sabato 22 luglio 2017

Pensieri

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Ogni mattina Renzi si sveglia con lo stesso pensiero: “Oggi cosa dico per farmi odiare di più?”

Fuori

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Per evitare il rischio che un domani D’Alema lo faccia fuori, Pisapia si fa fuori da solo oggi.

Accuse

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Interrogato dai magistrati Lotti ha respinto tutte le accuse, perfino quella di chiamarsi Luca.

Mentre gli italiani muoiono di fame, il PD discute di far chiudere la spiaggia Fascista e di mettere in galera chi posta vignette sul Duce ma sulla spiaggia calabrese che inneggia al comunismo nessuno fa polemica

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Libertà. Quest’estate, mentre il solleone brucia tutta la penisola, le penne tricolori ci hanno insegnato che non tutte le spiagge sono frequentabili. In che senso? Ve lo spiego subito. In quel di Chioggia, conosciuta anche come Venezia in piccolo, Gianni Scarpa gestisce uno stabilimento balneare, quello di Punta Canna, definito dai media di ogni latitudine e longitudine la spiaggia fascista. Apriti cielo o meglio apriti mare, alla Mosè per intenderci. Interrogazioni parlamentari, politici in subbuglio, Fiano e Boldrini in testa, indagini della Digos, commenti scandalizzati da parte dei sociologi da salotto e forche caudine su tutti i palinsesti per l’imprenditore veneto. Il vescovo locale, Adriano Tessarollo, è entrato a gamba tesa sulla vicenda, deprecando il malizioso caso mediatico nato attorno al bagnasciuga.

“Del resto ci andava anche il segretario Pd. La verità è che perdiamo solo tempo a correr dietro a queste stranezze. E lui, tra le sue mura di casa, quelle frasi continuerà a dirle”. Per arrivare alla stoccata decisiva da parte del prelato: “Viviamo in un mondo di grande confusione, di cose che non funzionano; e discutono leggi come quella sull’apologia di fascismo. Come se non ci fosse altro da fare per i magistrati”. Benedetto sia il buon senso, quando manca la libertà di parola. Così, Matteo Salvini, si è recato sulla spiaggia incriminata ed ha esternato la sua vicinanza al proprietario del lido. “Come dargli torto”, proferisce il leader del Carroccio, mentre si fa ritrarre, sui suoi profili social, davanti ad un cartello che recita la frase:

“Quanto sarebbe bello il mondo se ognuno di noi si facesse i c***i suoi”. Gioco, partita, incontro. Lo “scoop” dell’estate lo ha firmato, all’alba di questo luglio, il giornalista de La Repubblica Paolo Berizzi. Il cacciatore di nazisti. Eppure c’è in Italia chi campa indagando sul nulla, sull’astratto, sulle idee e sulla goliardia diventando paladino della libertà (vietate in questo caso). Berizzi, dovere di cronaca, è lo stesso che il 12 maggio 2015 pubblicò un articolo dai toni: “Il bimbo di quattro anni che fa il saluto fascista: i genitori lo correggano o lo cacceremo dall’asilo”. Fatto, peraltro, mai avvenuto. Il corrispondente del quotidiano diretto da Mario Calabresi è stato condannato, per tale articolo, dall’ordine dei giornalisti di Milano. Ma la caccia alle streghe può continuare, indisturbata.

Anzi come ricorda Il Primato Nazionale: “Nel 2009 ha pubblicato uno dei tanti libri-inchiesta sulla galassia nera, il dimenticabilissimo Bande Nere. Nell’appendice fotografica, l’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa compariva in uno scatto con un uomo descritto come un affiliato alla ndrangheta. Si trattava, in realtà, di un carabiniere. Bompiani dovette ritirare tutte le copie messe in commercio e correggere l’errore”. Venghino siori, venghino. Vi rendete conto? E queste porcherie non hanno fine, mentre i colpevoli non vengono mai scoperti dalla giustizia italiana. Lo spettacolo dell’inesistenza, con tante indignazioni e con i diritti della democrazia vietati, è dietro l’angolo.
Francesco Boezi, redattore de Il Giornale, alcuni giorni fa ha pubblicato un pezzo dal titolo:

“La spiaggia in Calabria inneggia al comunismo. ​Ma nessuno fa polemica”. All’interno possiamo leggere: “Se il lido Chioggia è finito su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali, infatti, un altro caso riguardante una spiaggia d’Italia sembra essere sfuggito alle cronache. O quasi. A Roccella Jonica, località della Calabria, è solito svolgersi un campo politico organizzato dal ‘Fronte della Gioventù Comunista’. ‘Guerriglia’, questo il dolce nome dell’iniziativa, è giunto ormai alla terza edizione e tra canzoni inneggianti a via Rasella, striscioni antimperialisti, convegni, conferenze, tornei sportivi e carrellate di bandiere con falce e martello, i comunisti del domani progettano il futuro politico della loro organizzazione.

