno dato fuoco alla porta della sua casa. Dopo quest'ultimo gesto intimidatorio ai danni di Bozzo Rolando, impegnato da anni nell'accoglienza dei migranti e in iniziative destinate al loro sostegno, la Cgil chiede con forza alla Questura di fare chiarezza al più presto su questi episodi non più tollerabili.

"Così come auspichiamo che tutti i primi cittadini e agli abitanti della Valsesia medaglia d'oro della Resistenza, esprimano la propria solidarietà a una delle persone più altruiste e disponibili che la Valsesia abbia in questo momento. A Marco Bozzo Rolando, la solidarietà di tutta la Cgil e il nostro più forte e caloroso abbraccio", si legge nella nota firmata da Vittorio Gamba, segretario generale della Cgil Vercelli Valsesia.

iOS: come bilanciare il volume delle cuffie

Francesco Russo - Ven, 30/12/2016 - 11:53

Le istruzioni per bilanciare il volume delle cuffie in iOS, regolando a piacere i canali destro e sinistro di riproduzione e ottenere un perfetto equilibrio sonoro

 



Quando si usano cuffie o auricolari, non vi è fastidio maggiore che un volume non bilanciato fra i due canali di riproduzione.

Un problema che può nascere da un errore in fase di registrazione del file audio scelto, ma anche da malfunzionamenti dell'accessorio in uso o, ancora, per difficoltà uditive personali. Come regolare, perciò, il volume delle cuffie affinché sia sempre equilibrato, in modo da compensare qualsiasi condizione pregressa? I dispositivi portatili di Apple, aggiornati alle ultime versioni del sistema operativo iOS, offrono un comodo e semplice strumento di bilanciamento: ecco come approfittarne.

Bilanciamento audio in iOS




iOS, il sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPad e iPod Touch, offre all'utente la possibilità di regolare in modo semplice il volume di riproduzione per i due canali stereo, il destro e il sinistro. Il tutto avviene grazie a un'apposita levetta, pensata per aumentare il volume su un canale e ridurlo in proporzione sull'altro, fino a raggiungere il perfetto equilibrio uditivo.

Per accedere alle opzioni di bilanciamento, è necessario aprire le Impostazioni di iOS, rappresentate da un'icona a ingranaggio di colore grigio. Fatto questo, si dovrà scegliere la scheda "Generali” e, dalla sottosezione "Accessibilità”, recarsi sul riquadro "Udito”. Sarà quindi sufficiente spostare la levetta secondo le proprie necessità, a sinistra per aumentare il volume del canale sinistro e, naturalmente, a destra per ottenere l'effetto immediatamente contrario. Lo slider in questione, inoltre, tende a posizionarsi automaticamente in prossimità del centro, affinché si possa tornare facilmente alle impostazioni di default.

Infine, è presente un'opzione utile soprattutto per chi soffrisse di problemi uditivi, pensata per trasformare il classico sonoro in "Mono”, eliminando così differenze tra un canale e l'altro.

In Lombardia gli animali da compagnia potranno entrare negli ospedali e nelle case di cura

La Stampa



Cani, gatti e conigli potranno accedere, in Lombardia, «agli ospedali e alle case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite». La Giunta regionale, come riferisce una nota, ha infatti approvato il regolamento che attua una legge regionale del 2009 sulla tutela degli animali di affezione.

«Novità assoluta - dichiara l’assessore al Welfare, Giulio Gallera - è la possibilità di accesso di cani, gatti e conigli negli ospedali e nelle Case di riposo, secondo le condizioni di sicurezza stabilite dalle strutture sanitarie o sociosanitarie, rispettando i requisiti minimi riportati dal regolamento: gli animali devono essere accompagnati da maggiorenni, i cani devono essere muniti di museruola e condotti a guinzaglio; gatti e conigli, invece, dovranno essere alloggiati nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita al paziente o all’ospite».

Chi non rispetterà le norme, riferisce sempre la nota della Regione, è passibile di multe dai 150 ai 900 euro.

