martedì 11 aprile 2017

Una task force per portare l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione

lastampa.it
andrea signorelli

I chatbot aggiusteranno la burocrazia italiana? Aperte oggi le candidature per il gruppo di lavoro che si studierà le applicazioni della AI nella macchina amministrativa



Associare i termini intelligenza artificiale e pubblica amministrazione italiana può fare un certo effetto, considerando come la nostra burocrazia non sia solitamente associata, in termini di innovazione ed efficienza, alla Silicon Valley. Quel che è certo, però, è che le potenzialità del machine learning e degli algoritmi informatici – che promettono di trasformare radicalmente una gamma di settori vastissima; dalla medicina al mondo dei trasporti, dal turismo fino all’arte – potrebbero avere un impatto enorme sulla PA, ottimizzando i processi burocratici e migliorando il rapporto tra stato e cittadini.

Proprio per indagare quest’ultimo aspetto, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha aperto oggi le candidature per la creazione di una task force che studi le nuove tecnologie di intelligenza artificiale e come «la loro diffusione possa incidere nella costruzione di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini, (...) analizzando le possibilità di semplificazione, informazione e interazione». E, probabilmente, anche per studiare le possibili ricadute in termini occupazionali dell’introduzione della AI nella macchina pubblica (e più in generale nel mondo del lavoro).

I candidati, che hanno tempo fino al 21 aprile per compilare il form che si trova a questo link, avranno non solo il compito di analizzare le applicazioni dell’intelligenza artificiale, ma anche di mappare i centri (universitari e non) che operano in questo settore e studiare i lavori già avviati da amministrazioni centrali e locali internazionali.

In questa fase iniziale, l’attenzione sembra essere rivolta soprattutto alle potenzialità offerte dai chatbot (interfacce intelligenti con le quali si può comunicare in forma testuale o vocale e che sono in grado di comprendere il linguaggio naturale), prendendo ad esempio anche il lavoro di alcune organizzazioni umanitarie che utilizzano questi strumenti per compiti estremamente delicati, come il supporto psicologico ai rifugiati siriani.

È facile immaginare quale potrebbe essere uno degli obiettivi di questo lavoro: la creazione di un’interfaccia testuale in grado di rispondere in qualunque momento, senza code o attese, alle domande dei cittadini e in grado di fornire in tempo reale documenti, file, certificazioni e quant’altro. Oppure «un governo cognitivo», come si legge nel post ufficiale pubblicato su Medium, «che autoapprende e che riesce a delegare all’intelligenza artificiale molte attività che possono essere automatizzate, come raccogliere, analizzare e interpretare i dati; azioni considerate ossessive e alienanti».

Per il momento, però, questo è ancora il futuro: la task force incaricata di portare l’intelligenza artificiale nella PA dovrà prima mettere a punto un piano per sfruttare le tecniche del riconoscimento del linguaggio e tutti gli altri strumenti che possono migliorare la qualità e l’efficienza della pubblica amministrazione. 

Al termine di questa prima fase di lavoro – aperta a tutti coloro i quali hanno esperienza nel settore, a partire da università, enti di ricerca e startup – verrà pubblicato un rapporto per indicare quali linee guida l’Italia dovrà seguire, nel tentativo di stare al passo con amministrazioni che, già da qualche tempo, stanno seguendo molto da vicino il fenomeno dell’intelligenza artificiale.

Reati in calo a Milano, ma è boom per le richieste di porto d’armi

lastampa.it



Sarebbero in netto calo rispetto all’anno scorso i reati nelle aree di Milano e Monza: è quanto si evince dai numeri forniti questa mattina dalla Questura ai giornalisti che hanno incontrato Marcello Cardona, il nuovo questore della città. Nonostante questo però è esponenziale l’aumento delle richieste di porto d’armi. 

Secondo il questore potrebbe essere conseguenza di una percezione della sicurezza che non rispecchia i numeri positivi: «Da quando sono arrivato, non ho mai smesso di firmare dinieghi», ha detto al numero crescente di richieste e all’altrettanto crescente stretta per il rilascio.
Le licenze di porto d’arma per uso caccia o sportivo (rilasciati o rinnovati) passano infatti dai 6.120 del 2015 ai 5.983 del 2016; i dinieghi e le revoche dai 271 a 606; il nulla osta per l’acquisto di armi dai 105 ai 79. Durante l’incontro con la stampa, il questore ha ripetuto più volte che uno dei principali impegni del suo mandato sarà quello di cambiare la percezione della sicurezza nei cittadini, «un lavoro complesso che richiede la partecipazione di tutte le parti e che deve essere concreto e quotidiano»

Pressoché raddoppiato il lavoro dell’Ufficio prevenzione generale, quello che coordina le “volanti”: dai 56mila interventi si è passati ad oltre 122mila in un anno. Diminuiscono i furti e le rapine in abitazione (-3,6%, -17,6%) e, nonostante i ripetuti e recenti episodi soprattutto nelle farmacie, sarebbero in diminuzione le rapine negli esercizi commerciali (-13%); di contro, aumentano quelle in banca (+11%), così come aumentano i furti con destrezza (+6,1%). Il periodo di riferimento è quello che va da marzo dell’anno scorso a marzo di quest’anno, e, al contrario di quanto percepito, fa ben sperare la diminuzione del 6% dei maltrattamenti in famiglia e dei reati di “stalking” (-13%). Rimane stabile il dato degli omicidi volontari: 20 in entrambi gli anni. 