In Calabria, insomma, l’ideologia comunista prende beatamente il sole. E nessuno, probabilmente, si è mai scandalizzato più di tanto. Un certo doppiopesismo sui totalitarismi del 900′, del resto, affligge le analisi giornalistiche di parecchi”. Sia chiaro, qui nessuno vuole vietare gli spazi del pensiero altrui, ma rimarcare come l’Italia sia la nazione dei due pesi e delle due misure. La spiaggia calabrese sì, la spiaggia veneta no. Lo decide la polizia del pensiero orwelliano. Benvenuti nel 1984, il sole colpisce alla testa degli stolti. Il filosofo, Adriano Scianca, soppesa fascismo e comunismo alla luce del tentativo di inasprimento delle pene ai piedi della cosiddetta Legge Scelba. “Il comunismo, dunque, da noi non è vietato perché in Italia non abbiamo avuto una dittatura comunista.

Ma perché non l’abbiamo avuta? Proprio perché c’è stato il fascismo. Quando nasce il fascismo, l’Italia è in pieno biennio rosso. Un periodo che lo storico Emilio Gentile, non certo tenero con i fascismi, ha descritto mettendo in evidenza un’ondata di conflitti di classe senza precedenti nella storia del paese, condotti in gran parte dal partito socialista massimalista all’insegna di una imminente rivoluzione per instaurare anche in Italia, con la violenza, la dittatura del proletariato, come annunciava il nuovo statuto che il Partito socialista aveva adottato nel 1919′”. Sul finale si legge:

“Se l’Italia non ha conosciuto i gulag, le fucilazioni di massa, il manicomio per i dissidenti, la miseria e la carestia non è stato per la maggiore bontà dei comunisti nostrani rispetto a quelli di altre nazioni, ma solo perché i fascisti hanno politicamente e militarmente impedito questo scempio”. Si possono aprire capitoli infiniti, parallelismi infiniti, ma non si possono processare le idee a prescindere. Mentre tutto brucia, mentre i nostri diritti vengono calpestati teleimbonitori da strapazzo ci portano fuori strada. Ci raccontano storie assurde, spacciandole per difesa dei nostri diritti. “Se si elimina la libertà di parola, le facoltà creative inaridiscono”, ancora una volta torniamo a George Orwell. Menti aride per il trionfo del vuoto cosmico, sorseggiando caipirinha in riva al mare.

Buona estate all’italiana. Mi raccomando continuate a farvi prendere in giro da questa massa di giornalisti, politicanti e pseudo-filosofi. Persone pronte a raccontarci che se nel 2017 fai il saluto romano, acquisti un accendino o un calendario con l’effige del Duce, nella tua attività commerciale scrivi alcune frasi che riportano alla memoria del Ventennio, posti sui social immagini inerenti al fascismo sei un delinquente, vai denunciato, processato e possibilmente chiuso in galera. Ma non finisce qui. Perché, in tal caso, sei un individuo da emarginare e mettere alla berlina. Mentre tutto scorre ed il politicamente corretto trionfa, strangolandoci tutti.

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Sisma, scandalo sulle casette ​spartite dalle Coop vicine al Pd

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Giovanni Neve - Ven, 21/07/2017 - 11:14

Vito Giuseppe Giustino esultava dopo il terremoto del Centro Italia. Ecco tutti gli appalti assegnati a coop rosse e i rapporti col Pd



Ridevano gli imprenditori dopo il sisma che ha messo in ginocchio un anno fa Amatrice, Accumoli e il resto del Centro Italia. E c'erano buoni motivi. La ricostruzione, le casette in legno, i soldi. Tanti. Nelle intercettazioni della procura, le risate sono quelle di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l'Internazionale. Perché tanta gioia? A ricostruire gli interessi sul terremoto di Giustino è Repubblica, che insieme un intreccio di scandali sulle casette per terremotati che si sarebbero spartite alcune coop vicine al Pd. Una scoperta un po' tardiva quella del quotidiano diretto da Calabresi, visto che ilGiornale ne aveva parlato mesi fa (leggi).