Cento anni fa con Rasputin moriva la Russia zarista

Giovanni Vasso - Ven, 30/12/2016 - 13:54

Fu assassinato a Palazzo Mojka da un complotto di aristocratici che ne temevano l'ascendente sulla zarina. Il racconto della sua morte ne alimentò la leggenda nera. La profezia (avverata) sullo zar Nicola: "Se mi uccidono i nobili, nessuno di voi rimarrà in vita entro due anni".

Giusto cento anni fa moriva Grigorij Efimovich Rasputin, il 30 dicembre 1916, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre secondo il calendario giuliano in uso nella Russia del tempo.

A seguito di una congiura, di un attentato al Palazzo Mojka di San Pietroburgo, la cui memoria contribuirà – e non poco – a costruire la fama sinistra e occulta dello starec venuto da Pokrovskoe. Per ammazzarlo, il principe Jusupov e i suoi complici dovettero – nell’ordine – prima avvelenarlo coi pasticcini al cianuro, poi sparargli e infine gettare il corpo (davvero privo di vita?) nel fiume Malaya Nevka. Tutto in una notte, infinita e drammatica, in cui si compì la prima parte di quella sua profezia destinata, poi, ad avverarsi tragicamente nei tumulti della rivoluzione d’Ottobre.

Sfrenato, ammaliatore, seducente, carismatico. L’icona che lo ritrae è impressa a fuoco nell’immaginario collettivo: capellacci lunghissimi e corvini, barba nerissima e stopposa, occhi gelidi e penetranti, la mano che si alza a benedire o si posa sul petto nel tentativo di mitigare, con un gesto che richiama la prassi religiosa, l’infuocato vitalismo sfrenato che emana in un'aurea mistica e maledetta. Popolare, legatissimo alle origini contadine. La leggenda che in questo senso meglio ne riassume la vulgata che poi di lui è nata è quella del suo presunto priapismo grazie al quale avrebbe conquistato, secondo i maligni (e non furono pochi), i favori di nobildonne e gentili dame grazie alle quali sarebbe riuscito a compiere una scalata senza pari in un ambiente politico e sociale, come quello della Russia zarista, che definire sclerotico è davvero poco.

Fu al centro di cento scandali e sempre ebbe la benigna indulgenza della zarina Alessandra, a lui devotissima perché convinta che il monaco avesse salvato da morte certa – con le sue preghiere e i suoi pretesi poteri taumaturgici – il figlioletto, lo tsarievich Aleksej, affetto da emofilia. Per lei, Rasputin era “l’uomo inviato da Dio” e avrebbe desiderato che suo marito, lo zar Nicola, gli prestasse un po’ d’ascolto. Specialmente quando gli sconsigliò di entrare in guerra. Anche perché le sue profezie si sarebbero tutte avverate, ma questo la zarina non poteva ancora saperlo.

Come riporta nella biografia che gli ha dedicato lo storico franco-armeno Henry Troyat citando Aron Simanovic, Rasputin lo aveva detto e scritto quale sarebbe stato il destino suo e della Russia: “Se vengo ucciso da volgari assassini, in particolare dai miei fratelli contadini, tu, Zar di Russia, non avrai nulla da temere per i tuoi figli: regneranno per secoli. Ma se invece vengo ucciso da boiardi, se i nobili verseranno il mio sangue, le loro mani resteranno insanguinate per venticinque anni.

Dovranno lasciare la Russia. I fratelli si scaglieranno contro i fratelli, si uccideranno a vicenda e si odieranno e per venticinque anni non vi saranno più nobili nel paese. Zar della terra russa, quando udrai il suono della campana che annuncia l’assassinio di Grigorij sappi che se è stato un tuo parente a provocare la mia morte, tutti i tuoi, compresi i tuoi stessi figli, non vivranno oltre due anni. Saranno uccisi dal popolo russo”.

