domenica 9 aprile 2017

Un bug del chip wifi mette a rischio i telefoni Android

lastampa.it
andrea nepori

Un componente di Broadcom, diffuso su moltissimi dispositivi, permette di prendere il controllo di un dispositivo connesso ad una rete wireless ad hoc. Gli iPhone sono già sicuri



Un nuovo bug mette a rischio la sicurezza della maggior parte dei telefoni Android. Questa volta non si tratta di una vulnerabilità del sistema operativo o di una libreria software: il problema risiede in un chip per la connessione Wi-Fi sviluppato dall’americana Broadcom. 

Il componente, implementato su un numero molto ampio di telefoni Android e anche su iPhone, non include alcune misure di sicurezza standard che servono a limitare i cyberattacchi.
ll bug è stato scoperto dai ricercatori di Project Zero, team interno di Google nato nel 2014 allo scopo di scovare vulnerabilità di tipo «zero day» (cioè ancora ignote al produttore del software o dell’hardware) prima che finiscano nelle mani sbagliate. Per sfruttare la falla del chip Broadcom basta una rete Wi-Fi creata ad hoc con cui l’attaccante può generare un problema di gestione della memoria sul componente (in gergo, uno stack overflow).

Il passo successivo consiste nello sfruttare l’errore per scrivere codice direttamente sul dispositivo preso di mira. Nella prova di concetto con cui hanno dimostrato il problema i ricercatori hanno trasferito solo dati innocui, ma un malintenzionato, in uno scenario reale e plausibile, potrebbe riuscire prendere il controllo del dispositivo. L’unità di protezione della memoria (MPU) del chip, una difesa contro questo genere di attacchi, si è rivelata inefficace ed anzi faciliterebbe la scrittura di codice non autorizzato in memoria. Broadcom, avvisata del problema, ha fatto sapere che nei chip più recenti l’efficacia della MPU è stata migliorata.

Al momento non esistono soluzioni manuali per limitare il rischio. Il consiglio di non connettere i propri dispositivi a reti aperte in luoghi pubblici è sempre valido, ma in questo caso non è una misura sufficiente. Anche disattivare del tutto la connessione Wi-Fi in luoghi affollatti come i bar o gli aeroporti potrebbe non essere sufficiente. Molti modelli di Android effettuano comunque una scansione delle reti wireless disponibili - operazione sufficiente per innescare l’attacco - anche quando la Wi-Fi è stata disattivata dalle Impostazioni.

L’unica soluzione, dunque, è attendere la patch ufficiale. Google ha fatto sapere che un aggiornamento sarà disponibile a breve. Il problema, come sempre nel caso del sistema operativo mobile di Big G, è che ci vorranno settimane - se non mesi - perché la patch venga diffusa anche ai dispositivi terzi che montano una versione personalizzata di Android. Il consiglio è di seguire con attenzione le indicazioni del produttore del proprio dispositivo ed installare i prossimi aggiornamenti di sicurezza non appena disponibili. 

Per gli utenti iPhone e iPad, invece, è già disponibile una soluzione. La patch è stata diffusa con l’aggiornamento 10.3.1 di iOS, disponibile da lunedì scorso.

Sesso ? No grazie. Quelle notti siberiane tra moglie e marito

lastampa.it
a cura di maria corbi



Cara Maria, non so neanche io perché le scrivo, non è una cosa che fino ad oggi avrei mai fatto, rivolgermi ad una Posta del cuore. Ma è notte, sono insonne, ho con me la copia de La Stampa con la sua rubrica e di istinto le scrivo. Ho poco più di cinquant'anni e una bella vita, non posso non dirmi soddisfatto. Una famiglia, una moglie splendida, due figli maschi ormai maggiorenni e una femminuccia arrivata solo 10 anni fa. Un lavoro che molti definirebbero di prestigio. Una casa comprata con il mio lavoro, tanti amici, relazioni.