Che la droga sia in aumento in città è un dato che corrisponde anche al quantitativo sequestrato dalla polizia: oltre 32 chili di eroina (contro i 28 dell’anno scorso), con una nuova impennata della cocaina: ne sono sequestrati 158 chili contro gli 89 del 2015-2016; diminuisce l’hashish dai 1000 ai 600 chili, mentre aumenta di nuovo la marijuana che passa da 100 a 157 chili. In questo senso il Questore si è detto «grato al Sindaco per l’opera di riqualificazione progettata per zone come Rogoredo». Carico di lavoro moltiplicato quello dell’ufficio immigrazione: solo le richieste di asilo politico hanno raggiunto quota 6mila in un anno, almeno 2mila in più rispetto all’anno precedente.

In 12mesi sono aumentati da 404mila a 427mila gli stranieri che soggiornano nell’area di competenza della questura di Milano: per la maggior parte si tratta di egiziani (quasi 70mila) seguiti da filippini (48mila) e cinesi (46mila), quindi cittadini provenienti da Perù, Marocco, Albania, Ecuador (28mila), Ucraina (22mila) e Sri Lanka (24mila). Sono aumentati di circa 60mila unità i permessi di soggiorno rilasciati e rinnovati. Impennata di stranieri accompagnati alla frontiera: erano 291, sono diventati 749 nel giro di pochi mesi.

Proprio il tema dell’immigrazione e dell’integrazione è stato al centro della riflessione del questore: «Dobbiamo garantire diritti umani e sicurezza. In questo il prefetto Lucia Lamorgese sta facendo un lavoro straordinario. Ma se uno straniero non è in regola deve andare via, perché in questo Paese non teniamo chi commette reati», ha detto Cardona, che aveva a fianco la dirigente delle `volanti´ Maria Jose Falcicchia e il capo di gabinetto Giuseppina Suma. 

Minacce a Napoleone e consorte, preso il corvo ma inviava mail

lastampa.it
laura aguzzi



Per lo meno non l’avrà fatto per invidia di non essere Imperatore. Lui, l’uomo che si permetteva di insultare Napoleone e consorte è finalmente assicurato alla giustizia. No, non quella divina. Anche se il dubbio visto l’arco di tempo trascorso è comprensibile. Parliamo della giustizia di questa Terra, della polizia francese per l’esattezza: già, perché a dire il vero le minacce “disgustose e irripetibili” all’indirizzo di Napoleone e consorte arrivavano via mail. D’accordo, dev’esserci qualcosa che non torna in questa storia... Di cosa diavolo stiamo parlando? 

Giù la maschera, il Napoleone di cui parliamo non è il vero figlio corso di Carlo Maria Buonaparte e Maria Letizia Ramolino, l’imperatore dei francesi dal 1804. Piuttosto è Frank Samson, di professione avvocato, interprete nel 2015 del Bonaparte nella maestosa rievocazione storica nel bicentenario della battaglia di Waterloo. Evento capace di mobilitare oltre settemila comparse e smuovere una folla di pubblico e curiosi. Prima di quell’evento, all’incirca nel febbraio 2014, il signor Samson-Bonaparte era stato oggetto di una serie di mail minacciose e infamanti, inviate da un anonimo e misterioso “corvo”. Forse per l’invidia per il momentaneo ritorno in auge dopo l’Elba? L’indagine lo esclude. 
Insulti, minacce, offese, diretti non solo a Napoleone ma alla stessa imperatrice.

Un fatto increscioso che aveva spinto Samson a mettere una taglia sulla testa del “corvo” (o meglio sulla sua identità) e, meno aristocraticamente, a denunciare il fattaccio alla polizia postale. «Discretamente ma efficacemente la polizia ha fatto il suo lavoro - racconta oggi Samson-Bonaparte sulla sua bacheca Facebook, seguita da appassionati di rievocazioni e curiosi - Abbiamo identificato il corvo!» esulta. 



Non ci è dato sapere di chi si tratti. Quello che è certo però è che non si tratterebbe di qualcuno addentro al mondo delle rievocazioni storiche. Se questo dato rincuora il buon Samson, non più in timore di possibili tradimenti politici, delude i fan sfegatati della dietrologia. Immaginate che bello se fosse stato un suo prossimo generale a tradirlo! Quante storie, quante possibili spiegazioni, sotterfugi... La lezione però l’abbiamo imparata da piccoli: «La Storia non si fa con i se e con i ma». 

Dovremmo dunque accontentarci di immaginare piccole invidie personali sul posto di lavoro e non grandi ideali sul campo di battaglia. Sembra infatti che questo “corvo” fosse in realtà un collega del Bonaparte-Samson. Sia quel che sia, la banalità delle perfidie quotidiane non ci permetterà di dimenticare la grandeur del Bonaparte. Questa volta a Waterloo ha avuto la sua rivincita. Almeno sul corvo. 

Eversione di Stato

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mattia feltri

L’enormità è questa: l’inchiesta su Consip, sul padre di Matteo Renzi e sul ministro Luca Lotti, è in buona parte un’invenzione. L’encomiabile procura di Roma, che l’ha ereditata da quella di Napoli, accusa il capitano dei carabinieri che conduceva le indagini per conto del pm John Henry Woodcock di avere falsificato e scientificamente omesso le prove. Non fu l’imprenditore Alfredo Romeo a dire di aver incontrato Tiziano Renzi, ma l’ex parlamentare Italo Bocchino. E non erano agenti dei servizi segreti (con, sottinteso, delega a tramare contro la magistratura) quelli che spiavano i carabinieri mentre recuperavano i pizzini di Romeo dai cassonetti, ma era uno qualsiasi, che abitava lì. L’inchiesta è morta.