Nel Centro Italia ad oggi sono state consegnate solo 396 casette sulle 3.830 totali attese. A montare le prime casette di legno ad Accumoli è stata infatti proprio la coop di Giustino. L'Internazionale è socia (insieme ad altre 200 coop) del Consorzio Nazionale Servizi (Csn), colosso delle cooperative con sede a Bologna e un piede in Legacoop. Il Csn, scrive Repubblica, "risulta come primo classificato in due dei tre lotti della maxi-gara per la fornitura in tutto il Paese di moduli abitativi di emergenza (le casette antisismiche), dal valore totale di 1,18 miliardi di euro, bandita da Consip nel 2014 e aggiudicata nell'agosto del 2015". Poco prima del terremoto, il Csn firma un accordo con la Protezione Civile per consegnare fino a 6mila casette.

In realtà alla fetta di torta partecipano in tanti, visto che dopo le prime 850 assegnate al Csn, anche il Consorzio Stabile Arcale di Impruneta se ne è aggiudicate 750 e tante altre a scendere, fino ad arrivare a 6mila. Passano tre mesi e l'Italia trema. Accumoli, Amatrice e Norcia si sgretolano. I cittadini rimangono senza casa ed hanno bisogno di una sistemazione. Renzi promette: le casette entro Natale. Siamo a luglio e ancora in molti sono rimasti senza. La macchina sembra essersi impantanata. Il Csn, scrive Repubblica, "sceglie, tra le sue associate, chi può sostenere un notevole onere finanziario e gli affida il lavoro. Ad ottobre l'altro terremoto aumenta il fabbisogno, e la Cns dispiega nel cratere otto grosse aziende".

In Umbria l'incarico sarebbe stato assegnato "alle due consorziate Gesta e Kineo, le quali hanno comprato impianti e kit di montaggio da due imprese ternane, la Italstem e la Cosptecnoservice". Una assegnazione che fa incuriosire molti, visto che Cosptecnoservice si occuperebbe di pulizie e cartelle stradali e deve appoggiarsi a Vipal per realizzare le casette. Chi è il presidente del Cda di Cosp? Danilo Valenti, legato alla governatrice Pd dell'Umbria, Catiuscia Marini. Valenti, ricostruisce Repubblica, "è vice presidente di Legacoopservizi, della quale Marini è dipendente in aspettativa; nelle occasioni pubbliche si fanno vedere spesso insieme; la sua società risulta tra i finanziatori della campagna elettorale di Marini". Senza mancre di partecipare alle cene di autofinanziamento di Matteo Renzi.

Discorso simile per la seconda classificata nella gara per le casette di legno. Il Consorzio Arcale, infatti, ha tra i soci " la Sistem Costruzioni srl, uno dei più quotati produttori in Europa di moduli in legno lamellare e alluminio, il cui amministratore delegato è Emanuele Orsini". Che tra le altre cose appare tra i promotori dei comitati elettoriali pro-Renzi del 2012. Il nome della Arcale appare tra le carte dell'inchiesta su Consip portata avanti dalla procura di Napoli. Scrive il Gip che Alberto Bianchi, renziano e presidente della Fondazione Open, si sarebbe occupato di "sponsorizzare presso Marroni (Luigi, l'ex ad di Consip) un'azienda classificatasi seconda per la realizzazione delle casette in legno per i terremotati di Amatrice". Bianchi nega e promette querele.

In giornata la Protezione civile ha chiesto approfondimenti circa la corretta prosecuzione dell'esecuzione degli ordinativi fatti dalle regioni per la consegna delle Sae. "Il Consorzio Nazionale Servizi (CNS) - si legge nel comunicato - chiarisce che i lavori assegnati alla consorziata “L’Internazionale” sono in fase di ultimazione per quanto riguarda il Comune di Accumoli nella Regione Lazio. Il Consorzio ha provveduto a richiedere all’Internazionale un riscontro urgente e puntuale rispetto a quanto appreso dalla stampa e alle eventuali misure adottate nei confronti dei vertici della società, al fine di garantire il regolare operato della propria associata e continuare a rispondere in maniera efficace all’emergenza nazionale.

Naturalmente, in relazione a tutte le prestazioni che riguardano l’Internazionale, il Consorzio si impegna ad adottare le misure più adeguate contemplate dalla propria regolamentazione interna che si rendessero necessarie a garantire la corretta esecuzione dei lavori e, al tempo stesso, la propria attività e reputazione imprenditoriale. Il CNS confida che gli accertamenti in corso possano concludersi nel più breve tempo possibile, così da poter agire tempestivamente nel pieno rispetto della trasparenza e della legalità".

