sabato 17 giugno 2017

Polemica sui maestri trasferiti al Sud. “Più della metà ha usato la legge 104”

repubblica.it
di SALVO INTRAVAIA

Alle elementari record di spostamenti grazie alla norma per assistere i familiari disabili. Al Nord il dato è sotto l’1%. I presidi: “Un istituto di civiltà. Ma serve una stretta anti abusi”

Polemica sui maestri trasferiti al Sud. “Più della metà ha usato la legge 104”

Record di (lunghi) trasferimenti verso le regioni meridionali grazie alla legge 104. Qualche giorno fa, il ministero dell’Istruzione ha reso noti i dati sui cosiddetti “movimenti” (trasferimenti, passaggi di cattedra e di ruolo, provinciali e interprovinciali) richiesti dai maestri di scuola elementare, molti dei quali spediti al Nord dalla Buona scuola del governo Renzi. E non mancano le sorprese. Perché, su oltre mille movimenti interprovinciali chiesti verso le regioni meridionali, oltre la metà (il 53 per cento) è stata possibile grazie alla norma che tutela alcune categorie di persone. In primis, chi deve assistere un conbiuge o figlio disabile grazie alla legge 104.

Un passo indietro. Parliamo di spostamenti che in genere si ottengono in base al punteggio per titoli e anzianità di servizio. Ma anche in base alle tutele (“precedenze”) previste per alcuni casi particolari. Il più comune è l’applicazione della legge 104 sulla tutela dei disabili. Gli altri casi disciplinati (perdenti posto, coniugi di militari, personale che ricopre cariche pubbliche e sindacalisti al rientro dal distacco) sono evidentemente residuali. A livello nazionale, la quota di trasferimenti agevolati è attorno al 21 per cento. Al Nord è bassissima: riguarda appena un trasferimento interprovinciale ogni cento. Mentre al Sud oltre metà dei maestri rientrati a casa ha “scavalcato” colleghi con un punteggio maggiore grazie alla legge 104.

Sulla questione, già due anni fa, scoppiò la polemica e il Miur assicurò controlli stringenti per stanare i potenziali furbetti. Ma la percentuale dei trasferimenti verso le regioni meridionali con “precedenza” sorprende anche i dirigenti. Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), è netto: «Nessuno mette in discussione l’importanza della legge 104. Ma questi dati fanno temere un abuso e una totale assenza di presupposti alla base delle certificazioni. O ci sono due Italie, con due livelli di cagionevolezza completamente diversi, o dobbiamo pensare ad abusi in alcune parti del Paese. Altrimenti questi numeri non si giustificano.

Le pubbliche amministrazioni si mettano in condizione di fare controlli più stringenti, soprattutto in alcune aree». È la Calabria la regione che detiene il record: 100 movimenti interprovinciali agevolati su 130. Un 77 per cento che stride con i dati di Lombardia e Piemonte, entrambe sotto l’1 per cento, o del Friuli dove neppure un trasferimento è stato agevolato. Nelle regioni dell’Italia centrale (Umbria, Marche, Lazio e Toscana) la quota di trasferimenti determinati dalle precedenze non raggiunge il 5 per cento. Mentre Sicilia e Campania, con 68 e 65 per cento, sono seconda e terza in classifica.

E a livello provinciale si registrano sbalzi ancor più consistenti: in provincia di Cosenza, 33 dei 36 maestri che hanno ottenuto il trasferimento da un’altra provincia hanno scavalcato tutti appoggiandosi alla 104. Un vero e proprio record (92 per cento) che neppure Agrigento arriva a scalfire: con 10 movimenti su 11, si ferma al 91 per cento. Anche il sindacato auspica controlli più accurati. Lena Gissi, segretaria della Cisl scuola, chiede «più controlli, ma non a macchia di leopardo». «Servirebbe — spiega — un coordinamento del governo per portare avanti queste verifiche. Le differenze nei numeri tra Nord e Sud potrebbero essere determinate dai diversi sistemi
sanitari, che sono a gestione regionale, e con diverse sensibilità rispetto alle tutele. Come sindacato non abbiamo interesse a difendere i furbi, ma è pur vero che al Sud ci sono situazioni di povertà e deprivazione tali da spingere i cittadini a cercare più tutele