Poi ci dovremo chiedere, per la millesima volta, quale gara stiano correndo i giornali, e le procure, con lo smercio di notizie a immediata condanna di piazza. Ma il punto – l’enormità – è un altro: c’è stato un tempo in cui si discuteva dell’uso politico della giustizia. Poi si è passati a discutere degli errori giudiziari, e delle decine e decine di politici prosciolti o assolti dopo l’allegra gogna nazionale. Ora, se tutto sarà confermato, ci troviamo di fronte a un corpo dello Stato che fabbrica e manipola e occulta prove contro lo Stato medesimo, contro il presidente del Consiglio, contro un suo ministro e strettissimo collaboratore. Ed è su un episodio di tale portata eversiva che si è condotta battaglia politica. Se non ci fermiamo, siamo perduti. 

Consip

lastampa.it
jena@lastampa.it

Quello intercettato non era il babbo di Renzi…
Vabbè, sarà stato lo zio.

Gli omeopati promuovono la loro giornata mondiale

lastampa

L’efficacia dietro questa pratica di pseudo-medicina è attribuita alla forza di suggestione



L’Amiot (Associazione medica italiana di omotossicologia) celebra oggi la giornata mondiale dell’omeopatia offrendo visite gratuite. Nata in Germania alla fine dell’Ottocento e diffusasi poi in tutto il mondo, anche in Oriente, l’omeopatia è una pratica di pseudo-medicina.

Secondo l’Enciclopedia Treccani, la critica fondamentale mossa dalla medicina ufficiale all’omeopatia è che la sua efficacia non è mai stata dimostrata in maniera scientifica e rigorosa applicando i metodi della sperimentazione clinica. Pertanto la medicina ufficiale, pur non escludendo a priori tale efficacia, tende ad attribuirla alla forza di suggestione: un fenomeno reale, ampiamente documentato, il cui contributo non va sottovalutato particolarmente nelle malattie psicosomatiche. 

Rosy Bindi lascia la politica

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antonella boralevi



Ha 66 anni.”La passione mi ha tenuta viva e integra” dice Rosi Bindi al Fatto Quotidiano, per dare l’addio alla politica a fine legislatura. 23 anni, e 5 a Strasburgo sono già una vita. Presidente dell’Antimafia dal 2013, due volte Ministro, Vice Presidente della Camera, Presidente del Partito Democratico: di cose, ne ha fatte.

Che adesso “Labindi” voglia tornare a viaggiare e a studiare teologia sembra comprensibile.
Magari, come suggeriscono alcuni notisti politici, ci saranno, dietro questa scelta, anche motivazioni giustappunto politiche. Ma certo un po’ stupisce che Rosy Bindi lasci con eleganza un posto dove la maggior parte di quelli che ci stanno si aggrappano con i denti alla poltrona. Sarà delusa? Proverà lo scoramento di chi fa il bilancio della propria vita ? Non so. A me colpisce quello che c’è dentro questa scelta: il “per sè”.

Dopo 28 anni di “politica”, ovvero lavoro alla “cosa pubblica”, Rosy Bindi rientra nel suo guscio (studi e viaggi). Si guarda dentro e prende un gran respiro. “La vita è più e meglio di ciò che facciamo”, dice. E sembra un po’ di leggere l’antico (1977) “Avere o essere ?“ di Erich Fromm. 

Legge elettorale: ecco perché la baruffa italiana è unica al mondo

lastampa.it
fabio martini

I due libri di Pino Pisicchio e Federico Fornaro mettono a confronto le normative elettorali delle principali democrazie, evidenziando l’originalità della vicenda italiana. Con alcune sorprese

Da 12 anni a questa parte il problema che più angustia i principali leader (disamorando gli italiani), è fare e disfare la legge elettorale, ritagliandola a proprio uso e consumo: tutto cominciò nel 2005 quando il governo Berlusconi escogitò una riforma, ribattezzata “Porcellum”, che fosse in grado di annacquare la probabile vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi nelle elezioni fissate per il 2006. Un atteggiamento che ha fatto scuola: nel 2014 anche il governo Renzi ha ritenuto che fosse il caso di impostare una legge elettorale (poi ribattezzata “Italicum”) ritagliata sulla propria misura. Due leggi elettorali fatte così male che la Corte Costituzionale ha bocciato prima il “Porcellum” e poi l’”Italicum”.
 
Per confrontare le nostre leggi elettorali e quelle delle principali democrazie occidentali, ma anche per capire tutti i segreti e i “trucchi” di una normativa così importante, un contributo significativo arriva da due libri scritti da Federico Fornaro e Pino Pisicchio, parlamentari di diverso orientamento ma dotati di caratteristiche infrequenti nell’attuale classe politica: padronanza della materia elettorale e una sperimentata attitudine alla saggistica storico-politica.

Nel suo “Come funzionano le leggi elettorali” (Giubilei Regnani Editore), Pino Pisicchio, presidente del Gruppo misto della Camera, già presidente della Commissione Giustizia, evidenzia due peculiarità dell’Italicum: la legge attualmente in vigore meriterebbe «l’Oscar per la velocità di durata: si tratta dell’unica legge elettorale al mondo destinata a essere rimossa prima ancora di venire mai provata sul campo», ma poiché è molto probabile che sia presto cambiata, «nel giro di soli 24 anni ci avvieremmo alla quinta riforma elettorale: una situazione unica nel mondo democratico, dove i sistemi sono in vigore da tempi immemorabili».

