sabato 22 aprile 2017

"Nello zaino (intelligente) mettiamo nuove idee"

ilgiornale.it
Lucia Serlenga - Sab, 22/04/2017 - 11:48



Una ne fa, cento ne pensa: Marco Palmieri, fondatore, presidente e amministratore delegato della Piquadro Spa, azienda leader nel settore della pelletteria di lusso, dorme poco, riflette molto, osserva il mondo ma non sta a guardare.

E lancia il suo grido ribelle non appena intuisce la ragione per cui la vita val la pena di essere vissuta: creare. L'ultima folgorazione? Si chiama Piquadro MyStartup Funding Program, un progetto che promuove l'innovazione e l'intraprendenza premiando le migliori idee di business nel settore della tecnologia applicata all'industria della valigeria e dell'accessorio moda. L'impresa giudicata più meritevole si aggiudicherà una somma di 100.000 euro e un percorso di accelerazione in Silicon Valley con l'obiettivo della formazione oltre che del finanziamento. Insomma carta bianca ai sogni rivoluzionari e alle idee più coraggiose.

«Solo chi non accetta ciò che appare scontato, può definirsi un vero innovatore recita provocatoriamente la campagna di comunicazione internazionale già on air che supporta il progetto. La scadenza per la presentazione della domanda (info sul sito www.piquadro.com/mystartup) è il 30 settembre 2017 ed entro la fine dell'anno la giuria decreterà, durante la giornata di assegnazione del premio, i vincitori tra i cinque progetti più promettenti. Le cinque start up invitate alla finale avranno dieci minuti di tempo per spiegare e motivare la propria idea di business. Su questa iniziativa ecco cosa racconta Marco Palmieri.

Cosa le è venuto in mente questa volta?
«Ho sempre creduto nel potere delle idee e il progetto MyStartup Funding Program vuol essere un incoraggiamento a credere nelle sfide più difficili con l'obiettivo di stimolare l'innovazione e sviluppare le iniziative imprenditoriali meritevoli».

Da quale riflessione è partito?
«Il mondo sta cambiando così velocemente che ogni tanto mi chiedo: qual è l'innovazione a cui non ho pensato e che mi farà chiudere l'azienda? Ogni imprenditore che si rispetti deve avere il coraggio di farsi spesso questa domanda. Per questo ha scelto un programma di open innovation? È un concetto americano ovvero un approccio innovativo allo sviluppo del prodotto che supera una strategia praticata fino a poco tempo fa quando le grandi società compravano tutte le tecnologie simili per timore di rimanere indietro e di non essere al passo con il nuovo».

Per far questo ci vuole passione o competenza?
«Le passioni sono più forti delle competenze e per questo i giovani sono capaci di pensare davvero il nuovo. Ma ci vogliono anche competenza e denaro».

In concreto cosa succede?
«La nostra è un'operazione di attrazione di nuove idee attraverso un bando. Entro fine settembre faremo un pitch, ovvero la presentazione dei cinque migliori progetti di start upper, uno o due dei quali andranno nella Silicon Valley per l'accelerazione».

Com'è l'attuale situazione di mercato?
«Il mercato è perfetto: tutti sanno esattamente dove acquistare un prodotto al prezzo più conveniente. Per questo c'è una grande pressione sul pricing».

Cosa si fa per vendere in una situazione cosi?
«Si prega tantissimo (e sorride, ndr) e poi si lavora molto sulla verità del prodotto. I nostri sono diversi da tutti gli altri realizzati industrialmente e costruiti con materiali discutibili. Il consumatore lo sa».

Insomma siete fuori dal coro
«Questa è la ragione per cui si fa più fatica ad affermarsi su tanti mercati. Comunque abbiamo una bella stabilità in fatto di crescita e di fatturati. Vogliamo fare prodotti che abbiano una magia».

Qual è la magia di Piquadro?
«Sapere che il suo pubblico vuole qualcosa di speciale».

Qual è il best seller dal tocco magico?
«Sicuramente la cartella da lavoro modello 1068 con due enormi tasconi: la produciamo dal 1997 ma la sua magia non cambia mai. Ne abbiamo venduti milioni di pezzi. Un prodotto che ha un'anima».