In un'altra (pretesa) profezia, Rasputin (che fu sempre contrario all'entrata in guerra della Russia nel '14) asserì che il sangue dei mugiki, dei poveri contadini russi mandati al macello sulle trincee della Prima guerra mondiale, sarebbe ricaduto non sui nobili e sui generali ("che si ingrassano e se ne fregano") ma sulla famiglia reale. "Lo Zar è il padre dei mugiki e il loro sangue e la collera di Dio cadranno su di lui". Un richiamo, questo, che sembra avere un importante significato politico attualizzabile in ogni tempo, anche nel nostro: chi ha responsabilità di governo non può e non deve ignorare il popolo per fare ciò che chiedono le élites.

E andò proprio così come il monaco pazzo aveva preconizzato. Perché se a San Pietroburgo si festeggiò, nei salotti, alla notizia della morte di Rasputin, nelle campagne il popolo reagì male. Era stato, come dice ancora Troyat, il contadino che più di tutti s'era avvicinato al trono. Era, nonostante tutto, uno di loro. E lo avevano ucciso. Con Rasputin, ucciso dal complotto degli aristocratici nel palazzo della cugina dello zar, morirà e con lui scomparirà un mondo bizantino di icone, formalismi e caste ormai svuotato da ogni senso e travolto dal fuoco della rivoluzione che trasformerà San Pietroburgo in Leningrado. Il principe Feliks Jusupov, padrone del Palazzo della Mojka e coinvolto nel complotto, morirà anch'egli. Ma in esilio a Parigi, lontanissimo dai fasti di una corte che ormai non c'era più, nel 1967.

La figura di Rasputin, criticata e apertamente bistrattata dai politici, dal clero ortodosso diventerà popolarissima seppure con l'alone malvagio di una leggenda nerissima, più nera della sua stessa barba. La sua figura, quasi a sublimarsi nel cliché letterario del romanzo gotico del monaco pazzo, divenne popolarissima in tutto il mondo. A Rasputin si sono ispirati in moltissimi, da Hugo Pratt che sullo starec disegnerà uno dei personaggi più popolari delle storie di Corto Maltese (insieme a Ungern, ricalcato da Pratt su Roman Fiodorovic Ungern von Sternberg, il "barone pazzo", che fu l'ultimo generale bianco costretto alla sconfitta dall'ormai vittoriosa Armata Rossa, in Mongolia) fino alla musica pop e al cinema oltre che una sterminata letteratura.

Lutto nel circo: morto Enis Togni

Luisa De Montis - Ven, 30/12/2016 - 19:48

Questa mattina alle 11,30 a Bologna si è spento Enis Togni, fondatore dell'American Circus e uno dei più grandi imprenditori Europei che ha fatto conoscere il circo italiano in tutta Europa



Il mondo del circo è in lutto. Questa mattina alle 11,30 a Bologna si è spento Enis Togni, fondatore dell'American Circus e uno dei più grandi imprenditori Europei che ha fatto conoscere il circo italiano in tutta Europa.

Ad annunciare la grave perdita i figli Flavio, Daniele e Silvana, le nuore e i nipoti che fino all'ultimo gli sono stati vicino per sperare che potesse cavarsela da una caduta che gli è stata fatale. Quattro anni fa era mancata la moglie, Ingrid Nawrot. Enis Togni, 83 anni, nato a Forlì aveva portato ai massimi livelli il circo italiano oltre che nel nostro paese anche in Spagna, Germania, Francia, Belgio e Olanda sfidando i giganti europei e ottenendo sempre un grande risultato. Si è sempre avvalso di collaboratori validi con i quali ha avuto rapporti per lungo tempo e con molti di essi ancora collaborava segno della serietà imprenditoriale che lo ha sempre contraddistinto.

Tra le cose più eclatanti che il mondo circense ricorda è l'intuizione e la sfida di Enis Togni di portare sulla piazza Rossa il grande tendone dell'American Circus. E ancora quello di aver organizzato per diversi anni con le proprie strutture il Festival Mondiale del Circo di Montercarlo insieme ai reali di Monaco e aver progettato la costruzione dell'attuale chapiteau che ancora oggi ospita la più grande manifestazione circense. Progetto e poi porto in tournèe con il suo tendone il primo fortunato tour Zerolandia di Renato Zero. Portò in giro per l'Europa spettacoli di fama internazionale come Disney on Ice, il circo inglese Billy Smarts, quello di Mosca e tanti altri ancora.