Altre peculiarità della normativa italiana sono evidenziate nel suo “Elettori ed eletti” (Epokè) da Federico Fornaro, senatore di Articolo 1, già autore di saggi sulla storia del socialismo e della Resistenza. Molto interessanti in particolare le elaborazioni di Fornaro sulla “sovrarappresentazione” del primo partito nelle diverse realtà europee, mettendo a confronto i voti ottenuti in percentuale e la percentuale in seggi. Al primo posto di questa particolare “classifica” c’è l’Ungheria, dove il primo partito ha ottenuto (nel 2014) il 44.1% dei voti che si sono trasformati nel 66,8% di seggi, con una differenza seggi-voti di +22,7%. Al secondo posto di questa graduatoria europea sull’effetto-doping conferito dal premio di maggioranza c’è l’Italia col Porcellum, la legge che ha eletto l’attuale Parlamento.

Nel 2013 il Pd col 25,4% dei voti, si ritrovò col 46,3% dei seggi, con un salto del 20,8%. Ecco la “notizia”: il Porcellum riusciva a produrre un effetto maggioritario persino superiore a quello del più classico dei sistemi maggioritari, quello inglese. Nel Regno Unito, nel 2015, i Tories ottennero nei collegi un 36,8% dei voti che produssero il 50,8% dei seggi, con un premio del 14 per cento. Un super-premio, del tutto fuori scala rispetto al resto del mondo, quello garantito dal “Porcellum” ma anche dall’”Italicum”: una striscia iper-maggioritaria che sta per produrre, quasi come nemesi, il ritorno al sistema proporzionale. Come capita spesso, quando si esagera: da un eccesso all’altro.

Scacco matto ai Cristiani

ilgiornale.it
Nino Spirlì



E ci siamo arrivati! Al Terrore, dico. Quello vero. La paura di uscire di casa; e anche di restarci, in casa. La paura di andare al mercato, al lavoro, a passeggio. La paura di prendere un mezzo pubblico e di camminare per strada. La paura di alzare la saracinesca del proprio bar, della tabaccheria, della gioielleria, della panetteria… La paura di entrare in chiesa. Per pregare, adorare Dio e glorificarLo. Venerare la Santa Vergine. Partecipare ai Riti Sacri. In questi santi giorni, per esempio, quelli vivificanti della Pasqua di Resurrezione…

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Ci hanno obbligati ad aprire, “a spalancare le porte” (per citare qualche scellerato in tonaca) ai “fratelli venuti da lontano”. Ci hanno derisi, anzi frustati, quando abbiamo manifestato perplessità o preoccupazione. Ci hanno sputato in faccia l’anatema, la scomunica, se non avessimo invitato a sedere alla nostra tavola un qualche sconosciuto clandestino senza documenti e senza storia. Se non gli avessimo offerto il nostro letto e il nostro tetto. Rischiando la vita.

Madonna delle sette spade

Ci hanno ingozzati di misteriosi clandestini, che ci odiano e ci dileggiano. Che ci ammazzano in nome del loro dio pagano. Assassini e assassini. Furfanti. Delinquenti. indemoniati. Crocifiggono Cristo e i Cristiani.  
Noi Cristiani: tutti martiri, vivi e morti. Trafitti dall’ansia, dalla paura, dalla mortificazione. Dalla delusione. O ammazzati come bestie al macello!
Noi Cristiani, sconfitti, sì, dalla follia omicida di turbe di terroristi senza pietà. Noi Cristiani, che, secondo qualche ignorante di Sacri testi, dovremmo offrire l’altra guancia senza difendere la Croce e Ciò che dona. Noi Cristiani, Luce del mondo. Noi Cristiani, popolo eletto. Noi Cristiani, che nel Dio che si è fatto Uomo, troviamo l’Uomo che nasce Dio. E speriamo. Crediamo. Amiamo. Morendo e risorgendo.
Eppure, la spietatezza di fanatici devoti del male ci trapassa e ci ammazza. Fra i ghigni di mille e mille giuda fra noi, che venderebbero la mamma morta pur di sentirsi protagonisti di qualcosa, non si sa cosa. kapò, figli di kapò. giuda, figli di giuda. Traditori della propria Gente. Traditori di Cristo, Signore e Segno di Pace e Fratellanza. Traditori di secoli di libertà, democrazia, progresso.

1 copia

Moriamo di Fede, noi Cristiani. E, con noi, muore Dio. Se mai possa morire un Dio così grandioso.

(Dedicato ai tanti Martiri degli attentati islamici.)
Fra me e Cristo

Il sorriso dell'anatroccolo salvato dai binari poco prima dell'arrivo del treno è contagioso

lastampa.it
noemi penna



Questo anatroccolo sembra sorridere, felice come non mai, proprio come l'ingegnere ferroviario che lo ha salvato da morte certa, portando via dai binari dove, da lì a poco, sarebbe passato un treno.
E non era da solo. Il pulcino fa parte di una nidiata di anatre trovata casualmente dagli ingegneri James Fox e Ryan Milligan mentre erano a lavoro, su un tratto della ferrovia neozelandese vicino a Pongakawa, nella Bay of Plenty.



I due si trovavano a bordo di un veicolo misto strada-rotaia. E per fortuna stavano andando abbastanza piano per vedere i sei anatroccoli sgambettare proprio affianco alle travi d'acciaio che stavano percorrendo. Mamma anatra voleva attraversare i binari ma i suoi piccoli, non riuscendo a sorpassare gli ostacoli, sono rimasti intrappolati. Il prossimo treno era previsto dopo appena dieci minuti e la coppia ha predisposto rapidamente un'operazione di salvataggio, per strappare i cuccioli da morte certa. 