Il doppio lavoro di Emergency: impedire e agevolare gli sbarchi

ilgiornale.it
Domenico Ferrara Chiara Giannini - Sab, 22/04/2017 - 12:49

Nel 2016 l'organizzazione di Gino Strada ha ricevuto fondi dal ministero dell'Interno. Intanto operava sulle navi Moas

Roma - Tra le organizzazioni che hanno operano attivamente per il recupero dei migranti sui gommoni c'è anche Emergency.

Che a sorpresa non solo ha lavorato con una delle Ong che vanno a caccia di carrette del mare nel Mediterraneo, ma anche con sovvenzioni statali. Nel corso del 2016, infatti, il ministero dell'Interno, alla voce «pagamenti», ha inserito circa 264mila euro, divisi in due tranche (da 108.438,02 euro e da 159.952,32 euro) che ha dato per quattro mesi tra marzo e agosto alla realtà fondata da Gino Strada, che ne aveva già ricevuti 266.202 euro nel 2015.

Dal Viminale fanno sapere che i finanziamenti sono stati dati perché l'ente «è stato individuato a ragione della sua organizzazione operativa, della sua esperienza internazionale, nazionale e regionale in tema di assistenza a favore delle popolazioni migranti e a supporto delle strutture pubbliche su cui grava l'onere della tutela della salute». Tra i compiti di Emergency «quello di facilitare buone pratiche in tema di assistenza sanitaria di base, educazione sanitaria, prevenzione e corretta informazione». Gli interventi più consistenti sono stati attuati in Sicilia (115mila prestazioni effettuate) con sportelli di orientamento socio sanitario, poliambulatori, cliniche mobili, ecc.).

Nello stesso periodo in cui lavorava per il Viminale, che oltre a salvare i migranti vorrebbe arrestare gli scafisti, l'organizzazione di Strada operava anche a bordo delle navi di Moas, la cui attività è ora sottoposta a scrutinio da tre procure siciliane perché favorirebbe gli scafisti. Un paradosso, anche perché Gino Strada, pacifista convinto, si è trovata a collaborare proprio con Moas, organizzazione non governativa maltese fondata da Chris Catrambone, con la moglie Regina, uomo d'affari che ha fatto fortuna con le assicurazioni in zona di guerra. La stessa Moas ha reclutato militari della marina maltese e un ufficiale dell'esercito, Ian Ruggier, molto criticato per aver inventato un metodo piuttosto rude per reprimere le rivolte dei migranti.

La partnership, con i medici di Emergency a bordo della nave Topaz responder, è durata poco, appena un paio di mesi. Per una questione di soldi: «L'interruzione della collaborazione - spiegano da Moas - è avvenuta quando abbiamo lanciato un'operazione con Croce rossa italiana. I partner operativi contribuiscono al costo della missione. Non necessariamente Emergency dava pochi soldi, ma sono state fatte valutazioni di tipo operativo e strategico». In seguito anche il rapporto con Cri è finito: «Ora usiamo un team di nostri medici, in futuro vedremo»

Per chiarire a fondo la quesione abbiamo interpellato anche Emergency, che attraverso il suo ufficio stampa ci ha invece fatto sapere che, «dopo due mesi di lavoro insieme, Moas aveva comunicato di aver bisogno di un partner che contribuisse alle spese». E, a quel punto, ha deciso di tirarsene fuori.

Ong, la milionaria finanziata da Soros che porta 33mila migranti in Italia

ilgiornale.it
Rachele Nenzi - Sab, 22/04/2017 - 11:24

Regina Catrambone, moglie del milionario Christopher, è la direttrice di Moas, l'Ong più attiva nel recupero migranti nel mediterraneo



"Siamo un’organizzazione umanitaria. Questa campagna di discredito non ci aiuta". A parlare è Regina Catrambone, direttrice della Ong tra le più attive nel recuperi di migranti nel Mediterraneo e finita nell'occhio del ciclone per le "ombre" nella gestione dei salvataggi.

Il "gioiello" di beneficienza di cui è direttrice si chiama Migrant Offshore Aid Station (Moas), ed è una associazione con sede a Malta che vanta nel suo arsenale due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Una vera e propria flotta per recupero clandestini. A fondare l'associazione sono stati lei e suo marito Christopher, abbracciati nella foto qui sopra. Lui non è un uomo qualunque, ma è il milionario americano arricchitosi grazie ad una agenzia di assicurazioni specializzata nelle zone ad alto rischio.

