lunedì 15 maggio 2017

Addio alla Green card lottery? A rischio il biglietto d’accesso gratuito al ‘sogno americano’

repubblica.it
Marianna Tognini

La Statua della Libertà, simbolo del "sogno americano". Timothy A. Clary/AFP/Getty Images

Lo scorso 2 maggio più di 14 milioni di persone hanno preso parte a uno dei più strani rituali del sistema di immigrazione americana: come ogni anno, lo US Department of State ha messo in palio 50.000 green card, dando l’opportunità a tutti i richiedenti di tentare la fortuna e venire estratti a sorte per vincere la possibilità di diventare abitanti permanenti degli Stati Uniti e lavorare legalmente, soltanto compilando un modulo online.

Questo particolare biglietto d’accesso al sogno americano è gratuito, casuale, non implica la necessità di avere uno sponsor alle spalle, dei familiari che già abitano negli States o un lavoro su suolo americano; non occorre nemmeno compilare decine di moduli, ricevere un esame medico o essere sottoposti a una verifica preventiva, sebbene i cittadini dei Paesi che hanno assegnato 50.000 green card negli ultimi cinque anni – tra cui il Regno Unito, Messico, Canada, Cina, India e Brasile – siano esclusi.

L’unica conditio sine qua non consiste nell’essere adulti senza precedenti penali, in possesso di un diploma di scuola superiore o con due anni di esperienza lavorativa nel Paese d’origine alle spalle; coloro che si  aggiudicano la cosiddetta carta verde hanno la facoltà, nel caso, di portare con sé il coniuge ed eventuali figli.


Immigrati in attesa di chiedere la Green Card (quella senza lotteria). Spencer Platt/Newsmakers
Per partecipare a quella che è una vera e propria lotteria, occorre registrarsi in autunno (di solito nei 30 giorni che vanno da inizio ottobre a fine novembre) sul portale del Dipartimento di Stato americano, fornire le informazioni relative a nazionalità, data di nascita, titolo di studio, e caricare una foto con dei prerequisiti assai rigidi per quanto riguarda dimensione, risoluzione e proporzioni. Al termine del processo viene fornito un codice da conservare che, sei mesi dopo, permetterà agli iscritti al programma di verificare se sono entrati in possesso del lasciapassare per una nuova vita.

La Green Card Lottery così com’è oggi concepita è stata istituita nel 1995 via posta, per poi essere portata online nel 2003, ed è particolarmente amata nell’Europa dell’Est e in Africa, regioni da cui negli ultimi anni provengono circa i due terzi dei vincitori. I dati sono soggetti a oscillazioni a seconda delle diverse ondate di immigrazione di ciascun Paese nel tempo: per quanto riguarda l’Italia, nel 2012 si sono contati 396 estratti, che nel 2013 e 2014 sono aumentati fino a diventare più di 770, salvo poi diminuire negli ultimi due anni e assestarsi intorno ai 400.

Inutile dire che, un po’ ovunque, diverse tipologie di business legate alla lotteria hanno iniziato a proliferare, partendo da Internet Café, agenzie di viaggio, studi fotografici appositi per assicurare immagini in linea con le severissime caratteristiche, fino alle truffe che ingannano molta gente convincendola a pagare per parteciparvi, quando in realtà il processo (almeno fino al momento dell’estrazione) è completamente gratuito.

I finti siti che utilizzano codici cromatici e lettering assai simili a quello ufficiale del Dipartimento di Stato sono più comuni di quanto si pensi: promettono di prendersi carico in toto dell’iscrizione per circa 150$ giocando sul fatto che tanti non sono a conoscenza della semplicità della cosa, e arrivano anche a controllare al momento opportuno se si è stati selezionati o meno, salvo poi – in caso affermativo – pretendere un fee di altri 3.000$.

