sabato 14 gennaio 2017

Guai-fi

La Stampa
massimo gramellini

La decisione del sindaco di Trieste di introdurre il wi-fi gratuito sui mezzi pubblici avvicina pericolosamente la città giuliana a Parigi, Londra e altri luoghi di perdizione dell’Occidente succube e depravato. Nei Paesi seri come la Corea del Nord il wi-fi non esiste nelle case, figuriamoci sugli autobus. Spesso non esistono nemmeno le case. Fortuna vuole che contro l’Internet mondialista e tentatore si sia sollevata in tutta la sua magnificenza la sezione locale della Lega, che ha posto fieramente il veto.

La motivazione dei salvini-triestini non fa una grinza: i migranti potrebbero servirsi del wi-fi gratuito per trasformare gli autobus in un bivacco di tappeti, dove navigare a sbafo sul web tutto il santo giorno con i loro telefonini quasi sempre rubati, e senza neanche un fratello o una sorella Occhionero (cognome chiaramente ereditato da qualche parente ficcanaso) che si prenda il disturbo di spiarli. 

A giudicare dai commenti che ho visto fiorire in Rete sotto la notizia, i pensatori da tastiera hanno accolto entusiasticamente la mossa leghista. La linea è: aiutiamoli a casa loro, mandandogli un modem. Con lo stesso spirito del tempo si potrebbero chiudere i parchi, noto covo di drogati, e abbattere i ponti sotto i quali dormono tanti barboni. Quanto al wi-fi gratuito, per i cultori della società chiusa a doppia mandata andrebbe posizionato accanto a uno strapiombo, invitando i migranti a fare finalmente un passo avanti.