Moas e le accuse di illegalità

Dalle assicurazioni alla filantropia, il passo è stato breve. In fondo aiutare gli stranieri è molto chic. Dopo aver fatto un viaggio a Lampedusa, nel 2013 la coppia d'oro ha deciso di creare Moas e stabilirne la base operativa a Malta (La Valletta), dove i due milionari vivono e fanno affari.
Fino ad oggi, si legge nel sito, Moas ha salvato 33.455 stranieri dalle onde del mare lasciandoli in carico all'Italia. Che ora li ospita, accoglie e paga. Il fatto è che sue attività di salvataggio delle Ong ci sono più ombre che luci. Per dirne una, Frontex le ha accusate di essere "colluse con gli scafisti", di caricare i migranti non in acque internazionali ma in mare libico e di accendere grossi fari per attirare i barconi. Accuse che oggi Regina Catrambone ha provato a respingere con una breve intervista al Corriere.

"Tutte le nostre operazioni - dice - si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e nel rispetto delle convenzioni e del diritto internazionale del mare, pertanto nel pieno della legalità". Peccato però, che la Guardia Costera neghi di aver mai autorizzato le navi umanitarie a sconfinare in acque libiche. Non solo. Sulle attività di Moas ha messo gli occhi anche la procura di Catania, che sta cercando di capire perché e in che modo queste organizzazioni riescano ad ottenere così tanti soldi da permettersi droni, navi e attrezzature per il salvataggio. "Ben vengano le indagini della magistratura", afferma la Catrambrone, dicendosi pronta a "collaborare".

Finanziamenti "opachi"

Alle domande sui finanziamenti, però, la milionaria non risponde, invitando tutti a guardare il internet. "Ci sono tutti i conti pubblicati - dice - Moas è finanziata privatamente. In primo luogo da mio marito e da me. Ma anche e soprattutto da moltissimi donatori che credono in quello che facciamo, nella nostra professionalità e correttezza, e che per questo decidono di contribuire alla nostra missione". I conti ci sono, ma non nello specifico i donatori. Perché è proprio qui che casca l'asino. Moas infatti ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioè la comunità riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo al "filantropo" milionario George Soros

Come se non bastasse, Christopher appare anche tra i finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton con la generosa cifra di 416mila euro. Infine, tra i suoi più stretti collaboratori ci sono personaggi del calibro di Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sull’isola. Prima soffoca le rivolte dei migranti a Malta, poi si pente e li aiuta trasportandoli - guarda caso - in Italia. Come mai Ruggier e la coppia Catrambone non li fa sbarcare a Malta? Forse perché loro non sono disposti ad accettare traghettatori, mentre l'Italia sì.

"Ong colluse con gli scafisti"

Di certo c'è che da quando le navi umanitarie si sono moltiplicate nel Mediterraneo e si sono spinte sempre più vicine alla costa libica, hanno sì aumentato il numero degli interventi (passati da 5% al 50% dei salvataggi totali), ma hanno anche incrementato i numeri dei morti. Perché? Semplice: gli scafisti mettono i disperati su navi sempre più vecchie con sempre meno carburante, "tanto ci sono le Ong che le recuperano".

Filantropi per Papa Francesco

"Questa campagna di discredito certo non ci aiuta - replica la Catambrone - l’ha detto anche il premier Gentiloni. Siamo un’organizzazione umanitaria". Perché lo fanno? Semplice: "Per rispondere alla chiamata di Papa Francesco da Lampedusa contro la 'globalizzazione dell’indifferenza'". "La mia famiglia e io - conclude la milionaria - ci siamo sentiti costretti ad agire. Non potevo sopportare che così tante persone morissero nello stesso posto dove sono cresciuta e dove in tantissimi vanno per le vacanze".

Complotti e altri demoni

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mattia feltri

Hit parade dei complotti di giornata. 

10) Secondo il quotidiano spagnolo As, il sorteggio per le semifinali di Champions è stato pilotato contro Atletico e Real Madrid.

9) Il Movimento Cinque Stelle pretende le scuse da Alessandra Moretti del Pd per aver detto che un bambino è morto a Roma dopo il morso di un topo.

8) Il Pd pretende le scuse dei Cinque Stelle perché effettivamente il bambino non è morto, ma soltanto perché era vaccinato.

7) Matteo Salvini sospetta che la Chiesa se la intenda coi grillini per evitare i pagamenti dell’Imu.

6) Il senatore Michele Giarrusso (M5S) ha capito che questo regime sta con la ’ndrangheta.