Il programma, nato per diversificare l’immigrazione verso gli Stati Uniti (il suo nome completo è appunto Electronic Diversity Visa Lottery) è stato spesso messo sotto accusa: nel 2002 è stato scoperto che un terrorista di origine egiziana, colpevole di aver commesso due omicidi a Los Angeles, si trovava su suolo americano grazie alla green card della moglie, vinta attraverso la lotteria. Mohamed Atta, uno dei due piloti suicidi autori degli attentati dell’11 settembre, aveva tentato la fortuna per ben due volte, prima di entrare negli Stati Uniti con un visto di studio per frequentare un corso in aviazione.


Gerard Depardieu e Andie MacDowell, nel film del 1990 di Peter Weir Green Card, matrimonio di convenienza.
«Se sei un’organizzazione terroristica e riesci ad avere qualche centinaio di persone che partecipano alla lotteria da diversi Paesi, sussistono possibilità tangibili che uno o due di questi vengano selezionati», ha sottolineato il politico repubblicano Bob Goodlatte nel 2011, facendosi promotore di una proposta di legge per uccidere il programma che però non ottenne i risultati da lui sperati.

Il Dipartimento di Stato ha sempre insistito che i vincitori della green card lottery vengono accuratamente controllati come qualsiasi altro potenziale immigrato, ed è anche per questo che ogni anno – nonostante i permessi di soggiorno permanente siano 50.000 – vengono selezionati tra i 90.000 e i 100.000 candidati: alcuni non fanno un follow-up entro i termini prestabiliti e dunque perdono il diritto acquisito, altri invece non riescono a presentare i documenti richiesti o a passare il colloquio finale presso le Ambasciate o i Consolati, e dunque “cedono il passo” a chi è immediatamente dopo di loro nella lista.

La carta verde può dirsi effettivamente vinta solo quando la si ha fisicamente tra le mani, e sono gli stessi funzionari del Department of State a raccomandare di non lasciare casa, lavoro o di non prendere importanti decisioni prima di tale momento: una volta ottenuta la sicurezza matematica del visto, si hanno soltanto sei mesi di tempo per trasferirsi negli Stati Uniti e ricostruire una vita da zero, con l’opportunità di risultare idonei, qualche anno più tardi, per l’ottenimento della cittadinanza americana.

Elena Zanon, classe 1987, originaria dell’Alpago in provincia di Belluno, ha partecipato al programma nel 2013 ed è stata selezionata nel maggio del 2014: «Da lì poi inizia un lungo iter, di base si ha fino a settembre per inoltrare i moduli richiesti per confermare la volontà di proseguire. Una volta che questi vengono ricevuti dal Kentucky Consular Centre, occorre attendere la convocazione al consolato di Napoli: a me è arrivata una mail a dicembre del 2014 per un appuntamento a febbraio 2015.

Nell’attesa dell’intervista va preparata una serie di documenti da mostrare al Console in originale, tra cui il diploma di scuola superiore, il certificato di nascita, e due certificati di polizia che attestino l’assenza di carichi pendenti. La permanenza a Napoli è di due giorni, il primo per le visite mediche e il secondo per l’intervista vera e propria: tra costo della visita medica, di eventuali vaccini e tasse consolari si arrivano a spendere tra 600 $ e 700 $, una cifra irrisoria se si considera che per altre tipologie di visti – dove è necessario un avvocato per seguire la pratica – la spesa si aggira intorno ai 7.000 $».

Non tutti quelli che vincono la lotteria per la green card riescono però a prosperare negli Stati Uniti: la conoscenza dell’inglese costituisce infatti ancora un requisito fondamentale per trovare un lavoro ben retribuito, e coloro che non brillano per abilità linguistiche finiscono per accettare impieghi sottopagati solo per poter inviare a casa una piccola somma di denaro ogni mese.

Uno dei principali ostacoli – oltre alla sicurezza nazionale – che il programma sta riscontrando e che mette a repentaglio la sua continuazione è proprio quello lavorativo: con l’alto tasso di disoccupazione attuale, continua Goodlatte, «è difficile giustificare 50.000 persone in più che cercano un impiego e per forza di cose competono con 15 milioni di Americani per la stessa cosa».