Migranti politici (il trailer)

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mattia feltri

Nel novembre del 2013 cinquantanove migranti politici lasciano i gruppi parlamentari di FI per fondare Ncd e restare nel governo Letta, poi nel governo Renzi, poi nel governo Gentiloni.

Nel frattempo: Alberto Giorgetti torna in FI, Paolo Naccarato arrivato dalla Lega passa a Gal, Antonio D’Alì torna in FI, da Sc arriva Gabriele Albertini, Sveva Belviso lascia Ncd e fonda AltraDestra, dal M5s passando dal Misto arriva Fabiola Anitori, Ncd si fonde con Udc e nasce Ap, Giuliano Cazzola passa al Misto, Barbara Saltamartini passa alla Lega, da FI arriva Antonio Marotta, alle comunali Ap a Milano è col centrodestra, a Isernia col centro, a Napoli col centrosinistra, poi Pietro Langella passa con Denis Verdini, Nunzia De Girolamo torna in FI, Massimiliano Salini torna in FI, Gaetano Quagliariello con Luigi Compagna, Andrea Augello, Vincenzo Piso e Eugenia Roccella lascia Ap e fonda Idea, Carlo Giovanardi lascia Ap coi Popolari Liberali e si fonde con Idea, Renato Schifani torna in FI, Alessandro Pagano passa alla Lega, Antonio Azzollini torna in FI, al referendum mezza Ap è per il sì, mezza Ap è per il no, Ap si scinde, Angelino Alfano scioglie Ap (intesa come Area popolare) e fonda Ap (intesa come Alternativa popolare), Giuseppe Esposito passa all’Udc, Maurizio Sacconi passa a Energie per l’Italia, mercoledì Enrico Costa ha lasciato Ap e forse tornerà in FI, ieri Massimo Cassano è tornato in FI, Maurizio Bernardo è passato al Pd. E questo è solo il trailer.

Gli hacker insidiano i droni DJI

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marco tonelli

L’azienda russa Coptersafe vende programmi e hardware per permettere ai droni cinesi di volare in luoghi vietati o superare certe altitudini. E in forum e gruppi Facebook vengono condivise le istruzioni per alterare il funzionamento dei velivoli



Coptersafe è un’azienda russa che vende programmi e hardware modificati in grado di permettere ai droni Dji di volare in luoghi vietati (come gli aeroporti ad esempio) o superare certe altitudini. Ma non solo, in rete sono disponibili diversi tutorial in cui viene illustrato come aggirare il geofencing, la modalità che traccia un perimetro prestabilito in cui il dispositivo deve circolare. Senza dimenticare forum e gruppi Facebook, dove vengono condivise le istruzioni per alterare il funzionamento dei droni.

Per questo motivo, la società cinese ha annunciato di aver aggiornato il software e rimosso le versioni vulnerabili dai server. «Continueremo a monitorare la situazione, tenendo sotto controllo ogni segnalazione e in futuro, rilasceremo nuovi aggiornamenti senza ulteriori annunci», spiega DJI, in una dichiarazione ufficiale inviata a La Stampa. «Non siamo responsabili per le prestazioni di un drone modificato e condanniamo fermamente il comportamento di tutte quelle persone che tentano di modificare il loro velivolo per un uso illegale e non sicuro», dichiara nello stesso comunicato, il responsabile della sicurezza Victor Wang.

Insomma, da una parte Coptersafe, che, distribuisce versioni modificate di modelli come Phantom 4, in grado di superare le restrizioni nel software che gestisce il sensore gps. Senza dimenticare, i programmi che riescono ad eludere limiti di altitudine e velocità di un altro dispositivo: il Mavic Pro. Dall’altra, ci sono i forum e le piattaforme online. Ad esempio solo qualche giorno fa, l’utente Finisterre ha rilasciato su Github, un programma capace di sfruttare le falle del sistema di sicurezza. Il tutto per poter modificare il meccanismo di funzionamento dei velivoli. Mentre su Facebook , sono presenti gruppi e pagine fan nati per combattere la battaglia per il controllo dei propri droni, come riferisce a Motherboard l’amministratore del forum segreto ThatDumbDronie.