5) Lo scrittore francese Marek Halter segnala che i terroristi organizzano attentati per far vincere Marine Le Pen.

4) Il deputato di F.lli d’Italia, Fabio Rampelli, ribatte che piuttosto la strategia della tensione, da che mondo è mondo, fa il gioco di chi detiene il potere.

3) L’ex pm Piercamillo Davigo dice che gli italiani credono al pifferaio magico di turno - Mussolini, poi Berlusconi, ora Renzi - che li incanta e poi delegittima la magistratura.

2) Una studentessa tunisina ha scritto una tesi in cui certifica che conformemente al Corano la Terra è piatta, le teorie scientifiche di Copernico, Galilei e Einstein non valgono niente, e le stelle servono ad Allah per lapidare i diavoli.

1) «Bruxelles: nella stessa città la sede delle Istituzioni Ue e il quartier generale dei terroristi islamici. La cosa fa parecchio riflettere». E con questa, Giorgia Meloni vince al ballottaggio sulla Terra piatta.

Le cuffie Bose spiano chi le usa?

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marco tonelli

In usa parte una class action contro la storica azienda: avrebbe ceduto a terze parti le informazioni raccolte dall’app per controllare i dispositivi con uno smartphone



Bose Connect è l’applicazione che permette di controllare con uno smartphone le cuffie Bluetooth prodotte dal colosso dei dispositivi audio. Ma allo stesso tempo, il software raccoglierebbe dati sensibili senza il consenso degli utenti. Nello specifico, sarebbero state cedute a terze parti, informazioni come le canzoni e le tracce audio ascoltate.

Per questo motivo, Kyle Zak, un cliente statunitense, ha avviato una class action contro l’azienda del Massachussets. Secondo quanto affermato nella denuncia, Bose avrebbe creato profili dettagliati degli utenti, con tanto di ascolti e abitudini, per poi condividerli con altre aziende. In particolare con Segment (società di San Francisco, che si occupa di analisi e trattamento dei dati), espressamente citata dall’accusa. 

La class action punta l’obiettivo contro il modello Quiet Comfort 35 , ma vengono citate anche le cuffie SoundSport Wireless, Sound Sport Pulse Wireless, QuietControl 30, SoundLink Around-Ear-Wireless Headphones II e SoundLink Color, tutte controllabili attraverso l’applicazione. E se Bose dovesse essere costretta a un patteggiamento (o peggio ancora, giudicata colpevole) la società potrebbe arrivare a pagare fino a cinque milioni di dollari. 

Per l’accusa, raccogliere informazioni basate su canzoni e ascolti, significa entrare all’interno della dimensione privata del soggetto: «Le playlist personali (dischi, trasmissioni radiofoniche e podcast) forniscono un’incredibile quantità di dati sulla personalità, sulle abitudini, sulle opinioni politiche e sulla stessa identità personale dell’utente».

Insomma, il tema del trattamento dei dati personali da parte degli oggetti connessi, torna ancora una volta nei tribunali degli Stati Uniti. «Le aziende devono essere trasparenti riguardo i dati che raccolgono e soprattutto devono ottenere il consenso dei loro clienti, prima di ricavare denaro dal loro trattamento», ha spiegato a Fortune l’avvocato Jay Edelson. 

L’auto della scorta di Falcone torna a Palermo

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edoardo izzo



Torna a Palermo - in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci - l’autovettura di servizio su cui viaggiava Antonio Montinaro, poliziotto e capo scorta del Giudice Falcone. Il trasferimento da Peschiera del Garda a Palermo è stato organizzato per rendere omaggio alla memoria di quanti persero la vita nella strage: i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. 

La teca in cui è conservata è stata esposta a Milano alla Fiera del Libro di Milano dove è stato annunciato il viaggio in Sicilia. Accompagnata dalla signora Tina Montinaro, moglie del poliziotto e presidente dell’Associazione “Quarto Savona Quindici”, e scortata dalla Polizia di Stato, la teca con l’autovettura partirà il 1 maggio da Peschiera del Garda e farà tappa a Sarzana (SP), Pistoia, Riccione, Monte San Giusto (Macerata), Napoli, Vibo Valentia e Locri (RC), per giungere a Palermo il 23 maggio, data della ricorrenza dell’attentato al Giudice Falcone ed alla sua scorta.