E la nuova presidenza di Trump sembra avvalorare la sua tesi, dato che ben due proposte di legge, una del Senato degli Stati Uniti e una della Camera dei Rappresentati stanno cercando di sbarazzarsi per sempre del programma: Donald Trump, d’altronde, ha promesso di irrigidire le politiche di immigrazione e focalizzarsi sull’”assunzione di Americani”, rendendo più difficile per gli stranieri rifarsi una vita negli States.

Anche alcuni Democratici, tra cui il senatore di New York Chuck Schumer, sono a favore della chiusura della lotteria, vedendo questa come una “gentile concessione” ai Repubblicani in cambio della protezione dei Dreamers, i figli di immigrati senza documenti, portati negli USA quando erano bambini.

«Gli Stati Uniti mi avevano sempre dato l’impressione di grande disponibilità e apertura a livello lavorativo nei confronti degli immigrati, ma il problema principale era sempre costituito dal visto», prosegue Elena, che da luglio del 2015 si è trasferita a New York, «in realtà quando sono tornata con green card cercare un impiego fisso è stato meno semplice del previsto: è una specie di circolo, perché finché non si ha un minimo di esperienza americana da vantare, si è un po’ restii ad assumere le persone, anche se munite di carta verde. Io mi sono affidata a una recruiter che i primi mesi mi ha trovato parecchi lavori da freelance molto facilmente, ma per un contratto permanent (ndr. il nostro indeterminato) ho dovuto attendere otto mesi».

I lavoretti freelance costituiscono una buona soluzione per prendere le misure con la nuova vita in cui ci si trova catapultati e con le logiche che regolano il mercato US, ma, come sottolinea Elena «ottenere un contratto permanent è importante soprattutto per via dell’assicurazione sanitaria, che in questo modo è garantita e pagata dal datore di lavoro e non grava sulle proprie spalle».

Lei, che ora è impiegata presso un’agenzia pubblicitaria in qualità di account, a fronte di una grande competitività, che nella Grande Mela è più forte che altrove, afferma di non essersi mai sentita «considerata inferiore solo perché italiana o perché parlavo inglese come seconda lingua, e ciò è fondamentale per ritenersi accettati e integrati in una cultura che non è la nostra. Il grande mito dell’America che letteralmente accoglie le persone nel mio caso è totalmente vero: quando si arriva qui, si è al pari di chiunque altro, e occorre dimostrare di valere lavorando sodo».

Sentendo la storia di Elena, simile a quella di molti altri fortunati vincitori, la domanda sorge spontanea: i detrattori della green card lottery sono davvero sicuri che il programma non abbia ancora un ruolo fondamentale da svolgere nella vita e nella società americane?

La Figc celebra le mamme con la maglia col fascio littorio

ilgiornale.it
Rachele Nenzi - Lun, 15/05/2017 - 10:25

Scoppia la polemica sui social network. La Figc usa un simbolo fascista, ma è la maglietta cucita dalla mamma di Silvio Piola, il più grande centravanti italiano



Tutta colpa di una maglia. Sui social network è scoppiata la polemica sulla Federazione italiana gioco calcio (Figc), che ieri ha realizzato una iniziativa dal titolo "Una maglia azzurra per raccontare la festa della mamma". Bella idea, se non fosse che a qualcuno non è andata giù la foto pubblicata sul sito e che pubblicizza il progetto.

I vertici del calcio italiano, o chi per loro, hanno infatti condiviso l'immagine di una vecchia maglia azzurra, cucita dalla madra di Silvio Piola in occasione della vittoria per 2 a 0 dell'Italia contro l'Austria il 24 marzo del 1935. Magliatta di un valore straordinario, se si considera che "Piola ha segnato entrambi i goal - come scritto dalla madre Emilia Cavanna- nella prima partita di Piola in Nazionale".