Da alcuni giorni, i membri iscritti a questa pagina, si sono accorti che non erano più disponibili i download dei software dei modelli DJI, per questo motivo hanno già scaricato e archiviato tutte le vecchie versioni (modificabili) del programma, in modo da poterle installare nei velivoli.

Un veterinario salva una cagnolina che i proprietari volevano sopprimere

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cristina insalaco



I proprietari volevano sopprimerla, ma il veterinario le ha salvato la vita. La cagnolina si chiama Bella, ed era stata portata in clinica perché i padroni pensavano che fosse paralizzata. «Ha sei settimane e non cammina più: è il momento di sopprimerla», aveva detto il proprietario. Ma quando l’uomo è uscito dalla clinica, il veterinario ha deciso di non seguire le sue indicazioni. Ha chiamato Piper Wood, la fondatrice di «Hand in Paw», un gruppo di soccorso per animali in California, e si sono accordati per portare Bella nel loro centro.



Qui hanno scoperto che la cagnolina non era paralizzata, ma soffriva di ipoglicemia. «Forse i suoi proprietari non la stavano nutrendo abbastanza, e il suo zucchero nel sangue era troppo basso», ha detto Wood. Sono così bastate un po’ cure del veterinario, e il quattro zampe si è ripreso rapidamente. Quando è arrivata nel centro, era molto silenziosa e soprattutto spaventata, ma grazie alla giusta attenzione e all’amore dei volontari, ha anche riacquistato la fiducia e la sicurezza in se stessa. 



Poi, un paio di settimane fa, Bella è stata adottata da una famiglia della zona. «Quando l’ho portata nella sua nuova casa - ha raccontato Wood - l’ho vista giocare per la prima volta. Si stava divertendo con 10 giocattoli diversi e correva dappertutto». Aggiunge: «Oggi la cagnolina è davvero felice: si sente a casa, è serena». 



Bella è stata senza dubbio fortunata nell’avere avuto una seconda possibilità, ma Piper Wood spiega che ci sono purtroppo ancora molti animali che vengono soppressi per malattie facilmente curabili: «Se le persone non sono pronte ad affrontare i problemi di salute di un animale, è meglio evitare di adottarlo. E’ un gesto d’amore per il quattro zampe». 

Amri, ecco il conto per la salma. Ma Sesto san Giovanni si rifiuta di pagare

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Il Comune di Milano invia la fattura a Sesto San Giovanni per il deposito della salma di Anis Amri, terrorista di Berlino. Ma il sindaco Roberto Di Stefano, eletto dalla coalizione di centrodestra: "Non pagheremo"



Per concludere la sua lunga fuga, Anis Amri - il terrorista della strage di Berlino - scelse, il 23 dicembre dell'anno scorso, Sesto San Giovanni: qui, davanti alla stazione ferroviaria, fu fermato per un controllo dalla polizia, aprì il fuoco sugli agenti e fu fulminato dalle pallottole di risposta.

Per Sesto fu uno choc, anche perché non si capiva - e non si capisce tutt'ora - cosa avesse portato l'estremista nella ex Stalingrado d'Italia. Ma ora si arriva alla beffa: la fattura per le spese di custodia del corpo di Amri, che il Comune di Sesto si è vista recapitare ieri. Chissà come avrebbe reagito la vecchia giunta di sinistra che amministrava Sesto sino alla primavera scorsa.

Ma la reazione del nuovo sindaco non si fa attendere ed è assai brusca: "Siamo alla follia - dice Roberto Di Stefano, eletto dalla coalizione di centrodestra - sono esterrefatto, quella per per oltre sei mesi era un'ipotesi assurda e irrealizzabile in Italia è incredibilmente diventata realtà. I miei uffici mi hanno appena mostrato la fattura del Comune di Milano, pari a un importo di 2.160,18 euro, con la quale viene chiesto all'Amministrazione Comunale di Sesto San Giovanni di pagare le spese di 'deposito salma' del terrorista Anis Amri, autore della strage di Berlino. A scanso di equivoci dico subito che mi opporrò con ogni mezzo a questa vergognosa e offensiva richiesta e che i soldi dei miei cittadini mai saranno utilizzati per far fronte a questa richiesta".

La salma del terrorista è rimasta parcheggiata all'obitorio del Comune di Milano, in piazza Gorini, per oltre sei mesi - dal 23 dicembre 2016 al 29 giugno 2017 - senza che nessuno la reclamasse, dopo che erano stati eseguiti gli accertamenti medico legali (che hanno accertato che Amri aveva fatto in un passato recente uso di droghe, ma che nel momento del conflitto a fuoco era lucido) infine è stata spedita in Tunisia. "Non mi interessa assolutamente nulla - dice il sindaco Di Stefano - se la legge nazionale prevede che le spese post-mortem di una persona non reclamata siano a carico del Comune in cui la stessa è morta.