«Il nostro veicolo non ha una fermata immediata ma per fortuna siamo riusciti a frenare prima di raggiungerli», racconta Ryan Milligan. «Una volta recuperati, abbiamo riunito gli anatroccoli alla madre, che ha starnazzato per tutto il tempo e non vedeva l'ora di portarli via da lì». 
La famigliola è scappata subito via, ma non prima di un selfie, che ha restituito l'immagine di un anatroccolo bello sorridente, quasi consapevole della fortuna che ha avuto.

“Benvenuta Cecilia, questa è la tua casa”. Libero lo scimpanzé “riconosciuto come persona”

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fulvio cerutti



Dopo quasi 24 ore di viaggio, dopo aver superato i controlli sanitari per l’immigrazione, Cecilia è arrivata nella struttura della Protección a los Grandes Primarios (GAP) a Sorocaba, nell’entroterra dello stato di San Paolo, in Brasile. Ad accoglierla uno striscione con la scritta «Benvenuta , questa è la tua nuova casa». Nonostante i suoi 20 anni lei però non sa leggere. Così come non ha idea del contenuto dei quasi 50 fogli del tribunale che le hanno regalato una nuova vita.



Cecilia è infatti una femmina di scimpanzé ed è entrata nella storia per aver vinto in Argentina una causa contro la sua detenzione in gabbia ottenendo la libertà immediata e una nuova casa in Brasile: è il primo caso al mondo di “habeas corpus” concesso a un primate differente dall’essere umano.Il processo in favore della scimmia era stato portato avanti dalla ong argentina Afada, i cui legali sostenevano che l’animale - abbandonato per anni da solo dentro uno zoo di Mendoza in condizioni precarie e dove avrebbe anche sviluppato segnali di depressione - è un soggetto di diritto e non un oggetto.



«Cecilia si è evoluta molto bene, ci ha sorpreso per la buona curiosità che ha mostrato. Da quando è arrivata ha cominciato a ispezionare ogni angolo della sua nuova casa, la sua camera da letto, il cibo, e le coperte che avevamo preparato per lei», dice Miguel Ángel Veudano, vice coordinatore del progetto GAP. Ora trascorrerà un periodo di osservazione prima che i responsabili della struttura decidano in quale area e in quale gruppo degli altri 50 primati possa essere inserita. È l’inizio della sua nuova vita.

“Gli utenti non vengono informati”: Runtastic, Cardiio e My Baby’s Beat patteggiano negli Stati Uniti

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marco tonelli

Le società che producono le tre applicazioni avrebbero fornito informazioni non verificate sullo stato di forma e di salute. E non avrebbero avvisato i consumatori che i loro dati sensibili venivano ceduti ad altre aziende



Pubblicità non veritiera e informazioni non verificate sullo stato di forma e di salute. Ma anche una mancata comunicazione sul trattamento dei dati degli utenti, spesso ceduti a terze parti, Dopo un’indagine lunga un anno, le aziende che hanno creato applicazioni come Runtastic, Cardiio, e My Baby’s beat hanno sottoscritto un patteggiamento con il procuratore generale di New York Eric Schneiderman. L’accordo prevede una multa di 30mila dollari, insieme all’obbligo di fornire una comunicazione meno fuorviante nei confronti del consumatori. Senza dimenticare una revisione delle norme che tutelano la privacy. 

Scaricata da milioni di persone in tutto il mondo, Runtastic, che misura il livello di allenamento degli utenti, secondo gli investigatori della procura non fornirebbe informazioni basate su test scientifici realizzati in caso di attività fisica intensa. Stesso discorso per un’applicazione simile, Cardiio: la quale sarebbe stato pubblicizzata come un prodotto consigliato dal Massachussets Institute of Technology, ma si tratta di una notizia non vera. Anche se la tecnologia alla base è stata effettivamente creata da ricercatori del prestigioso ateneo statunitense.

My Baby’s Beat invece, rileva il battito cardiaco dei feti, trasformando lo smartphone in un monitor. Ma la società israeliana Matis non ha mai fatto approvare la sua applicazione alla Food and Drugs Administration, l’ente che si occupa anche di autorizzare la vendita dei dispositivi medici. E allo stesso tempo, non esisterebbero prove di un confronto della performance del software con quella di un dispositivo cardiaco tradizionale.

«Applicazioni di questo tipo possono offrire benefici ai consumatori solo se non forniscono informazioni fuorvianti e proteggono i dati sensibili degli utenti», ha affermato Schneiderman durante la conferenza stampa di una settimana fa. 

E se Cardiio , sul suo sito web, ci tiene a specificare che l’app non è un dispositivo medico e Runtastic ammette l’errore di non aver precisato bene le caratteristiche dell’applicazione, solo Matis ha commentato il patteggiamento con un comunicato ufficiale . I creatori di My Baby’s Beat hanno assicurato che i consumatori saranno «informati meglio» e che, permetteranno all’utente di dare il suo consenso sull’eventuale condivisione di informazioni (localizzazione e identificazione dello smartphone in uso) con altre aziende o istituzioni. 

La Turchia chiede ai Comuni italiani di non parlare di genocidio armeno: «Sono illazioni»

ilmessaggero.it
di Franca Giansoldati



La Turchia - attraverso la sua ambasciata in Italia - ha inviato una lettera a diversi sindaci italiani per intimare loro di non usare più la parola «genocidio» per definire le stragi avvenute sotto l'Impero Ottomano dal 1915 al 1919, costate la vita a un milione e mezzo di armeni cristiani. L'ultimo comune italiano che aveva riconosciuto il genocidio armeno, attraverso una delibera comunale, è stato Agnona, in provincia di Isernia. Così come il comune campano anche altri comuni (la lista è piuttosto lunga) hanno, a più riprese, in questi ultimi anni, espresso solidarietà alle comunità armene della diaspora, nate dai sopravvissuti.