Bella, bellissima. Qualcuno però, invece di focalizzare l'attenzione sull'amore messo da una mamma nel realizzare quella maglia celebrativa, ha preferito montare una inutile protesta perché nello stemma compare un fascio littorio insieme al simbolo di casa Savoia. E cosa poteva farci mamma Cavanna se nel 1935 l'Italia era governata da Benito Mussolini? Niente, ovviamente. Utilizzava le magliette indossate da suo figlio.

Ci si sono messi un po' tutti a criticare la scelta della Figc. L'Osservatorio sulle nuove destre ha dichiarato: "È una scelta a dir poco infelice delle due l'una: o è un infortunio, ed è comunque grave. O è una scelta voluta, il che sarebbe ancora peggio". A nessuno è venuto in mente che la Federazione guardava alla scritta emozionante della mamma e non al fascio littorio?

Sui social infuria la polemica: "Il fascismo è reato. Ce ne fottiamo del perché l'hanno pubblicata", twitta MalVagia. "Il fascismo non è un ideale è un reato. Va punito", aggiunge Silvestro Melluso.

Google Maps non rende, per ora. Ma inserendo la pubblicità anche le mappe diventeranno profittevoli

repubblica.it
Alexei Oreskovic

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Google Maps è uno dei servizi più popolari della società, ma quando si tratta di produrre guadagni, Maps non rende. Questo dipende da come la app è stata progettata – Google ha ammesso di essere stata lenta nel monetizzare l’applicazione.

“Abbiamo scelto una visione a lungo termine”, ha spiegato l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, ad un analista di Wall Street che ha chiesto informazioni sui potenziali piani per trasformare Maps in un prodotto più remunerativo durante la conference call sui risultati della compagnia del primo trimestre.

Pichai ha fatto notare che Maps vede ancora una forte crescita degli utenti, anche anni dopo il suo lancio iniziale, grazie alla diffusione dello smartphone sui mercati emergenti. Le mappe sono “parte integrante” del telefono cellulare, ha osservato. E con la crescita di nuove tecnologie come la realtà aumentata, che sovrappone le immagini digitali al mondo reale, le mappe avranno un ruolo più importante, ha detto.

Quindi, che succederà rispetto al produrre guadagni?
Pichai non ha fornito una risposta esplicita sui piani di monetizzazione delle mappe, ma i suoi commenti danno un’idea di ciò che l’azienda potrebbe avere in mente:
“Sono sicuro che avete notato dei cambiamenti in Google Maps negli ultimi mesi. Se aprite Google Maps, quando siete in viaggio o il venerdì sera, cominciamo a mostrare più informazioni su cosa potete fare, sui luoghi dove potete mangiare e così via. Queste cose hanno iniziato ad ottenere buoni feedback dagli utenti e credo che ci diano l’opportunità di aggiungere valore, anche nel tempo”.



Google dispone già delle “raccomandazioni” per i luoghi vicini e potrebbe facilmente infilarci buoni sconto o promuovere alcuni posti quando vuole monetizzare. Google
I due termini chiave qui sono “buon feedback” e “valore aggiunto”. Questa è la filosofia fondamentale di tutte le attività pubblicitarie di Google. Google ama parlare di come i suoi annunci siano effettivamente utili ai consumatori, piuttosto che essere distrazioni fastidiose. Nel caso degli annunci di ricerca, questo atteggiamento ha contribuito a costruire un’azienda valutata in borsa 610 miliardi di dollari.

Quindi se Google crede che i suoi utenti di Google Maps stiano già apprezzando i consigli che ricevono dalla app su ristoranti e attrazioni vicine a loro, è probabilmente solo questione di tempo perché Google inizi a dare alle aziende l'”opportunità” di partecipare.

Nessuno vuole che il proprio telefono venga bombardato da buoni sconto non richiesti e intrusivi o da offerte promozionali per ogni negozio che si incontra lungo la strada. Ma se state già cercando ed esplorando i luoghi vicini nell’app Maps, Google potrebbe facilmente buttarci dentro alcuni post sponsorizzati o coupon per le sue raccomandazioni attuali – oppure trasformarlo in una propria piattaforma pubblicitaria.