TruCam arriva in autostrada: sull’A22 il telelaser in grado di vedere dentro l’abitacolo

lastampa.it
mattia eccheli (nexta)

Il nuovo strumento non è solo in grado di rilevare l’eccesso di velocità, ma anche il mancato uso delle cinture di sicurezza e l’utilizzo del telefono al volante



L’A22 del Brennero, 314 chilometri tra il confine con l’Austria e Modena, è la prima autostrada in Italia ad adottare i nuovi e tecnologici telelaser TruCam - già in prova in Lazio e Sardegna - in grado di rilevare almeno tre infrazioni al Codice della strada. Non solo la velocità, ma anche il mancato uso delle cinture di sicurezza e, soprattutto, l’uso del cellulare al volante: il tutto fino a un chilometro di distanza.

“Dall’inizio dell’anno il traffico è cresciuto del cinque per cento - spiega il direttore tecnico dell’A22, Carlo Costa -. Abbiamo così il massimo dei volumi combinato con il minimo dell’incidentalità, perché i sinistri sono calati attorno al tredici per cento”. Solo che, sulla base delle rilevazioni della Polizia Stradale, quelli più gravi solo legati alle distrazioni, spesso legate all’uso degli smartphone: infatti dall’inizio dell’anno sono stati registrati meno feriti (-16,5%), ma due morti in più.

Il nuovo telelaser ha l’ingombro di una piccola telecamera e può essere impiegato sia in maniera tradizionale, sul cavalletto, ma può anche essere montato direttamente sulle auto di servizio. La logica dell’adozione del telelaser è quella di aumentare la sicurezza. La società ha ordinato due dei nuovi dispositivi (il cui oscilla tra i 20 ed i 30 mila euro) che nella prima fase, verosimilmente da luglio, quella sperimentale, saranno impiegati lungo la rete nelle sole province di Bolzano e Trento. Dopo, l’uso dei sofisticati controlli dovrebbe essere esteso al resto della tratta.



L’A22 ha rinunciato al cosiddetto tutor, ma i controlli lungo la tratta sono capillari: quotidianamente circolano lungo la rete una ventina di pattuglie, incluse le cosiddette auto civetta, quelle senza insegne. Su queste ultime è stato installato lo “speed control”, un sistema che la società ha fatto omologare per consentire la rilevazione della velocità con auto in movimento: “L’obiettivo è che le contestazioni avvengano subito. E sul posto”, aggiunge Costa. Il terzo sistema con il quale viene monitorata l’andatura sull’Autobrennero è quello “solito”, l’autovelox montato sul treppiede: il rischio è che essere “pizzicati” mediante questa tecnologia rappresenti quasi un sollievo.

Gatto lanciato da un'auto in corsa viene salvato da una donna in autostrada

lastampa.it
noemi penna



Christina Hamlett stava guidando sull'autostrada 288 della Virginia quando ha visto una piccola palla di pelo sul lato della strada. Non riusciva a crederci che si trattasse proprio di un gattino. E si è subito precipitata in suo soccorso.



Il cucciolo era rannicchiato, immobile. E Christina sapeva che aveva poco tempo per salvarlo dal traffico. E nonostante il pericolo, ha inchiodato, è scesa dall'auto ed è corsa a prenderlo. Il gatto era miracolosamente vivo ma «pensiamo che sia stato buttato giù da un'auto, visto il trauma cranico che ha riportato». Insomma, un terribile inizio di vita.



Inutile dire quanto il micio fosse terrorizzato. Christina lo ha avvolto in un asciugamano e ha iniziato ad accarezzarlo, per farlo sentire finalmente al sicuro. E con l'aiuto di un volontario della St. Francis Humane Association è stato portato in una clinica veterinaria specializzata dove ha iniziato la sua strada per il recupero.