L'ambasciatore - nella lettera che sta girando sul web – definisce «illazioni» i fatti accaduti nel 1915 che non basandosi su una sentenza di tribunali internazionali rappresentano una interpretazione soggettiva che essi «tentano di presentare all'opinione pubblica» con il risultato, aggiunge il diplomatico, di rendere difficili le buone relazioni con l'Italia. Segue l'invito ai consigli comunali italiani «ad astenersi a prendere parte a iniziative unilaterali».

Infine il diplomatico mette in evidenza che «permettere ai turchi di esprimere le loro opinioni sui fatti del 1915 è un dovere di libertà di espressione e un diritto dell'uomo nei paesi democratici». La Comunità Armena in Italia, attraverso un comunicato, ironizza su quest'ultima frase. «Da che pulpito ci tocca sentire parlare di democrazia. Vorrebbe dare lezioni di democrazia ai rappresentanti del popolo italiano interferendo nelle attività di un paese sovrano. Un errore diplomatico che meriterebbe un richiamo ufficiale da parte della Farnesina».

Nel 1987 il Parlamento Europeo votò una Risoluzione in cui si riconosceva che  «durante la Prima Guerra Mondiale i massacri perpetrati dalla Turchia costituiscono crimini riconosciuti dall’Onu come genocidio. La Turchia è obbligata a riconoscere tale genocidio e le sue conseguenze». Risoluzione ribadita anche il 15 aprile del 2015 in cui si deplorava «fermamente ogni tentativo di negazionismo».

Cocco Bill fa 60 senza il suo inventore esiliato

ilmessaggero.it
di Malcom Pagani

Cocco Bill fa 60 senza il suo inventore esiliato

Fascista. La minoranza rumorosa lo aveva bollato così nei tetri anni 70 e Benito Jacovitti che dal Ventennio aveva avuto in dote una sola eredità, il nome proprio, aveva provato a riderne in assoluta solitudine: «Eia, eia, Baccalà».

Socci, la vendetta dell'8 x Mille: "Basta, vi spiego perché non lo pago"

liberoquotidiano.it
di Antonio Socci
Socci, la vendetta dell'8 x Mille: "Basta, vi spiego perché non lo pago"

Ieri Avvenire, il giornale dei vescovi, mi ha attaccato per il mio ultimo articolo su Libero. Siccome è l' ennesima volta - e bordate simili ricevo pure da ecclesiastici e annessi - mi sento autorizzato, almeno «per fatto personale», a negare nel 2017 il mio «8 per mille». A nessuno infatti si può chiedere di finanziare chi lo bersaglia da anni. Oltretutto in un modo sleale. Infatti

Avvenire mi accusa di aver definito certe espressioni di papa Bergoglio assai simili alla bestemmia e poi afferma che io - per tale grave critica - non porterei «nessun argomento valido a sostegno». Come se io lanciassi al papa irresponsabili accuse senza motivo. Il fatto è che Avvenire si è ben guardato dal riferire le frasi testuali di Bergoglio da cui partiva quella mia critica: egli ha detto che Gesù «si è fatto peccato, si è fatto diavolo, serpente, per noi».

Parole inaudite che Avvenire ha omesso per poi accusarmi di attaccare il papa senza «nessun argomento valido». Ma che quelle di Bergoglio siano espressioni blasfeme o scandalose lo dimostra il fatto stesso che Avvenire le ha censurate, non ha neanche tentato di giustificarle. Infatti non sono una gaffe, sia pure inammissibile in un papa (non si era mai visto un papa bestemmiatore, oltretutto in una messa).

Quella frase esprime una precisa convinzione di Bergoglio spiegata da tutta la sua omelia dove egli applica a un passo biblico di Mosè, riferito al Messia, non l' esegesi cristiana, ma - forse senza nemmeno saperlo - una esegesi gnostica. Quella gnosi che arriva a fondere in «uno» Cristo e Lucifero nel segno del «serpente», la gnosi che nella cultura anticristiana degli ultimi due secoli è dilagante com' è stato ben illustrato dal filosofo Massimo Borghesi, in un articolo del 2003 su 30 Giorni, intitolato: Il patto con il Serpente.

Pure altre enormità di Bergoglio vanno nella stessa direzione. Per esempio il 17 marzo, secondo i resoconti giornalistici, avrebbe dichiarato: «Nella Santa Trinità le Persone baruffano a porte chiuse, ma all' esterno danno l' immagine di unità». Battuta che il sito Reinformation.tv definisce «una gravissima bestemmia che contraddice molti dogmi» e che può avere un analogo sfondo gnostico.
È impossibile tacere sentendo un papa parlare così. Ma non è solo ignoranza (che già sarebbe inammissibile). Il problema è più grave: si teme che il vertice della Chiesa sia oggi occupato da un «partito» determinato a demolire il cattolicesimo stesso come lo conosciamo da duemila anni. Ogni giorno papa Bergoglio assesta colpi di piccone sulla cattedrale della fede. E ogni colpo fa parte di una strategia di desacralizzazione.

Non solo afferma che Gesù «si è fatto diavolo, serpente», che la Santissima Trinità è una banda di personaggi rissosi che poi all' esterno si danno una facciata concorde, non solo dichiara che «non esiste un Dio cattolico», che Gesù, nell' episodio dell' adultera, «fa un po' lo scemo», che «ha mancato verso la morale» e che Gesù non era uno «pulito».

