venerdì 31 marzo 2017

Le dieci regole per chi cerca di curarsi con “dottor Google”

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Nove italiani su dieci cercano online informazioni sulla salute e ben il 44% crede che affidarsi a «dottor Google» sia «poco o per nulla rischioso». Mettersi al riparo dalle false informazioni è una necessità percepita dagli stessi internauti, a giudicare dal successo dei numerosi decaloghi di buone norme per non farsi ingannare. 

Lo scorso gennaio, in occasione dell’incontro «E-HealthKit: tra bufale e verità. Le due facce della salute in rete» in cui è stato presentato anche un decalogo sulla «health literacy», il dirigente di ricerca Dipartimento del farmaco, direttore del reparto di medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Malorni, aveva annunciato che entro aprile prossimo l’Istituto lancerà un portale anti bufale contenente informazioni certificate per i cittadini su patologie e falsi miti.

L’ultimo decalogo, in ordine di tempo, è stato lanciato in occasione della speciale edizione di #MeetSanofi dal titolo «Social Health, istruzioni per l’uso» svoltasi a Riccione in occasione del meeting «Home of Therapies» che ha riunito oltre 350 infermieri. Lo riportiamo di seguito.

1)Le fonti prima dei contenuti
È importante verificare le fonti, per capire chi sta offrendo quella specifica informazione. Meglio affidarsi a siti istituzionali o ufficiali, che garantiscono autorevolezza e rigore scientifico.
2)Il dottor Google non è laureato in medicina
Non dimenticare mai che la ricerca su Google spesso porta in primo piano contenuti personalizzati in base a ciò che Google sa di noi o siti che vantano molte visite per motivi non sempre legati alla loro autorevolezza. 
3)Blog e forum: belle storie, poca scienza
Su blog e forum si possono trovare storie di pazienti e racconti di familiari che suscitano empatia e coinvolgono emotivamente. Da leggere con occhio critico. 
4)Sempre chiedere la data
La data di pubblicazione di un articolo è importante. A volte notizie vecchie di anni vengono nuovamente condivise da siti o blog per motivi spesso strumentali in modo da ottenere molte visite. 
5)Ho cercato i miei sintomi: sto per morire
Quando si cercano sintomi o condizioni patologiche sul web, spesso si innescano meccanismi psicologici che portano a porre più attenzione alle informazioni negative. Importante leggere con senso critico e affidarsi sempre al medico.
6)Più è facile, meno è affidabile
Se un sito propone soluzioni facili o rimedi universali, è probabile che sia poco affidabile. Ogni paziente è differente (in base a età, sesso e caratteristiche fisiche) e richiede un percorso di cura personalizzato e specifico, che solo il medico può indicare. 
7)Lo dice Las_Tampa!
Anche per i contenuti con migliaia di condivisioni sui social vale la regola delle fonti. Spesso i siti che condividono notizie costruite ad hoc per raccogliere like e condivisioni usano nomi simili ai più importanti quotidiani (es. «Corriere della Serra» o «Fatto Quotidaino»).
8) Complottisti della salute: no grazie
Capita spesso di incorrere in siti e blog che pubblicano notizie catastrofiche relative a farmaci, patologie o inquinamento ambientale con effetti sulla salute. Queste notizie spesso sono create apposta per generare condivisioni e non hanno alcun fondamento scientifico.
9)Farmaci online: solo sui siti sicuri
Attenzione alla vendita dei farmaci online da parte di siti non ufficiali e non autorevoli. La vendita attraverso il canale digitale è riservata ai farmaci da banco e il sito deve essere autorizzato alla vendita dei farmaci online: si può verificare questo requisito grazie al bollino di sicurezza.
10)Basta: vado dal medico!
Medico e farmacista devono restare i principali punti di riferimento per decidere in materia di salute. Cercare informazioni può essere utile per saperne di più, ma sulla scelta di un percorso di cura solo il medico può fornire informazioni corrette e ponderate. 

La secessione di Roma

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mattia feltri

Roberto Maroni e Beppe Sala sono volati a Londra per spiegare quanto è bella, moderna ed efficiente Milano. Sperano di ospitare l’Agenzia europea del farmaco che abbandonerà il Regno Unito, ormai extracomunitario. Nel caso andrà nel Pirellone in attesa della nuova sede, forse nelle vecchie acciaierie Falck dove sta per nascere un polo della ricerca e della salute fra i più grandi al mondo e con l’Agenzia, che porterebbe 140 mila visitatori l’anno, sarebbe il più importante d’Europa.

Siccome Brexit è un’opportunità enorme, ci sono stati incontri con Jp Morgan, Goldman Sachs, Merril Lynch. Più o meno nelle stesse ore, Virginia Raggi, reduce dagli sci, si è occupata del piano nomadi e del Punto verde qualità della Madonnetta, due delibere di iniziativa popolare, mentre il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, parlava delle eccellenze regionali a Vinitaly. 