Qualcuno potrebbe invidiarmi, ma io oggi mi sono ritrovato a invidiare il mio collaboratore domestico quando arrivando in cucina ho visto sua moglie che con un gesto molto intimo lo stringeva a sè. E ho pensato a mia moglie che amo e che desidero ma che da troppi anni, dopo la nascita della bambina, non vuole fare l’amore. Quando siamo con gli altri è affettuosa, mi chiama: «Amore», mi prende la mano, nessuno potrebbe pensare a quel gelo che cala tra di noi quando rimaniamo soli.

Il letto coniugale è come la Siberia, freddo e bianco, e così ogni notte io mi alzo e finisco sul divano, frustrato. Desidero mia moglie e non vorrei tradirla, ma non ce la faccio a vivere come un monaco. Quando l’altro giorno a una colazione di lavoro ho incontrato una amica dei tempi del liceo ho provato la tentazione. Il suo sorriso, la sua mano nella mia, quando ci siamo salutati con un bacio sulle labbra. È bastato poco per farmi capire che sono sull’orlo del precipizio. Da una parte la sicurezza, tranquillità di una famiglia. Dall’altra parte la fine del mondo conosciuto, ma anche l’ebrezza di un nuovo inizio. Il sesso. Che fare?
Alfredo 1966



Caro Alfredo, non è la prima lettera che ricevo su questo tema, è la firma è sempre di un uomo. Io non so se tra voi maschietti vi confidate cosa accade nel talamo nuziale o solo cosa accade nei talami extra-nuziali. Probabilmente non sono temi che trattate nelle vostre cene di fratellanza a differenza delle vostre compagne che sicuramente parlano di questo con le amiche quando escono. Andando molto più nel dettaglio di quanto non siate capaci di fare voi. Ti sarebbe utile ascoltare da lontano queste conversazioni femminili per capire che quello che capita a te è molto comune.

Nel corso di una lunga convivenza, il desiderio può scemare. Prima di tutto una donna quando diventa madre dedica gran parte di se stessa ai figli. È prima madre e poi moglie. E questa è una realtà anche se difficile da ammettere. Ma c’è anche un’altra grande differenza tra uomini e donne rispetto al sesso. Perché mentre per lei è sempre necessario investire di emozioni l’atto sessuale, essere «innamorate» o almeno immaginare di esserlo, per lui non è così. Il sesso può benissimo esistere al di là dell’amore e anche della passione.

I mariti spesso vivono il letto come fosse la sala della palestra. Dove sollecitare le endorfine.
In un giro di opinioni raccolto tra donne quello che dà più fastidio, per esempio, è essere svegliate nel cuore della notte o all’alba dal compagno che in quel momento preciso deve fare sesso. E non pensa che la sua compagna di letto sia nella fase rem del sonno, per esempio. Insomma il sesso come atto fisico. Più ginnastica che passione e condivisione.

Alla lunga questo egoismo logora il desiderio delle donne. Qualcuna resiste per tenere insieme la famiglia, ma molte non ce la fanno e vogliono cercare ancora l’amore con la A maiuscola e il sesso con la S maiuscola. In questo ragionamento mi sono sicuramente persa qualcosa, e ho dovuto procedere per generalizzazioni, ma credo che le cose stiano più o meno così. D’altronde il fatto che ci siano sempre più matrimoni bianchi qualcosa deve pur significare. Ti riporto la risposta che mi ha dato un amico a cui ho parlato della tua lettera: «Ma allora non è un matrimonio bianco, è un matrimonio normale, faccia come facciamo tutti, si trovi un amante». Cinismo all’italiana. Che fare? Non ne ho idea.