Qui stiamo parlando di un mostro che non merita alcuna pietà. Per questo ho già provveduto a scrivere al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro degli Esteri Angelino Alfano e al sindaco di Milano Giuseppe Sala, per comunicare loro che Sesto San Giovanni non pagherà mai nulla. Se proprio ci tengono provvedano loro. Noi anche nel rispetto di Fabrizia Di Lorenzo, vittima italiana di quella strage, e di tutte le altre persone morte in attentati terroristici di matrice islamista, oltre che in segno di attenzione delle Forze dell'Ordine, non destineremo mai un euro per saldare questa fattura".

Montesilvano, scontro tra immigrati senegalesi e Comune

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Francesco Curridori - Ven, 21/07/2017 - 20:44

A Montesilvano, a una settimana dalla lettera che il sindaco Francesco Maragno aveva inviato al premier Gentiloni e al ministro Minniti per parlare dell'emergenza migranti, è arrivata la protesta dei senegalesi sfrattati da due palazzi



A Montesilvano, in provincia di Pescara, a una settimana di distanza dalla lettera che il sindaco Francesco Maragno aveva inviato al premier, Paolo Gentiloni e al ministro dell'Interno, Marco Minniti per parlare dell'emergenza migranti, arriva la protesta della comunità senegalese.

Qualche centinaia di immigrati e alcuni italiani sono scesi in piazza per partecipare alla manifestazione indetta dalla comunità senegalese a sostegno degli extracomunitari sgomberati che vivevano abusivamente nel 'ghetto' di via Ariosto, due complessi, in una delle zone più turistiche della città.  

"Chiediamo al sindaco Maragno di mantenere le promesse: aveva detto che ci avrebbe aiutato a trovare 20 appartamenti - ha detto Samba del comitato via Ariosto - non chiediamo case popolari ma appartamenti da pagare e in regola. Lui sa bene che quando ci rechiamo nelle immobiliari appena scoprono che siamo reduci di via Ariosto ci voltano le spalle e ci negano le promesse fatte, nonostante siamo in grado di pagare tutto. Questa manifestazione è contro questa ingiustizia e lui lo sa: manifestiamo contro questi sgomberi selvaggi e contro i fascisti che alimentano le paure di Montesilvano".

Nella lettera di una settimana fa il sindaco aveva ricordato che Montesilvano "è ospitale, accogliente e dotata di numerose strutture alberghiere. Proprio in alcuni di questi hotel hanno trovato accoglienza anche numerosi migranti, ospitati nei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria)" ma "a questi ultimi si aggiungono anche moltissimi extracomunitari che, senza alcun titolo per rimanere sul suolo italiano, persino destinatari di decreti di espulsione, occupano abusivamente gli angoli più belli di questa cittadina, danneggiando il sistema economico e turistico locale".

Le palazzine di via Ariosto che erano state trasformate in una centrale dello spaccio e della contraffazione come ricorda a Prima di noi l’assessore comunale, Valter Cozzi, che parla di "atteggiamenti dissoluti e imbarazzanti" e aggiunge: "Abbiamo accordato fin dall’inizio piena fiducia nei confronti di tutti i rappresentanti della comunità senegalese, offrendo collaborazione e accoglienza nelle strutture alberghiere. Tuttavia non siamo stati ripagati con la stessa moneta". "Abbiamo promosso incontri ma, cosa ancora più importante, ci siamo posti in prima linea per supportarli nella ricerca di abitazioni alternative, offrendo loro sistemazioni temporanee.

Tuttavia abbiamo dovuto scoprire, con grandissimo rammarico, che alcune delle persone che sono state ospitate per diversi giorni hanno avuto atteggiamenti di assoluta inciviltà, causando numerosi problemi al personale impegnato nella gestione della struttura alberghiera e disturbo agli ospiti che condividevano gli stessi spazi. Non sono mancati danni materiali, per i quali peraltro dovrà essere l’Ente e quindi la comunità montesilvanese a farsene carico; atteggiamenti dissoluti ed imbarazzanti, ulteriormente aggravati dall’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti", conclude l'assessore.