Aosta, arriva il Valdex la nuova moneta locale

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daniele mammoliti

Un circuito di credito sul modello sardo


Un’immagine di mercato medioevale nel castello di Issogne

«Non chiamatela moneta virtuale né baratto» dicono i promotori. Ma, sulla scia del ormai noto Sardex e delle altre 10 realtà già attive in Italia, anche la Valle d’Aosta scommette sulla «banconota che non c’è». Si chiama Valdex: vale un euro ma non può essere cambiato in euro; non esiste in forma di cartamoneta e rappresenta un’unità di pagamento su una piattaforma digitale; non dà interessi, non si accumula e va spesa, all’interno del circuito degli associati, entro un tempo definito. 

Il Valdex, presentato in via ufficiale in questi giorni e sul quale già in tempi non sospetti si era espresso a favore colui che da poco più di un mese è il nuovo presidente della Regione, Pierluigi Marquis, nasce per iniziativa di alcuni imprenditori decisi a imitare il modello sardo e punta a «rilanciare l’economia locale» attraverso «strumenti di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali», bypassando così le secche del «credit crunch» che attanaglia piccole e medie imprese. Il sistema funziona così: le aziende che si iscrivono al circuito acquistano e vendono beni e servizi all’interno dello stesso circuito bilanciando le entrate e le uscite attraverso un sistema di compensazione dei crediti e dei debiti.

Il «credito» non viene dunque erogato da un’autorità centrale ma sono le stesse imprese a farsi credito tra loro in quanto tutte le posizioni di debito e credito sono riferite al circuito nel suo complesso, ovvero all’insieme di tutte le imprese iscritte. Tradotto con un esempio: l’allevatore che vende i suoi bovini a macellerie e ristoranti associati sarà pagato in Valdex da spendere presso altri associati, ad esempio rivenditori di attrezzature agricole i quali, a loro volta, destineranno il guadagno in altre attività del circuito. Il risultato pratico: «Più si è abili ad affrontare le spese in Valdex, più euro rimarranno nelle casse della vostra azienda». In questa ottica, «non è importante incassare quanti più Valdex possibile, bensì incassare abbastanza Valdex per poter coprire parte delle spese generalmente effettuate in denaro contante attraverso il credito Valdex. Solo così potrete veramente goderne i frutti».

«Abbiamo portato questo progetto in Valle d’Aosta - dice il presidente della Valdex srl, Mauro Salmin - per rinsaldare i rapporti all’interno della comunità e gli scambi economici e e sociali, consapevoli dell’importante ruolo che ricoprono nell’economia di un territorio». La platea di aziende valdostane che hanno mostrato interesse per l’iniziativa supera quota 600 e secondo Valdex srl «qualche decina» di imprese ha già aderito. «La funzione più importante del circuito - dice l’ad Francesco Yoccoz - è aiutare le aziende a mantenere e acquisire preziose quote di mercato». 

L’ordine dei medici di Treviso radia medico anti-vaccino: è il primo caso in Italia

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Roberto Gava

La notizia arriva con un tweet del presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi: l’Ordine di Treviso ha radiato il cardiologo Roberto Gava, già noto per le sue posizioni anti-vaccini ed aperto alle medicine alternative. Ed è il primo caso in Italia, dopo la dura presa di posizione da parte della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) dello scorso luglio contro le posizioni «antiscientifiche» e `anti-vax´.

Ribadisce l’importanza delle vaccinazioni il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «È un momento in cui è necessario assumere delle posizioni chiare. La vaccinazione è l’arma di prevenzione più efficace e questo lo dice la scienza». Tuttavia, precisa, «non entro nel merito del caso specifico perché c’è un principio che bisogna rispettare ed è quello che consegna agli ordini professionali la totale autonomia in merito ai procedimenti e alle sanzioni disciplinari nei confronti degli iscritti».

«Grazie a Ordine medici Treviso per aver radiato primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini», ha scritto su twitter Ricciardi. La decisione dell’Ordine di Treviso, ha poi spiegato, è «un passaggio importantissimo, che deve essere un segnale per tutti i medici che non si comportano secondo la deontologia. Il comportamento dell’Ordine, così come quello degli altri che stanno procedendo in modo simile e della presidente della Federazione Chersevani, va apprezzato per coraggio ed etica - ha aggiunto -. In tutti i paesi del mondo seri si agisce così, visti i danni che queste posizioni possono

provocare la radiazione è una misura più che giustificata. In Italia stiamo vedendo gli effetti delle campagne contro i vaccini, con i tassi di copertura che sono crollati». Interviene pure il Presidente dell’Ordine dei Medici di Treviso, Luigi Guiarini, il quale sottolinea come sia «evidente che la commissione etica formata da 15 persone, per quanto riguarda Treviso, ha ritenuto che sia stato violato il codice deontologico, ma qui mi fermo. Non posso commentare - dice - c’è il segreto istruttorio».