Non è una questione di partiti: Maroni è della Lega, Zingaretti e Sala sono del Pd, Raggi del M5s. È che Milano ormai gioca un’altra partita, in un altro campo, in Europa. E infatti il suo Pil pro capite è di 45 mila euro, quello di Roma 31 mila. Da Roma stanno scappando, verso Milano, Sky e Almaviva e forse Eni. Non si faranno le tre torri di Libeskind in opposizione ai palazzinari, e a cui erano interessate alcune multinazionali (che parola terribile!).

Ci si affida alla saggezza del popolo, che magari ha idee interessanti ma non altissima visione. In un lombardo che vive nella capitale, come chi scrive, l’orgoglio per Milano non lenisce il dolore per Roma.

Il lupo sull’uscio

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mattia feltri

La storia dei delfini delle Eolie, ammirati fra gridolini di gioia dai turisti, e combattuti dai pescatori perché si mangiano tutto il pesce, suggerisce scanzonate analisi antropologiche. Anzitutto pare che i pescatori esagerino un po’, e ci marcino per spuntare sussidi, ma un pescatore è un pescatore, non un milionario, mentre il turista, dopo l’emozionante contatto con l’amorevole cetaceo, se ne torna in città nel suo caro asfalto. Dove, però, comincia a essere inseguito dall’esotica fauna: tutti sanno che i cinghiali, detestati e dispotici padroni della Maremma, sono arrivati in periferia: a Roma un motociclista ci è andato a sbattere ed è morto.

Un meraviglioso esperto ci ha spiegato che fare in caso di incontro col cinghiale: non dargli le spalle, non guardarlo negli occhi, e se attacca schivarlo all’ultimo, come i toreri. L’ha detto davvero, abile mossa e olé, in punta di piedi. Di conseguenza i fan dei lupi si sono rianimati: proteggiamoli, che mangiano i cinghiali! E però, sarà per non farsi mangiare, ma tutti i cinghiali sembrano essersi trasferiti a Roma. In compenso i lupi si mangiano le pecore dei pastori di Amatrice. «La modernità ci ha portato il lupo sull’uscio», ha detto un giorno un saggio pastore amatriciano.

Dunque, molta commozione e solidarietà col terremotato, purché lasci stare i lupi. Quelli se li tenga. E così vien da dire che gli animalisti abbondano dove scarseggiano gli animali, e viceversa. Ma si fa per scherzo, eh, ché il lupo va protetto, ma il rubrichista lo abbattono volentieri. 

Il telegramma di Himmler al Gran Muftì di Gerusalemme: al vostro fianco contro gli ebrei

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giordano stabile

Il documento scoperto nella National Library di Israele, spedito il 2 novembre 1943


Heinrich Himmler e il Grand Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini (Foto Bundesarchiv)

Un documento riemerso dalla National Library di Israele getta nuova luce sui rapporti fra la Germania nazista e il Grand Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini. E consolida in qualche modo la tesi del premier Benjamin Netanyahu che il religioso abbia giocato un ruolo nell’incitare allo sterminio degli ebrei. E’ un telegramma spedito dal capo delle Ss Heinrich Himmler a Husseini, il 2 novembre 1943, nel ventiseiesimo anniversario della Dichiarazione di Balfour.

Himmler ricorda che la Grande Germania è stata una “strenua sostenitrice” della battaglia “degli arabi in cerca di libertà, in particolare in Palestina, contro gli ebrei invasori”. In nemico in comune, continua, “sta creando una solida base per l’unità fra la Germania e gli arabi nel mondo. In questo spirito, vi auguro, nell’anniversario della Dichiarazione di Balfour, di continuare la lotta fino alla grande vittoria”.

Proprio la citazione della Dichiarazione di Balfour ha portato a riemergere il documento. La biblioteca stava infatti conducendo una ricerca di tutte le testimonianze sul tema nel centenario della Dichiarazione. Il telegramma era stato confiscato dall’esercito americano nel 1945, dopo la disfatta della Germania nazista, dove viveva il Gran Muftì. Poi era entrato in possesso dell’Haganah, l’organizzazione ebraica che ha portato alla nascita di Israele. E infine era arrivano alla National Library, dove è rimasto sepolto fino ad ora.

Il documento originale, ingiallito ma in perfetto stato di conservazione, è stato pubblicato sul giornale Haaretz. E naturalmente si è riaccesa la discussione sulle frasi di una anno e mezzo fa di Netanyahu, quando aveva accusato il Gran Muftì di aver suggerito a Hitler di “bruciare” gli ebrei, il loro sterminio. Poi il premier aveva fatto marcia indietro in mancanza di prove storiche. Il telegramma non prova che quella conversazione abbia veramente avuto luogo ma conferma i rapporti “calorosi” fra i nazisti e il leader religioso.

L’incontro fra Hitler e il Gran Muftì è però del novembre 1941, due anni prima del telegramma di Himmler. Lo sterminio degli ebrei, come conferma Dina Porat del Museo dell’Olocausto Yad Vashem, sempre citato da Haaretz, “era già cominciato da un pezzo” e i nazisti stava già uccidendo gli ebrei “e avevano già abbandonato l’idea che l’emigrazione forzata e l’espulsione fossero una soluzione”. Il telegramma ribadisce comunque l’esistenza di un’alleanza ideologica fra nazisti e il Muftì in quel preciso momento storico.

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