Il Comune di Pisa revoca cittadinanza onoraria a Mussolini

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Raffaello Binelli - Ven, 21/07/2017 - 15:55

Il Consiglio comunale di Pisa ha revocato l'onoreficenza al capo del fascismo, concessa nel lontano 1924. Dopo un acceso dibattito in consiglio comunale è arrivata la votazione



Nella tarda serata di giovedì il Consiglio comunale di Pisa ha tolto la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa il 23 maggio 1924.




I lavori del consiglio, conclusisi intorno alle 22, hanno visto un acceso dibattito. A seguire i lavori, tra il pubblico, c'era anche il presidente dell’Anpi di Pisa, Bruno Possenti: "La cittadinanza onoraria è un riconoscimento che il Consiglio Comunale attribuisce a personalità che meritano la gratitudine di una intera comunità. Mussolini non ha meriti verso la città di Pisa, né verso l’Italia, né verso l’umanità. Quello di oggi è un atto politico di grande valore soprattutto in un momento in cui razzismo, xenofobia e apologia del ventennio sono presenti in maniera preoccupante nella nostra società. L’Anpi ringrazia il consigliere comunale Giovani Garzella (Pisa è, ndr) che ha portato questo provvedimento all’attenzione del Consiglio Comunale e quanti lo hanno sostenuto". 

La proposta è passata anche coi voti favorevoli del sindaco Marco Filippeschi e del presidente del Consiglio Comunale, Ranieri Del Torto. Hanno votato contro i consiglieri Filippo Bedini e Maurizio Nerini, entrambi della lista "Noi Adesso Pisa -Fdi-An. Non hanno partecipato al voto Raffaele Latrofa (Pisa nel cuore), Riccardo Buscemi (Fi-Pdl) e Virginia Mancini (Fi-Pdl).

Quest'ultima, capogruppo di Forza Italia, in una nota su Facebook aveva scritto: "Nessuno di noi può dimenticare gli errori o gli orrori del nazifascismo, nessuno di noi può giustificare un periodo buio e grondante di sangue italiano, nessuno può dimenticare gli orrori derivati dalle leggi razziali, peraltro molte delle quali promulgate proprio a Pisa, in San Rossore, nel 1938, quattordici anni dopo l'evento in discussione, nessuno dimentica uno stato di polizia oppressore degli oppositori, per contraltare si potrebbero addurre almeno cento cose positive del periodo fascista, facilmente consultabili ed elencabili (dall'istituzione dell'Inps, ai vaccini obbligatori, all'istruzione obbligatoria, al piano di case popolari etc), ma non è questo il punto, anche una sola persona che paga con la vita, oscura ovviamente, tutto il buono, anche una sola vita stroncata deve bastare ad ammainare per sempre i vessilli insanguinati".

L’antipatico bergoglio

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Io, un Nonno Buono, fortunatamente, l’ho avuto. Anzi, due! 

Di mio Nonno Nino, ricordo la proverbiale bontà e la generosità. Anche un suo dolore incarnato, ingoiato e mai rigettato dopo la morte di Nonna Serafina. Glielo si leggeva negli occhi. E sulla nuca. Sì, aveva la nuca piegata dalla riverenza verso il ricordo di una moglie persa troppo presto.

Di mio Nonno Rocco, non ho ricordi fisici: ero troppo piccolo quando Lui è passato nel mondo a fianco. Ma i racconti di un’intera famiglia me lo fanno respirare come esempio di dedizione a figli e moglie, al lavoro, e ai rapporti di amicizia e parentela. Tutti Lo ricordano come un uomo che ha saputo abbracciare cristianamente la sofferenza di una malattia che lo ha paralizzato e punito a letto per anni. Di Entrambi mi arrivano perle di saggezza che io provvedo ad indossare e, quindi, a demandare. Il loro sapere contadino è così nobile e profondo che non ha necessità di essere rielaborato: è potente così com’è!

E non ha avuto necessità di entrare in seminario, diventare prete, vescovo, cardinale e vescovo di Roma, per prendere corpo. Non ha bisogno di essere vomitato da una finestra all’ultimo piano, né sputacchiato davanti ad un microfono acceso e trasportato da servi inutilmente riverenti davanti ad un vecchio qualsiasi. Già! Bergoglio, un vecchio qualsiasi. Perché Papa non lo è mai diventato! E nonno non ce lo facciamo diventare.