Meno di un anno fa la Fnomceo aveva preannunciato sanzioni fino alla radiazione per i medici con posizioni antiscientifiche rispetto ai vaccini e, ad oggi, sarebbero almeno altri due i procedimenti disciplinari aperti. Ma le posizioni anti-vax dilagano soprattutto nella Rete. E dura è stata la reazione degli avvocati di Gava che, su Fb, scrivono: «Il dottor Gava è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull’esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa». 

Gli avvocati Silvio Riondato e Giorgio Piccolotto annunciano quindi battaglia: «La legge prevede la sospensione cioè l’inoperativita’ di queste sanzioni quando sono impugnate, come la Difesa farà, davanti ad un giudice, poiché gli Ordini dei medici sono sostanzialmente non competenti, sono associazioni rappresentative di imprese economiche che cioè mirano al lucro, perciò sono inaffidabili, sono a rischio di gravi arbitri e irregolarità come nel caso».

Biotestamento, i parroci suonano le campane a morto per protesta

lastampa.it

Pubblicato anche il manifesto di un necrologio: in Italia la morte vince sulla vita

I parroci di Carovilli (Isernia), Castropignano (Campobasso), Duronia (Campobasso), Pietrabbondante (Isernia), Salcito (Campobasso) nel giorno dell’approvazione alla Camera dei deputati delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) - nell’ambito della legge sul biotestamento - hanno suonato le campane a morto, facendo anche affiggere a Pietrabbondante un necrologio. A renderlo noto è il parroco di Carovilli, Don Mario Fangio.

«Con ciò - si legge in una nota - hanno voluto richiamare l’attenzione delle loro comunità il funesto evento legislativo, che creerà una grande mole di problemi, e minerà alla base la certezza della indisponibilità della vita umana. Invitano anche tutti ad una seria riflessione a emendare sostanzialmente al senato la norma, e bocciarla addirittura come inutile, potendo fare riferimento già alle normative sull’accanimento terapeutico e cure palliative». Il manifesto di necrologio recita: «Le campane suonano a morto perché la Vita è vittima della morte dall’aborto all’eutanasia delle D.a.t. Con queste l’Italia ha scelto di far morire, non di far vivere. Prosit». 

La proposta di legge sul testamento biologico ha superato ieri il primo ostacolo. L’aula della Camera, con 326 sì e 37 no, ha dato il via libera al testo unificato che stabilisce le norme in materia di consenso informato, grazie all’asse tra Partito democratico, M5S e Sinistra Italiana. Hanno osteggiato il provvedimento fino alla fine, invece, la Lega Nord, Forza Italia, con le defezioni di Stefania Prestigiamo e Laura Ravetto che hanno votato a favore, e soprattutto l’alleato di governo Alternativa popolare. 


Parroco suona le campane a morto contro le unioni civili. La protesta dell’Arcigay
lastampa.it  Pubblicato il 12/05/2016

Il caso a Carovilli (Isernia), la spiegazione in un annuncio sulla porta della chiesa



Rintocchi delle campane a morto per celebrare il «funerale del matrimonio tradizionale», con tanto di manifesto funebre affisso sul portone principale della chiesa dell’Annunziata: l’iniziativa di don Mario Fangio, parroco di Carovilli (Isernia), all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili, ha subito scatenato la reazione dell’Arcigay Molise che si è detta indignata per «una iniziativa che fa ripiombare questo Paese sotto l’egemonia ecclesiastica e del Vaticano».

«Le campane a morto - si legge sul manifesto - annunciano con dolore che, con l’approvazione della legge Cirinna’ votata anche dai cattolici, ieri sera sono morti il matrimonio e la famiglia secondo natura tra uomo e donna. Una prece per chi ne è stata la causa».