È un papa secondo cui alla Madonna sotto la croce probabilmente è venuta meno la fede e può aver detto a Dio: «Tu mi avevi detto che regnerà per sempre bugie! Sono stata ingannata!» (anche qui siamo fuori dalla dottrina cattolica). Un papa che ha spaccato la Chiesa su sacramenti come l' Eucaristia e il matrimonio, seminando confusione totale su cose in cui la Chiesa non può dividersi.
Un papa che ha delegittimato la «missione» squalificando l' evangelizzazione col termine spregiativo di «proselitismo».

Un papa che non s' inginocchia all' Eucaristia e che celebra i tiranni comunisti (come Fidel Castro e i despoti cinesi), snobbando invece le loro vittime al punto da far insorgere i dissidenti cubani e il vecchio e saggio cardinale Zen. Un papa che si compiace di ricevere in dono dal compagno Morales una «chuspa» con le foglie di coca e la scultura di una falce e martello con sopra l' immagine di Cristo, un papa che spiega che «i comunisti la pensano come i cristiani».

Un papa che se ne infischia dei cristiani perseguitati e parla solo ossessivamente dall' emigrazione. Un papa che all' annuncio di Cristo ha sostituito l' esaltazione della marea migratoria come un' invasione salutare per l' Europa, facendone un dogma di fede: invece di «aprire le porte a Cristo» esige che si aprano a tutti i migranti del mondo.

Un papa che ha abbandonato i «principi non negoziabili» della Chiesa, mentre la vita e la famiglia sono bombardate come mai prima, per sostituirli con l' eco-catastrofismo obamiano, un papa che si preoccupa per la sopravvivenza di zanzare e piccoli vermi, che ha trasformato la Basilica di San Pietro in schermo di un orrido show animalista e ha trasformato il discusso «riscaldamento globale» in un dogma. Un papa che si rifiuta di condannare il «terrorismo islamico» come tale, un papa che non manca di rovesciare quotidianamente critiche e disprezzo sui cattolici, mentre esalta tutte le altre religioni arrivando ad affermare che l' Islam è una religione di pace tanto da far insorgere perfino padre Samir Khalil Samir, una vera autorità che fu consigliere di Benedetto XVI per l' Islam.

Un papa che snobba sprezzantemente il Family day dei cattolici e indica come grandi italiani Emma Bonino e Giorgio Napolitano. Un papa che al vertice della Pontificia Accademia per la vita (fondata da Giovanni Paolo II) mette quel mons. Paglia che fa l' apologia di Marco Pannella («uomo di grande spiritualità») dicendo che «questo nostro mondo, ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui... io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione».

Un papa che ha appena nominato come Generale dei gesuiti padre Sosa Abascal il quale in un' intervista spiega che non si sa «cosa ha detto veramente Gesù» perché «a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole» e quindi tanti saluti alla «Parola di Dio» e alla Sacra Scrittura come fonte della Rivelazione perché tutto va reinterpretato e «contestualizzato». Per padre Sosa l' oggetto della fede è Bergoglio stesso («Io mi identifico con quello che dice papa Francesco») che però - se si demoliscono le parole di Gesù nel Vangelo - non ha più alcuna autorità. Bergoglio penalizza ed emargina cardinali, vescovi e religiosi che sono saldi nella fede cattolica di sempre e invece esalta chi va a nozze col mondo e le sue ideologie. Per tutte queste cose - e molto altro - io non ho più intenzione di contribuire alla demolizione della Chiesa con il mio 8 per mille.

Preferisco spendere di tasca mia, direttamente, per sostenere missionari, opere di carità e religiosi veramente cattolici. Oltreutto la «chiesa bergogliana» ha già un sacco di soldi. E siccome Bergoglio e i suoi continuano a ripetere (a parole) che vogliono una Chiesa povera mi sembra giusto accontentarli. Perché far loro il dispetto di inondarli di euro se vogliono diventare poveri?
Quando in Vaticano tornerà chi onora il «Dio cattolico» e chi difende il popolo cristiano e la sua fede, io ricomincerò a firmare l' 8 per mille. Oggi dominano le tenebre. Parafrasando Chesterton: non abbiamo bisogno di una Chiesa che sprofondi col mondo, ma di una Chiesa che salvi il mondo.

Addio a graffi e rigature sullo schermo dello smartphone

lastampa.it
enrico forzinetti

All’Università della California hanno realizzato un materiale in grado di autoripararsi in seguito a urti. Un polimero che per le sue caratteristiche chimiche sarebbe perfetto per proteggere lo schermo del dispositivo

Lo smartphone cade dalle mani e lo schermo si riga. Una scena da copione a cui abbiamo assistito parecchie volte, ogni tanto essendo anche i protagonisti. Ora tutto questo potrebbe essere soltanto un brutto ricordo grazie al lavoro che un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha presentato durante l’ultimo congresso dell’American Chemical Society. 

Gli scienziati hanno realizzato un materiale in grado di ripararsi da solo, una volta subiti graffi o rigature. Questo grazie a un particolare legame chimico, chiamato ione-dipolo: l’interazione tra gli ioni e le molecole che compongono il polimero permette al materiale di riassumere sempre la sua forma originaria, anche se sottoposto a un forte stress.

«In realtà l’interazione ione-dipolo non è mai stata utilizzata prima per realizzare un polimero in grado di ripararsi da solo. Questo però si è dimostrato anche particolarmente adatto da applicare a materiali conduttori» ha detto il ricercatore Chao Wang. Una caratteristica che lo renderebbe perfetto per proteggere gli schermi degli smartphone. 