Parla, si muove, si veste, mangia e favoleggia come qualsiasi scapolone pensionato, frustrato e parcheggiato all’angolo della piazzetta del quartiere. Non si eleva al Cielo e non accompagna il Divino sulla Terra: semplicemente, si muove, senza infamia e senza lode, fra le parole del Vangelo, fin troppo personalizzato. (C’è da chiedersi se, nascosto ai fotografi, vada a curiosare davanti ai cantieri dei lavori in corso fra i viali vaticani…)

Anzi! A volerla dire tutta, molto spesso loda il peggio e biasima il meglio.

Un signore banale in tonaca bianca che, fra l’altro, banalizza riti, liturgie, Misteri, Verità e Vie. Che non da risposte e non pone domande: si limita, come solo “i più vecchi” fra gli anziani sanno fare,  a sputare sentenze coniate assieme a rubli staliniani fuori corso. Un comunista senza sensi di colpa, miracolosamente coperto dal manto della Misericordia Divina e che sta destabilizzando i Credenti Cristiani Cattolici e cancellando ben duemila anni di Fede, spesso incarnata fino al martirio in nome di Gesù Cristo.

A volte, da umile credente in faticoso cammino, mi chiedo se mi serva la sua compagnia. Finora, ci ho rinunciato, preferendogli ben più corposi e sostanziosi predecessori. Papi veri. Difensori della Fede Cristiana. Della Parola di Dio. Dei dogmi salvifici.

Personalmente, lo trovo antipatico e respingente. Amico di tutti i nemici della Chiesa Cattolica. E separato dalla Chiesa di Roma dalla stessa distanza fisica che rende due mondi il nostro e il suo.
Eh, sì, viene dalla e per la “fine del mondo”. (parziale citazione argentina, con aggiunta calabra)
#frameeme #BenedettoXVIèPapa

Droghe, armi, malware, documenti falsi nel deep web: con un blitz chiusi AlphaBay e Hansa

repubblica.it
di SIMONE COSIMI

Arrestato in Thailandia uno degli utenti a capo della prima piattaforma, il canadese Alexandre Cazes, poi suicidatosi. Fbi, Dea e Polizia olandese con l'Europol hanno raccolto numerose informazioni per nuove indagini fra cui migliaia di dati sugli acquirenti europei

UN'INDAGINE internazionale si è conclusa con la chiusura di due dei più famigerati "supermercati" del dark web, la parte non indicizzata di internet dove muoversi in anonimato attraverso i browser dedicato alla rete Tor e fare acquisti con la criptovaluta Bitcoin. La chiusura di AlphaBay e Hansa Market, stando agli annunci di Europol che ha coordinato l'azione, ha dunque trovato una paternità giudiziaria. La prima piattaforma ha ospitato qualcosa come un miliardo di dollari in transazioni dal 2014: droghe, documenti falsi, agenti chimici, armi, merci di ogni tipo quasi ovunque proibite, malware, dati di carte di credito e account compromessi. Al momento del blocco vantava 200mila utenti e 40mila inserzionisti.

"Si tratta di una delle più importanti indagini dell'anno - ha spiegato il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions, coinvolto negli scandali del Russiagate, commentando l'inchiesta condotta da Fbi, Dea e Polizia olandese - credo che grazie a questa operazione le persone siano più al sicuro da droghe, furti d'identità e malware". Gli investigatori hanno scoperto oltre 350mila scambi illegali su AlphaBay, riuscendo a individuare uno degli utenti a capo della piattaforma. È il 26enne canadese Alexandre Cazes, arrestato in Thailandia il 5 luglio su richiesta delle autorità statunitensi e suicidatosi - ma le circostanze rimangono poco chiare, dicono alcune fonti - pochi giorni dopo in carcere. Con i proventi dei traffici online si era arricchito mettendo da parte tre milioni di dollari e acquistando auto di lusso  e terreni.

Dopo AlphaBay - in realtà chiuso il 4 luglio ma senza che se ne capisse in modo chiaro la ragione - il mirino si è spostato Hansa Market, che ne aveva rapidamente rilevato il ruolo vedendo crescere le transazioni di otto volte nel giro di pochi giorni. Ma a quanto pare è stata una mossa strategica degli inquirenti: il sito gemello è stato lasciato vivere ancora qualche giorno per raccogliere più dati possibili su inserzionisti, clienti (10mila indirizzi di acquirenti europei) e altre piattaforme. Le informazioni pescate nel corso dell'indagine saranno infatti utili a condurre ulteriori piste e penetrare più in profondità nelle pieghe del deep web, per bloccare siti simili che già esistono e senza dubbio verranno lanciati nei prossimi tempi.