Per tutta la giornata i rintocchi, a intervalli regolari, hanno ricordato ai fedeli «una legge che confonde le idee». Don Mario ha dichiarato di non temere reazioni perché sostiene di avere agito «a fin di bene». Il sindaco di Carovilli, Antonio Cinocca, dice di non saperne niente ma assicura: «Ora cerco di parlare con Don Mario».

«Questa iniziativa - spiega il presidente di Arcigay Molise, Pierluca Visco - ferisce la nostra dignità proprio in un momento in cui lo Stato ci riconosce il diritto alla nostra felicità e alla nostra esistenza. C’è ancora molto da fare per la realizzazione di quella rivoluzione culturale che noi di Arcigay auspichiamo da tempo per la nostra terra. Ci impegneremo a realizzarla con tutti i mezzi a nostra disposizione. Perché abbiamo diritto di esistere e di avere a portata di cuore la nostra felicità senza avere il dito puntato contro da parte di chi non è disposto a riconoscerci».

Il governo scrive alla Rai: “Niente tetto di 240 mila euro agli stipendi degli artisti”

lastampa.it

La comunicazione del sottosegretario Giacomelli a Viale Mazzini

Nessun tetto ai contratti per gli artisti. Così spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, riportando in una lettera inviata alla presidente e al direttore generale Rai, Monica Maggioni e Antonio Campo Dall’Orto, il parere dell’Avvocatura dello Stato. Giacomelli ricorda però che è dovere dell’azienda individuare parametri per i contratti artistici in rispetto degli obiettivi del piano editoriale.

«Vi trasmetto formalmente il parere dell’Avvocatura dello Stato riguardante l’interpretazione della legge 19812016 in materia di limite ai compensi - si legge nella missiva - A fronte della vostra richiesta di una interpretazione puntuale della norma, il Governo si è tempestivamente attivato, richiedendo in proposito l’autorevole intervento dell’Avvocatura dello Stato. Il parere reso dall’Avvocatura, qui allegato, conferma la piena legittimità della tesi che non include, nel perimetro di applicazione del limite i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica.

Detto quindi che il parere dell’Avvocatura risolve il tema da voi sollevato, preme ribadire ancora una volta che questo non esonera gli organi di Rai dal dovere, richiamato anche dalle norme della legge 220/2015, di individuare, in un organico piano, criteri e parametri per la corretta e chiara individuazione dei contratti con prestazioni di natura artistica, dei meccanismi di determinazione della loro retribuzione e del loro valore in relazione agli obiettivi del piano editoriale. La stessa Avvocatura, infatti, in conclusione del parere, sottolinea che si intende che nei casi concreti spetterà ai competenti organi gestionali della Concessionaria valutare, nella propria autonoma responsabilità, se la prestazione abbia effettivamente natura artistica». 

«Appare quindi necessaria, considerato anche il tempo trascorso - prosegue la lettera - la sollecita definizione ed approvazione di organici criteri indispensabili sia per indirizzare i processi di gestione in un contesto strategico che per rispondere alla diffusa esigenza di render chiaro il senso ed il valore delle singole scelte. Insieme al piano industriale, al piano editoriale, agli indirizzi per la politica finanziaria e per quella del personale - conclude il sottosegretario - questo piano concorrerà a formare il quadro di piani e direttive a cui secondo l’ordinamento la gestione deve far riferimento nella propria azione». 

Francesi

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Fatevi questa domanda e poi andate a votare: perché l’Isis vuole che vinca la Le Pen?

La sua morte dieci giorni dopo quella della sorella: la storia dei due gemelli ultracentenari di Giarole

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franca nebbia

Firmino Narratone è mancato ieri a 102 anni al Soggiorno Airone di Giarole dove dal 2014 aveva vissuto con Irma


Irma e Firmino Narratone

Oltre un secolo di vita sulle spalle, 102 per l’esattezza, per Firmino Narratone mancato ieri al Soggiorno Airone di Giarole dove dal 2014 viveva con la gemella Irma. Ma proprio la morte della sorella, avvenuta una decina di giorni fa, aveva lasciato un vuoto incolmabile nel cuore di Firmino che avrebbe compiuto 103 anni il 1° novembre. «E’ stato lucido fino alla fine» dice il personale della casa di riposo che aveva organizzato una grande festa quando i due fratelli avevano compiuto 100 anni «Firmino, pur aiutandosi con un bastone da passeggio, veniva spesso in ufficio a farci visita». Il figlio Giuseppe, ingegnere , che abita a Viguzzolo, lo ricorda «come un uomo tutto d’un pezzo, dai principi saldi.