Quale miglior nome per lui se non Lucky, fortunato? Il due settimane si è rimesso alla grande e nonostante il trauma, continua ad amare e ad aver fiducia nelle persone. Christina gli ha fatto visita in ospedale, ed è stata accolta da una tempesta di fusa: «Credo che mi abbia riconosciuta!». E appena si sarà completamente ripreso sarà anche pronto per l'affidamento, per essere amato e viziato lontano chilometri da chi ha deciso di lanciarlo dal finestrino.

A cosa serve la rete cellulare 5G?

lastampa.it
andrea signorelli

Si fa un gran parlare delle potenzialità della nuova tecnologia di trasmissione dati mobile, ma i tempi sono ancora lunghi

Da qualche mese a questa parte, il 5G – ovvero la nuova generazione di trasmissione dati mobile – è diventato uno degli argomenti più discussi nel mondo della tecnologia, generando enormi aspettative e trovando un posto alla tavola dove siedono intelligenza artificiale, blockchain, IoT e le altri principali innovazioni comparse negli ultimi anni. Il gran parlare che si fa del successore del 4G/LTE potrebbe far pensare che il suo avvento sia imminente, eppure la situazione è molto diversa: il lancio effettivo del 5G non avverrà prima del 2020, mentre per le applicazioni in grado di sfruttarne davvero le capacità dovremo attendere ancora più a lungo.

Un’attesa che sarà probabilmente ripagata, viste le notevoli caratteristiche tecniche promesse: la velocità passerà dai (teorici) 100 megabits al secondo del 4G per raggiungere i 10 gigabits, mentre la latenza (il tempo d’attesa affinché avvenga la connessione) scenderà a un millisecondo (dai circa 20 attuali). A tutto ciò, si aggiunge la capacità di connettere contemporaneamente oltre un milione di dispositivi per chilometro quadrato.

Ma come verrà sfruttata tutta questa potenza? «A differenza delle generazioni precedenti, l’aspetto decisivo non sarà la connessione tra le persone o tra gli oggetti e le persone», ha spiegato Rahim Tafazolli, direttore del 5G Innovation Centre della University of Surrey, in occasione del Huawei Innovation Day che si è tenuto a Londra. «La vera trasformazione del 5G riguarderà prima di tutto la capacità di connettere i dispositivi tra di loro».

La nuova generazione di trasmissione dati avrà quindi un ruolo fondamentale nell’implementazione della internet of things, mettendo in comunicazione gli oltre venti miliardi di oggetti intelligenti che, secondo le stime di Gartner, popoleranno le nostre città nel giro di un paio d’anni: «Il 5G sarà quindi un’infrastruttura in grado di servire l’industria in ogni suo aspetto, grazie all’efficienza elevatissima e alla capacità di supportare un enorme numero di dispositivi contemporaneamente», prosegue Tafazolli.

Gli esempi concreti non mancano: dalla chirurgia a distanza (che sfrutterà la bassa latenza per rendere affidabile il controllo in remoto di robot in grado di eseguire anche le operazioni più delicate), alla realtà virtuale mobile (resa possibile dalla grande velocità di trasmissione), fino alle auto autonome, che rappresentano probabilmente l’applicazione più importante del 5G.

«Affinché le auto autonome possano davvero circolare su strada senza provocare incidenti, è necessario che la comunicazione da veicolo e veicolo avvenga in tempi rapidissimi», ha spiegato Egon Schulz del consorzio 5G Infrastructure Association. «Solo il 5G offre i requisiti necessari in termini di latenza, affidabilità e capacità di gestire contemporaneamente un enorme numero di automobili».

Prima che tutto questo diventi realtà, però, ci sono ancora parecchi ostacoli da superare: l’implementazione del 5G necessita infatti l’installazione di un numero molto elevato di celle, richiedendo quindi grandi investimenti; inoltre manca ancora un protocollo standard per definire esattamente che cosa sia e quali caratteristiche debba rispettare la nuova generazione di trasmissione dati (al momento l’International Telecommunication Union ha emesso solo delle linee guida non ufficiali). Non solo: prima che le applicazioni decisive del 5G, come le auto autonome, diventino realtà trascorreranno ancora parecchi anni.