I commenti di Pichai mostrano che l’azienda immagina chiaramente un posto per le pubblicità in Maps. Ormai è solo questione di quando Google sarà pronta ad attivare questo cambiamento.

Il piccolo calciatore che da quattro anni la burocrazia non lascia scendere in campo

lastampa.it
simona lorenzetti

I genitori non hanno il permesso di soggiorno, lui si allena ma il Lucento non può schierarlo


L’avvocato della famiglia di Elias, ha presentato un’istanza al Tribunale dei Minori per far ottenere i documenti ai genitori del bambino

Gli spalti sono gremiti di tifosi. Lui è fermo nell’area piccola, a pochi metri dal portiere. Vede arrivare il compagno di squadra con il pallone incollato al piede, poi l’assist. Un attimo dopo la palla rimbalza davanti a lui e allora carica il destro e segna il suo gol. Il più bello di sempre. Elias sogna da quattro anni questo momento. E ogni settimana si allena sperando un giorno di avere la sua occasione. Ma quel sabato fatidico in cui si disputa il match non arriva mai. Non è colpa sua. È colpa della legge. Di quel sistema che non consente a un bambino albanese, nato e cresciuto in Italia, ma privo del permesso di soggiorno, di essere tesserato. 

SENZA PERMESSO
Il regolamento della Figc è rigido, anche quando si tratta della Lega nazionale dilettante, settore scuola calcio: per poter disputare i tornei, i ragazzini devono essere tesserati e tra i documenti richiesti c’è il permesso di soggiorno. Elias ha dieci anni e il permesso non ce l’ha. Eppure è nato e cresciuto in Italia, frequenta regolarmente la quarta elementare e i voti «non sono neanche male: ha tutti sette e otto, ma è molto intelligente e potrebbe fare di più», racconta la mamma. 

Da quattro anni, da quando la donna lo ha iscritto alla scuola calcio del Lucento, Elias si allena tutte le settimane con i compagni: tira, dribbla, prova a calciare i rigori, commette anche qualche fallo. Ma quando arriva il weekend, il suo nome rimane sempre fuori dalla rosa dei convocati. Non può giocare. «Non va neanche al campo da gioco, resta a casa e piange. Ogni volta che su WhatsApp legge i risultati dei suoi compagni si arrabbia e dice che è colpa mia». Ora la famiglia di Elias si è rivolta all’avvocato Giuseppe Fiore, che ha presentato un’istanza al Tribunale dei Minori perché venga concesso alla donna il permesso di soggiorno in base all’articolo 31 del Testo unico sull’immigrazione, che prevede il rilascio del documento «per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore». 

«È l’unica strada percorribile - spiega il legale -. La signora vive in Italia dal 2003, si era trasferita nel nostro Paese per studiare Scienze Politiche. Poi nel 2007 è nato Elias e ha lasciato gli studi, così ha perso il permesso di soggiorno. Ma è rimasta a vivere in provincia di Torino». Si legge nel ricorso: «L’impossibilità di partecipare al campionato di calcio sta creando un grosso dispiacere al piccolo Elias, che vive l’esclusione con grave sofferenza e disagio e tenuto conto dell’età non comprende le ragioni dell’esclusione. Tutti i venerdì, all’atto della mancata convocazione, cade in un pianto disperato che i genitori faticano a calmare». 

IL TORMENTO
Una situazione di disagio che cresce di mese in mese, soprattutto quando il ragazzino nota che la sorellina più piccola, che frequenta una scuola di danza, partecipa regolarmente ai saggi di fine anno. «È un tormento ogni volta - racconta la mamma -. Come si fa a spiegare a un bambino nato in Italia che non è italiano e che non può giocare a calcio? Così lui mi incolpa e affoga il dispiacere nel cibo». Ora l’ultima parola spetta al giudice. Intanto Elias continua ad allenarsi, sognando il giorno del suo debutto in campo.