In ogni caso non vedremo in commercio questa tecnologia fino al 2020, anche se un precedente simile c’è già stato. Gli smartphone Lg G Flex e il suo successore G Flex 2 erano già dotati di una scocca realizzata in plastica autorigenerante, in grado di rimediare a piccoli graffi o rigature. Ma in questi casi non si parlava ancora di una protezione del genere per lo schermo. 

La classifica totale delle pensioni. Preti, piloti, idraulici: quanto incassano

liberoquotidiano.it
di Francesco De Dominicis 

La classifica totale delle pensioni. Preti, piloti, idraulici: quanto incassano

Sarà pure un posto sicuro, ma non garantisce un futuro prospero. «Fare il prete», in parecchie zone d' Italia, per decenni è stata quasi un' ambizione. La speranza che molte madri nutrivano per i loro figli. Una «professione» prestigiosa (basta pensare al potere e al ruolo dei parroci, specie nei piccoli centri) e dunque cercata. Considerazioni che, evidentemente, prescindevano da scrupolosi calcoli sullo stipendio e, soprattutto, sulla pensione di «domani». E in effetti gli ex sacerdoti (e più in generale gli ex ministri di culto di varie confessioni religiose) sono in coda alla classifica degli assegni Inps: stiamo parlando di 13.539 soggetti che ogni mese incassano in media solo 623 euro.

Davvero una miseria: il 30 per cento in meno rispetto ai 978 euro (e non parliamo di cifre da ricchi) che ricevono in media gli ex lavoratori dipendenti. I dati emergono da un documento pubblicato pochi giorni fa dalla Corte dei conti, grazie al quale è possibile costruire la mappa delle pensioni del Paese e scoprire, conseguentemente, quali lavori garantiscono (o di sicuro hanno garantito) un assegno alto. Una fotografia che non contempla alcune categorie legate ad altri istituti di previdenza, dai medici ai giornalisti, dai commercialisti a molte altre libere professioni. I numeri della mappa previdenziale si riferiscono a gennaio 2016: qualcosa, dunque, potrebbe essere cambiato nei successivi 15 mesi.

Per trovare una pensione più bassa rispetto a quella pagata ai sacerdoti a riposo, bisogna arrivare ai coltivatori diretti: 1.537.691 assegni da 603 euro ciascuno. Al di sotto di queste due categorie ci sono solo le 857mila pensioni e assegni sociali oltre che i quasi 3 milioni di prestazioni per invalidi civili: in entrambi i casi, stiamo parlando di appena 422 euro mensili.
Diamo uno sguardo ai «paperoni» Inps.

A guidare la classifica - ma questa non è una sorpresa - ci sono gli ex dirigenti di aziende industriali (quelli che per anni hanno versato i contributi all' Inpdai): la media dei 127.161 assegni staccati dall' istituto di previdenza ai «vecchi» manager è pari a 3.870 euro al mese. Si tratta di una cifra poco più alta rispetto agli ex lavoratori del comparto «volo»: in ballo ci sono 6.857 ex piloti ed ex hostess, ai quali l' Inps versa ogni 30 giorni 3.505 euro. Si cala sensibilmente a 2.022 euro con i 74mila ex lavoratori del comparto telefonico e poi ancora più giù a 1.997 euro con i 98mila ex dipendenti di aziende «elettriche».

C' è un altro gruppetto che va da 1.600 euro a 1.800 euro: assegno medio da 1.651 euro ai 105mila pensionati del comparto trasporti, 1.688 euro ai 222mila ex ferrovieri, 1.846 euro ai 5.371ex addetti del comparto gas, 1.811 euro ai 5.566 ex esattori delle tasse. Solo altre tre categorie galleggiano sopra i mille euro al mese: i 144mila ex postini (1.392 euro), gli 8.0479 vecchi dazieri (1.390 euro), i 6.363 ex minatori (1.198 euro).

Tolto il clero e le minime, finora abbiamo snocciolato le cifre del milione di pensionati che si becca più di 1.000 euro al mese. Che rappresenta, tuttavia, solo il 5% degli oltre 18 milioni di assegni «staccati» ogni mese dall' ente presieduto da Tito Boeri. Le fetta maggiore - ovvero la metà delle prestazioni (47%) corrisponde agli ex lavoratori dipendenti ai quali mediamente viene erogata una pensione da 978 euro. Di qui si cala sistematicamente: agli 1,6 milioni di ex artigiani vanno 882 euro, agli 1,3 milioni di commercianti vanno 813 euro, ai 13.539 ex preti, come già raccontato, 623 euro, agli 1,5 milioni di contadini 603 euro.

Mentre 422 euro è la cifra pagata per gli assegni sociali 857mila) e per gli invalidi (2,9 milioni). Ancora più giù - e qui si completa la mappa - restano solo i 166 euro pagati a 356mila ex parasubordinati (gestione separata), i 60 euro erogati alle 1.318 ex casalinghe, i 48 euro riconosciuti per le pensioni «facoltative». Sulle pensioni dei preti, negli ultimi anni, c' è stata polemica a più riprese, anche in Parlamento. Polemica legata al fatto che lo Stato copre una parte dei versamenti per coprire il deficit del «Fondo clero»: i contributi previdenziali.

versati dalle tonache sono piuttosto esigui. Tant' è che, se si legassero gli assegni a quanto effettivamente versato, il 61% dei sacerdoti subirebbe un taglio superiore al 50%, mentre il 37% vedrebbe ridotto l' assegno mensile tra il 45% e il 50%. Occhio alle eccezioni: alcuni sacerdoti sono di «serie A» e oltre all' assegno del fondo clero, ne portano a casa un altro che in media si aggira sui 1.000 euro. E per qualcuno il bis supera addirittura quota 2.000 euro. Pure dietro gli altari ci sono i privilegiati.