Apocalittiche, generiche, farlocche Le profezie di astronomi e veggenti

Corriere della sera

di Giusi Fasano

Dall’oro di Nibali al figlio di Boschi: un anno di previsioni smentite dal comitato contro le pseudoscienze



Poiché state leggendo queste righe significa che è andata bene: niente fine del mondo nel 2016, come prevedevano le stelle più cattive. Anche quella faccenda degli scandali sessuali per l’ex premier Matteo Renzi: nulla da fare, il gossip dovrà aspettare congiunture astrali più favorevoli. E fortuna che gli astri hanno interpretato male pure il futuro di Vincenzo Nibali. Ma quale Giro d’Italia! Punterà tutto sulle Olimpiadi, avevano giurato i maghi più quotati. Infatti s’è visto: zero medaglie e trionfo alla corsa rosa.

È tempo di astrologi, veggenti, sensitivi, illusionisti. Sono tutti schierati come soldatini sul fronte del domani, tutti pronti a prevedere che anno sarà il 2017. Amore, salute, denaro, lavoro, ma anche politica, sport, scenari internazionali... Le previsioni si moltiplicano e il risultato è un tuffo nel mondo dell’inconsistenza, dove le profezie sono tanto più azzeccate quanto più generiche. Esempio: «Avremo un lutto nel mondo dello spettacolo», oppure: «Assisteremo a una catastrofe», due eventualità che praticamente è impossi-bile non si verifi-chino da qualche parte nel mondo.
Il Cicap fondato da Piero Angela
«Ci sono milioni di persone che vivono tutto questo non come un gioco ma lasciandosi condizionare la vita dagli astrologi» premette lo psicologo Massimo Polidoro. «Impera a ogni livello sociale il “non ci credo ma...”. E allora noi ci prendiamo la briga ogni fine anno di ripescare le previsioni dell’inizio e di dimostrare che gli astrologi non sono in grado di prevedere assolutamente nulla». «Noi» sarebbe lo staff del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze fondato da Piero Angela nel 1989. Succede ogni anno: quando arriva dicembre un gruppo di volontari riapre i fascicoli messi via a gennaio e controlla ad una ad una le intuizioni dispensate dai veggenti via blog, social network, riviste, quotidiani, canali televisivi, siti web...
Il Divino Otelma e la Boschi
Giorni e giorni di studio e comparazione con la realtà per arrivare sempre agli stessi risultati. E cioè che si possono fare previsioni scontate se si usa il buon senso e se ne possono fare di non smentibili semplicemente perché troppo generiche. Tutto il resto o è giusto per puro caso o è completamente sbagliato, e lo è quanto più diventano precisi gli argomenti sui quali il mago di turno si è espresso. Il Divino Otelma, per esempio. Il rapporto annuale del Cicap ricorda: aveva anticipato che Maria Elena Boschi avrebbe avuto un figlio «probabilmente maschio» tra l’autunno del 2015 e la primavera del 2016.

Non solo ha sbagliato ma ha pure perseverato nell’errore dato che di quel figlio non c’è traccia ancora oggi. Lettori fedeli degli astri come Stefanova e Marco Pesatori erano convinti che il 2016 sarebbe stato l’anno degli anni per Federica Pellegrini. «Se non vince l’oro, può vincere l’argento, anche il bronzo» si era tenuto largo Pesatori. Come sappiamo, la nostra campionessa si è piazzata al quarto posto ed è tornata dalle Olimpiadi senza medaglia.
La finale di Champions
Ancora sport. Le stelle volevano una finale di Champions League fra una squadra spagnola e una tedesca e invece hanno dovuto assistere al derby fra Real e Atletico Madrid. E che dire della «configurazione planetaria eccellente» per lo schermidore Aldo Montano che invece è stato eliminato agli ottavi? Vogliamo parlare della politica internazionale? «Cameron avrà un periodo burrascoso a fine anno» vide anzitempo Grazia Mirti. E invece «si è dimesso dopo la Brexit a giugno, ora vive più tranquillo», fanno notare dal Cicap. E ancora: «Nessuno degli astrologi che abbiamo seguito ha previsto la vittoria del Portogallo agli Europei o il successo di Trump».