Un amore di 85 anni fa racchiuso in 375 lettere salvato quando sembrava destinato al macero

lastampa.it
gianfranco quaglia

Ritrovata nei rifiuti a Lu la fitta corrispondenza di due monferrini degli Anni Trenta. Lui Rino, è un ingegnere del paesino del Monferrato, sempre in giro per il mondo, lei, Emilietta, impiegata novarese, che lavorava a Milano


È l’estate del ’32. Rino viaggia fra Francia, Svizzera, Gran Bretagna. Solo dopo tre mesi dal Lei si passa al Tu, l’ingegnere osa un approccio rivolgendosi alla futura sposa chiamandola «Miulina». Nella foto il giorno delle nozze

Affiora dal passato, anzi da un sacco destinato all’immondizia, una love story che oggi, ai tempi di Facebook, forse non verrebbe degnata di uno sguardo. Ma le 375 lettere di due piemontesi, che negli Anni 30 si erano conosciuti solo per corrispondenza, prima con il rigoroso lei, poi osando il tu, sono una testimonianza d’amore d’altri tempi. Un amore nato e alimentato tra Ginevra, Parigi, Londra, la risaia novarese e le colline del Monferrato.



IL FIENILE-MUSEO
La storia, sul punto di finire al macero assieme a tante altre carabattole da rottamare, è stata salvata da Maria Gabriella Trisoglio di Vignale Monferrato (Alessandria), titolare dell’agriturismo La Pomera, che ha trasformato il fienile della sua azienda in un museo contadino ricco di simboli, attrezzi, abiti, la ricostruzione di una scuola e delle antiche Poste: uno spaccato socio-economico di vita in campagna. E in un angolo quelle lettere che parlano di un amore complicato, coltivato per anni a distanza solo attraverso le missive e poi coronato come in un romanzo di Liala.

I figli di questa coppia, scomparsa da anni, si sono trasferiti all’estero, abbandonando ogni legame con il Monferrato, e quelle lunghe lettere scritte in bella calligrafia erano già state ammucchiate con altro materiale di scarto. Quando Gabriella l’ha saputo si è precipita a Lu, paese poco distante da Vignale dove è cominciata questa storia. Ha recuperato il plico, il vestito da sposa e alcune immagini in bianco e nero che documentano il giorno del matrimonio. La love story è emersa pagina dopo pagina, in quelle righe scritte con il pennino intinto nel calamaio.



LA STORIA
Lui, Rino, è un ingegnere di Lu, apprezzato manager come si direbbe oggi, specializzato a riconvertire e rilanciare aziende tessili in difficoltà. Tanto da essere richiesto in tutta Europa. Viaggia molto, si sposta da una capitale all’altra e un certo punto sente il bisogno di accasarsi. Per la verità è un amico che quasi a sua insaputa gli procura un annuncio su un quotidiano: «Giovane ingegnere, ottima posizione ecc. ecc».

Rispondono in 300, lui vaglia tutte le risposte, una lo colpisce per dolcezza e semplicità: è di Emilietta, impiegata di Novara che ogni mattina sale in treno per andare a lavorare in uno studio legale di Milano. Fra i due s’intreccia una fitta corrispondenza con recapiti che cambiano continuamente all’indirizzo di Rino: Ginevra, Parigi, Londra, Berlino. È l’estate del ’32. Solo dopo tre mesi dal lei si passa al tu, l’ingegnere osa un approccio rivolgendosi alla futura sposa chiamandola «Miulina». Un vezzeggiativo, è il segno di un amore che ormai si è fatto strada. Dopo sei mesi un’altra pagina con un incipit ancora più azzardato: «Miulina, mia adorata tutta d’oro e di diamantini...».



Dopo due anni dalla prima lettera Rino e Miulina si incontrano per la prima volta in Italia e si sposano: l’ingegnere riprende i suoi viaggi e da lì a poco scoppia la guerra, che tuttavia non interrompe la bella abitudine di scriversi.

Maria Gabriella Trisoglio ha catalogato le lettere in un raccoglitore posato su un tavolinetto, accanto l’abito da sposa e l’album fotografico: una nicchia venerata nel museo-fienile. Ai visitatori fa da cicerone e sfogliando le lettere racconta come quella storia nacque, crebbe e si sviluppò sull’onda delle emozioni scritte con parole giuste. Quando Facebook non esisteva e le Poste erano puntuali.