La zia aveva lavorato a lungo in campagna e accudendo la sua famiglia. Firmino invece era un valido meccanico» e aveva inventato un ingegnoso tagliaerba. Lo ricorda il compaesano Piero Guazzo: «gli avevano proposto un brevetto, da cui avrebbe ricavato risorse economiche, ma preferì rinunciarvi per continuare ad avere lavoro». Il rosario sarà recitato questa sera alle 21 nella parrocchia di Giarole, dove, domani alle 10 si terrà la funzione funebre. Firmino, come già Irma, riposerà nel cimitero di Giarole. 

Anticorruzione

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Ancora latitante la manina di palazzo Chigi.

Mostre, “Genova-Buenos Aires”: la famiglia Bergoglio migrante

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L’Esposizione, curata da Massimo Minella, è allestita nella sede dell’Organizzazione internazionale italo-latinoamericana a Roma


Mostre, “Genova-Buenos Aires”: la famiglia Bergoglio migrante

Una mostra per ripercorrere la storia delle migrazioni italiane in Argentina, tra le quali anche quella della famiglia Bergoglio, dalla quale nacque papa Francesco, per sottolineare che la migrazione è un’opportunità e una ricchezza. Questo il senso di «Genova-Buenos Aires, sola andata. Il Viaggio della famiglia Bergoglio in Argentina e altre storie di emigrazione», inaugurata questa mattina, 21 aprile, a Roma, presso la sede dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana Iila, che celebra i suoi cinquant’anni. La mostra, curata da Massimo Minella, è stata presentata dall’Organizzazione insieme all’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia e ha visto la collaborazione della Fondazione Casa America di Genova.

«La Mostra di oggi ha un valore importante per tutti noi, in particolare per gli argentini. Siamo in un momento speciale in cui dobbiamo ridare valore alla nostra storia,una storia che deve molto alla migrazione, e mi sembra che Papa Bergoglio riassuma tutto questo», ha dichiarato il ministro degli Affari esteri argentino Susana Malcorra, intervenuta all’inaugurazione. «Dobbiamo guardare con ottimismo e speranza la realtà che oggi ci sembra nera, ma non lo è necessariamente, e abbiamo dimostrato tutti insieme che possiamo migliorarci come abbiamo fatto in passato. Questa Mostra è un esempio dei ponti tra l’Europa e i paesi latinoamericani: ponti lunghi perché le distanze sono ampie, ma che si sono avvicinati, e ora dobbiamo essere uniti».

La Mostra, visitabile fino al 19 maggio, è suddivisa in 4 «isole», con documenti sugli italiani migranti, la storia dei flussi italiani verso l’Argentina, un approfondimento sulla realtà di accoglienza dell’Hotel de Inmigrantes di Buenos Aires e infine la storia della famiglia Bergoglio, che da Asti raggiunse il porto di Genova nel febbraio del 1929 e partì alla volta dell’Argentina in cerca di una nuova occasione di vita e di lavoro.

L’inaugurazione ha visto la presenza di numerosi ambasciatori della rete dell’Iila e rappresentanti del Ministero degli Esteri. «Il tema delle migrazioni è diventato importantissimo, soprattutto di fronte alla situazione italiana», sottolinea il segretario generale dell’Iila Donato Di Santo. «Possiamo dire che papa Francesco è il prototipo dell’italo-latino-americano».

In un momento come quello di oggi «in cui la migrazione è vissuta come un problema, questa mostra è utile a cambiare prospettiva e guardare il fenomeno con speranza, come un’opportunità», ha dichiarato a margine della presentazione l’ambasciatore argentino in Italia Arnaldo Toma’s Ferrari. Teresa Castaldo, ambasciatrice d’Italia a Buenos Aires, ha rimarcato a margine che la mostra «segna un momento in più di riflessione e celebrazione delle relazioni tra i nostri due Paesi. Accanto a una storia importante, le pagine più belle di questa collaborazione dobbiamo ancora scriverle». Papa Francesco «è un esempio di quello che è stato il valore degli italiani emigrati in Argentina e accolti con disponibilità».

Questo lavoro «ci serve da esempio in momenti come quelli che stiamo vivendo in Europa, dove ancorarsi ai valori di accoglienza ci aiuta a risolvere i problemi»