Massimo Polidoro dice che «la gente si abbandona alla ricerca di un futuro già scritto perché vuole conferme, rassicurazioni, e perché spaventa pensare che il destino si debba scriverlo vivendo...». Ma i veggenti nei prossimi giorni ci diranno già tutto sull’anno che sta arrivando. Tutto, cioè niente. Qualche esempio? Avremo un’estate calda, ci saranno tensioni politiche, morirà una persona famosa...

La Madonnina pugnalata: il dipinto insanguinato nella città che scorre

Corriere della sera

di Giuseppe Tesorio

Dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso avvenuto nel 1242 

 

L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)
L’immagine della Madonna dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro (Fotogramma)

Sapessi com’è strano (e salutare) passeggiare a Milano, per le vie sonnacchiose di festa. Magari dietro a un pensiero di fede, perché in fondo, era quello il cuore del Natale, e non altro. Davanti a un Bambinello, lasciato solo nel silenzio delle chiese, tra santi e incensi. Come sono belli i presepi nelle chiese. A fianco del Teatro alla Scala, in via Verdi, c’è il santuario di San Giuseppe. Sotto il primo altare di sinistra, è racchiuso un presepio in terracotta policroma del XVIII secolo. Piccolo, semplice.

Una Madre amorevole, un padre protettivo, un Bambino che aspetta solo uno sguardo. O forse un dono. Ne abbiamo fatti tanti nei giorni di festa appena passati. Abbiamo pensato a tutti. Ma non ci sono pacchetti colorati per questo Bambinello. Sul sagrato è quiete, quattro passi ed è già piazza della Scala. Ed è subito Milano. In questa città che mal sopporta il dolce far niente, come è utile «perdere» il tempo cercando niente e trovando molto, ché più lenti si fanno i passi, più si ritrovano storie abbandonate.

Per esempio, all’angolo tra via Falcone e via Speronari, dietro la Basilica di Santa Maria presso San Satiro, a due passi dal Duomo. Satiro era fratello di Sant’Ambrogio e l’unica chiesa a lui intitolata è questa. Nel 1242, qui c’era solo una minuscola cappella, con il sepolcro del santo. Scorcio suggestivo, con quel campanile che pare appoggiato nel vicolo, la cappella bramantesca e la via Falcone, tra le strade più antiche della città.

Qui c’era l’albergo con l’insegna del falcone, hospitium falconis, noto già nel Trecento, poi locanda fino agli anni Venti del ’900. Rione poco raccomandabile a dire il vero, si giocava d’azzardo e si vendeva l’amore. Ma era il bello della città dell’epoca: diavolo e acqua santa in ogni borgo, bische e chiese. Oggi, passa quasi inosservato, dietro la cancellata d’angolo, il dipinto della Madonna col Bambino, che ricorda un fatto miracoloso, avvenuto nel 1242.

Quella notte, tal Massazio da Vigonzone, borgo del pavese, fu spennato al gioco, perse tutto e non sapendo più contro chi imprecare, giunto davanti alla chiesa, sfogò la sua ira «pugnalando» l’immagine sacra che stava sul muro. Al terzo colpo di lama, dai buchi non uscì malta, ma sangue, che colò sul braccio del Bambino e sulla Madonna.

Massazio, ritornato in sé, cadde in ginocchio. Il popolo gridò al miracolo, il posto divenne luogo di culto e il giocatore incallito si fece frate. Il dipinto originale (e pugnalato) fu spostato all’interno, sull’altare; ma una bella copia rimane sulla strada. E questa volta è protetta da una cancellata. La città scorre oltre.