Smantellata la cosca Arena: controllava la gestione del centro per migranti di Isola Capo Rizzuto

lastampa.it
grazia longo

Tra i 68 arrestati il capo della Misericordia e il parroco. Una trentina di milioni su un centinaio (fondi europei girati dallo Stato) sono finiti alla ’ndrangheta


I carabinieri davanti al Centro di accoglienza dei migranti a Isola Capo Rizzuto – ANSA

Le mani della ’ndrangheta sui migranti. Da ben dieci anni, per un giro milionario di affari loschi. Un’operazione dei carabinieri del Ros ha smascherato gli interessi illeciti della cosca degli Arena - al centro di articolati traffici delittuosi nelle provincie di Catanzaro e Crotone - sul centro di accoglienza di Capo Rizzuto. Quello del Cara di Sant’Anna è un filone di un’inchiesta più ampia che, nel corso della notte, ha portato all’arresto di 68 persone. 

Sui 103 milioni di euro che il ministero dell’Interno ha girato dal 2006 al 2015 per gestire il centro dei richiedenti asilo di Crotone, 36 sono poi finiti agli Arena. Per l’operazione sono scesi in campo oltre 500 uomini, tra carabinieri del Ros e del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Catanzaro, agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobile delle Questure di Catanzaro e Crotone e finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispetti Uffici e Comandi centrali. 

Le accuse
Il provvedimento di fermo per le 68 persone è stato emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Di tutto, di più. I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, a seguito di indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, hanno smantellato la storica e potentissima cosca di ’ndrangheta facente capo alla famiglia Arena.
Tra gli arresti eccellenti del Ros, guidato dal generale Giuseppe Governale, c’è Leonardo Sacco governatore della «Fraternita di Misericordia».

Si tratta del ras dell’accoglienza molto vicino al ministro Angelino Alfano (estraneo alle indagini) di cui vantava l’amicizia postando anche foto su Facebook. Ma tra le altre foto ce n’è un’altra che, nel 2010, lo ritrae, al battesimo del figlio di uno degli Arena, di cui Sacco era il padrino.Proprio attraverso Leonardo Sacco la cosca Arena si è aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ’ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. Tra gli altri arrestati anche il parroco Don Scordio che incassava oltre centomila euro e li spediva in Svizzera.

Le scommesse on line
Smascherati inoltre anche affari loschi nelle scommesse on line. L’inchiesta ha infatti permesso di provare che la potente famiglia di ‘ndrangheta ha acquisito e mantenuto, avvalendosi del potere di intimidazione, una “posizione dominante”, nel settore della raccolta delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento, nella città di Crotone e nel suo hinterland, conseguendo enormi profitti attraverso l’alterazione degli equilibri concorrenziali che ha determinato la concentrazione della raccolta del gioco nelle mani del crimine organizzato, precludendo l’accesso ad altri operatori commerciali.

L’indagine delle Fiamme Gialle ha accertato che la società bookmaker Centurion Bet Ltd, attiva nel settore delle scommesse, operativa in Italia con oltre 500 agenzie e ramificata in tutto il mondo, ha messo a disposizione, i propri circuiti di gioco on line , alla società Kroton Games, operante nella provincia di Crotone ed espressione commerciale della cosca Arena, determinando volumi di fatturato, sottratti al fisco, per decine di milioni di euro.

Il procuratore Gratteri
«L’operazione conferma che dove ci sono potere o denaro c’è la ’ndrangheta che sfrutta i bisogni anche dei disperati», è il commento del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. «Da un punto di vista giudiziario - aggiunge - a noi risulta che tale controllo andasse avanti almeno dal 2009. Lucravano anche sui pasti. Se, per esempio, la società doveva fornire 500 pasti, ne portavano 300, e gli altri non mangiavano».