Considerando anche come il 4G non abbia ancora esaurito le sue potenzialità, non è un po’ troppo presto per concentrarsi sulla nuova generazione? «La storia di queste tecnologie ci ha dimostrato come l’avvento di una nuova generazione non sostituisca la precedente», ha spiegato Tafazzoli. «Secondo le nostre stime, il 4G verrà sviluppato ancora per i prossimi dieci anni, mentre le prospettive per il 5G arrivano almeno fino al 2040».

Amazon il Leviatano

lastampa.it
mattia feltri

Sapete che cosa è Amazon? Qualsiasi cosa abbiate risposto è sbagliata. Amazon è tutto. Ieri ha preso Whole Foods Market, la più grande catena di supermercati bio al mondo. L’idea è di togliere casse e dipendenti: si entra, si compra, si paga con un clic. A Seattle ci sono due supermercati di Amazon dove non si entra: si fa la spesa in rete e la si ritira nel parcheggio. Ricominciamo da capo: Amazon è nota perché è un enorme magazzino online, vi lavorano oltre 200 mila persone e 45 mila robot (un anno fa i robot erano 30 mila).

Su Amazon si comprano scarpe, cosmetici, libri, divani, giocattoli, e si riceve a casa. Negli Stati Uniti dopo i piccoli negozi cominciano a chiudere i centri commerciali. Amazon è l’editore del Washington Post. Ha un’emittente tv che trasmette film, fiction, show, e produce fumetti. In sei anni ha erogato prestiti alle piccole e medie imprese per 3 miliardi di dollari: il prestito arriva in 24 ore, e in caso di insolvenza Amazon impegna la merce per rivalersi. Ha una linea di moda, ha ideato un assistente vocale per le auto, finanzia la corsa allo spazio e sta studiando un sistema di consegne sulla Luna. Che fa ridere, ma spiega prospettive e visione. Amazon è uno Stato multinazionale. 

Ha potenza economica illimitata e crescente. Come tutti i giganti di Internet, è il motore del bello e dell’inevitabile distruzione di posti di lavoro. Sta sconvolgendo il mondo e se ne sono accorti tutti, tranne la politica. Come minimo, servirebbe un ministero. Peccato ci sia tanto da fare con le preferenze e i capilista. 

Un cane abbandonato fuori dal rifugio porta con sé una lettera della sua vecchia famiglia

lastampa.it
cristina insalaco



«Ciao, mi chiamo Buddy. Ho fatto tutte le vaccinazioni e ho preso i farmaci contro le pulci. Sono troppo grande per vivere nel mio vecchio appartamento, e ho bisogno di una casa con un grande cortile. Vado d’accordo con i bambini. È molto difficile per me lasciare la casa in cui sono stato amato, ma spero di trovare lo stesso amore con una nuova famiglia». Questo è il bigliettino che hanno scritto i suoi precedenti proprietari prima di abbandonarlo dentro a una gabbia davanti all’ingresso di un rifugio in costruzione. 



Ad accorgersi di Buddy è stato un volontario della Henry County Humane Society, che ha trovato l’animale senza acqua né cibo. Quando è stato liberato e portato al canile della zona, era spaventato e confuso, ma ben presto ha instaurato un ottimo feeling con i volontari della struttura. «Per sicurezza l’abbiamo vaccinato una seconda volta - dicono - in modo da poterlo dare in adozione». 



Quando i responsabili del canile hanno raccontato sui social la sua storia, il cagnolino ha ricevuto molte richieste di adozione. E alla fine Buddy è stato preso da una famiglia che ha un altro cane che gli assomiglia molto: «Oggi ha un grande cortile dove poter correre proprio come c’era scritto sul foglietto - dicono i nuovi padroni -. Abbiamo realizzato i suoi desideri, quelli della precedente famiglia, e anche i nostri». Ed è stata dedicata a lui una raccolta fondi per sostenere la costruzione del nuovo rifugio, davanti al quale Buddy era stato abbandonato.